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Più brillante del sole. Avventure nella fantasonica
Prima edizione:
Agosto 2021
© NERO, 2021
Titolo originale: More Brilliant Than the Sun
© Verso books
© Kodwo Eshun
ISBN 978-88-8056-089-0
NERO
Lungotevere degli Artigiani 8b
00153 Roma
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INDICE
Prefazione all’edizione italiana
Nota dei traduttori
DISCONTEN[U]TI
00. Sistema Operativo
per la Riprogettazione della Realtà Sonora
01. Mondo 4: Mutantrame del Jazz
Cibernetica Anacronica del Mondo: George Russell
Programma Sciame Elettronico: Teo Macero & Miles Davis, Herbie
Hancock
02. Transmaterializzare il Breakbeat
La Macchina Metamorfonica Cattura il Movimento del Tuo Sistema
Nervoso: Grandmaster Flash, Knights of the Turntable
Rapiti dalla Cinestetica del Break: Mantronix e Chep Nunez
03. La Sampledelia del Breakbeat
Intensifica il Fonotron: Ultramagnetic MCs
Assemblare il Crittogrammatron: Rammellzee
Fuga nella Psicopatogenetica: Dr Octagon
Esplosione del BoddhiSativa al Rallentatore: Cypress Hill, The RZA,
Gravediggaz, Sunz of Man
Il Cervello Computer Coleottero: Funkadelic
Inseguimento tra le Cuffie: Tricky
04. Spazializzare Interiormente la Canzone
[Verso una] MitoScienza del Mixer: The Upsetter
05. Virtualizzare il Breakbeat
Avventure Wildstyle nelle Iperdimensioni del Breakbeat: 4 Hero, Rob
Playford e Goldie, A Guy Called Gerald
06. Programmare Le Frequenze Ritmatiche
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Percorsi Migratori Attraverso lo Spettro del Vocoder Cybotron, Zapp,
Drexciya
Macchine Celibi Ritmatiche: Kraftwerk
Suoni Macchina per La Terapia Psichica: The Jungle Brothers
07. Fantasintesi/Pensiero Elettronico
Abduzione Acid [Coprifuoco]: Phuture, Bam Bam, Sleezy D
…E Arrivò a Techno City: Cybotron, Model 500, Electrifying Mojo
Dentro il Santuario dell’Onda d’Urto: The Bomb Squad
La Trasmissione Finale dalla Guerra Eterna: Underground Resistance
Forza Sconosciuta: Massa Extraterrestre: Moto Imminente: Scientist
Materializzare Le Rivoluzioni Extramondo: X–102 Scopre «The Rings of
Saturn»
08. Universo Mixadelico
Siamo nel tuo Sistema: Parliament
09. Sintetizzare l’Omniverso
[Dialoghi sui] Costruttori di Nuovi Sistemi Mondiali:
Sun Ra
10. Cosmologia del Volume
Il Medium per le Comunicazioni Cosmiche è un Propulsore per
l’Evoluzione: Alice Coltrane
Computer Liquido Coltrane: John Coltrane
Sparare al Sole con un Sestante in Miniatura:
Pharoah Sanders
A. Motion Capture (Intervista)
B. Assemblare la Macchina Connettiva
C. Data mining dell’Infoverso
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Prefazione all’edizione italiana
UNA BRILLANTE MUTAGENESI SONICA
di Claudia Attimonelli
Ci siamo imbattuti nella storia di un bluesman degli anni Trenta, un
ragazzo chiamato Robert Johnson; dunque la storia è che Robert
Johnson vendette la sua anima al diavolo, all’incrocio del profondo
Sud… vendette la sua anima e in cambio ottenne il segreto di una
TECNOLOGIA NERA, una tecnologia nera segreta, a noi nota come
blues: il blues generò il jazz, il blues generò il soul, il blues generò l’hip
hop, il blues generò l’R&B. Bene, flash forward di duecento anni nel
futuro: un altro personaggio, un altro bad boy, un poeta nomade,
chiamato Il Ladro di Dati, giunge da noi da un futuro di duecento anni
e gli viene raccontata una storia: «Se tu riesci a trovare l’incrocio, un
incrocio, questo incrocio, se tu riesci a compiere un buco archeologico
in questo incrocio, troverai frammenti, techno-fossili, e se metti
insieme questi elementi, questi frammenti, troverai un codice, lo devi
crackare e avrai la chiave per il tuo futuro, c’è solo un indizio, ed è una
frase: Mothership connection».1
Con questa leggenda oscura si apre il documentario The Last
Angel of History, realizzato nel 1996 dal regista britannico di
origini ghanesi John Akomfrah e scritto da Edward George,
entrambi membri del Black Audio Film Collettive. Punto cardine
del monologo in cui si accenna al misterioso musicista Robert
Johnson, leggendario iniziatore della tecnologia nera del blues, è
il passaggio in cui si fa riferimento all’incrocio – crossroad –
come portale dimensionale per attingere ad altri spazi, ad altri
tempi: trovato l’incrocio adatto, lì è necessario aprirsi il varco, il
quale non è una porta bensì uno scavo archeologico da cui
disseppellire frammenti, techno-fossili per avventurarsi in un
inedito futuro.
Il richiamo al blues demoniaco, frutto di una «tecnologia nera
segreta» che ha aperto a tutte le derive della black music a venire,
è reso evidente dal titolo di una delle più celebri canzoni scritte
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da Johnson e che abbiamo evocato in apertura: «Cross Road
Blues» del 1936. Qui, disintegrata l’armonia, decostruita la forma
canzone, perlustrata l’agonia della voce che oggi giunge fino a
noi sotto il segno-suono dei solchi di vinile frutto dell’unica
registrazione avvenuta nel 1938, il bluesman, morto a 27 anni,
opera una reinvenzione del ritmo a partire dalle sue minime
porzioni. Allo stesso modo procederà sessant’anni dopo il
teorico, critico musicale e dj inglese di origine ghanese Kodwo
Eshun nella sua opera di scrittura: agendo sulla sintassi,
sull’etimologia, sui predicati, sull’organizzazione editoriale del
testo, fino alle parti minime, quelle grammaticali, al fine di
mettere in piedi «un compendio di grammatiche del
displacement».2
Nel documentario di Akomfrah, secondo la strategia narrativa
del bricolage audiovisivo vengono inanellati frammenti di
dialoghi e interviste pronunciati da quanti, al tramonto del
millennio, per ragioni differenti e in campi eterogenei, si stavano
cimentando con una narrazione del futuro segnata dal declino
dell’Umanesimo occidentale. Tra le voci che si alternano nel
corso del documentario, quella di Kodwo Eshun è costante:
ripreso di tre quarti sotto una luce bluastra alla Blade Runner,
Eshun anticipa in modo illuminante quanto poi svilupperà nella
sua opera More Brilliant than the Sun. Adventures in Sonic
Fiction, pubblicata nel 1998 dall’editore Quartet di Londra. Una
volta dato alle stampe, il volume fu esaurito in breve tempo e si
trasformò in un feticcio irreperibile, al punto che per diversi anni
(a parte la pregevole traduzione tedesca di Dietmar Dath del 1999
intitolata Heller als die Sonne – di fatto una valida riscrittura)
possedere questo saggio era diventato pressoché impossibile, a
meno di non acquistare online le sporadiche copie personali
vendute a caro prezzo.
Oggi, a più di vent’anni di distanza, la collana Not di NERO si
cimenta nella prima traduzione italiana del libro; mentre
globalmente imperversa una pandemia virale e l’America, che ne
viene travolta con un’altissima percentuale di vittime africanoamericane, esprime un malessere radicato e profondo esternato
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dal movimento #BlackLivesMatter (incarnatosi poi in plurime e
sfaccettate configurazioni a seconda delle dinamiche che
investono la popolazione nera nei luoghi dove le culture
diasporiche fanno i conti con la storia scritta, a partire
dall’egemonia occidentale),3 ebbene, in questo primo scorcio di
anni Venti del XXI secolo si innesta la presente versione di Più
brillante del Sole, e con essa una necessaria reinvenzione del
paradigma spaziotemporale, resa possibile da un’innovazione del
linguaggio prettamente sociolinguistica: di per sé un atto
afrofuturista orientato a ribaltare le categorie tradizionali della
cultura alfabetica, allorché sgancia come bombe inediti punti di
vista teorici provenienti dalla musica nera: il jazz cosmico, quello
elettrico, il dub, il funk, l’hip hop, l’electro, la jungle, la techno.
VIAGGIO IN FONDO AL LINGUAGGIO:
AFROFUTURISMO E BLACK SCIENCE FICTION
AfroFuturism comes from Mark Dery’s 1993 book,
but the trajectory starts with Mark Sinker.
Kodwo Eshun
Quando mi imbattei per la prima volta nel pensiero di Eshun
erano i primi anni Duemila; vivevo a Berlino, dove approfondivo
la mia ricerca sulla musica techno e la sua origine black, e
frequentavo accesi forum sulla techno, che la vulgata di allora
percepiva ormai come genere musicale essenzialmente
nordeuropeo, omettendo senza remore le matrici africanoamericane di Detroit. Capitai, trascinata dal surfing, in un listserv
americano di Yahoo animato da studiosi e artisti chiamato
Afrofuturism.net. Fondato da Alondra Nelson nel 1998 con il
supporto di Kali Tal,4 il gruppo Yahoo vantava moderatori del
calibro di Paul D. Miller aka DJ Spooky, Dark Matter, la scrittrice
di fantascienza Nalo Hopkinson e altre menti visionarie. A molte
orecchie occidentali, un termine come afrofuturismo suonava
nuovo e vagamente ossimorico, e in effetti dietro quella sigla si
celava un immaginario inesplorato pieno di suoni, visioni,
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fantascienza ed estetiche sotto il segno della blackness che per la
prima volta si rendevano visibili emergendo da un ignoto futuro
anteriore, rivelando connessioni inedite in rigoroso ordine
sparso: Missy Elliott, P-Funk, Basquiat, Octavia Butler, Jimi
Hendrix, Underground Resistance, Busta Rhymes, Funkadelic,
Jeff Mills, Tricky… e naturalmente Sun Ra.
Facciamo un passo indietro. Nell’ultimo ventennio del secolo
scorso, a partire da alcune potenti ma isolate esperienze in
ambito musicale e artistico interne alle culture diasporiche
africano-americane e temporalmente collocate tra la metà degli
anni Settanta e gli Ottanta del Novecento, iniziò ad articolarsi un
complesso discorso sul futuro relativo alle temporalità non
occidentali. La macchina della costruzione lineare della Storia
generata dalla cultura umanistica occidentale, pur rinvenendo
l’opportunità – se non l’imperativo – di dare voce alle alterità
culturali non intrise di Umanesimo (così come si evince dagli
sforzi compiuti dagli studi postcoloniali), si scontrò
inevitabilmente con la necessità di operare una rottura
epistemologica nei confronti delle proprie radici e matrici.
Operazione complessa e dagli esiti imprevedibili, i quali
rischiavano di ricostituirsi in un ennesimo esercizio di potere e
controllo sul tempo dell’Altro, qualora si fossero adottate
misurazioni temporali fondate sul «diniego di coevità»5 –
ignorando cioè la temporalità dell’Altro o qualificandola sulla
base di quella egemone. Fu per questo che, a partire dagli anni
Ottanta, il genio di Rammellzee si autoprofessò fautore del
«Futurismo Gotico», una corrente estetica a tal punto sfuggente
nel tempo e nello spazio da non poter essere vampirizzata né
colonizzata.6
Nel frattempo, dal magma indistinto delle stratificazioni
culturali del Vecchio Continente in crisi,7 emersero alcuni
frammenti «più brillanti del Sole» che dimostrarono come,
parallelamente al modello antropocentrico dell’Umanesimo,
altre configurazioni spaziotemporali erano da sempre esistite
senza aver mai potuto compiutamente manifestarsi accanto al
modello imperante. Intorno agli anni Novanta, tali frammenti –
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che possiamo enucleare in movimenti, voci, saperi e modi di
essere al mondo –, grazie a una convergenza mediale8 fatta di
supporti, dispositivi della comunicazione, linguaggi audiovisivi e
soprattutto musicali, divennero consapevoli di poter abitare,
attraversare, informare, rigenerare lo spazio e il tempo
altrimenti.
Uno di questi movimenti fu appunto l’Afrofuturismo, il più
noto tra i paradigmi delle culture diasporiche americane.
Apparso nominalmente nei primi anni Novanta tra le
community elettroniche dell’Internet dei primordi, venne
affrontato per la prima volta in modo sistematico all’interno di
tre saggi seminali: «Loving the Alien» di Mark Sinker del 1992,9
«Black to the Future» di Mark Dery del 1993,10 e infine lo stesso
Più brillante del Sole di Kodwo Eshun. In questi testi trovava
spazio un dibattito sommerso e inedito, serpeggiante nei flussi
del cyberspazio, e capace di azionare il dispositivo detonante
della crisi dell’Umanesimo allorché, privilegiando la prospettiva
della tecnologia e della cybercultura, fu reso visibile per la prima
volta un immaginario africano-americano proiettato nel futuro –
dimensione dalla quale i neri, resi schiavi per generazioni, erano
sempre stati esclusi, poiché non era in loro potere controllare il
proprio tempo, di fatto nelle mani di altri.
Il fatto che, nello stesso 1998 in cui Nelson e Tal lanciarono
Afrofuturism.net, in Inghilterra Kodwo Eshun pubblicasse Più
brillante del Sole era il segno, ma soprattutto il sintomo, della
genesi virale, transgeografica e cyber di un movimento che
assumeva su di sé, e in sé implementava, la natura
ontologicamente
diasporica
dell’Internet
dell’epoca,
brillantemente coincidente con le culture della diaspora. Già
all’alba del XXI secolo, incontrare frammenti del pensiero di
Eshun non era quindi difficile per quanti avevano iniziato ad
accostarsi allo studio delle matrici da cui ha avuto origine la
cultura dance elettronica, la musica techno e l’immaginario a
esse connesso, e non era raro rinvenire sue citazioni nel web. In
un tempo in cui l’Internet era ancora magmatica e offriva derive
impreviste e connessioni lente, un termine come Afrofuturismo
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era ancora tutto da esplorare, e a dotare di senso tale parola ci
aveva pensato, oltre allo stesso Eshun, un piccolo gruppo di
critici e pensatori interni alla cybercultura e alla black sciencefiction.
Se già nel 1992 Mark Sinker, sulle pagine del mensile inglese
The Wire, aveva pubblicato il suo «Loving the Alien», il termine
Afrofuturismo venne effettivamente coniato solo l’anno dopo da
Mark Dery all’interno del già citato «Black to the Future.
Interviews with Samuel R. Delany, Greg Tate and Tricia Rose»
(poi confluito in Flame Wars). Qui, Dery dipanava l’intreccio tra
futuro, tecnologia e fantascienza, entrati in un singolare
cortocircuito con la tragica eredità della schiavitù e della
diaspora africana. A partire delle interviste che Dery intrattiene
con Delany, Tate e Rose, si palesano inedite interpretazioni e
narrazioni collegate con la storia della negritudine: mentre
Sinker aveva intuitivamente messo in relazione l’iconografia
fantascientifica con quella della schiavitù, Dery si spingeva oltre,
dichiarando che a incarnare la quintessenza dell’Afrofuturismo
era in particolare la techno di Detroit, coi suoi replicanti/«techno
rebels»11 del tutto indistinguibili dagli umani se non per la loro
perfezione e invulnerabilità, e nonostante questo trattati da
schiavi postmoderni.
Lo scritto di Dery risvegliò un fermento culturale sotterraneo
che attendeva solo d’essere disseppellito, ed è in un tale humus
che sulle prime emerse la figura di Kodwo Eshun. Nelle sue vesti
di critico musicale, firmò alcuni dei più importanti contributi
sulla cultura elettronica degli anni Novanta, a partire da articoli
come «Drexciya. Fear of a Wet Planet»,12 in cui venivano
convocati sia Drexciya, duo techno di Detroit formato da James
Stinson e Gerald Donald, sia l’album dei Public Enemy del 1990
intitolato Fear of a Black Planet. In questo saggio, il teorico
inglese a un certo punto scriveva: «L’eso-terrorista pianta bombe
logiche e sparisce, lasciando detonare esplosioni concettuali,
moltiplicando i buchi percettivi da cui cola via l’intero universo».
Per la prima volta, sentiamo parlare di «armi soniche»: le tracce
della techno di Detroit e soprattutto l’aquatopia inaugurata da
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Drexciya dispiegano una panoplia di ordigni sonori lanciati
contro l’Umanesimo, virus musicali che infettano l’egemonia del
pensiero occidentale contaminandolo, come poi illustrato da
Steve Goodman nel libro di culto del 2010 Sonic Warfare.13
Negli anni Novanta, tanto Goodman quanto Eshun erano stati
tra i membri del gruppo di ricerca Cybernetic Culture Research
Unit – CCRU, nato in seno all’Università di Warwick (sebbene
questa non ne riconoscesse la filiazione accademica) per mano di
Sadie Plant, la quale a sua volta stava elaborando sviluppi e
riflessioni intorno al techno-femminismo connesso alle culture
digitali.14 Kodwo Eshun, infatti, nel 1994 aveva incontrato
Nick Land, Sadie Plant e i suoi dottorandi Mark Fisher, Steve Goodman
e Suzanne Livingston alla CCRU di Warwick. Riflettevamo tutti sulla
stessa cosa, la membrana permeabile tra determinati concetti,
incarnata nella fantascienza, con la volontà di radicalizzare alcuni
aspetti del Manifesto cyborg di Haraway. Abbiamo avuto un impulso
particolare dalla musica. Sonicamente parlando, il drum’n’bass
indicava che ci eravamo lasciati la forma «canzone» parecchio alle
spalle. C’era nuova musica che usciva ogni settimana e questo ci
obbligava a inventare un apparato concettuale totalmente
postumano.15
Eshun si era accostato alla CCRU con un background di studi
mcluhaniani,16 illuminato in particolare da un approccio
transdisciplinare e comparativo che prediligeva di conseguenza
l’ermeneutica letteraria e musicale per interpretare la nascente
cultura elettronica. Negli stessi anni in cui il regista John
Akomfrah integrava il vivace collettivo Black Audio Film di
stanza a Londra, tramite Eshun la CCRU convergeva
nell’attribuire qualità aumane alla civiltà segnata dalla blackness,
la quale, a partire dallo schiavismo, ha poco da condividere con
la humankind, essendole stati ab origine sistematicamente
cancellati i segni culturali che le erano propri. Senza passato né
presente, poiché il tempo di uno schiavo appartiene al suo
padrone, i neri non hanno potuto essere arbitri della propria
storia, con la conseguente impossibilità di proiettarsi nel futuro –
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a meno che questo non sia prolettico e si muova grazie a
«iperstizioni», attingendo da un tempo non lineare bensì
circolare come un loop, nel quale la finzione offre più che
semplici spunti per comprendere il reale.
È all’interno di questo clima che prende forma un libro come
Più brillante del Sole: antiaccademico, dalla prosa allucinata,
criptica, talvolta cifrata, che inventa concetti, parole e mondi,
dalla struttura a spirale e che nei titoli dei paragrafi non
annuncia ciò di cui parlerà ma ciò a cui alluderà, proponendo
perfino una numerazione di pagine al contrario che iniziano dal
termine del capitolo. Come la filosofa Gayatri Chakravorty Spivak
muove la sua «critica alla ragione postcoloniale»17 con l’obiettivo
di smantellare il pensiero monologico dell’Occidente e renderlo
permeabile alla voce dei subalterni che non hanno mai potuto
parlare, allo stesso modo Più brillante del Sole disarticola
tradizioni, scollega approcci storicistici, smonta stereotipi a
partire da una prospettiva anti-illuminista per collocare la
cultura black sotto una nuova luce. Il visionario critico inglese
voleva spegnere il sole e attivare le orecchie, attraversando suoni
capaci di brillare più di ogni altra fonte di luce. Sonorità e
ritmiche generanti dis/ordini del discorso e utopie liquide contro
il mito della solida utopia razionale dell’Illuminismo.
LA SPARIZIONE NEL RITMO:
NUOVI PARADIGMI ANTROPOLOGICI E CULTURALI
Ascoltando: «Black Sea», Drexciya, 1995.
Gli occhi iniziarono ad avere orecchie.
Kodwo Eshun
In Più brillante del Sole, lo stile rapsodico per frammenti e balzi
di tigre à la Benjamin18 invita all’insubordinazione nei confronti
dei registri accademicamente acclarati – i quali non si spingono
oltre l’analisi linguistica, storica e semiologica dei media sonori,
tentando di comunicarne messaggi e significati –, laddove ritmo
e suono richiedono in primis l’ascolto e successivamente
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l’assemblaggio di un medium linguistico multidisciplinare che si
esprima di per sé sonicamente, come suggerito nel 1913 dal
futurista Luigi Russolo ne L’Arte dei Rumori (e molto tempo dopo
da Iain Chambers in Ritmi urbani).19
In una sinestesia remixata in cui gli occhi iniziano a sentire e
non più a vedere, Eshun materializza la visione di Russolo che,
nell’attraversare le strade della metropoli dei primi del
Novecento, si accorge, a dispetto di chi ha sempre ravvisato
un’eccedenza di immagini nel tessuto urbano, che saranno le
orecchie più degli occhi a subire lo shock della fine della
modernità:
Attraversiamo una grande capitale moderna, con le orecchie più
attente che gli occhi, e godremo nel distinguere i risucchi d’acqua,
d’aria o di gas nei tubi metallici, il borbottio dei motori che fiatano e
pulsano con una indiscutibile animalità, il palpitare delle valvole,
l’andirivieni degli stantuffi, gli stridori delle seghe meccaniche, i balzi
dei tram sulle rotaie, lo schioccar delle fruste, il garrire delle tende e
delle bandiere. Ci divertiremo ad orchestrare idealmente insieme il
fragore delle saracinesche dei negozi, le porte sbatacchianti, il brusio e
lo scalpiccio delle folle, i diversi frastuoni delle stazioni, delle ferriere,
delle filande, delle tipografie, delle centrali elettriche e delle ferrovie
sotterranee.20
L’influenza dell’approccio mediologico e transdisciplinare di
Marshall McLuhan (esplicitato da Eshun nelle numerose
citazioni presenti nel libro e nel suo citarlo, dopo Sadie Plant e
James Ballard, come terzo fra gli «acceleratori») si intreccia
quindi con la fascinazione per il Futurismo italiano e l’idea di
futuro che questo esprimeva, non solo grazie alla suggestione nei
confronti del rumore inteso come dimensione sonica originata
dal medium che lo produce (e non come elemento antitetico
all’armonia della musica), ma anche per il rilievo attribuito
all’ascolto e agli organi di senso a esso preposti: qualità che
introducono il macchinico al fianco dell’organico, lasciando
intravedere la possibilità della mutazione. In un’intervista del
1998 Eshun affermava:
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Sono dieci anni che leggo critiche sui futuristi nelle quali si parla del
loro essere fascisti. In realtà sono stati i primi teorici dei media del XX
secolo. Erano affascinati dai raggi X, dalle luci artificiali e dalle
illuminazioni stradali, dalla macchina fotografica e dalla fotografia in
genere. Intendevano esplorare in che modo le nuove tecnologie
rompessero con la compiutezza dell’organismo, coinvolgendo le linee
di forza.21
Così l’utopia della città futurista, con nuove architetture
dinamiche, ponti di ferro e aeroplani a interrompere il silenzio
dei cieli – illustrata nei manifesti degli anni Dieci e Venti del
Novecento, e corroborata da eventi spettacolari per quei tempi –,
diventa fonte d’ispirazione per un ambito disciplinare di recente
attestazione: i sound studies, all’interno dei quali il pensiero di
Eshun si distingue in quanto propulsore. Fulgido esempio su
tutti è il termine sonic fiction, «fantasonica», sintagma coniato da
Eshun sulla falsariga di science fiction: chi legge Più brillante del
Sole esperisce infatti una narrazione finzionale a partire
dall’unità minima del suono, il ritmo. Da una parte, stile e
scrittura provocano lo shock necessario a rendere il libro un
manifesto sulla riappropriazione linguistica da parte della
cultura africano-diasporica attraverso paradigmi modellizzanti
antilogocentrici; dall’altra, per la prima volta, in uno studio su
fenomeni musicali e di costume, si interviene non proponendo
un’astratta critica musicale, bensì scrivendo musicalmente. Nelle
parole di Geert Lovink: «In quanto dj e critico musicale, Eshun
parla nella forma delle tracce audio».22
The Last Angel of History di John Akomfrah è un chiaro rinvio alla
Tesi di filosofia della Storia che Walter Benjamin scrisse tra il 1939 e
il 1940 ispirandosi al quadro di Paul Klee del 1920 Angelus Novus. Il
filosofo tedesco interpretò l’angelo di Klee come se, rapito dalla
tempesta, fosse ineluttabilmente spinto verso il progresso, nulla
potendo fare per arrestarne la velocità. Il suo volto con gli occhi
sbarrati restava impietrito dinanzi alle rovine dell’Europa. Il nuovo
«Angelo della Storia» – l’ultimo, un Angelus Novissimus,23 – si
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muove per paesaggi distopici, dove alle guerre mondiali si sono
avvicendati disastri ambientali e malattie altamente contagiose, e
l’integrità dell’individuo moderno è stata violata: le macchine che lo
affiancano e lo potenziano rianimano la carne elettronica dei
subalterni e degli anomici che da ogni angolo della Terra danno vita
a una pulsante postumanità.
Nell’iniziatico
linguaggio
audiovisuale
elaborato
da
Akomfrah, Kodwo Eshun interviene esprimendosi sulla teoria e
la critica musicale assieme a Greg Tate; oltre a loro, compaiono
Octavia Butler, Ishmaeel Reed e Samuel R. Delany per la
letteratura fantascientifica, e George Clinton, Derrick May, Juan
Atkins, Carl Craig, Goldie e A Guy Called Gerald per ambiti
musicali quali il reggae, il dub e la techno. Questi generi musicali
di matrice afrodiscendente hanno contagiato la musica e la
cultura pop europee di fine secolo tramite insidiosi virus
musicali dispersi nell’Atlantico Nero e in grado di contaminare
ogni interstizio dell’immaginario sonoro occidentale; a detta
dello stesso Eshun, la propagazione di tali elementi sonici fa
parte di tattiche «per ridisegnare la realtà sonora» e, a partire da
questa pandemia nera, ripensare radicalmente il rapporto con la
Storia, l’identità e l’umano.
Non appena terminata la leggenda di Robert Johnson, il
documentario di Akomfrah prosegue proprio con un intervento
in cui Eshun dispiega la grande metafora della fantascienza nella
storia della cultura nera: l’abduzione degli alieni sulla Terra.
Secondo la visione afrofuturista di Eshun, nello streaming dei
dati, nei beat ipnotici e nei byte, così come nella
smaterializzazione dei corpi in rete, sta la terrificante analogia
che vede interconnessi da una parte lo schiavo e l’alieno,
dall’altra lo schiavo e il robot.
Come l’Oceano Atlantico nel Middle Passage delle navi
negriere permise la diaspora della cultura black nel mondo, così
il web – cyberspazio liquido a suo modo – ha facilitato la
secolarizzazione di questa diaspora, riconsiderando l’abduzione,
cioè il rapimento degli africani dalla loro terra per la
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deportazione in America, alla stregua di un nuovo violento
paradigma di evoluzione antropologica e culturale. Interpretare
questa vicenda come una possibilità di trasmissione
onnipervasiva di elementi culturali altrimenti inconoscibili – i
quali hanno nella musica il loro più efficace medium di contagio
– anziché fissarsi nel considerare la schiavitù sotto la luce tragica
della Storia, diviene per Eshun e la frangia afrofuturista più
radicale una missione. Ciò confermerebbe l’ipotesi dell’avvento
di un’era in cui meticciato, ibridazione e assemblaggio di unità
culturali minime, dai meme ai sample, incarnano ritmiche e
affinità situate ben al di là dei confini geografico-culturali.
Verrebbe così meno, come sostiene acutamente Eshun, lo
stereotipo della strada, del ghetto e delle periferie come luoghi in
cui identificare la produzione culturale africano-americana.
In Più brillante del Sole non sono rari i passaggi in cui Eshun
demolisce l’alleanza nociva tra l’«autenticità» di taluni generi
musicali (il gangsta rap, il rap «conscious» ecc.) e la strada come
condicio sine qua non per «keep it real» ed essere aderenti alla
realtà. Intaccando questo paradigma, si sgretola l’immaginario di
un popolo marcato dalla tristezza a causa della tragedia ab
origine che lo ha segnato. Tragedia e tristezza sono i tratti
distintivi da cui l’ordine del discorso egemone ha attinto per
forgiare soggettività nate dall’Atlantico Nero al fine di costituirle
in nuovi archetipi: lo schiavo, il ne*ro, la persona «di colore», il
nero, l’afroamericano – tutte colonizzazioni linguistiche che
hanno generato immaginari della blackness volti a far scomparire
la complessità dell’identità afrodiscendente. Significativo è
anche come la diretta filiazione dell’Afrofuturismo dal
cyberfemminismo e dai concetti di performance e gender sia in
grado di superare perfino la proliferazione di ideologie sessiste
che spesso hanno segnato le interpretazioni di alcune forme
della produzione culturale africano-americana connesse con il
paradigma del ghetto.
Se nell’era della techno «il nostro futuro è nella scomparsa», la
musica techno diventa un elemento di secessione dalla matrice
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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della strada. L’eco de L’estetica della sparizione di Paul Virilio24
(cui fece seguito «l’estasi della sparizione» di Antonio Melechi nel
1993)25 s’era insinuata in quegli oscuri interstizi sociali che
Hakim Bey definì TAZ o Zone Temporaneamente Autonome.26 In
queste nicchie antagoniste, interpreti di pratiche iniziatiche
rivolte all’emergente scena techno esperita in luoghi oscuri dove
apprezzare esibizioni live di sciamani in console con il volto
coperto, il ritmo balzava in primo piano rispetto alla personalità
del dj, di cui a volte non si conosceva neanche la faccia
(pensiamo al collettivo Underground Resistance). Per Kodwo
Eshun ciò rappresentava la disseminazione dei corpi
dematerializzati nella vita elettronica con il risultato di
con/fondersi nello streaming di file e tracce, con l’auspicio di
reinventare un’umanità secondo nuovi paradigmi sorti dalle
ceneri dell’Umanesimo e battezzati nel segno della pioggia del
flusso informatico.
D’altra parte, mezzo secolo prima il protagonista del romanzo di
Ralph W. Ellison Invisible Man (1952) vive un’esperienza simile,
quando, parlando degli effetti prodotti in lui dall’ascolto di Louis
Armstrong, ammette di scivolare in un deliquio sonoro in cui il
corpo del jazzista scompare per lasciare il posto al suono:
Per ora ho un solo radio-grammofono; ma conto di averne cinque. Nel
mio buco c’è una certa immobilità acustica, e quando c’è musica voglio
sentirne le vibrazioni, non solo con le orecchie ma con tutto il corpo.
Mi piacerebbe sentire cinque dischi di Louis Armstrong che suona e
canta What Did I Do to Be so Black and Blue tutti insieme. […] Forse mi
piace Louis Armstrong perché è riuscito a trasformare in poesia il fatto
d’essere invisibile. Credo che questo avvenga perché egli non si
accorge di essere invisibile. E la mia comprensione dell’invisibilità mi
aiuta a capire la sua musica.27
Nella ricostruzione di Kodwo Eshun all’interno di The Last Angel
of History si percepisce l’urgenza di elaborare narrazioni
afrofuturiste praticate già da mezzo secolo ma non ancora
affabulate, adottando uno stile che induce dipendenza da frasi
È
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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apodittiche e controintuitive. È nel solco dello spirito
afrofuturista che trova terreno fertile il sintagma essoterico della
«secret black technology» alla quale nel 1995, un anno prima
dell’uscita del documentario, A Guy Called Gerald aveva dedicato
un album omonimo;28 se si ha l’occasione di visionare questa
gemma filmica si percepirà il medesimo afflato che pervade le
pagine di Più brillante del Sole. Travolti dalla contagiosa euforia
linguistica che ricrea parole e mondi imbevuti di paradigmi da
affiancare alla tradizione del pensiero occidentale vacillante, i
lettori di Eshun si scoprono in men che non si dica protagonisti
di un viaggio avanti e indietro nel tempo che si serve
dell’anacronismo per incedere sul crinale del XXI secolo.
STRATEGIE DI MONTAGGIO PER REMIXARE L’ALTERITÀ
Ascoltando: «She’s lost control», Grace Jones, 1980.
Sono molto serio fratello, niente di quello che faccio o che ho fatto con
UR è divertimento o intrattenimento […], le strategie che adotto hanno
uno e un solo scopo, e cioè non portarci dietro nel prossimo secolo i
piani e gli stereotipi che abbiamo vissuto finora! […] Perciò credimi
quando ti dico che per me c’è veramente poco da sorridere e da essere
felici riguardo la condizione della mia gente, della mia città e della
Terra tutta.
Mad Mike Banks29
In un testo online non datato di Mark Fisher dal titolo Writing
Machines, il teorico inglese si esprime sui membri della CCRU –
inclusi Eshun, Land, Plant ecc. –, affermando che nessuno di loro
era veramente sicuro della propria umanità: «In parte fatti di
teoria e in parte fatti di finzione, nulla di umano, costrutti
assemblati in modo talmente levigato che non si vedono le
giunture».30
Questo era il clima nel quale si agitavano le teorie
postumaniste e afrofuturiste di fine secolo. Uno degli aspetti più
folgoranti della prosa di Eshun diventa allora proprio il suo
discorso sulla pericolosità della categoria dell’umano. In Più
brillante del Sole, più che in altri suoi scritti, Eshun si avventura
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 23
nella demolizione di tale categoria, sostenendo che non vi siano
più esseri unicamente umani dacché è esistito lo schiavismo. Se il
movimento antischiavista sosteneva che «black people are
human beings», l’umanesimo è precipuamente ciò da cui prende
le distanze l’Afrofuturismo, che non è interessato a convincere i
bianchi della necessità di non escludere i neri dai diritti umani,
né ritiene di poter recuperare i secoli di Storia durante i quali i
neri sono stati con sistematica violenza esclusi dal consesso
sociale – e ciò è capitato a schiavi, poveri, donne, omosessuali,
malati, folli, bambini, tutti paria della società.
Sul piano razziale, e dunque ripercorrendo le tappe
drammatiche della storia degli africano-americani, Eshun è
radicale nella sua posizione; leggiamo in Più brillante del Sole:
Nella musica hai l’impressione che la maggior parte degli africaniamericani non debbano nulla allo status di esseri umani. […] se ascolti
persone come Sun Ra – io li chiamo i despoti: Ra, Rammellzee, Mad
Mike – una parte dell’intera questione riguardante l’essere un
musicista alieno africano-americano, è questo senso dell’umano come
di una categoria inutile e infida, una categoria che per gli africaniamericani non ha mai significato niente.
Nel solco di questa traccia interpretativa il critico intravede la
chance per un hyperembodiment (iperincarnazione) nell’era del
postumanesimo invece che un ripiegamento nel suo contrario,
definito disembodiment (disincarnazione). Tra i tanti esempi
spicca quello dedicato a Grace Jones, la womanmachine che
Kodwo Eshun prima di Mark Fisher collegò al concetto
mcluhaniano di sposa meccanica attraverso l’analisi della sua
versione di «She’s Lost Control» dei Joy Division. A consolidare
questo ragionamento giunge in soccorso la teoria sulla presenza
della voce nella musica black. Eshun delinea due tendenze,
quella umanista dell’R&B e quella postumana della techno,
genere caratterizzato dall’assenza di «lyrics» e «vocals», a
differenza della musica house. Al tempo stesso, grazie
all’ingresso di uno strumento come il vocoder e altri sistemi di
manipolazione vocali, la voce riesce a essere omeopatizzata
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 24
come uno strumento accanto agli altri, contribuendo alla
simbiosi tra organico e macchinico che avviene in queste
musiche, eternandole e ignorando la dittatura degli stili che le
cristallizzerebbe in assi temporali e generi datati. Sotto questa
lente andrebbe osservata anche la recente pratica dell’Auto-Tune
negli esempi più virtuosi della trap, superando i classici studi
sull’afro-vocality.
Sulla scorta di Sinker e Dery e ispirato dalle ricerche di Sadie
Plant sul merging tra organico e macchinico, in Più brillante del
Sole Kodwo Eshun non smette mai di sviluppare l’analogia tra
robot e schiavo, recuperando la genesi del termine robot, il
neologismo creato dal ceco Karel Čapek nel 192031 per indicare un
lavoratore meccanizzato. Alla stessa maniera, dice Eshun, era
stato considerato lo schiavo, «programmato per adempiere a
delle funzioni: come servo-meccanismo, come sistema di
trasporto, come mobile, come 3/5 di un essere umano, come
soggetto frazionato»; l’analogia a sfondo schiavista è d’altronde
già negli intenti di Norbert Wiener, il padre della cibernetica: «le
macchine automatiche sono precisamente l’equivalente
economico degli schiavi». Lontano da questa tragica analogia si
colloca invece il fascino sprigionato dalla musica dei Kraftwerk
nei confronti del divenire macchina:
Ja tvoi sluga
Ja tvoi rabotnik
Wir funktionieren automatic
Jetzt wollen wir tanzen mechanik
Wir sind die Roboter
Wir sind die Roboter32
In questa descrizione, tragicamente vicina alla realtà, tutto rinvia
alla sfera degli strumenti, i tools, e poco a quella dell’essere
umano, che attraverso la propria agency,33 invece, può produrre
soggettività nelle dinamiche di potere.
Eshun non cessa di evidenziare con pervicacia e spirito
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 25
militante la condizione di subalternità dei neri, facendo
riferimento alle argomentazioni di stupore e incredulità diffuse
nel XVIII secolo intorno alla capacità degli schiavi di saper
leggere e scrivere, sorprendentemente equiparabili ai dibattiti
del XX secolo intorno alle potenzialità dell’intelligenza
artificiale. Quando il critico ricostruisce lo sguardo che i neri si
sono sentiti rivolgere dai bianchi nell’epoca dello sviluppo dei
primi linguaggi mediatici della contemporaneità, risale al
cinema hollywoodiano degli anni Quaranta e Cinquanta e
ricorda che in quel contesto un africano-americano poteva
aspirare unicamente al ruolo di servo, fattorino o operatore
dell’ascensore – ruoli che riflettevano il suo reale posto nella
società.
È significativa l’apertura di Più brillante del Sole, in cui Eshun
affida «agli ultimi mutanti» un’ipotesi inedita della Storia:
invitare chi legge a interpretare l’episodio tragico della schiavitù
come un’occasione che ha permesso ai neri di andare oltre
l’umano per assaporare per primi gli effetti della mutazione. Un
paio d’anni dopo la pubblicazione del libro, Eshun rilasciava un
paio di interviste rimarchevoli, nelle quali tanto i ballerini in
pista quanto i dj erano osservati come soggetti mutanti, prototipi
umani colti nel momento della loro transizione. Eshun
immaginava, ad esempio, che se la jungle disorganizza le
gerarchie del corpo poiché conferisce più rilevanza ai piedi per
chi balla, per i dj, invece, la mutazione
coinvolge le mani. Tutta la pratica dello scratch è percezione manuale.
Vedo nel futuro dj con dita estremamente sviluppate, perché saranno
ipersensibili, come foglie di ninfea, come rane. Le loro teste fuse nel
collo, e nel giro di vent’anni circa potrebbero aver perso le gambe
perché non le usano mai per ballare.34
D’altra parte, Più brillante del Sole si chiude con le dediche e i
ringraziamenti a una schiera di persone suddivise tra «copiloti,
ottimizzatori, acceleratori, intensificatori».
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 26
«Per il presente, il futuro è una guida di gran lunga migliore del
passato. Preparati, stai pronto a barattare tutto ciò che sai sulla
storia della musica in cambio di un minuscolo assaggio del suo
futuro»: con questo auspicio – novello patto diabolico come
quello sancito da Robert Johnson un secolo fa – Eshun ci svela le
sue avventure nella fantasonica: percorsi narrativi dove la
scienza viene sostituita dalla sonica, il regno del suono.
Se il termine Afrofuturismo risuona ad alcuni come un
ossimoro è esattamente perché è nell’ossimorologia e negli
anacronismi che questa parola può rilucere della sua più
pregnante significanza. In tal senso Kodwo Eshun è il primo e il
più dis/organico teorico afrofuturista proprio perché sceglie di
raccontare, secondo direttrici non lineari ed esercitando il
principio di ricreazione terminologica, una storia della
dis/umanità black a partire da un tabù della critica musicale
occidentale apparentemente insignificante, ma in realtà denso di
insidiosi archetipi inespugnabili: la significanza del ritmo; nel
farlo, Eshun si appella a un codice per accedere al tempo
espropriato ai neri secoli addietro.35 Un tale codice va crackato,
così si entra nella dimensione dove il sapere iniziatico può
finalmente diventare virale.
In Più brillante del Sole, dopo aver menzionato sin dalle prime
pagine il ritmo come fonte primigenia per avviare un radicale
smantellamento dei paradigmi che hanno permesso
l’oscuramento di narrazioni altre da quelle della modernità,
fattori determinanti per la sintesi culturale diventano il loop e il
sampling. In questa chiave va interpretata la dimensione
temporale dello yesternow proposta da Eshun: la coesistenza del
passato nel presente, attraverso la pratica del rimontaggio di
campionamenti illuminanti e inediti. È così che va intesa
l’operazione portata avanti da Paul D. Miller aka DJ Spooky –
That Subliminal Kid, che ha radicalizzato la pratica del remix
audiovisivo realizzando nel 2004 un rifacimento di The Birth of a
Nation di David W. Griffith, film del 1915 celebre per aver
legittimato attraverso il linguaggio cinematografico il
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 27
suprematismo bianco e il segregazionismo americano. Miller
titola il suo remake Rebirth of a Nation: il producer africanoamericano, prelevando dallo storico film una selezione di
sequenze visive manipolate e remixate, è stato in grado di
alterarne la temporalità originaria per far collassare «il copione
occidentale del progresso lineare» e generare in tal modo
détournement, sovversione e riappropriazione di archetipi
malriposti.
Il montaggio e il remix, ontologicamente immersi in un tempo
ciclico e non lineare, assurgono a dispositivi capaci di riscrivere
la Storia, contaminandola secondo paradigmi auditivi e visivi
(musica e cinema), riducendo in frammenti da riassemblare in
nuove sequenze i prodotti che hanno sistematicamente oscurato
i tempi e le storie dell’Altro. Tanto nella prosa di Eshun quanto
nel dj-vjing di DJ Spooky, il sample e il loop sono unità capaci di
intervenire nel processo di scrittura della Storia; il producer Jeff
Mills di Detroit, ad esempio, ideò il progetto Cinemix nel 2000
inaugurandolo con la realizzazione della colonna sonora in
chiave techno del capolavoro di Fritz Lang Metropolis e
proseguendo con la composizione di numerose partiture techno
per altri film di fantascienza, convinto della potenza della musica
elettronica incardinata nel principio del loop. Il loop sarebbe un
sistema modellante in sé, capace di ridisegnare lo spazio, il
tempo e l’immaginario del futuro, come ben dimostrato da Mills
in album come Discovers the Rings of Saturn e Cycle 30, di cui
Eshun sviscera aspetti altrimenti imperscrutabili. Di fatto, se da
una parte oggi continuiamo a percepire il futuro sulla base di
come lo ha inventato la cinematografia novecentesca, col suo
immaginario potente e ingombrante al punto da occupare ogni
orizzonte rivolto a inedite rappresentazioni – da Le Voyage dans
la Lune a The Matrix –, dall’altra è grazie a un rimontaggio del
tempo a partire dall’unità minima del suono e dal ritmo che
possono essere indotte nuove visioni spazio-temporali: ecco il
valore della fantasonica.
IL CORPO VIRALE: SINTESI E TOKENISM
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 28
Ascoltando: «Black Box Colony», Jeff Mills, 2013.
Nel 2021, sulla scia del movimento #BlackLivesMatter, la
fondatrice di Afrofuturism.net Alondra Nelson è stata nominata
dal neopresidente americano Joe Biden vicedirettrice per la
Scienza e la Società dell’Ufficio per le Politiche Scientifiche e
Tecnologiche (OSTP) della Casa Bianca. I virus che collegano
tecnologia, futuro e blackness si stanno dunque propagando e
pongono istanze prima rimaste inaudite. Date le sue ricerche
sugli impatti sociali e sulle disuguaglianze generate dalla
tecnologia – in altre parole grazie al suo background come
teorica dell’Afrofuturismo – Nelson assurge oggi a exemplum
capace di riconfigurare le relazioni tra blackness e tecnologia su
scala istituzionale.
Ma ancora nel 1996, Kali Tal, avanzava un’altra lettura relativa
all’avvento della cybyercultura: quella secondo la quale Internet
sarebbe potuta divenire un ulteriore luogo di pericolosa
invisibilità del soggetto nero. Un processo che avrebbe generato
due scenari: l’uno interno alla potenzialità (ancora inespressa)
della black technology di cui parla Akomfrah nel suo
documentario, e cioè quella di contaminare la vetusta cultura
occidentale con spore soniche africano-americane (come
peraltro già auspicato da Gilroy in The Black Atlantic);36 l’altro
che si sarebbe manifestato sotto forma di insidia più che di
opportunità, derivata da contorti processi di rimozione, oblio e
ripescaggio:
Nel cyberspazio è finalmente possibile far scomparire completamente
e definitivamente le persone di colore. Ho da tempo sospettato che la
tanto decantata libertà di perdere i marcatori limitanti di razza e
genere su Internet sia illusoria, e che in realtà nasconda un fenomeno
più inquietante: lo sbiancamento del cyberspazio. L’invisibilità delle
persone di colore in rete ha permesso alle pubblicazioni controllate
dai bianchi e lette dai bianchi come Wired di eludere semplicemente le
questioni della razza. L’ironia di questa invisibilità è che la teoria
critica africano-americana fornisce strumenti molto sofisticati per
l’analisi della cybercultura, dal momento che i critici africanoamericani discutono il problema delle identità multiple, delle
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 29
personalità frammentate e della liminalità da più di un secolo.37
Il bersaglio di Tal nel suo articolo era Sherry Turkle e chi come
lei, nelle analisi sull’avvento della cultura digitale, subiva ancora
l’eredità e l’influenza della tradizione del pensiero occidentale,
concentrato sul – e rivolto al – white self, ignorando invece
condizione e contesto del black self nel nuovo scenario in rapida
mutazione. Benché pubblicato proprio su Wired, l’articolo di Kali
Tal criticava duramente quei media che, ignorando le questioni
razziali, continuavano a prediligere l’orientamento bianco del
proprio pubblico: «Non lasciarti ingannare dalla presenza di
questo articolo nelle pagine di Wired. Ottocento parole possono
identificare il problema, ma non iniziare a colmare il divario».38
D’altra parte, nuove forme di colonizzazione si sarebbero
palesate a breve: nel suo intervento del 1996, Kali Tal aveva
individuato con un certo anticipo gli effetti perversi di
dinamiche che potremmo definire di doppio détournement, da
un lato volte alla riappropriazione di segni altrimenti negativi
della blackness (tristezza, estetica del ghetto, sessismo), dall’altro
atte a contagiare il tessuto sociale bianco tramite spore culturali
nere. Tutto ciò avrebbe trovato a breve una sintesi imperfetta ma
pervasiva nel cosiddetto tokenism: la più recente trappola
originata dai processi di rimozione culturale nei confronti della
negritudine. Concepito al fine di promuovere il ripescaggio dei
neri nel cinema, nelle serie televisive e nei luoghi di esposizione
mediatica, il tokenism è capace di trasformare la blackness in un
deposito di segni ed estetiche alle quali i bianchi possono
attingere per depredare e appropriarsi di ciò che è considerato
cool. Era già accaduto a musiche, look e stili d’abbigliamento –
basti pensare alla coolness rappresentata dai Blues Brothers,
ritratti magistralmente nel film omonimo di Landis del 1980,
dove John Belushi e Dan Aykroyd eseguendo «Sweet Home
Chicago» ne divengono automaticamente gli autori per
l’entusiasta pubblico dell’epoca, cancellando l’origine che risale
alla prima registrazione a opera di Robert Johnson del 1936. Lo
stesso sarebbe accaduto alla musica house, che a differenza della
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 30
techno non è stata in grado di sfuggire alla vampirizzazione
caucasica,39 passando in breve tempo dallo status di fucina black
underground a simbolo riconosciuto nell’opinione pubblica di
white mainstream. All’origine di questo processo c’è l’archetipo
(poi stereotipo) del nero hacker, che nella narrazione
fantascientifica opera come uno stregone tra realtà e cyberspazio
alimentando un intricato processo di integrazione e
edulcorazione di una negritudine altrimenti misteriosa e
insidiosa. Antiche profezie, spiritualità voodoo, carnevalesco e
grottesco fungono spesso da ermeneutica per accedere a universi
nuovi.
Nei primi anni Duemila, Alondra Nelson metteva in guardia
autori, studiosi e artisti sui rischi di una «enfasi eccessiva
sull’identità razziale unica e assoluta»,40 causa di una dannosa
semplificazione culturale, artistica, politica e sociale fra i neri.
Un tale timore, già condiviso da più parti, nasceva dalla volontà
di autodeterminazione e rappresentazione non in nome della
semplice conquista di parità di diritti, né di un reazionario e
idilliaco ritorno alla supposta «autenticità» africana, bensì in
nome del riconoscimento della molteplicità della blackness; se
per Paul Gilroy tale riconoscimento si esplicitava nel Black
Atlantic quale luogo di transito primigenio da cui riemergere per
connettersi con il presente e immaginare il futuro, per Eshun è la
tecnologia ad azionare questo processo: la cultura di matrice
africana, intesa come marea indistinta, sarebbe un risultato di
sintesi e campionamenti tutti da scoprire. Alterità e molteplicità
al posto di identità e reductio ad unum: ecco che la blackness, per
dirla con Sinker, sarebbe «più che altro un’identificazione
culturale non più data dal colore della pelle, tanto che ci
sarebbero migliaia di sospettabili ma non identificabili ragazzini
neri dalla pelle bianca in giro».41
Che lo si voglia o no – e che se ne abbia o meno consapevolezza –
siamo entrati in contatto con l’Afrofuturismo già da più di mezzo
secolo: perlomeno dagli anni Settanta del Novecento, il tempo e
lo spazio che abitiamo sono permeati di virus sonici derivati
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P. 31
dalle musiche di origine africano-americana. Originariamente
sorte dagli abissi viscerali dei cantori del blues, queste musiche
proseguirono verso il jazz, l’hip hop, la disco e la house, per
approdare sul finire degli anni Ottanta alla rivoluzione della
techno detroitiana fino a scivolare oggi nella trap. Tali virus
hanno infettato la cultura occidentale al punto da renderla
irreversibilmente innervata di blackness – e questo nonostante
tale matrice sia stata ripetutamente nascosta e trasfigurata, come
è accaduto nel rock’n’roll, nel rock e nel pop (e come stava per
accadere nella techno). Da questo contagio è nato l’intero attuale
patrimonio di musica cosiddetta «extracolta», distinta dalla
musica classica occidentale.42 Le spore di blackness, come
illustrato da Paul Gilroy in The Black Atlantic e attualizzato da
Kodwo Eshun e in seguito da Steve Goodman/Kode9 in Sonic
Warfare, continuano a produrre ibridazioni, che tuttavia non
sono scevre dal rischio di incarnarsi in nuove forme di esotismo,
colonizzazione,
tokenism,
estetizzazione,
controllo
e
speculazione sull’investimento dell’Altro nel futuro.
Al tempo stesso, in tempi recenti anche la scena pop
mainstream si è più o meno consapevolmente rivestita di stilemi
afrofuturisti, specie per tramite di musiciste come Beyoncé,
Janelle Monae e FKA Twigs; l’epitome visuale di una tale
emersione dall’underground è però senz’altro Black Panther, il
primo film in cui la Marvel non soltanto presenta un supereroe
nero – com’è tipico del tokenism – ma un intero immaginario in
cui tecnologia avanzata, tribalismo e moda afrofuturista sono il
fulcro dell’opera. Andrebbe a questo punto ricordato come la
scomparsa dell’attore Chadwick Boseman, morto di cancro nel
2020 e protagonista dello stesso Black Panther, sia stata pianta
nel web come la perdita di una figura di culto necessaria e da
lungo tempo attesa: perché Boseman incarnava non solo un eroe
Marvel, ma il re T’Challa – primo supereroe nero in un regno da
sempre dominato da personaggi bianchi.
Da Jean Baudrillard a Nick Land passando per il professor
O’Blivion di Videodrome e la potenza del falso evocata da Gilles
Deleuze, si intuisce come in epoca postmoderna i media
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P. 32
producano un immaginario più potente della realtà. La mancata
proiezione nel tempo e nello spazio ha gonfiato di visioni la
blackness; lasciata senza la possibilità di orchestrare
strategicamente la propria dimensione spaziotemporale nella
Storia, si è nutrita di narrazioni che hanno generato un
laboratorio fervido e inestinguibile.
Considerati emotivi, intuitivi, prelogici, e in quanto tali
condannati a essere sempre dei primitivi, i neri, fino al tramonto
degli anni Sessanta del Novecento, continuavano a non avere
accesso all’istruzione negli Stati Uniti, e in molti paesi africani
erano ancora sottomessi. In questo contesto segnato da
complessi razziali, frustrazioni antropologiche e culturali,
aspirazioni artistiche e sociali, accanto a stupefacenti scenari in
attesa d’essere esplorati, si innesta Kodwo Eshun col suo
allucinatorio Più brillante del Sole.
Dai Cypress Hill a Tricky, da Alice Coltrane a Antonin Artaud,
Eshun assembla, ricombina, decodifica e rimescola le forme in
cui si coagula l’umanità mutante; è così cogente questo
dispiegamento di immaginario che non funge da mera metafora,
ma è rappresentazione lucida di un’epoca di tragiche migrazioni,
rari approdi felici e ferali contaminazioni.
Afrofuturismo, sparizione, virus culturali mutageni, alla fine
degli anni Novanta erano confinati in nicchie cibernetiche e
razzializzate, ancora lungi dall’irradiare visioni più ampie
intorno ai profondi mutamenti in atto. Bisognava attendere
ancora un poco perché, prendendo spunto dal caso singolare
dell’identità africano-americana immersa nel cyberspazio, si
facesse largo un più vasto ragionamento intorno ai salti evolutivi
dell’umanità (frutto delle nuove forme di propagazione virale di
informazioni, meme culturali e sonici) e agli agenti patogeni
della xenofobia: tutti fattori che predispongono a una radicale
mutagenesi della razza umana.
Questo vivace dibattito, insieme alle tematiche sollevate da
Eshun, in Italia non trovò all’epoca alcuno sbocco editoriale,
fatte salve rare gemme come gli articoli pubblicati sulla fanzine
romana Tunnel (il gioiello nato dalla passione di Andrea
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 33
Benedetti) e il dotto operato in Puglia di Ivan Iusco con la sua
Minus Habens, che resero accessibili immaginari e figure lontane
e misteriose quali i membri del collettivo Underground
Resistance o di Drexciya.
Ma adesso ecco che finalmente avete tra le mani e sotto gli
occhi un libro che non procede per testi, recensioni e
affermazioni da analizzare, ma che fa parlare il suono puro. È un
anti-metodo, è una prospettiva. Forse più di ogni altra cosa, si
tratta di una dimensione che richiede linguaggi altri mentre si
lascia indietro la ragione, la verità e l’identità, prediligendo
depistare chi legge per poi scortarlo lungo rapsodiche cartografie
sonore e infine far sprofondare i nuovi mutanti nella
straordinaria bibliografia finale, dove Eshun rivela con generoso
slancio le proprie fonti.
In un tempo buio come il presente, questo scritto affiora dal
passato recente e offre un ingresso verso un’ipotesi di evoluzione
dell’umanità, un avanzamento che può permettersi paradossi
temporali, poiché sono innumerevoli i passati omessi, sottaciuti
e colonizzati. Traiettorie in attesa d’essere rivelate, le quali, pur
provenendo da un tempo arcaico e astorico, se emergono oggi
possono mostrarci qualcosa che ancora non conosciamo, un
codice che libera il futuro di cui nessuno ci aveva ancora parlato,
non più o non ancora infestato dai solchi ideologici dei secoli che
ci hanno preceduto.
«I Techno Rebel imbracceranno tecnologie oltre a
sintetizzatori e sequencers e, nel corso del processo, finalmente
elimineranno con ironia il limitante concetto postmoderno per
sentirsi a casa nel presente.»43 L’Afrofuturismo, grazie all’opera di
Kodwo Eshun, ha avviato un procedimento di rimozione della
Storia lineare per sottrarle il primato di unica disciplina capace
di raccontare ciò che è stato, suggerendo quindi un
affiancamento, più che un’abolizione, di infinite altre storie e
percorsi sotterranei che non hanno mai avuto voce: è così che la
fantascienza nera prima e la fantasonica poi, grazie alla rilevanza
data alla dimensione del ritmo44 e dell’immaginario, si prestano a
divenire bacini – crossroads – a cui attingere secondo modalità
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 34
transculturali, transgeografiche e transumane.
Posto che ogni tradizione è frutto di una potente invenzione
(fiction), il tempo è giunto di fondare tradizioni risorte da
intervalli sottaciuti, siano questi i luoghi bui dove esperire la
scomparsa dalla collettività attraverso la danza elettronica: se il
distanziamento fisico dei corpi riduce il rischio del contagio
virale, con il distanziamento sociale non si assicura
l’annientamento del contagio culturale, il quale invece si
trasmette nel flusso dei dati. Gli scenari segnati dalla mutazione
del corpo lanciato a gran velocità nei meandri ignoti della rete
possono costituire la «svolta extraterrestre», nelle parole di
Eshun una «virada».45 Lì il suono è considerato il medium per
eccellenza capace di accostarsi ai sensi, alla carne elettronica e al
quotidiano, ciò che plasma il nostro modo di essere e il nostro
modo di esseri.
Era già nelle intenzioni dei pionieri della techno – come narra
Eshun nei fulminanti paragrafi in cui si occupa di Cybotron,
Model 500, Drexciya – presentarsi come l’innesto di elementi
high-tech innervati di un immaginario sci-fi arcaico. Fu d’altra
parte nelle scene di Blade Runner di Ridley Scott che nel 1982
vedemmo per la prima volta il futuro invecchiato su cui
lungamente ha speculato Mark Fisher nel suo blog K-Punk.
L’ultimo Angelo della Storia, tuttavia, non sembra essere stato
Rutger Hauer, il quale peraltro ha lasciato la Terra nel 2019, lo
stesso anno in cui il suo alter ego filmico, il replicante Roy Batty,
era programmato per il decesso (e difatti muore dopo aver
pronunciato il celebre monologo in cui cita i Bastioni d’Orione);
piuttosto, sarà un angelo dalla pelle nera, come i drexciyani
dipinti nell’epopea afrofuturista di Abu Qadim Haqq, la cui
mitografia è narrata nel Book of Drexciya46 e prima ancora nelle
copertine di UR e del duo Stinson-Donald. Questa volta l’angelo
non giungerebbe dai cieli bensì sospinto dalle acque, sarebbe un
navigante emerso dalla profondità dei mari, il cui moto
risuonerebbe come la pioggia dei dati che Morpheus evocava in
The Matrix: al posto delle ali pinne e branchie, la pelle scura, lo
sguardo vitreo sui cimiteri marittimi dell’Atlantico schiavista e
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 35
del Mediterraneo degli anni Duemila, attuale passaggio
migratorio incalzato da un perdurante ciclone soul e macchinico.
Questo nuovo angelo affiorerà, e lo farà al ritmo di
campionamenti e sequenze ripescati dai fondali del mare.
1.
2.
3.
4.
5.
6.
«The Data Thief» in John Akomfrah, The Last Angel of History, Black
Studio Film Collective, Zweites Deutsches Fernsehen e Channel 4
Television Corporation 1996.
Kodwo Eshun, «Specific Grammars of Intricate Displacement», in Inflight
Magazine – Women on Aeroplanes 1, novembre 2020, woa.kein.org/node/27.
Si consiglia un approfondimento intorno alla black Britishness, per
esempio attraverso la visione del documentario Boiler Room London
Roundtable: Black Lives Matter (Boiler Room, YouTube, 31 agosto 2016,
youtu.be/GXH8ksp9z4s), prodotto da Boiler Room, la piattaforma musicale
online nota per aver inventato ed esportato un modo di «vedere» la scena
elettronica in rete in diretta durante i live-set di dj e producer, puntando la
videocamera di fronte alla console e inquadrandoli con il pubblico alle loro
spalle; già nel 2016 Boiler Room puntava la videocamera sull’ondata
#blacklivesmovement per illustrare in che modo e secondo quali
prospettive si era sviluppata la black Britishness, distinguendola
nettamente dalla matrice americana. Simili riflessioni hanno avuto luogo
in Francia, dove ha ripreso vigore un acceso dibattito relativo agli
afrodiscendenti, e più sporadicamente se n’è discusso in Italia.
Per una ricostruzione nei dettagli vedi Claudia Attimonelli, Techno. Ritmi
afrofuturisti, Meltemi 2018 e «Genealogie dell’Afrofuturismo: la black sci-fi
per finirla con l’Umanesimo», in Roots & Routes – Research on Visual
Cultures 31, 2019, www.roots-routes.org/genealogie-dellafrofuturismo-lablack-sci-fi-per-finirla-con-lumanesimo-di-claudia-attimonelli/; Alondra
Nelson, Afrofuturism: A Special Issue of Social Text, Duke University Press
2002; Kali Tal, «The Unbereable Whiteness of Being. African American
Critical Theory and Cyberculture», Wired, ottobre 1996; Ytasha L. Womack,
Afrofuturism: The World of Black Sci-Fi and Fantasy Culture, Lawrence Hill
Books 2013; e il convegno internazionale Afrofuturismo femminista,
tenutosi al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma nel
2018, www.maxxi.art/events/afrofuturismo-femminista/.
Johannes Fabian, Time and the Other. How Anthropology Makes Its Object,
Columbia University Press 2014.
Vale la pena menzionare uno dei travestimenti gotico-afrofuturisti di
Rammellzee, il Gasholeer, che Mark Dery annovera, analizzandone i segni
in termini di moda e immaginario, in Mark Dery (a cura di), Flame wars.
The discourse of Cyberculture, Duke University Press 1994, pp. 183–7.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 36
7.
Non è un caso che il sottotitolo della celebre opera Il tempo delle tribù di
Michel Maffesoli, uno dei teorici più profondi del pensiero postmoderno,
sia Il declino dell’individualismo nelle società postmoderne ([1988], Guerini
Studio 2004); a tal riguardo si segnala anche il suo Note alla postmodernità
(2003), Lupetti 2005.
8.
Henry Jenkins, Cultura convergente (2006), Apogeo 2007.
9.
Mark Sinker, «Loving the Alien», The Wire 96, 1992.
10.
La prima versione del saggio di Dery dove compare il termine
Afrofuturismo risale al 1993 ed è all’interno di un numero speciale di South
Atlantic Quarterly curato da Dery stesso (South Atlantic Quarterly 92(4),
1993) e poi confluito l’anno seguente in Mark Dery (a cura di), Flame Wars,
cit.
11.
Dan Sicko, Techno Rebels. The Renegades of Electronic Funk, Billboard
Book 1999.
12. Kodwo Eshun, «Drexciya, Fear of a Wet Planet», The Wire 167, 1998.
13. Steve Goodman a.k.a. Kode9, Sonic Warfare. Sound, Affect, and the Ecology
of Fear, The MIT Press 2010.
14.
Vedi Sadie Plant, Zeroes and Ones. Digital Women and the new
Technoculture, Fourth Estate 1997; ID., «Tecnologie morbide per macchine
morbide, l’interfaccia chimica», Virus Mutations 6, 1999.
15. Kodwo Eshun, «Everything Was To Be Done. All the Adventures Are Still
There. A Speculative Dialogue with Kodwo Eshun» [intervista di Geert
Lovink], Telepolis, 10 luglio 2000, www.heise.de/tp/features/Everythingwas-to-be-done-All-the-adventures-are-still-there–3447386.html.
16. È interessante notare che le modalità operative messe in atto dai membri
della CCRU, relative alla circolazione dei saperi legati ai diversi campi di
ricerca, fecero sì che lo stesso Mark Fisher si interessasse all’Afrofuturismo
in un saggio molto acuto sull’architettura del trip-hop e in particolare
dedicato a Tricky, collegando questo genere alla nozione di hauntology da
lui sviluppata nei lavori precedenti. Lo scritto in questione si intitola «The
Metaphysics of Crackle. Afrofuturism and Hauntology» (in Dancecult:
Journal
of
Electronic
Dance
Music
Culture
5
(2),
2013,
dj.dancecult.net/index.php/dancecult/article/view/378/391).
Similmente
nel 1996 Eshun aveva pubblicato l’articolo «Motion Capture» (poi confluito
in un capitolo finale di Più brillante del Sole) nella zine della CCRU Abstract
cultures (www.ccru.net/swarm1/1_motion.htm).
17. Gayatri Chakravorty Spivak, Critica alla ragione postcoloniale. Verso una
storia del presente in dissolvenza (1999), Meltemi 2004.
18.
Walter Benjamin, «Über den Begriff der Geschichte», in Gesammelte
Schriften, vol. 1–2, Suhrkamp 1974.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 37
19.
Iain Chambers, Ritmi Urbani (1985), Costa & Nolan 1995.
20. Luigi Russolo, L’Arte dei Rumori, Direzione del Movimento Futurista 1913;
ripubblicato in Luciano de Maria (a cura di), Marinetti e il Futurismo,
Mondadori 1973.
21. Kodwo Eshun, «futurhythmachine – Kodwo Eshun on DJs and Dancers in
the Primusical Soup» [intervista di Chris Flor e Ulrich Gutmair], Crash
Media, gennaio 1998. www.art-bag.org/convextv/1998/01/audio.html.
22. Kodwo Eshun, «Everything Was To Be Done. All the Adventures Are Still
There. A Speculative Dialogue with Kodwo Eshun» [intervista di Geert
Lovink], cit.
23.
Alain Béhar (regia, sceneggiatura) e Vincenzo Valentino Susca
(sceneggiatura), Angelus Novissimus, Compagnie Quasi 2013.
24. Paul Virilio, L’estetica della sparizione (1980), Liguori 1992.
25.
Antonio Melechi, «The Ecstasy of Disappearance», in Steve Redhead (a
cura di), Rave Off: Politics and Deviance in Contemporary Youth Culture,
Aldershot-Avebury 1993.
26. Hakim Bey, T.A.Z. Zone temporaneamente autonome (1991), Shake 1995.
27. Ralph Ellison, L’uomo invisibile (1952), Einaudi 2009.
28. A Guy Called Gerald, Black Secret Technology, Juice Box 1995.
29. Mad Mike Banks, «Djs That History Forgot», Ele-mental, 1995, www.elemental.org.
30.
Mark Fisher, «Writing Machines», in Word Bombs, n.d.,
www.altx.com/wordbombs/fisher.html.
31. Karel Čapek, R.U.R. (1920), Bevivino 2006.
32. «Sono il tuo servo / Sono il tuo lavoratore / Funzioniamo automaticamente
/ Adesso vogliamo ballare la meccanica / Siamo il robot / Siamo il robot».
Kraftwerk, Die Roboter, Kling Klang 1978.
33. Gayatri Chakravorty Spivak, Op. cit.
34. Kodwo Eshun, «futurhythmachine – Kodwo Eshun on DJs and Dancers in
the Primusical Soup» [intervista di Chris Flor e Ulrich Gutmair], cit.
35. Si segnala la recente riflessione sorta in ambito accademico, e che investe
tanto il settore informatico quanto quello artistico, relativa al
sinofuturismo, espressione attuale più evidente dei tecno-orientalismi che
affondano le loro radici ne «l’emergere di un discorso occidentale sullo
sviluppo tecnologico del Giappone tra la fine degli anni Ottanta e i primi
Novanta», come ben delineato nell’articolo di Gabriele De Seta dal titolo «Il
sinofuturismo è il nuovo tecno-orientalismo?» (Not, 13 ottobre 2020,
not.neroeditions.com/il-sinofuturismo-e-il-nuovo-tecno-orientalismo/),
che apre interessanti prospettive al riguardo partendo dalla domanda se la
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 38
proiezione di «fantasie high-tech sul futuro della Cina» non si traduca in
un «esotismo inverso», così come d’altra parte sta accadendo da un certo
tempo a oggi nei confronti della black sci-fi.
36.
Paul Gilroy, The Black Atlantic. L’identità nera fra modernità e doppia
coscienza (1993), Meltemi 2003.
37. Kali Tal, Op. cit.
38. Ibidem.
39. Andrea Benedetti, Mondo techno, Arcana 2018.
40. Alondra Nelson, Op. cit.
41. Mark Sinker, Op. cit.
42. Si segnala lo studio di Louis Onuorah Chude-Sokei, The Sound of Culture.
Diaspora and Black Technopoetics (Wesleyan University Press 2015), nel
quale si ripercorrono, attraverso le parole degli autori di fantascienza e
cybertheory, i legami che connettono la blackness al discorso sul
tecnologico, evidenziando come la musica sia stata il principale medium di
trasferimento della cultura diasporica africano-americana.
43. Alvin Toffler, The Third Wave, Morrow 1980.
44. Johannes Fabian, Op. cit.
45.
Kodwo Eshun, «Mais consideracoes sobre o Afrofuturismo», in Kênia
Freitas (a cura di), Afrofuturismo. Cinema e Mùsica em uma diàspora
intergalàctica, Catalogo, Caixa Economica Federal de São Paulo 2015.
46. Abu Qadim Haqq, The Book of Drexciya, Tresor 2019.
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P. 39
NOTA DEI TRADUTTORI
(AVVISO AI VIAGGIATORI)
Tradurre un testo come More Brilliant than the Sun è impresa
ardua: non solo per lo stile allucinato al limite dell’iniziatico
delle sue pagine, ma per l’enorme quantità di neologismi e giochi
di parole dispiegati da Eshun, ciascuno dei quali obbliga a una
serie di acrobazie linguistiche nel tentativo – speriamo riuscito
almeno in parte – di restituire il passo dell’originale. Così, per
non fare che pochi esempi, «sonic fiction» diventa «fantasonica»,
«[r]earview
earing»
diventa
«ascolto
retro[re]cchio»,
«mutantextures» diventa «mutantrame», e via di questo passo.
Altro scoglio è l’ambiguità semantica di termini come soul (che
sta tanto per «anima» quanto per l’omonimo genere musicale),
groove (tanto «solco [del disco in vinile]» quanto il caratteristico
andamento ritmico delle musiche black), race («corsa» [allo
spazio, al sintetizzatore ecc.] ma anche «razza»), o to funk
(letteralmente «funkare», in una chiara assonanza con to fuck,
«fottere»), su cui Eshun continuamente gioca. E poi c’è l’annosa
questione di come rendere in italiano un gergo tecnico che, in
ambito musicale, resta insindacabile dominio della lingua
inglese.
Ancora più subdole, però, sono le sottili imprecisioni che qui e
là compaiono nel testo originale (date errate, nomi leggermente
storpiati ecc.): in alcuni casi si tratta di chiari refusi, che sono
stati di conseguenza corretti. Altre volte, simili incongruenze
sembrano il diretto prodotto del codice imperfetto che – nei tardi
anni Novanta in cui l’Internet ancora non provvedeva a dare
tutte le risposte – caratterizzava il gergo della critica e degli
appassionati di musica, e si è quindi deciso di mantenerle in uno
spirito – diciamo così – «filologico» (ecco quindi che KutMasta
Kurt diventa Kut Master Kurt ecc.). Per lo stesso motivo, per
quanto riguarda la data di uscita dei dischi si è quasi sempre
mantenuta la classificazione di Eshun, che più volte fa
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 40
riferimento non alle edizioni originali dei dischi di cui tratta, ma
agli effettivi materiali in suo possesso (è il motivo per cui, per
esempio, di Trans Europe Express dei Kraftwerk viene citata sia
la versione Capitol del 1985 che quella del 1977). Va tenuto a
mente quanto la cultura musicale all’interno della quale si
muoveva Eshun nel 1998 fosse ancora parecchio distante
dall’ansia catalogatrice tipica dell’attuale evo Internettiano:
dischi, tracce, musicisti, appartenevano semmai a un unico
continuum di cui era l’ascoltatore a stabilire nessi e coordinate,
come d’altronde implicitamente suggerito da Eshun nella stessa
concezione di un libro tanto visionario.
Infine, c’è tutta una sottocategoria di glitch apparentemente
inspiegabili e in realtà assai illuminanti, che ancora una volta
sono stati mantenuti proprio per la loro significanza. Un paio di
esempi tratti dal capitolo su Alice Coltrane: nella sua discografia,
è chiaro che non esiste alcun brano che come titolo porti «Living
Space Remix»; esiste piuttosto la versione «rilavorata» da Alice
Coltrane della «Living Space» di John. Ma è chiaro che,
scegliendo di impiegare la formula del remix, Eshun sta
stabilendo un legame con le pratiche che negli anni Ottanta del
Novecento saranno alla base di generi come house e techno.
Similmente, all’interno della discografia di Alice Coltrane non
appare alcun brano chiamato «Wars of Armageddon»; semmai,
esiste la quasi omonima «Battle at Armageddon» incisa nel 1971
per l’album Universal Consciousness. «Wars of Armageddon» è
però il titolo di un brano di George Clinton dello stesso anno,
incluso in Maggot Brain dei Funkadelic. Semplice svista da parte
di Eshun? Oppure lapsus rivelatore, se non addirittura messaggio
in codice così da ribadire l’ennesimo < >, un continuum
fantasonico all’interno del quale convivono entrambi i musicisti,
sovrapponendone titoli, tracce e percorsi?
È questo il genere di wormholes in cui continuamente si cade
leggendo un testo tanto «ennedimensionale» qual è Più brillante
del Sole. L’invito, che rivolgiamo in particolar modo a quella
categoria che-più-pedante-non-si-può degli appassionati di
musica (a cui, dopotutto, noi stessi apparteniamo) è di
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 41
immergervisi e lasciarsi trasportare dalla lettura e soprattutto
dall’ascolto, abbandonando per una volta la compulsiva
ispezione di database quali discogs o simili. Buon viaggio nella
Fantasonica.
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P. 42
Più brillante del Sole
Avventure
nella Fantasonica
Concetto ingegnerizzato
da Kodwo Eshun
Più brillante del Sole è una macchina per viaggiare alla velocità
del pensiero, una sonda per trivellare nuovi livelli di spazi di
possibilità. «La sua missione consiste nello scuotere le idee che
questo presente ha della “salute” e della “cultura”, e nel generare
scherno e odio nei confronti di mostri concettuali tanto ibridi».
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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DISSCONTEN[U]TI
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P. 44
Per i Nuovi Mutanti
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P. 45
LA CO-EVOLUZIONE
DELLA
MACCHINA FUTURITMICA
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 46
00. SISTEMA OPERATIVO PER
LA RIPROGETTAZIONE DELLA REALTÀ
SONORA
Con tutto il rispetto. La buona musica parla da sé. Non servono
note di copertina. Goditela e basta. Finiamola con le stronzate.
Torniamo alle basi. Che altro aggiungere?
Simili prediche troglodite sono cretinismo britannico
camuffato da vettori verso il Regno Sublime Tradizione. A partire
dagli anni Ottanta, la stampa musicale mainstream si è rivolta
alla Musica Nera solo per cercare riparo dalle rigorose
complessità del rock bianco a base di chitarre. Dato che in questa
inversione ridicola un testo ha sempre più significato di un
suono, solo le chitarre possono incarnare lo spirito del tempo,
mentre la Ritmacchina si ritrova bloccata in un’innocenza
ritardata. Puoi teorizzare le parole o lo stile, ma se analizzi il
groove allora uccidi il suo piacere corporeo, svuoti la sua essenza.
Teoricamente agli antipodi del giornalismo rock, anche la
stampa dance trasforma in virtù la sua completa incapacità di
descrivere qualsivoglia forma di ritmo, invocando una routine
inglese e bianca fatta di pub, club, ordinaria amministrazione,
bravi ragazzi che come bovini fanno gruppo assieme. È evidente
come l’intera stampa dance inglese – con le sue agiografie e
geografie, il suo ricettario per dj, la sua enfasi, i suoi profili, il suo
culto della personalità – costituisca una colossale macchina per
mantenere il ritmo in uno stato di mistero ineffabile, impossibile
da descrivere a parole. Ed è per questo che il giornalismo dance
Tradizionale non è altro che liste e menu, bit e byte: misero,
spilorcio, mediocre.
Tutto il giornalismo odierno non è altro che un gigantesco
motore a inerzia per mettere i freni al break, un deficientizzatore
che tiene in pausa permanente il pensiero, un ammortizzatore
del future shock, sempre pronto a proteggere i lettori dai tagli, le
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 47
fratture, i segni e i graffi del futuro. Dietro la presunta virtù che
ammutolisce il ritmo, c’è un’ostilità non-troppo-velata verso
l’analisi del ritmo. Troppe idee guastano la festa. Troppa
speculazione uccide la «musica dance», «intellettualizzandola» a
morte.
Il carburante con cui si alimenta questo motore a inerzia è un
combustibile fossile: concerto, esibizione live, album giusto,
Canzone Vera, Voce Vera, maturo, musicale, puro, autentico,
appropriato, intelligente, breaking America – tutte nozioni che
restano attaccate al passato, conservano la gerarchia dei sensi,
pietrificano la musica in uno stato solido dove ognuno sa dove si
trova, e sa cos’è la vera musica.
Ed è per questo che non c’è niente di più divertente che
guastare un sublime arrivato al suo stato terminale di stupidità,
l’insistenza secondo la quale la Grande Musica parla da sé.
A Fine Secolo, la Futuritmacchina ha 2 tendenze opposte, 2
trasmissioni sintetiche: una Soulful e una Postsoul. Da una parte
l’anima, dall’altra il superamento dell’anima. D’altro canto, tutta
la musica si compone di entrambe le tendenze simultaneamente
azionate su tutti i livelli, il che significa che non puoi
semplicemente contrapporre un R&B umanista a una Techno
postumana.
La disco resta il momento in cui la Musica Nera precipita dalla
grazia della tradizione gospel fin dentro la catena di montaggio
metronomica. Ignorando quanto la disco sia il momento in cui
forte e chiaro inizia il 21° S, ecco che 9 critici culturali su 10 si
rifugiano nella loco cultura pop nera e umanista di riferimento,
squisitamente 19° S. Come i cavoletti di Bruxelles, l’umanesimo ti
fa bene, è nutriente, sostanzioso, rinfrancante – e da Phyllis
Wheatley a R. Kelly, l’R&B contemporaneo è una perenne
battaglia per lo status di umano, un anelito di umani diritti, una
lotta per l’inclusione nell’umana specie. Allergici alla
cybersonica se non proprio alla tecnologia sonora, i media
mainstream americani – nella loro corsa per mettere al bando
l’alienazione e recuperare un senso di interezza dell’essere
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 48
umano grazie a sistemi di credenze che parlano al tuo «vero te» –
cancellano compulsivamente ogni accenno al futurismo
AfroDiasporico, a quella «rete aggrovigliata» di computeritmi,
mitologie della macchina e concettotecniche che collega,
reindirizza e attraversa in lungo e in largo l’Atlantico Nero.
Questa diaspora digitale che connette il Regno Unito agli USA, i
Caraibi all’Europa e all’Africa, è nella definizione di Paul Gilroy
una «struttura frattale, rizomorfica», una «formazione
internazionale, transculturale».
La musica di Alice Coltrane e di Sun Ra, di Underground
Resistance e di George Russell, di Tricky e di Martina, proviene
dallo Spazio Esterno. Aliena se stessa dall’umano; arriva dal
futuro. La Musica Aliena è un ricombinatore sintetico, una
«tecnologia artistica applicata» per aumentare la probabilità di
diventare alieni. Ottimizza il coefficiente d’eccentricità.
Sintetizza te stesso.
Fin dal principio, l’Era Postsoul è stata caratterizzata da
un’estrema indifferenza nei confronti dell’umano. L’umano è una
categoria inutile e pericolosa.
E in sintonia con questa prospettiva postumana arriva il
Futurismo dell’Atlantico Nero. Che si tratti della musique
concrète afrofuturista di George Russell e Roland Kirk, della
Fissione Jazz di Teo Macero e Miles Davis, dell’Elettronica del
Mondo 4 di Sun Ra e Herbie Hancock, dell’Astro Jazz di Alice
Coltrane e Pharoah Sanders, dell’HipHop cosmofonico di Dr
Octagon e Ultramagnetic MCs, del post-HipHop dei Jungle
Brothers e Tricky, del Dub Spettrale di Scientist e Lee Perry,
dell’Electro Extraterrestre di Haashim e Ryuichi Sakamoto, della
tirannide Acid di Bam Bam e Phuture, della sinistra
fonoseduzione di Star Child dei Parliament, della psichedelia
iperritmica di Rob Playford e Goldie, 4 Hero e A Guy Called
Gerald, il Futurismo Sonico sposa sempre un’attitudine crudele,
dispotica, amorale verso la specie umana.
In effetti l’era in cui la Storia dell’HipHop poteva esaurire la
Musica della Macchina è finita da tempo. Tutte queste petizioni
per prendere sul serio l’HipHop, per chiedere alla BBC di dare
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 49
una possibilità alla Techno, per concedere un ascolto equo alla
House: miserabili suppliche del genere sarebbero dovute finire
anni fa. Perché non c’è più niente da dimostrare: tutte queste
Ritmacchine sono ora popolari a livello globale.
E quindi basta favole del Bronx inculcate a forza e niente più
liturgie HipHop ortodosse. Ce ne sono già abbastanza. Più
brillante del Sole si concentrerà semmai sulle Futuritmacchine
che albergano all’interno di ogni campo, offrendo un ascolto
ravvicinato a null’altro che agli emigranti interni della musica. Il
Pensiero Periferico di Tricky, i Jungle Brothers con la loro cura
per un HipHop diventato illmatico, il Rammellzee teorico
dell’arte Aerosoul coi suoi sistemi mitoillogici di Futurismo
Gotico e Panzerismo Ikonoklasta. Non ci sarà nessuna storia della
Techno, per quanto possa essere interessante, ma ci si focalizzerà
sulla Macchina da Guerra degli Underground Resistance,
sull’Oggetto Audio Non Identificato di X–102 Discovers «The
Rings of Saturn». Nessun appello per concedere il dovuto rispetto
alla Jungle, semmai un ingrandimento su certi aspetti particolari
della sua iperdimensionalità nei 4 Hero, in A Guy Called Gerald,
Rob Playford e Goldie.
Il libro di storia che aspira a contenere tutto riesce solo a
schermare la stranezza della Ritmacchina. Nella sua
dichiarazione di universalità, è un libro che dissipa l’artificialità a
cui tutti gli esseri umani aspirano.
Per contrasto, Più brillante si spinge oltre. Indugia
amorevolmente dentro un singolo remix, esplora gli spazi
immaginari psicoacustici degli interludi e delle intro, si porta al
limite per estrudere l’illogico che gli altri studi rifuggono.
Oblitera felicemente i soliti nomi [quindi nessun Tupac, niente
NWA] e i precedenti storici [niente griot menzogneri, non molto
King Tubby, giusto una piccola puntata laterale sulla lotteria
Stockhausen]. Evita la nauseante brama americana per le
biografie confessionali, per il «racconta la tua storia con parole
tue». Si rifiuta di adagiarsi nel comodo ambiente delle origini e
dei contesti sociali.
Dappertutto, la «strada» viene considerata fondamento e
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 50
garanzia dell’intera realtà, una logica necessaria in grado di
spiegare tutta la Musica Nera, opportunamente confondendo per
realismo sociale il surrealismo antisociale. Qui il suono si spoglia
da simili obblighi e doveri, elude qualsiasi responsabilità sociale,
accentua il suo principio di irrealtà.
Negli Studi Culturali, nella Teoria Techno e nella Cybercultura
– questi regimi penosamente arcaici – la teoria arriva sempre in
soccorso della Musica. L’organizzazione del suono viene
interpretata storicamente, politicamente, socialmente. Come un
preside di scuola media, alla musica di oggi la teoria insegna
quelle due o tre cose cose sulla vita. Sottomette l’ambizione
musicale, la imbriglia, la rimette al giusto posto, la riconcilia con
il suo destino naturalmente in ritardo.
In Più brillante del Sole per una volta avviene il contrario: la
musica è incoraggiata nella sua spinta dispotica ad accartocciare
la cronologia come un pacchetto di patatine vuoto, a eclissare la
realtà nella sua esorbitanza ostinata, a estinguere il Sole. Qui
l’illogicità mistificante della musica non viene oppressa ma
sistematizzata e intensificata in MitoScienze che rompono il
margine di improbabilità, spingono verso una serie proliferante
di matemagiche mixillogiche a un tempo esasperanti e
sconcertanti, allarmanti, attraenti.
La MitoScienza è il campo del sapere inventato da Sun Ra, ed è
un termine che questo libro adopera ogni volta che può. Un
sample da Virilio lo definisce in maniera molto semplice: «La
scienza e la tecnologia nutrono l’ignoto, non la conoscenza. La
scienza accresce ciò che non è razionale». Al posto di una teoria
che riscatta la musica da se stessa e dai suoi aspetti peggiori –
che poi sono i suoi eccessi migliori –, qui la musica viene
ascoltata come quell’analisi pop che già è. I produttori sono già
teorici del pop. La definizione di skratchadelia del produttore
breakbeat Sonz of a Loop da Loop Era, l’idea di
giradischizzazione del produttore di HipHop strumentale DJ
Krush, la scienza da studio mixadelica del virtualizzatore George
Clinton: tutte queste concettotecniche vengono impiegate per
eccitare la teoria a viaggiare alla velocità del pensiero, come
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 51
suggerito nel 1987 da quel teorico che di nome fa Kool Keith. La
Teoria Techno, gli Studi Culturali eccetera, perdono la loro massa
flaccida, la loro pigra, pomposa, culona influenza dall’alto,
diventano nient’altro che un singolo componente in un
sintetizzatore del pensiero che si muove tutto assieme su diversi
piani, tracciando le linee di forza della Musica della Macchina.
Lungi dall’avere bisogno dell’aiuto della teoria, la musica di
oggi è già più concettuale rispetto a quella di qualsiasi altro
momento del secolo, gravida di sonde cognitive in attesa di
essere attivate, accese, usate in maniera impropria.
Perciò Più brillante del Sole ricava i suoi obiettivi dai sottotitoli
delle tracce piuttosto che dalla Teoria Techno o finanche dalla
fantascienza. Queste concettotecniche vengono così rilasciate
dalle guardine dei loro supporti, per migrare e mutare per tutto il
panorama delle comunicazioni. Rubate dai Manifesti delle Note
di Copertina, estrapolate dalle finzioni delle etichette, condotte il
più lontano e il più veloce possibile, si deformano finché non
diventano dispositivi capaci di trivellare nuove esperienze
sensoriali, endoscopi per ingrandire i nuovi stati della mente
indotti dalla Musica della Macchina.
L’ambizione di Più brillante del Sole, dunque, è progettare,
produrre, fabbricare, sintetizzare, tagliare, incollare e editare un
cosiddetto discontinuum artificiale per la Futuritmacchina.
Rigettando l’onnipresente enfasi sull’inevitabile fedeltà alla
strada del suono nero, questo progetto dischiude il nuovo piano
della Fantasonica, la vita segreta delle forme, il discontinuum del
Futurismo AfroDiasporico, la reazione a catena della
FonoFiction. Si muove nelle forze esplosive che la tecnologia
accende in noi, lungo l’architettura temporale dello spazio
interiore, lo spazio audiosociale, lo spazio vivente, dove
l’alienazione postbellica si scompone nell’alieno del 21° S.
Da Sun Ra ai 4 Hero, l’attuale discontinuum alieno non opera
tramite continuità, archiviazioni, genealogie o eredità, ma
piuttosto attraverso intervalli, divari, pause. Si allontana dalle
radici; si oppone al buon senso con la forza dell’immaginario e il
potere della falsità.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Un effetto collaterale del discontinuum alieno è il rifiuto di
ogni nozione riguardo una qualsivoglia condizione nera
obbligatoria. Se i giornali ancora insistono su quello stato solido
noto come «blackness», con Più brillante questa solidarietà a un
cadavere viene dissolta in una fluidarietà prolungata ed
esacerbata dalle macchine del suono.
I cyborg di oggi sono troppo impegnati a fabbricare se stessi
attraverso il tempo-spazio per disintensificarsi a furia di test di
Turing sulla coscienza transatlantica, transeuropea e
transafricana; l’affermazione, il «keep it real», il «represent», il
restare fedeli al gioco, il rispetto, lo staying black: oggi la Musica
Aliena fallisce deliberatamente tutti questi test, questi cadaveri
putridi di moralismo pietrificato. Li tratta con indifferenza totale,
non li rimpiazza con niente.
Diserta per sempre l’etica nauseante e bizzarra della
«redenzione».
Il Futurismo AfroDiasporico si è composto da sé per vie
inumane, e per articolarlo serve un pensiero artificiale. Quale
sollievo: le mascelle si rilassano, mentre le convenzioni crollano.
Dove ancora si danno appuntamento i critici della
Cybercultura, il 99.9% di loro condanna il disincarno dell’umano
causato dalla tecnologia. Ma le macchine non ti separano dalle
tue emozioni – è esattamente il contrario. Le macchine del suono
ti fanno provare emozioni più intensamente, lungo una banda di
spettri emozionali più vasta di quanto fosse prima del 20° secolo.
Sonoricamente parlando, l’era postumana non è caratterizzata
dall’incorporeità ma dal suo esatto opposto: è una ipercorporeità,
via Technics SL 1200. Uno scienziato non-sonoro come Richard
Dawkins «parla allegramente di virus culturali», sostiene Sadie
Plant, «ma non pensa di essere egli stesso una malattia infettiva
virale». Migrando dal laboratorio allo studio, la Scienza Sonora
non solo parla dei virus culturali, ma è lei stessa un contagio
virale. È una strepitosa infezione trasmessa dalla diffusione di
quella che Ismael Reed chiama l’antipeste.
La Musica della Macchina non si definisce una scienza perché
controlla la tecnologia, ma perché la musica è la forma d’arte più
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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insidiata, ricombinata e riconfigurata dalla tecnica. Gli scienziati
danno l’avvio a processi che li inglobano: il cervello dello
scienziato resta intrappolato nella rete. La modulazione di
frequenza aliena dell’Acid aziona i suoi dj-producer Phuture e
Sleezy D e inizia a «prendere a pugnalate il tuo cervello» e a
«disturbare i tuoi pattern cognitivi».
Paradossalmente, nell’evidenziare queste intersezioni tra
suono e fantascienza finora ignorate – il crocevia che il presente
progetto rinomina Fantasonica o FonoFiction – Più brillante
fornisce un ritratto della musica odierna molto più accurato di
qualsiasi indagine dal vero. Il motivo è che i più recenti resoconti
della Musica Nera – quelli che formano il filone umanista
dominante nella commemorazione della Musica Nera, le sue
storie ufficiali – sono più che altro desideri inespressi: scenari in
cui l’Acid non è mai esistita, in cui il jazz elettronico non è mai
apparso, in cui l’Era della Ritmacchina non è mai avvenuta.
Di contro, Più brillante è una meccanografia, un’esplorazione
omnidirezionale nella meccano-informatica, la vita segreta delle
macchine che dischiude la vasta e precedentemente insospettata
coevoluzione di macchine e umani nel tardo Futurismo
dell’Atlantico Nero del 20° S.
La Musica Aliena è tutta nelle fratture, negli intervalli, nei
break: è la distanza tra Tricky e quelli che pensavi fossero i limiti
della Musica Nera, il divario tra Underground Resistance e ciò
che la Musica Nera ti è sempre sembrata, tra l’ascolto di «He
Loved Him Madly» di Miles & Macero e l’oltrepassamento di tutte
le soglie con e per mezzo del brano, abbandonando ogni vecchio
sistema di credenze – il rock, il jazz, il soul, l’Electro, l’HipHop, la
House, l’Acid, il Drum’n’Bass, l’elettronica, la Techno e il dub –
per sempre.
Il segnale d’allarme del Futurismo dell’Atlantico Nero è
l’irriconoscibilità, sia in quanto Nera che quanto Musica. Il
Futurismo Sonico non ti localizza nella tradizione; piuttosto, ti
disloca dalle origini. Ti immette sulla strada scatenando una crisi
senza ritorno, uno stordimento percettivo che rende
immediatamente udibile la discontinuità sonora odierna.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Al produttore Futurista non si può affidare l’eredità della
musica. Una volta realizzato questo, i media dance UK e USA
scattano in avanti pur di preservare le stesse tradizioni che il
produttore continua a lasciarsi alle spalle. Il ruolo dei media è
difendere un’essenza, respingendo tutte le infezioni possibili: i
giornalisti diventano missionari per conto dell’HipHop;
combattono per l’anima della Techno.
È per questo che a Fine Secolo ti sintonizzi su frequenze
sensoriali irrintracciabili dall’allegro acufene del caro, vecchio
giornalismo di una volta. Vieni volontariamente mutato da
macchine interiori, sequestrato dall’audio tra gli abitanti dei tuoi
corpi. Le macchine del suono ti scagliano sulle sponde della pelle
in cui sei avvolto. La cyborg ipersensuale percepisce se stessa
come una galassia di sensazioni audiotattili.
Non siete censori ma sensori, non esteti ma cinesteti. Siete
sensazionalisti. Siete i nuovi mutanti incubati in altoparlantiutero. Vostra madre, il vostro primo suono. La stanza da letto, il
party, la pista da ballo, il rave: sono questi i laboratori dove si
assemblano i sistemi nervosi del 21° S, le matrici del
Discontinuum Futuritmacchinico. Per il presente, il futuro è una
guida di gran lunga migliore del passato. Preparati, stai pronto a
barattare tutto ciò che sai sulla storia della musica in cambio di
un minuscolo assaggio del suo futuro.
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01. MONDO 4: MUTANTRAME DEL JAZZ
MONDO 4
Gli ultimi 2 decenni del jazz costituiscono un macchinario
collettivo il cui scopo è dimenticare gli anni che vanno dal ’68 al
’75, l’era in cui i suoi massimi musicisti svilupparono il jazz in un
Programma Spaziale Afrodelico, un’Elettronica del Mondo
Alieno. La fusion dei Settanta, il Neoclassic Jazz degli Ottanta,
l’Acid Jazz dei Novanta, il jazz rap, il free jazz: tutti questi
acerrimi
nemici
condividono
fra
loro
l’assoluta
avversione/amnesia per l’Età della Fissione Jazz. Tutti
rimandano o a prima o a dopo l’Era Elettronica iniziata nel ’68
con la Electronic Sonata for Souls Loved by Nature di George
Russell e conclusasi nel ’75 con Dark Magus di Macero & Miles.
Da Ra a George Russell, da Miles & Macero a Alice Coltrane e
Pharoah Sanders, da Herbie Hancock a Eddie Henderson e Julian
Priester, dai Tony Williams Lifetime a Larry Young e oltre, l’Era
dello Spazio Interiore ha generato la musica più audace,
ambiziosa e suggestiva mai emersa in America.
Eppure oggi, nel ’98, è come se le futuritmacchine dell’Era
Elettronica non fossero mai esistite. La musica ha
completamente rinunciato all’ambizione travolgente di
quest’era. Proprio come la Techno, la Fissione Jazz – il momento
più grandioso dell’America – è stata fatta scomparire.
Nel jazz elettronico l’ingegnere del suono attraversa lo
specchio. Il jazz elettrico popola di allucinazioni il mondo.
L’Astro Jazz è Alice Coltrane che bestemmia contro il jazz
remixando «A Love Supreme». La Fissione Jazz dissolve il
confine tra sordina e tromba, wah-wah e organo, effetto e
strumento musicale. Il jazz psichedelico derealizza il suono in
calabroni e quasar. Il Cosmic Jazz è inquieto, la mostruosa
liquefazione della console. Il jazz del Mondo 4 è una minacciosa
deriva in direzione di origini ignote.
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ATTRIBUTO: ASSASSINO
La Fissione Jazz ha fatto molto più che liquefare le gerarchie che
il jazz tradizionale tenta così tenacemente di preservare. In
quanto ciclotrone capace di produrre materia mutante e
psichedelie poliritmiche, ha innescato un universo post-jazz. Le
date in cui il jazz è stato assassinato sono tante, e tutti i suoi
assassini si sono da tempo fatti avanti: Coltrane, Ornette, Ra,
Miles. A differenza del jazz «Grande Musica Nera» proclamato
dall’Art Ensemble, la Fissione Futuritmica tratta la Tradizione
come effetti, input per alimentare il suo gigantesco
supercomputer, la sua mastodontica Macchina per la
Connessione.
Liquefare tutto genera un miscuglio che si calcifica in fretta,
da un lato sotto forma di ortodossia e dall’altro come amnesia
pressoché totale. Entrambe le reazioni sono state accelerate dagli
stessi tecnici-musicisti che, demotivati e prosciugati dalle scarse
vendite, si sono convertiti dalla fission alla fusion e hanno poi
derubricato l’era Afrodelica a esperimento avventato, un
fallimento.
Cibernetica Anacronica del Mondo: George Russell
Le 2 versioni della Electronic Sonata for Souls Loved by Nature del
compositore George Russell, quella del ’68 e quella del 1980, sono
banchi di prova per un ampliamento del jazz ai pericoli ignoti
dello spazio interiore. Nell’Età Cibernetica, il jazz deve passare
attraverso l’occhio del ciclone, implodere ed essere riassemblato
come dub elettromagnetico. Anziché invocare il jazz come arte,
un’anima bella che sfida il complesso militare-industriale,
Russell tecnologizza il jazz fino a trasformarlo in complesso arteindustriale: «Il nastro è stato preparato su un enorme computer
agli Electronic Music Studios della radio pubblica svedese. Vuole
comunicare che l’uomo, messo di fronte a una tecnologia sempre
più invasiva, deve affrontarla e cercare di umanizzarla, per
esplorare l’interiorità e lo spazio esterno».
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MIXILLOGICO
Per Russell, la Electronic Sonata è musica globale, un «nastro
elettronico panstilistico; un nastro composto da frammenti di
tanti stili musicali diversi – avanguardia jazz, raga, blues, rock,
musica seriale ecc. –, modificati elettronicamente… un palato su
cui potrebbero essere proiettate composizioni musicali non
elettroniche di natura panstilistica». È una convergenza di
collage che trasforma la Electronic Sonata in un sistema
mixillogico: l’abrasione effimera di incongruenze timbriche,
blocchi di suono incompatibili sfregati l’uno contro l’altro. Il
caratteristico ‹ › in tempo reale del nastro viene rimestato così da
creare una sonata immaginaria di musica impossibile. Il collage
di heavy rock, raga indiani e voci marocchine viene elaborato in
un mix-specchio elettromagnetico, quindi ripetuto in loop sui
nastri squarciati dalla chitarra di Terje Rypdal e corrosi dal
severo sax tenore di Jan Garbarek.
Nastro + elaborazione elettronica + musica dal vivo =
Stratusphunk Texturologico: «Ci sono tre persone a suonare
simultaneamente su quel nastro, ma il nastro è così ben
incorporato con il resto del materiale elettronico che è difficile
distinguere cosa sia cosa». I miraggi elettronici discendono in
coltri, velando i contorni del suono in amorfi banchi di nebbia
attraverso i quali si sollevano gli attacchi delle frequenze medie.
VIAGGIO AL CENTRO DELLA TESTA
Diversamente dalle onde corte di Holger Czukay o dai
campionamenti presi dalla TV di Lee Perry, il campo di forze
elettromagnetico di Russell precipita in una foschia tanto
indefinita quanto un cielo neuromantico sintonizzato sul colore
di una televisione morta. Il vapore irrorato del fruscio del nastro
trasuda attraverso i segnali impetuosi della chitarra e i toni del
sax, derealizzando i confini tra suono dal vivo e sintetico, tra
tempo reale e irreale, in campionature cromatiche che
ondeggiano alla periferia della percezione.
Ascoltare l’Electronic Sonata, Events I-XIV è come farsi
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crescere un 3° orecchio. Il palinsesto perpetuo di eventi
impossibili richiede una nuova interfaccia neuromuscolare.
Diventi un oncotopo umano, con l’orecchio che spunta dal collo
come un ombrello carnoso.
FRAMMENTALI
Attorno ai 6 minuti la nebbia si diffonde tra test-tones e catene
stridenti. Applicati in profondità, gli elettroni confondono i
solidi con i segnali e il metallo con le informazioni, ingannando
l’orecchio mentre i suoni rifuggono i loro corpi acustici e mutano
il loro involucro per farsi informi. Lo spazio coagula e si ripiega,
alterando la propria densità, contorcendo le prospettive finché i
suoni ti raggiungono in frazioni e frammenti. Le tue capacità di
comprensione vengono sparate all’inferno mentre attraversi
un’incomprensibile repubblica della materia indistinta. La
corrente ti attrae verso una centralina che si contrae come
monete rotanti su uno specchio. Al minuto 13 ogni cosa è soffusa
in un ruggito illocalizzabile, percepibile attraverso banchi di
nebbia come i minacciosi bordoni di Vittorio Gelmetti in Deserto
rosso, il film del ’64 di Antonioni. Al minuto 15, il sax alla Shepp
di Garbarek, tutto scarabocchi acri Twomblyzzati, comincia a
duettare con le alte frequenze. I violini rovinano in un colpo solo.
La gravità decade, aprendo un orizzonte al margine estremo della
percezione. L’organo si impenna a spirale tra fiamme arricciate
mentre le percussioni africane si dissolvono in lontananza. Al
minuto 20 gli oscillatori si materializzano a portata d’orecchio,
formando leghe metallofoniche sconosciute, fondendosi con un
labirinto di marimba. «Quella cosa che suona come se fosse una
marimba è in realtà un vecchio africano coi suoi due figli. Le voci
che si sentono nell’Electronic Sonata sono di un settantenne
africano e dei suoi figli. C’è anche un liuto africano. Un amico mi
portò un nastro di musica folk dell’Uganda, e noi l’abbiamo
giusto fatto girare in alcuni modulatori ad anello». Le trame si
sovrappongono tra loro prima di essere deglutite dai riverberi di
una sorgente di alimentazione nascosta. Al minuto 23, sonorità
sintetiche simulate a nastro mitragliano contro l’armoniosa
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cortina di un organo da chiesa. Un movimento a cascata, come
dei teppistelli che tambureggiano su intercapedini di ghisa, si
dirima lentamente sotto forma di percussione, spostando
l’attenzione sul tuo udito.
STRATI TEXTURALI DEL MIX
Nella Part II della Electronic Sonata for Souls Loved by Nature, il
liuto nordafricano e i segnali vocali viaggiano attraverso lo
spazio, rimbalzando orizzontalmente l’uno contro gli altri. Le
percussioni a mano gettano ponti d’intermittenza fruscianti. La
seconda voce sfuma, materializzandosi dallo scintillio dei piatti.
Il tempo in cui le voci in Part II Event VIII esistono è il futuropassato simultaneo del mix. La Sonata è mixologia in tempo
ir#reale.
Al minuto 3, i clangori della chitarra di Rypdal nel ‹ › vengono
risucchiati tra le fauci della modulazione ad anello. Al minuto 6,
il nastro viene trattato finché non diventa un’orchestra fantasma.
Circondato da un’escalation radiale, senti un nuovo mondo, un
paesaggio spettrale di sonagli delocalizzati, echi che giungono da
origini ignote, spruzzi distanti. Al minuto 12, lo spazio subisce
un’involuzione topologica, oscillazioni rotanti attraverso una
scansione elicoidale. Il basso e il piano emergono
momentaneamente in superficie, relitti acustici proiettati
dall’estremità del vortice elettromagnetico. Al minuto 16:50,
lamine di wah-wah incidono lo spazio, confuse da un banco di
nebbia che discende appena davanti le tue orecchie. La chitarra
smette di essere riconoscibile; lo spazio attraverso cui il suono
viaggia diventa gassoso. Invece di trasportare il suono, lo spazio
si addensa e lo ostacola.
LA CONCETTOTECNICA DEL DUB DESTRATIFICATO
Riconfigurando il jazz attraverso il labirinto magnetico, Russell e
i tecnici dell’Electronic Music Studio della radio svedese
producono nel ’68 un vortice magnetico di dub.
Al minuto 18, le percussioni capitombolano come se un
tamburo venisse ribaltato a calci. L’organo da chiesa suona
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sottacqua. La fuoriuscita di onde corte si fonde coi transienti
delle frequenze radio, delle frequenze mobili e delle campane
cinesi. Al minuto 22, il bordone trasmuta nel gemito di un
aeroplano che rulla sulla pista. I suoni perdono il loro profilo
armonico, alterano la loro identità stabilizzata in un processo
elettromagnetico di implosione della musica popolare.
L’elettronica, come ha riconosciuto McLuhan, massifica gli
ascoltatori in elettribù. Ma l’elettronica non travasa le tribù dalla
tradizione nel presente, perché le tecnologie soniche
Tradizionali sono già futuristiche. «Il vecchio organo da chiesa
norvegese è il materiale su cui si basa l’intero nastro – combinato
alla musica africana che si inserisce nell’implosione culturale
globale. Volevo rispecchiare l’implosione culturale in atto tra le
popolazioni terrestri, il loro unificarsi tutte assieme».
RITMO DELLA SUSSUNZIONE
La mixologia magnetica di Russell accelera un discontinuum nel
quale il futuro proviene dal passato. Il coro di percussioni è una
Ritmacchina semplificata dal delay a nastro minimalista alla
Steve Reich. Il coro di tamburi ghanese distribuisce i poliritmi in
strati che Russell chiama Forma Verticale: «Nel coro di tamburi
africano, un batterista è una gravità ritmica mentre gli altri
accumulano gradualmente ritmi sempre più sofisticati sopra
questo centro tonale. In realtà l’insieme non si sta sviluppando in
orizzontale; sta evolvendo in complessità e densità. La sua
energia verticale sta crescendo sempre di più, cumulandosi».
Il coro di tamburi complessifica il beat in Poliritmacchine
diffuse,
reti
combinate
di
ritmi
poli#contro#contra#sfalsati#incrociati
che
operano
come
l’architettura distribuita della vita artificiale e generano una
coscienza emergente. Russell: «La musica è architettura.
Costruisco strutture. Le costruzioni vanno verso l’alto – sono
forme verticali. Mi concentro sull’evoluzione verticale di una
forma, non necessariamente sull’esposizione orizzontale/lineare
di quella forma». Ritmo = reti di intermittenza, ritmi ciclici in
sincrono ma fuori fase. Le musiche classiche del coro di tamburi
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ghanese, le orchestre gamelan balinesi, i maestri musicisti
indiani e quelli di Joujouka sono ciò che il produttore Kirk
DeGiorgio chiama ART – Advanced Rhythmic Technologies – già
vecchie di secoli.
Più una Ritmacchina è antica, più è futuristica. Per George
Russell – come per Stockhausen, Coltrane e Holger Czukay –
tornare nel passato sonoro ghanese, indiano o vietnamita vuol
dire spingersi verso un nuovo futuro. Ascoltare una ART significa
ascoltare l’evoluzione tecnologica di 5 secoli più avanti.
Programma Sciame Elettronico:
Teo Macero & Miles Davis, Herbie Hancock
IL COMPLESSO MEDUSA DELLE MUTANTRAME
Lanciata dal produttore Teo Macero e dal compositore Miles
Davis, l’Afrodelia amplificata transmolecolarizza gli stati solidi
del suono in una deriva dei continenti. Gli input sono il rock
hendrixiano a base di fuzz e wah-wah, il funk sballato di Sly & the
Family Stone, l’elettronica del clavinet, dell’Arp e del Moog, il
ritardi del delay a nastro, gli attacchi nervosi e tesi degli archi di
Varèse, il tabla e il sitar di Badal Roy, le ragnatele iperritmiche a
percussione di Hermeto Pascoal e Airto Moreira.
Tra il ’68 e il ’75, Macero & Miles, Hancock et al. trasformano
gli effetti in strumenti musicali, dissolvono le gerarchie
connettendo gli uni e gli altri in un circuito camaleontico che
genera nuove mutantrame. La tromba amplificata, il pedale wahwah, il clavinet, l’echoplex, l’organo, la chitarra: tutti diventano
nuovi strumenti, ibridi innestati, suoni unicorno, suoni
centauro. Gli effetti si trasformano in protesi acustiche,
estensioni audio, destratificatori sonori, mutatori elettrici,
moltiplicatori e mutagenti.
Il cibernetico Kevin Kelly percepisce l’emersione di
un’ecologia elettronica nella quale «l’input di una macchina è
l’output di un’altra». In questo Complesso Medusa di
alimentazioni e conduzioni, le macchine del suono «formano
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catene alimentari» e si predano a vicenda. In «Hornets» di Herbie
Hancock del ’73, il brulicante, insidioso futuritmodedalo del
minuto 19 e 36 esemplifica la matrice mutagenica. Facendo
passare il segnale del clavinet attraverso un pedale fuzz-wah, il
sintetizzatore viene proiettato attraverso il corpo di una chitarra,
producendo un timbro boacostringente che combina la morsa
del clavinet con la presa di soffocamento del wah-wah.
Transitando attraverso l’echoplex, la strozzatura viene clonata
trasformandosi da sensazione singola ad ambiente che ti
scaraventa a capofitto in un’orda di vespe assassine
termoguidate.
L’ascolto diventa una caccia tra le selve della percussione.
Tonalità mobili, di origine ignota, ti sciamano addosso,
perseguitandoti man mano che scompaiono dietro i margini del
ritmodedalo, occultate dalla proliferazione, rilanciate dalle pareti
del telintreccio.
In «Gondwana» di Macero & Miles, tratta da Pangaea, l’organo
viene fatto passare nel wah-wah fino a che non produce gli
accordi senza fine di una chitarra impossibilmente allungata.
DESTRATIFICATORI
Gli effetti elettronici sono destratificatori perché dissolvono la
struttura dello strumento, liquefanno la stratificazione del
suono. Nell’Era Afrodelica, gli effetti defezionano dalla causa,
redistribuendosi fino a che diventa impossibile sentire quale
strumento genera un certo suono. Emerge un suono‹ ›visione
schizomatico; l’audio scappa dal suo corpo acustico, impone un
nuovo serraglio di macchinari sonori, ti altera incitandoti a
inventare gli strumenti immaginari del Mondo 4.
La distinzione tra musica reale ed effetti sonori collassa in una
corrente di materia sonica che passa dallo stato liquido della
risonanza da pianoforte allo stato gassoso della vapordispersione
da sordina. «He Loved Him Madly» è tutta derealizzazione, scie
vaporose di un suono senza origine, derive viscose di organo =
tromba = chitarra. Macero remixa l’organo di un’altra sessione
nel PoliRitmotore, filtra la tromba tramite il mixer, tramite gli
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effetti progettati dagli ingegneri della Columbia.
L’ERA SCHIZOFONICA
Schizofonia è il termine impiegato da R. Murray Schafer per
indicare l’inferno uditivo del paesaggio sonoro postbellico, l’era
nella quale le comunicazioni industriali separano il suono dalla
sua sorgente, «diventando un medium orrifico perché non
possiamo vedere chi o cosa produce il suono: una frenesia
invisibile per i nervi». Con Macero & Miles, la schizofonia diventa
endemica.
TEXTURITMO INSETTILE
Ti trovi in quello che il produttore Dr S. Gachet chiama
l’audiodedalo, la terra elettrica degli insetti che istiga
un’agitazione invisibile. Invisibile perché gli album dell’Era
Elettronica pullulano di percussioni che si sono evolute in forme
di vita insettili ancora inosservate. La copertina di Dark Magus
del ’75 ritrae Miles con indosso degli occhiali da sole a mosca
color verde insetto, così da adattarsi all’audioserra mutando egli
stesso in insettile. Gli occhiali da sole Superfly danno accesso alla
visione amplificata della mosca tse-tse. La vista si fa composita,
innescando l’ascolto retiforme che il jazz elettronico pretende.
Cinguettare, gracchiare, scricchiolare, stridere, rantolare,
tremare: le percussioni evolvono in un’ostilità non lineare. Il
ritmo è una biotecnologia. Il PoliRitmotore di Hancock è una
biotecnologia in moto perpetuo. I suoi texturitmocampi sono
troppo diffusi e troppo sfuggenti perché l’orecchio li possa
catturare. Le percussioni diventano una doccia ritmica dove i
beat distribuiti – infidi sotto i piedi, appena scrutabili sopra la
testa – scivolano lungo tutto il corpo come pioggia sulle liane.
La pelle avverte la doccia poliritmica come una tattilità
strisciante,
serpentina.
Mutamenti
improvvisi
eppure
impercettibili attraverso il campo percussapellico amplificato –
dal tintinnio al cinguettio – si fanno strada lungo la pelle,
abbassando la temperatura corporea man mano che deformano e
sequestrano il terreno dermatico. Grilli, cicale, raganelle e colibrì
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guizzano nel mezzo di una foresta pluviale a base di carbonio.
Ecco perché il Ritmotore di Maupin, Henderson et al. prende il
nome di Headhunters, «cacciatori di teste», in ossequio alla
magia dei Pigmei.
Il lato 2 di Sextant del ’73, l’album che conclude la sua
convulsa, meravigliosa Trilogia del Mondo 4 – dopo Mwandishi
del ’71 e Crossings del ’72 – viene interamente occupato dagli
ibridi maligni di «Hornets». Il clavinet di Hancock e il basso fuzz
di Buster Williams si raddoppiano a vicenda in accordi
strangolanti che si avvolgono e dispiegano come cobra infuocati.
Sullo sfondo di un basso troncale e superpesante, il sibilo dei
piatti di Billy Hart sobbolle mantenendo una pressione
pneumatica che attizza il PoliRitmotore, la minaccia imminente
del groove. Il clarinetto basso di Julian Priester si insinua in un
movimento sinistro come un missile sidewinder sotterraneo che
ondeggia sulle sabbie mobili. Il sintetizzatore di Patrick Gleason
oscilla dai bordoni dei bassi ai gracidii delle rane per giungere a
stridii che precipitano in urla terribili.
Grazie al potere estraneo dell’essere distribuito, numeri
sufficienti di agenti possono essere elevati in un tipo di colonia
intelligente attraverso la loro connessione in un gruppo.
Kevin Kelly
LA BIOLOGIA PARAUMANA
DELLE MACCHINE DEL SUONO
Nell’Era Afrodelica, gli strati percussivi e i motori poliritmici
convergono in un’area di evanescenza paraumana. Fuggevole e
duttile, l’iperritmo del Mondo 4 rende udibile il biocomputer di
La mia vita nel bosco degli spiriti, il romanzo di Amos Tuotola del
’58. Come la giungla amazzonica o la foresta pluviale
centroafricana, il carcerario «Bosco degli Spiriti» di Tuotola è un
biocomputer distribuito, un esempio dell’«adattamento
bioingegnerizzato
massicciamente
parallelo»
di
Kelly.
«L’evoluzione naturale è un processo computazionale di
adattamento a un ambiente in continua trasformazione».
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La mia vita nel bosco degli spiriti accelera «il potere estraneo
dell’essere distribuito» in un medium, all’interno del quale i
segnali e le frequenze crepitano in spiriti elettromagnetici.
Tuotola disvela un continuum tecnologico-magico in cui la radio
diventa una Missiva Magnetica Invisibile che ti è stata spedita da
Casa. La tv muta in un medium spiritico infestato dalla
fantaconduttrice recapitata dalla televisione: «Quando lei mi
disse di guardare il suo palmo e lo aprì fin quasi a toccarmi la
faccia, era esattamente come in una televisione».
È il globo intero che pulsa nel mio cervello
Mati Klarwein
IL CONTINUUM ELETTRIBALE‹ ›IL PASSATO
ARRIVA DAL FUTURO
Le macchine elettriche trasmettono in avanti nel passato. La
tecnologia tribale arriva da un futuro predatorio. Le copertine di
Mati Klarwein e Tadanoori Yokoo per Miles Davis e quelle di
Robert Springett per Hancock sono Visioni Soniche, risonanze
dipinte che drammatizzano il continuum elettribale.
Su Sextant un uomo e una donna africani danzano su un
deserto spianato come una pista di decollo. Una luna li sovrasta
con i suoi crateri. Una gigantesca collana di perle, i suoi 2 fili che
erompono da un amuleto come antenne metalliche, sorvola una
piramide a forma di ziggurat, una torre di osservazione
babilonese‹ ›egizia. Giri la copertina e c’è un alieno africano in
una lunga veste, le sue dita ossute che indicano la grande
collana. Dietro di lui c’è una maschera di Buddha azzurra con
occhi rosati; il sole splende da dietro, le nuvole fluttuano.
Con Bitches Brew, Klarwein presenta al mondo i suoi cyborg
elettribali, paradisiache coppie donna-uomo. Sul fronte, i capelli
della donna si attorcigliano in un mulinello di gas striato che
attraverso le correnti termiche si avviluppa in una temporalesca
nube blu-nera. È un circuito climatico reversibile, al punto che la
tempesta elettrica alimenta simultaneamente la corrente
atmosferocefalica alla Dalí da cui la donna è generata. Sul retro,
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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un uomo che canta, il volto irrigidito in una concentrazione
delirante, è circondato da un campo di forza astrale. Sullo sfondo
di un cosmo stellato, un ragazzo albino, l’opposto della serafica
faccia nera dalle labbra blu sul fronte, versa lacrime brune.
Per la copertina di Thrust, Hancock diventa un Afronauta – un
pilota operatore che guarda sdegnoso fuori dalla capsula di vetro,
mentre le sue dita suonano il sintetizzatore-pannello di controllo
che guiderà il suo ufo oltre la nebbia purpurea e su per la
spianata in cima alla montagna. La spianata è tecnologia assira,
una città è scolpita sull’altopiano. Una luna gigantesca, i suoi
crateri color malva simili a pustole planetarie, incombe dall’alto
ostruendo il cielo.
Crossings rivela che i rugosi uomini dai teschi allungati, in
piedi nelle loro tuniche bianche, sono negromanti africani,
visitatori alieni. La scena è anacronizzata da un ragazzo con lo
stesso profilo faraonico degli anziani visir, seduto sulla cresta di
un’onda che dal retro precipita nelle oscure profondità del mare
in copertina. I negromanti stanno eretti nell’acqua. C’è una barca
che sta attraccando ma non si vede nessuna spiaggia, e anziché
una costa le onde color blu lambiscono altra acqua. I profughi si
stringono contro il vento costiero.
Sulla copertina di Yokoo per Agharta, il titolo forma un
fonotron che balza fuori da una metropoli incorniciata dal
fogliame rigoglioso e da un flusso liquido color rosso che si
inarca al di là dei grattacieli. Sul retro, un raggio traente attira un
UFO fuori dalla città verso l’alto, in un cielo subacqueo di
barriere coralline.
PROGRAMMA SPAZIALE PAN‹ ›ALIENO ASTRO‹ ›AFRICANO
Nell’Età dell’Afrodelia, il compositore jazz diventa l’alchimista
audio. Nelle illustrazioni di copertina di Yokoo, Springett e
Klarwein, l’Afrodelia innesca una corrente alternata di tecnologia
e magia. Il futuristico e l’arcaico invertono le polarità, si
inseguono a vicenda giù per un anacronistico futurpassato. In
Mwandishi e Sextant, il settetto di Herbie Hancock adotta nomi
Swahili. Herbie Hancock = Mwandishi. Benny Maupin = Mwile.
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Dr. Eddie Henderson = Mganga. Julian Priester = Pepo. Buster
Williams = Mchezaji. Billy Hart = Jabali.
Questo non li costringe né li limita alle proprie radici. Al
contrario, li arealizza per il volo, un settetto Buddhista‹ ›Swahili
in lancio nel Programma Spaziale Pan‹ ›Alieno Astro‹ ›AfricanoAmericano.
COLLAPSAR
Klarwein, Yokoo e Springett esemplificano l’Afrodelia,
anacronizzando passato e futuro in quello che Miles chiama
Yesternow, «ieriora». Come dice Sarah Connor a Kyle Reece in
Terminator: «Stai parlando al passato di cose che non ho ancora
fatto». L’Arte-Suono del Mondo 4 spalanca quello che, nel suo
romanzo La Guerra Eterna, Joe Haldeman chiama collapsar. Il
collapsar, uno slittamento nel tempo, è una stella collassata nella
quale le temporalità di ciò che sta per avvenire e ciò che non è
ancora successo implodono e si ripiegano l’una sull’altra. Il
nastro plasticizza il tempo e lo rende materiale malleabile.
AFRO‹ ›ELETTRICO
Hendrix prende l’afro di Bob Dylan e lo cabla per mandarlo in
feedback. Nel ’69, il poster The Medusa Head di Gunter Kieser
mostra l’afro di Hendrix elettrificato così da trasmettere corrente
alternata: «Tutto è elettrificato oggi. Per questo il nome Chiesa
del Cielo Elettrico lampeggia a intermittenza. Io sono Religione
Elettrica. Stiamo rendendo la musica un nuovo tipo di Bibbia,
una Bibbia che potrete portare con voi nei vostri cuori. Una che
vi darà una sensazione corporea». «And the Gods Made Love»
psichedelizza la cibernetica tramutando la chitarra in un
propulsore jetstream: un quadro sonoro dei cieli lungo 90
secondi, un generatore di toni di spettri sonori.
CAOSMO
Le rapide transizioni del jazz elettronico, che dalla turbolenza
più estrema sconfinano in pause prolungate e statiche,
suggeriscono che questo si trovi sul margine dissolvente del caos
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ordinato, rendendo udibile l’ordine caotico scoperto da Benoit
Mandelbrot. Chiunque controlli gli effetti controlla i mezzi di
trasmutazione. Gli effetti inaugurano un’era alchemica, una
scienza di sintesi non lineari.
Il jazz elettrico si impossessa del suono del nastro in reverse –
il minaccioso crescendo graduale, il brusco attacco del cut-off –
adottandolo come nuova dinamica del panico. A volte i nastri
venivano manipolati dall’ingegnere in studio. Con «You’ll Know
When you Get There», da Mwandishi del ’71, irrompe una nuova
elettronica fatta di margini frastagliati, attacchi urlanti e pause
scioccanti, il futurpassato del tempo che scorre a ritroso mentre
suona in avanti.
IL PASSATO PREAGISCE NEL FUTURO
Con «Nobu» del ’74, Hancock inventa la fusion hi-tech, la Techno
prima dell’evento che dischiude i nuovi territori dell’elettronica
di oggi. Ignorata all’uscita, «Nobu» impone al tempo una torsione
nella quale un passato dimenticato arriva dal futuro per
rimestare il presente. Le sequenze di «Nobu» sono il corrispettivo
auricolare delle sfide retiniche della Op Art. Incapace di decifrare
l’immagine Op Art, l’occhio vacilla. L’udito esita mentre si sforza
di tenere il passo dell’illusione psicoacustica della traccia, nella
quale 2 velocità anticipano e scavalcano la ritmelodia dei bassi
del pianoforte elettrico. L’arrangiamento è ciò che Patrick
Gleason battezza sintarmonica, non velocità d’attacco melodiche
ma ritmatiche. I colpi della batteria vengono sostituiti dai
texturitmi del Moog. Tutto cresce a spirale in un assolo interrotto
da accordi corali a gola aperta che sviano l’attenzione,
allargandosi verso l’orizzonte senza fine del sublime sintetico.
Dissolvi la fede Techno nei Kraftwerk quali fondamento
dell’elettronica odierna, e le linee di successione della Musica
Aliena si spezzano, prendono una piega Wildstyle. Con il collasso
di questo consensuale futuro nei Kraftwerk, la Techno non
muore. Perde solo la percezione di sé quale unica, definitiva
direzione del futuro della musica. Il Futurismo dell’Atlantico
congegna di continuo Futuritmacchine, tecnologie sensoriali,
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strumenti che rinnovano la percezione, che sintetizzano nuovi
stati della mente. Il Mondo 4 jazz è un transmolecolarizzatore
che fa fluttuare gli stati d’equilibrio del suono organizzato.
Trapelando dal futurpassato, preagisce nel presente,
anacronizzando tutto ciò che tocca. Assemblato a partire da
composti molecolari di ritmo, il Breakbeat è una Tecnologia
Ritmica Applicata, una ART che mette in moto velocità culturale
e inerzia culturale. Mobilizzando i ritmi lungo il paesaggio delle
comunicazioni, il Ritmotore sottopone l’appassionato a
un’impollinazione incrociata, transmaterializzando l’apparato
sensoriale in quell’illogico onomatopeico chiamato HipHop.
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02. TRANSMATERIALIZZARE IL BREAKBEAT
La Macchina Metamorfonica Cattura il Movimento
del Tuo Sistema Nervoso: Grandmaster Flash,
Knights of the Turntable
LO SPAZIO DI POSSIBILITÀ
DELLA SCIENZA DEL BREAKBEAT
«La scoperta del codice del DNA, per esempio, riguarda il modo
in cui puoi creare diverse specie di creature partendo dalle
particelle più piccole e i loro componenti», ha detto Karlheinz
Stockhausen. «Per questo siamo tutti partecipi dello spirito
dell’età atomica. In musica, facciamo esattamente lo stesso.»
Aprendo lo spazio di possibilità della scienza del Breakbeat, il dj,
mixer e pioniere del rap Grandmaster Flash espande e
approfondisce questa osservazione del ’71.
«Dopo che ho assunto il titolo [di Grandmaster Flash] sapevo
che avrei dovuto iniziare a entrare in laboratorio, per così dire, e
inventare nuove idee.» Per Flash, nell’81, andare in laboratorio
significa trattare lo studio come un centro di ricerca per lo
scomponimento del beat. Nel laboratorio, il Breakbeat viene
isolato e replicato, diventando il DNA della psichedelia ritmica.
IL RITMOPROPULSORE
Il Breakbeat è un dispositivo per il motion-capture, un Ritmotore
smontabile, un ritmopropulsore semovente che genera velocità
culturale. Il break è un qualsivoglia suono breve isolato.
Indifferente alla tradizione, questo funzionalismo ignora la
storia, permette all’HipHop di estrarre dati dalle vene
sconosciute del funk, di groove-depredare anziché onorare-gliantenati. Per il funkzionalista tutto il mondo è il «Giradischi
Terranova» del dubmaster Lee Perry. Come suggerisce DJ
Shadow, l’HipHop non è tanto un genere quanto un omnigenere,
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un approccio concettuale per l’organizzazione del suono
piuttosto che un particolare suono in sé.
INGRANDIMENTO 57: 19
Indagando gli elementi costitutivi del beat, Grandmaster Flash
oltrepassa la soglia del microritmo: «The Incredible Bongo Band,
“Bongo Rock”, “Johnny the Fox”, “The Bells”, “Mardi Gras” di Bob
James. Mi piaceva molto fare “pop pop pop pop poppoppop u u
u”. Mi piaceva tagliuzzare tutto a un ottavo, a un sedicesimo. A
volte mi sorprendevo».
Sia il nome – «Grandmaster Flash» – che il titolo della traccia
dell’81 – «The Amazing Adventures of Grandmaster Flash on the
Wheels of Steel» – sono Fantasonica. Il «Flash» si riferisce alla
Scienza Supersonica della skratchadelia, il dj che diventa un
supereroe DC Comics, il titolo «Grandmaster» come indicatore
del livello di abilità e acume induttivo nell’arte marziale del
djing. Il nome Grandmaster Flash unisce fumetto e cinema kung
fu, supereroi e monaci Shaolin «in una battaglia leggendaria». Il
nome innesca un’avventura di concetti, una fusione di
sensazioni che catalizza un mondo virtuale su quello che David
Toop chiama «il livello fantastico». Questo piano di realtà
fantastica è il folklore industriale di Marshall McLuhan
dell’Uomo tramutato in supernova.
LA CONCETTOTECNICA DEL GIRADISCHI
Mitizzando la console quale «Wheels of Steel», trasformando i
piatti in «ruote d’acciaio», Flash inaugura la mitologia
macchinica del giradischi. Questa nuova tecnologia concettuale,
o concettotecnica, presuppone che i piatti siano diventati per il dj
uno stato della mente. Dopo Flash, il giradischi diventa una
macchina per costruire e fondere stati della mente dalla tua
collezione di dischi.
Il giradischi, i piatti Technics, sono un motore di soggettività
che genera una stereofonetica, una coscienza hi-fi della testa,
totalmente sintonizzata ed eccitata dai rumori involontari del
deterioramento del vinile che negli scratch, nei crepitii, nei
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ronzii, nei sibili e nei rumori statici individua i propri strumenti
principali. Il fanatico dell’HipHop vive dentro il 12 pollici, cavalca
oltre la superficie della copertina, si restringe fino a diventare
della stessa grandezza della puntina che incide le sue rivoluzioni
attorno la mente.
Puoi vedere la Coscienza del Giradischi nei dipinti di 3D‹
Robert Del Naja per il CD Headz 2 della Mo Wax uscito nel ’96,
dove il braccio è in procinto di disegnare i solchi di una testa in
fiamme, lumeggiata dal giradischi. Il volo della puntina lancia il
12 nel suo Viaggio al Centro della Testa.
Spezzettando l’intro nelle 2 parole «You say», Flash schiude un
nuovo microuniverso, quello del linguaggio frazionato al
secondo. «Adventures» ti trascina in un mondo performativo nel
quale la sintassi si scinde in moduli di komando, propulsori
istruktivi e attuatori.
SKRATCHADELIA = DEMOLIZIONE RITMIZZATA
Con Flash, il dj diventa un iniziato, introdotto a una Scienza
Microsonica che converte le voci in nuovi effetti del ritmo; nel
’93, il mago del Breakbeat Droppin’ Science, allora conosciuto
come Sonz of a Loop da Loop Era, la denomina «skratchadelia».
La skratchadelia viene generalmente acclamata dai fan HipHop
per le sue qualità percussive. Il che è tanto pigro quanto vago.
Scratchare vuol dire evolvere i giradischi in un generatore di toni,
un defamiliarizzatore, un molecolarizzatore di parole. La
skratchadelia non è un ritmo, semmai è la sua demolizione
ritmizzata. Definirla «percussiva» è tanto sciocco quanto
chiamare «drum machine» quello che in realtà è un
sintetizzatore del ritmo, ed è un altro esempio archetipico di
assimilazione del futureshock e di ascolto retro[re]cchio così da
proteggerti da ciò che stai ascoltando – che sono frequenze
piuttosto che grancasse, una violenza nei confronti del vinile
anziché il rispetto che si deve ai grandi, una furiosa insofferenza
verso il funk, un’escissione chirurgica che asporta dalla
tradizione l’alta tensione prodotta da basso e batteria.
La skratchadelia è più propriamente una scrupolosa
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dissacrazione, il rumore di antichi reperti che vengono
disintegrati in flussi di materia vocovinilica.
La skratchadelia sfasa la musica in una nuova lega
fonoplastica. Le voci vengono molecolarizzate in chiacchiericci,
trame farfuglianti, globuli di timbro che borbottano e si spostano
lungo lo spettro della velocità Technics, mandati fuori fase e
panoramizzati dal cursore del crossfader.
La skratchadelia è un’estetica sintetica dell’abuso sistematico e
del sabotaggio sonoro. È solo per gli obliterati, i virtuosi capaci di
forzare il vinile in materia. Lo scratch destratifica voce e vinile in
trame inedite al confine tra solido e liquido. Trasforma i beat in
un flusso di materia sonica.
«Adventures» allora è il manuale d’uso di tutta la
skratchadelia. Flash spezzetta Singers, Talkers, Players, Swingers
and Doers, l’album di pseudopsichedelia anni Sessanta degli
Hellers, operando come un chirurgo sulla sua storia per bambini.
Il dialogo estrapolato si rannicchia accanto all’orecchio in un
caldo primo piano ravvicinato. «Perché non mi racconti una
storia? Ti prego, racconta anche a me una storia. Sai cosa, penso
che ti racconterò la storia della mia vita. Sono nato ad Animus,
North Dakota, molto tempo fa, vedi… Be’, è andata più o meno
così»,47 e a questo punto Flash grattugia il vinile in 9 scratch
stridenti, blocchi di bassotrama ritmica tritati neanche fossero
documenti riservati: «Grandmaster cuts faster». Basso.
«Grandmaster.» Basso. «Cuts… cuts… faster.» Ogni volta che
viene chiamato il cut, esplode il riff di basso degli Chic.
CONNETT*I*CUT
Il cut è un comando, un’operazione tecnica e concettuale che
taglia le linee di collegamento. «You say one for the trouble», la
frase d’apertura di «Monster Jam» di Spoonie Gee and The
Sequence (’81), viene polverizzata in uno «You say» ripetuto per 7
volte. Ogni volta la voce suona diversa, decelerando alla quarta,
come farfugliando. I balbettii del nuovo. Ogni cut ingigantisce le
parole così da farti ascoltare a una distanza ravvicinata che
espande lo spazio fino a che questo esplode.
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Il break intensifica il flusso ritmico nel quale piomba il cut,
trasformando il ritmo in una serie di picchi e cadute. La traccia
non ha un inizio e uno sviluppo sequenziale, ma invece
ricomincia sempre da capo. L’intro si moltiplica in variazioni di
se stesso. Lo scratch fa crescere la tensione, la percezione di stare
sull’orlo del darci dentro. Quando il resto della frase viene
finalmente riprodotta, il ritornello detona nella tua testa in un
lampo di fonoforza occlusiva.
Quando sul piatto gira «Another One Bites The Dust» dei
Queen, il rantolio rombante dello scratch raddoppia la linea di
basso e il feedback della chitarra che cresce gradualmente come
un aeroplano che sta decollando. Voci di studio smorzate
esultano per l’ascesa fino a quando la traccia precipita sugli archi
di «Good Times» degli Chic, invertendo i tempi con una scossa
che illumina il sistema nervoso. L’attacco orchestrale degli Chic
viene proiettato per tutto l’apparato sensoriale.
In «Adventures», il tripudio della folla anticipa il tuo applauso,
esalta se stesso ogni volta che lo ascolti, induce un potente senso
di soggezione quando Flash lascia cadere la puntina a tempo su
una raffica di vento spaziale e parte un campione dal film Flash
Gordon tagliato per annunciare l’avvento delle «Amazing
Adventures of Flash!».
La skratchadelia sostituisce al ritornello il cambio di tempo
improvviso. La canzone diventa un perpetuo attraversamento di
soglie ritmiche.
CUT-CREAZIONE
Facendo cadere la puntina sul vinile nel punto giusto, Flash isola
la frase e amplifica il comando per il cut. Il critico Nelson George
identifica le sue funzioni in: incidere tagli dentro la sintassi,
sfasare a forza l’ordine di ogni parola, tagliuzzare il riff di basso di
«Good Times» di Nile Rodger fino a farlo esplodere tra un
campione vocale e l’altro. Il basso e l’ordine delle parole agiscono
come punteggiatori alternanti. «Adventures» è una macchina per
trasmettere le tecniche avanzate del cut.
«Ero come un campionatore umano, per così dire. Dopo circa
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tre settimane a selezionare le tracce che volevo usare, ho
realizzato il tutto in due ore. L’abbiamo chiamato cutting. In
studio, ci sono voluti forse quattro tentativi per farlo venire bene.
Se sbagliavo, cancellavo tutto e ripartivo dall’inizio. L’ho
ascoltato prima in cuffia; ho pensato potesse suonare
interessante se avessi trovato il modo di renderlo meno
rumoroso, meno duro. Magari era possibile».
Grand Wizard Theodore, DJ Kool Herc, Grandmaster Flash
sono campionatori umani che isolano il Breakbeat incidendo il
cut direttamente dentro il funkmotore, sbarazzandosi della
Canzone, ignorando l’intenzione e la tradizione per catturarne il
movimento: la carica e il tiro del beat e del basso, il passo
motorizzato dalla trazione diretta del piatto.
Con l’avvento del cutting, il Ritmo migra dalla batteria alle
Tecnich(s)e, dal gruppo al dj, dallo studio alla camera da letto.
Arto dopo arto, il batterista viene trasferito nelle macchine. Il
flusso del break si diffonde per tutto il globo. Fase 1: la console.
Fase 2: i ritmi sintetizzati. La Fase 3 sarà il campionatore.
My mind ain’t nuthin but a big ol’ collage48
New Kingdom
AUTOCREAZIONE
Il 12 pollici diventa un disco che si incide da sé sul piatto, un
disco che si scratcha mentre suona. «Adventures» esegue i propri
comandi da solo. Come ha compreso Ice T ascoltando
«Supersharp Shooter Remix» di DJ Zinc: «Il disco fa la stessa cosa
che fanno i dj jungle. Si ferma, si riavvolge. Ti fa suonare come un
bravo dj». Quel che è piaciuto di «Trans Europe Express» dei
Kraftwerk a Bambaataa, Flash e agli altri è stata la sua
automazione, il groove del Ritmotore che funziona da sé,
oltrepassando i limiti: «Lascialo per i fatti propri, si incide e
funziona da solo. Vatti a fumare una sigaretta o altro».
ATTIVA IL PROPULSORE ISTRUKZIONE
Il 12 non è più un disco in vinile inerte. Ha cambiato fase, è stato
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attivato, acceso. Dato che il comando per il cut del vinile è
memorizzato sul vinile, la traccia ora è una macchina che
trasmette istruzioni su come riprodurla, tecniche replicate e
moltiplicate da nuovi errori – come fai lo scratch, come operi il
taglio. Piatti rovinati, puntine fottute, vinili abusati. Attraverso i
tuoi dischi, attivi le rotte del dis‹ ›rispetto.
Con il 12 di «Adventures» la musica supera una soglia,
dischiude un nuovo discontinuum della Ritmacchina. Ogni
cut/scratch incide nuovi percorsi neurali nel cervello.
Le audioguide in LP, i dischi impara-da-te-il-francese, i corsi
di ballo in vinile: dopo «Adventures» diventano tutti propulsori
cinestetici che catturano il movimento. «Adventures» è un
propulsore di Kommando di Kontrollo Kinestetico che ti spiega
come incidere il cut mentre ti avverte di non disturbarti
nemmeno a provarci. Ti mostra simultaneamente un insieme di
tecniche e l’apoteosi di queste tecniche. Apre e chiude una nuova
forma d’arte.
LA COSCIENZA DEL GIRADISCHI
«Adventures» genera una conoscenza del giradischi che si evolve
in una coscienza del giradischi. I piatti, il braccio, il volo della
testina, la puntina che si abbassa; tutti questi componenti passivi
diventano improvvisamente utilizzabili, volubili, i componenti
base della mutazione sonora.
Se nell’81 Flash è ossessionato dal cut, nel ’91 Terminator X dei
Public Enemy si concentra sul limite ultimo del cut. Nel regno
della Fantasonica, il suo ruolo è quello di affilare lo scratch in un
dispositivo per il cutting fino a spingersi «to the edge of panic» –
sull’orlo del panico. Il dj diventa così un Track Attacker, un
attaccante munito di tracce dello scratch solista, uno specialista
in Tecniche d’Assalto che riorganizza il suono delle tonalità
Tradizionali.
Nelle parole di Chuck D, lo scratch è una metatecnica che crea
nuovi strumenti da vecchi strumenti: «Mentre facevamo “Bring
the Noise”, abbiamo cercato di trovare una parte di scratch che si
accordasse all’ultima strofa. E l’abbiamo trovata. È lo scratch al
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contrario di una chitarra».
TERRORPOLSI
Terminator X parla con le sue mani: scratchare è pensare col
vinile. Il dj è un tattilista che parte per un viaggio delle mani,
scoperchiando una nuova area di pensiero oggettile: la
percezione polpastrello. Il cervello distribuito della mano emerge
con il suo personale punto di contatto, una memoria manuale di
terrorpolsi e mani di forbice.
IL MEDIUM È LO STATO DELLA MENTE
Con «Adventures» lo scratch diventa un medium, un ambiente
come l’elettricità. Diventare pop significa diventare ubiqui,
trasformare i predecessori in precursori. La skratchadelia è il
medium, lo stato della mente in cui John Cage è il precursore di
Flash. Nel ’37, con la composizione per giradischi modificati
Imaginary Landscape No. 1, Cage anticipa di parecchio lo scratch
del primo turntablist, l’undicenne Grand Wizard Theodore.
Eppure Cage non è l’originario Creatore del Cut – sarebbe come
confondere il banale fatto di essere nato prima con una
precedenza e priorità creativa.
Il pop riscatta sempre retroattivamente il non-pop dalla gabbia
dei suoi ammiratori: qui Flash viene in soccorso di Cage. La
skratchadelia libera l’avanguardia dalla sua gabbia citazionista
liquefacendone le istituzioni sanzionatorie. Oggi puoi ascoltare il
Cage del ’37 come un turntablist solitario senza un pubblico per
cui suonare: «Dati quattro fonografi per film possiamo comporre
e dirigere un quartetto per motore esplosivo, vento, ritmo
cardiaco e valanghe».
La skratchadelia è sia un ambiente ubiquo dato da chiunque
per scontato, sia una tecnica di virtuosismo estremo
difficilmente compresa da chicchessia.
IL FUTURO È UN ACCIDENTE
L’AutoCatalisi è quando il suono emerge da sé, quando la
macchina genera un nuovo suono autonomamente, senza un
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agente umano. Una forma di vita macchinica sorge da sola dal
campionatore. L’unità ritmica Roland TB–303 Bass Line progetta
la sua personale audiomateria. Nell’87 la 303 scopre da sola
l’Acid, usa i Phuture per riprodursi. Non è Marley Marl a scoprire
come campionare il break. Piuttosto, nell’81/2 il campionatore
Emulator E1 lo trova prima per sé e poi usa Marley Marl come
medium tramite cui replicare i break su produzioni tipo «Marley
Marl Scratch» dell’85 e «Eric B Is President» dell’86: «Potevo
prendere qualsiasi suono di batteria da un vecchio disco
qualunque, inserirlo qui dentro e far suonare il vecchio batterista
su un po’ di roba. Basta con quella merda monotona delle vecchie
drum machine».
Tutti questi nuovi mondi sonori nascono come accidenti
scoperti dalle macchine. Con Marley Marl, puoi seguire
chiaramente il processo di AutoCatalisi. «Volevo campionare una
voce da questa canzone con un Emulator e apparve
accidentalmente un rullante». Il nuovo suono emerge come un
errore della macchina. Anziché emulare un suono conosciuto, il
futuro arriva come un errore scartato dalle configurazioni
preimpostate: «All’inizio dicevo “questo è un errore”, ma il
rullante suonava bene. Continuavo a rimandare la traccia e a
battere sull’Emulator. Poi ho guardato l’ingegnere e ho detto: “Lo
sai che significa questo?!”».
Tutto in una volta c’è una «improvvisa moltiplicazione di
dimensioni della materia». La tua collezione di dischi diventa
un’immensa macchina del tempo che si assembla attraverso di
te.
AUTOCATALIZZATORE
L’AutoCatalisi macchinica introduce nuovi vettori di tecnologia. I
DJ-produttori amano ripetere come la Musica della Macchina
nasca dal cazzeggio sul manuale delle istruzioni, dall’incasinare
la formula. La nuova musica manda il sistema a farsi fottere. Qui
si avvertono i malinconici residui della resistenza punk – perché
i nuovi sistemi sonar non provengono dall’uso improprio delle
macchine. Al contrario, è la macchina a forzare la musica in
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direzioni inumane, costringendo l’umano a parametri inflessibili
e impalpabili. L’Acid sente le frequenze della TB303 per quello
che sono. Non imita nessun suono esistente, non piange la morte
di nessun suono, semmai incomincia dal negativo e
dall’immusicale.
Il produttore segue la scia illuminata dall’errore, la riproduce
in una nuova forma di vita sonica. L’Acid ne amplifica il più
possibile i limiti. La jungle accetta la rigida funzione
quantizzatrice dello studio virtuale di Cubase. Non si ribella
contro la griglia digitale; la ottimizza in nuove possibilità. La tua
collezione di dischi adesso diventa una banca dati in cui ogni
suono della storia esiste al presente come potenziale break. La
cronologia collassa nella mixologia, il tempo del mix nel quale la
posizione di una nota di basso nello spaziotempo cede alla
dislocazione spaziotemporale. Il ’73 è rimpiazzato dal più 5 sul
regolatore del pitch del giradischi.
IL FONOMOTORE VINILE
Nel loro «Fresh Mess [… Jam Your Radio]» dell’85, i Knights of the
Turntable trasformano il vinile in un fonomotore. «Fresh Mess»
tagliuzza l’ammonimento «Do not attempt to adjust your radio»49
in consonanti che sbandano e slittano. Le sillabe mutano in
fonomotori che stridono attorno al giradischi a velocità di
trasmissione diretta. Le parole perdono il loro significato
sequenziale e si trasformano in motori morfemici, blocchi di
esplosione propulsiva che collassano e balbettano a 120 bpm. Le
sillabe schizzano via dall’ordine della sintassi, eruttano fuori
dalla skratchadelia solo per essere nuovamente prese d’assalto.
Un trialogo per esplosione, rumore e scratch. Il cutting
disorganizza la sintassi. Lo scratching disarticola le parole in
blocchi di texturitmo boccamotorio. Le arti combinate fanno le
giocoliere col beat e fluttuano il tempo in un ecodedalo ritmatico.
GIRADISCHIZZAZIONE = AUTODISTRUZIONE
Nella skratchadelia, le gare automobilistiche vengono
riarrangiate per il piatto destabilizzato, una giradischizzazione in
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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cui le Ruote d’Acciaio vengono sovrascritte finché non si
schiantano. Ogni scratch rallenta la velocità, regredisce in un
urlo di chitarra, in sillabe che saltano in aria.
Con Grandmaster Flash il comando è soggetto al processo che
descrive. Qui la richiesta «Non tentare di aggiustare la tua radio»
è assoggettata al processo contro cui mette in guardia.
L’avvertimento a non aggiustare è stato appena aggiustato.
L’AutoCreazione dà via libera all’AutoDistruzione. In
«Adventures», il comando per il cut del vinile è memorizzato sul
vinile, cosicché il contenuto coincide con il processo. In «Fresh
Mess» l’avvertimento contro il cutting del vinile viene tagliato,
per cui il contenuto cancella il processo. La traccia sacrifica se
stessa nel momento in cui si riproduce, innescando una
soddisfazione intensa.
Come evidenzia il sottotitolo di «Fresh Mess [… Jam your
Radio]», giradischizzazione = jamming. Non jamming nel senso
Milesiano di Ritmotore a combustione, ma nel senso
telecomunicante di rumore che prevale sul segnale. La
skratchadelia diventa interferenza che interrompe la
trasmissione, diventa un segnale alieno che abita lo spirito della
telediffusione, manifesta l’interruzione delle comunicazioni e
rende udibili le difficoltà tecniche.
La skratchadelia critta le sue intonazioni, richiede ascoltatori
alieni sintonizzati sul segreto di Pulcinella nascosto nel rumore
statico, ricevitori che nelle sue frequenze indecifrabili possono
sentire un mondo nuovo. La tua dissoluzione è il loro
dissolvimento. Da Orson Welles ai Parliament ai Bomb Squad agli
UR, la radio è il passaggio invisibile attraverso cui l’audio invade
la Terra e trasmette a tutto il pianeta.
Rapiti dalla Cinestetica del Break:
Mantronix e Chep Nuñez
Ogni secondo di tempo che il Breakbeat conquista lungo il 12
viene tenacemente contrastato sul campo di battaglia
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dell’apparato sensoriale. La resistenza serrata contro le
psichedelie ritmiche tende a manifestarsi sotto le spoglie del
ritorno alla mera musicalità. Seguire il Breakbeat vuol dire
rifiutare una simile risposta retro[re]cchio, per atterrare sul
pianeta del tuo corpo reso nuovamente udibile dalla
transvalutazione ritmica.
La Ritmacchina cattura la tua percezione non appena questa
passa dall’ascolto dei beat individuali all’afferrare la sequenza dei
beat. Il tuo corpo è un cervello distribuito che slitta dal suono di
ciascuna intensità alle relazioni sovrapposte tra intensità
differenti. Una volta imparato a riconoscere il pattern, questo
avanti-indietro tra ritmelodia e texturitmo collassa di colpo e
riorganizza le gerarchie sensoriali.
IL CORPO È UN GROSSO CERVELLO
Per il ritmatico degli anni Novanta, il corpo è un grosso cervello
che pensa e percepisce una matematica sensazionale per l’intera
superficie della sua mente distribuita.
Il Breakbeat traziona nuovi percorsi per tutto il cervello. Dal
timbro aggressivamente indeterminato, impedisce l’empatia e al
contempo scompone la materia mentale in nuove sinapsi. Una
volta acceso lungo le giunzioni sinaptiche, il sussulto sensoriale
viene tradotto all’indietro, reinvestito degli antichi valori della
raffinatezza e della sensibilità. Alle retrovie, avanti march!
L’intenditore cerca rifugio nella gerontocrazia del talento
musicale, pronuncia giuramenti alla qualità, si schiera
coraggioso per l’originalità, tutti ideali in rapida estinzione in un
mondo pop da molto tempo fatto a pezzi. L’istintivo terrore nei
confronti del ritmo viene elevato a standard etico applicato al
suono, perfezionato nella Techno vera per gente vera. Quando la
musica viene osannata come reale, pura, corretta e autentica,
allora è troppo tardi: la decomposizione è cominciata e i vermi
sono in agguato.
Il ritorno ai valori della musicalità non manca mai di
richiamarsi alle fidate virtù dell’armonia e della difficoltà,
innalzate a principi morali. Abstract beatz, math rock, Techno
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intelligente, vero Drum’n’Bass: questi arguti generi per gente
stupida fanno risorgere l’opposizione premoderna secondo la
quale la mente è curiosamente superiore al corpo. Vanificando il
funk e ostacolando il groove, la musica intelligente amputa la
mente distribuita, ti rinchiude nuovamente nella gabbia della tua
testa. Tutt’altro che futurista, la musica intelligente ti rallenta
reimponendo una gerarchia sensoriale preindustriale che
annulla i tuoi sensi in una prigione cartesiana.
COSCIENZA BREAKBEAT
Essere educato al beat richiede molto più impegno che diventare
un compositore classico, perché stai andando contro la natura
che ti è stata inculcata dall’ordine audio del vecchio mondo.
Richiede una coscienza Breakbeat capace di trasformarti in un
ritmatico, uno specialista in cinestesia.
Il cinesteta aggira la scissione binaria premoderna secondo la
quale la pista da ballo è tutta corpi senza mente e la camera da
letto è nient’altro che mente senza corpi.
UOMO + ELETTRONICA = MANTRONIX
Man mano che i beat si espandono lungo la traccia, La Canzone
scompare per sempre in una poliritmodinamica di presenti in
tensione e cali di pressione. Nel 1988, con «King of the Beats» dei
Mantronix, il ritmo diventa termodinamico; intensità e pressioni,
cali e crescite, stalli e balbettii, picchi e stati stazionari. «King of
the Beats» impone uno stato d’inerzia fin dal principio. I beat
trascinano, premono sulle spalle, strattonano sotto le ascelle, poi
filtrano lungo la schiena mentre le sirene vanno in loop su sciami
ad alta frequenza. Il tecnico del montaggio Chip Nuñez
microseziona il nastro con sopra il break di «Amen Brother» dei
Winstons in una composizione poliritmica di loop che vanno in
loop. L’effetto oscilla tra l’impedente e l’impellente, vira da stati
percussivi di inibizione anticipatoria a una propulsione latente e
di nuovo daccapo. La Tokyo Tower a percussapella di Nuñez e del
produttore Kurtis Mantronik altera la densità del corpo
distribuito. «King of the Beats» ti tatua con i suoi solchi, ti
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imprime addosso la gravità del pensiero ritmico. Ogni ciclo
trattiene il corpo in una tensione accelerata interrotta dai fiati
che sfasano a forza come le architetture per ottoni dei JBs.
LA TERMODINAMICA DELLO STALLO
Il Loop 2 di «King of the Beats» raddoppia i ritmi tanto che il
tempo ti prende in contropiede. La scarica ruggente dei piatti
trattiene l’anticipazione senza arrivare al rilascio, accumulando
pressione. Il rullante del Loop 3 colpisce come se qualcuno stesse
bussando alla porta, accrescendo la sensazione di essere
intrappolati in una stanza. Velocizzato, il tempo diventa gancio
melodico, una pianura ondeggiante di poliritmo che solleva gli
arti, che provoca alta tensione. Allo stesso modo, in «You Know
You Got Soul» di Eric B & Rakim dell’87, il beat prima del
ritornello accelera 7 volte più veloce del normale, finché il ritmo
capitola in una fuga precipitosa attraverso il tuo grande cervello.
La sequenza dei beat sostituisce ai ritornelli gli scambi
molecolari, ai ganci melodici i cali di pressione, convertendo La
Canzone in una valle di intensità. Quando 2 beat convergono e i
ritmi rotolano l’uno contro l’altro, il duplice impatto causa
un’onda d’urto di rinculi e accenti. Il beat metronomico del Loop
7 suona su un campione radio e una fanfara a rullo di tamburo,
una scia di policollisione texturitmica.
L’indecifrabile gargarismo golem in «Electronic Energy Of…»
dei Mantronix, il suono di un Dalek in trazione, rimbalza contro
una fanfara di loop in un flusso di contraritmi. «Mars needs»,50 il
sample radio usato in «Lesson 3», l’epopea edita-tasto-pausa per
bassa-soglia-di-attenzione di Double Dee & Steinski dell’84, si
ripete 3 volte. Gli risponde la robovocalizzazione compressa di
«Electronic Energy Of…».
Mandare il break in loop illude l’orecchio di ascoltare un beat
continuo. Ogni ciclo striscia fuori dalla memoria come se il corpo
si rifiutasse di realizzare che sta ascoltando ogni volta lo stesso
beat. Ogni loop allena il corpo ostinato fino a quando non
riconosce il suo punto critico. I corpi iniziano a ricordare il punto
dove il beat va in loop su se stesso. C’è una psicoacustica del
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ritmo: il grande cervello anticipa il ciclo, entra nel groove, vive
dentro il presente in tensione del loop. Il Breakbeat diventa un
dispositivo mnemonico.
Mentre i beat ti tendono un agguato, le cariche dei break si
agganciano alle tue articolazioni, tirano i muscoli della tua
mente. Insidiosi sotto i piedi, costruiscono un nuovo
psicomotore a partire dal vecchio te.
47.
«Why don’t you tell me a story? Please tell me a story too. You know I think I’ll
tell you the story of my life. I was born in Animus, North Dakota, a long time
ago, see… Well, it went pretty much like this»
48. «La mia mente non è altro che un gran vecchio collage»
49. «Non tentare di aggiustare la tua radio»
50. «Marte necessita»
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03. LA SAMPLEDELIA DEL BREAKBEAT
Intensifica il Fonotron: Ultramagnetic MCs
Nell’88, con l’album d’esordio Critical Beatdown degli
Ultramagnetic MCs, l’HipHop diventa musica per computer. Gli
Ultramagnetic MCs – il rapper e produttore Ced Gee, il rapper TR
Love, il dj Moe Love, il concettotecnico e cantante Kool Keith –
inaugurano una cosmogenia sampledelica, una mitologia del
campionatore. Le tracce diventano Fantasonica, sistemi sonar
attraverso cui viaggiano audionavicelle alla velocità del pensiero.
Gli Ultramagnetic MCs sono ossessionati dal campo di forza che
la tecnologia accende in noi – il mondo instabile di forze
cosmofoniche rilasciate dal campionatore, le forme d’onda
elettromagnetiche a cui è possibile accedere tramite operazioni
sampledeliche.
L’organismo umano si sta disintegrando. La Canzone è in
rovina. Il sampling ha frantumato il linguaggio in fonemi.
Scompone il morfema in ritmolecole. Solo la scienza può
cavalcare l’onda d’urto che ha istigato. Su «Brainiac», il
produttore Ultramagnetico diventa lo Scienziato del Breakbeat,
«building molecules on my SP12».51
Stiamo aprendo il campo magnetico
Ultramagnetic MCs
IL FALLOUT DAI FONEMI
«Ultra [Part II]» degli MCs annuncia il mondo Ultramagnetico del
molecolaritmo. La sampledelia scinde la sintassi in
fonoparticelle. Rilascia oggettili verbovocali, consonanti che
sparano 45 rivoluzioni al minuto fino al punto in cui «i canali
uditivi bruciano, mentre il Technics continua a girare a velocità
imperiosa».52 L’insistente enfasi di Kool Keith sulle prime parole
e su quelle finali frustra il flow, rende la delivery il movimento a
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zigzag di una sintassi in staccato che funziona incrementando
«una sorgente fisica tramite particelle».53
LA MUTAZIONE MAGNETICA DELL’MC
L’Ultras sample è una porta che si schiude su bambini che
giocano in lontananza, pianoforti che girano in loop finché le
note perdono il loro profilo, si dissolvono in una tensione
timbrica senza rilascio, mentre le pulsazioni della colonna
sonora di Star Trek sintetizzano l’umano in un SonoCyborg. La
radiazione morfemica muta l’MC, donandogli nuovi poteri di
«ultrapower flowing». Tutti gli elementi del mondo sampledelico
si uniscono in un campo di forza Ultramagnetico, convergendo
fino a emergere bruschi come «a soul mechanism» – un
meccanismo soul, un meccanismo dell’anima.
L’UNIVERSO IPOATOMICO
L’energia ipoatomica irradia la Canzone di una forza soul sonica,
convertendo lo scienziato in un soul mecha. Entrare nell’universo
fonofisico frantuma‹ ›disperde la mente. In «Smoking Dust», «gli
abitanti svaniscono» nel cervello di Kool Keith, provocando
un’esplosione psichica che lo porta a chiedersi «Qual è il
problema, cosa c’è che non va nella mia mente?».54 Lo Psyborg
viene inghiottito dall’energia cinetica che l’ha creato, sopraffatto
dai «cavi che colano energia».55 Ricoverato nell’ospedale
psichiatrico di Bellevue, Kool Keith ricorre all’HipHop per
organizzare
la
sua
condizione
«demente-delirante»,
assemblando una FonoFiction irrazionalmente concreta. L’Ultra
traccia amplifica questa onda d’urto, la trasmette per mezzo di
sintetizzatori folli e striduli – bordoni radioattivi che diventano
crepitii.
IO È UNA FOLLA
Invece di ricostituire il sé scientifico o rammendare i frammenti
rotti della psiche cibernetica, Kool Keith potenzia quella che si
era soliti chiamare schizofrenia: intensifica il crollo e
l’esaurimento nervoso. Il sé non si divide né si moltiplica in
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eteronimi. Piuttosto, il sé smette di amputarsi così da ridursi a
una singola parte, e al contrario dichiara che Io è una folla, che
l’umano è una popolazione di processi. Le personalità multiple
non sono una sindrome o un disordine ma un rilassamento, un
cedere piuttosto che un opporsi al cervello in quanto società della
mente.
Il cervello è una società della mente senza pilota. La testa non
è il Centro di Komando e Kontrollo del corpo. Non c’è nessuno a
processare l’azione, l’intelligenza non è centrale e tutti sentiamo
di continuo voci che parlano nella testa. I vari eteronimi di Kool
Keith – Rhythm X, Funk Igniter Plus, X-Calibur – sono agenti,
sistematicamente romanzati dal flusso in cui tutti galleggiamo.
Quelli che chiamavamo alter ego adesso sono multi-ego: una folla
di soggetti sintetici.
L’HIPHOP È UN MOTORE DI ANALOGIE
L’HipHop nasce come un motore di analogie, in cui Io è come =
come = ecc. Questa fonoestensione è il motivo per cui l’HipHop si
fa spazio nella tua testa. Alimentato da catene analogiche, le sue
protesi sintattiche occupano il tuo cervello, conquistano la tua
mente.
Per Kool Keith, le parole sono parti meccaniche, vanno saldate
assieme in Oggetti Audio Non Identificati. Vagando sulle rovine
delle canzoni, lo scienziato assembla propulsori FonoFinzionali
da «meccanismi base ipotetici».
In «Ultra [Part II]» degli MCs, il fonomotore funziona «come un
computer Commodore», spingendo «il significato al limite».56
«Ain’t It Good to You» illustra con un diagramma l’idraulica della
sonomacchina Ultra nel suo accidentato viaggio all’interno della
testa. La fonoenergia fluisce fiorendo lungo i neurocircuiti
insieme alle «rime nel mio serbatoio», attraverso «cervelli che
pompano benzina», innescando il «contatore e i manometri» che
producono nuovi «motori testuali». Il motore testuale
Ultramagnetico opera «combinando elementi», connettendo un
suffisso a un prefisso, usando le parti meccaniche del «vocab» per
«connettere l’abolario», e poi «accenderlo».57
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Il motore cosmofonico è alimentato da neologismi, da termini
come «exquisitive» che in «Critical Beatdown» unisce squisito e
inquisitivo. La macchina -abolaria sintattica di «Brainiac»
accende nuove articolazioni sinaptiche, nuovi percorsi per il
«combustibile» che «incendia la pressione sanguigna oltre il
livello del cervello».58
La traccia archetipica degli Ultramagnetic MC prevede un
bordone che come un’astronave la percorre in lungo e in largo – il
mormorio radioattivo di un motore ad alta potenza che ti
trasporta sul ponte di volo del Nostromo. «Bring It Down to
Earth» inverte il passo, come energia che viene lanciata così che i
beat superino la soglia e il sample si apra di scatto su un nuovo
mondo. L’impatto della nuova atmosfera che irrompe
all’improvviso decomprime la traccia, ti immette nello scafo
della nave, fino a quando «l’energia aziona i quattro cavalieri».59
Su «We Are the Horsemen» del ’93, la fonte di energia della
nave spaziale ronza ovunque, seppellita al confine dell’udibile
così da diventare audio-tattile: la tua pelle ascolta e le tue
orecchie la percepiscono come un’irradiazione perpetua, un
presente in tensione senza rilascio. Facendo capolino dal ponte
di comando, Kool Keith pilota la suonomobile, monitorando le
impostazioni alfanumeriche su «Artemis Livello 4» per star
sicuro di «raggiungere la velocità di curvatura, cambiare il mio
flusso gamma, 1387, 20096».60 La sua cadenza scontrosa e
scostante cambia marcia, ti fa sedere al suo fianco, ti trasforma
nel copilota costretto alla sua traiettoria «mentalmente folle»,
incapace di afferrare i comandi. Rientrando nell’orbita terrestre,
la nave sonar UMC si prepara ad attraccare al «blocco raggio
gamma uno, altitudine velocità X».61 Keith non ti nomina: i suoi
testi sono letti ad alta voce da un banco di terminali su schermo.
La loro urgenza preoccupata altera la tua posizione,
commutandoti da copilota a base di controllo a spettatore del
«film» in cui «la star è il tuo cervello».62
Su «Smoking Dust», i sintetizzatori azionano il cambio,
sfasano la traccia in avanti in un sovraccarico propulsivo a «7 x
zero, ci avviciniamo a velocità luce, innesco controllo Alpha,
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connettere alla presa A».63
I’lltakeyourbraintoanotherdimension
I’lltakeyourbraintoanotherdimension
PAY CLOSE ATTENTION64
Kool Keith‹ ›The Prodigy
PROGREDIRE TECNICAMENTE:
PORTA L’ASCENSORE AL LIVELLO 7
La scienza in modalità Ultra non chiarisce alcunché: semmai
lascia perplessi, rende le cose più complesse. Il ruolo del teorico
Ultra è di «confondere per davvero come uno scienziato»,65 di
«progredire tecnicamente», di disorientare grazie alla formula
della «elevazione costante» messa a punto da Rakim. Progredire
tecnicamente vuol dire riconfigurare le concettotecniche
dell’HipHop, inventare nuove operazioni sonore, nuovi fonotron.
L’elevazione è lo stato superiore di coscienza dell’HipHop. Le
tecniche di elevazione Ultra attingono ai raggi ipogalattici alpha,
beta e gamma che ci stanno smembrando. Rays = raze = raise:66
tramite i processi omofonici lo scienziato imbriglia la radiazione
che gli scorre attraverso.
GLI AUTOBOT E I CYBOTRON
Progredendo tecnicamente, l’HipHop si fa più complesso,
«accumula energia a un certo livello»,67 diventa un fonotron
intensificato alimentato dalla corrente ultramagnetica. In
«Brainiac», questa energia viene incanalata in nuovi sistemi
cyborg che funzionano «potenziando i cristalloidi come un
autobot, ampliando i limiti cerebrali ben oltre lo spazio».
L’autobot è il robot automatico, il pathfinder idiota e fuori
controllo che esplora le zone virali, le terre nuclearizzate, i tratti
intestinali e i padiglioni di Giove. Permette nuovi sistemi d’arma,
come il «cybotron, la cui sola missione è annientare».68
Il cyborg sonico dell’HipHop annienta per elettrocuzione,
mentre il Cybotron della Electro tecnifica la biosfera. Il cybotron
Ultra
è
il
meccanismo
d’innesco
per
l’euforia
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dell’annientamento: «Megabomb ignite».
Assemblare il Crittogrammatron: Rammellzee
Malu Halaza: Cosa ci fa nel rap un tecnico specialista
di fisica quantistica?
Rammellzee: Sono una creatura molto socievole.
LA SCIENZA SPEGNE IL SOLE
To drop science, «elargire scienza», significa mistificare, piuttosto
che educare. Nell’HipHop, la scienza scompone per rendere le
cose più complesse, anziché per chiarirle. Per audizionari come
Rammellzee, Rakim, RZA e Killah Priest, la scienza è la fine
dell’intrattenimento che educa e della sistematica miticizzazione
della vita di tutti i giorni. Anziché insegnare la saggezza della
strada, la scienza ruba «il tuo buon e rapina il tuo senso»,69 per
dirla coi Sunz of Man, protégé del Wu Tang Clan. Anziché
istruirti alla realtà e spazzar via secoli di diseducazione, la
scienza esacerba la nebbia della mente e rafforza l’ermetico. A
spingerla è l’espansione dei limiti dell’ignoto viriliano: «La
scienza e la tecnologia nutrono l’ignoto, non la conoscenza. La
scienza accresce ciò che non è razionale. Ecco cos’è la finzione».
La scienza derealizza in maniera attiva il terreno solido della
strada, corrode la speciale essenza dell’anima, ti risucchia nello
studio finché non scivoli nello spazio interiore passando per il
marciapiede. La scienza ricopre attivamente ogni cosa col suo
mantello, come Sun Ra, le cui spiegazioni sono sempre velate:
«Astro Black riguarda – oh, qualcosa che è più grande della
verità. È così oltre il mito che è nascosta». La scienza è per
l’HipHop quello che la MitoScienza è per Sun Ra. La scienza
dipana il mondo in innumerevoli allegorie, eclissa l’ordine
consensuale in una soverchiante opacità di direttive che si
accavallano.
La scienza non istruisce, ti induce negli stati segreti della
visione interiore, intraprende ricerche senza scopo per il 3°
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Occhio, diffonde un intontimento confusionario occluso dai
poteri dell’Occhio Interiore della Mente. La scienza trasforma il
vinile in un medium di massa per la canalizzazione dei misteri
dell’informazione – MitoSistemi privati, frammenti di infoversi
infiniti. La scienza approfitta della riproducibilità del vinile
proiettando l’ascolto in un lavoro a tempo pieno. La scienza ti
vuole trasformare in un suo accolito, ti vuole iniziare a
un’ermeneutica che elide la realtà.
LA SCIENZA RADE AL SUOLO LA COSCIENZA
La scienza rade al suolo la coscienza. Rammellzee e Killah Priest
sono esoterroristi che usano il 12 per lanciare sistemi mitoillogici
attivamente capaci di terrorizzare. Terrorizzare significa
terratorializzare. Il terrore spiana la coscienza distruggendo i
vecchi solchi della testa. I piatti diventano quello che Lee Perry
chiama «Giradischi Terranova». Una nuova Terra emerge dai
nuovi solchi della nuova mente distribuita. Nell’87, sui break
proto-jungle e cosmo-dinamici di «Follow the Leader Dub»,
Rakim promulga il solenne diktat «I’m here to remake the brains,
take away the pain».70 La scienza incenerisce il vecchio cervello
per costruire una mente nuova.
I graffiti non sono vandalismo, ma uno splendido crimine.
Bando
I GRAFFITI SONO UNA MACCHINA SCRIVI-FUTURO
Dopo aver sur-realizzato lo slanguaggio nel regno ai confini della
realtà del 12 «Beat Bop», con le sue acrobazie e le sue
rimanipolazioni, Rammellzee inizia ad analizzare le
ripercussioni formali dell’HipHop – e subito realizza che i Graffiti
costituiscono una macchina scrivi-futuro: «Graffiti è una parola
che la società ha attribuito a una tecnica astratta, una
dichiarazione iconica. La gente non l’ha capito».
I Graffiti vengono ribattezzati da Fab 5 Freddy «Calligraffiti»,
giusto un nome tra i tanti; termini come Iconografix, Aeroglifici e
Arte Aerosoul presuppongono tutti un allenamento estensivo in
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sistemi simbolici per iniziati. Gli Aeroglifici vengono perpetuati
da una elettribù di giovani legati assieme dalla destrezza,
cabalizzati dalle tecniche della visione.
Il Wildstyle restituisce la comunicazione a élite sacerdotali che
trasmettono codici incomprensibili per tutta la città. Fab 5
Freddy sottolinea che «a meno che non sei iniziato, il Wildstyle è
totalmente illeggibile». I muri della città mutano in canali
occulti. I treni urbani diventano gallerie senza muri per tribù
cifrate.
Il pittogramma coinvolge i sensi in quello che McLuhan
definisce «balletto di posture mentali». Il Wildstyle esercita i
sensi, immette gli occhi e le orecchie su una corsia d’assalto
Escherizzata. Per Bando, la lettera apre un nuovo spazio di
possibilità: «Dipingo lettere perché 26 lettere bastano a definire
ogni singola cosa che esiste in questo mondo».
LE OPERAZIONI FORMALI DELL’HIPHOP
Il Wildstyle è solo uno tra gli elementi di un HipHop che viene
ora eletto a sistema di tecniche, un’ecologia di media che assieme
costituiscono
una
Macchina
da
Guerra
cinestetica.
Ingenuamente, l’HipHop è stato finora interpretato sulla base del
suo contenuto – quello che gli ingegneri del software
chiamerebbero front end: il messaggio, i testi, gli output.
Nell’Ikonoklast Panzerism Manifesto, Rammellzee oltrepassa un
nuovo stadio nell’evoluzione delle macchine elaborando la logica
formale dell’HipHop, il suo back end, le sue operazioni astratte:
«Ci sono i gladiatori, i ballerini freestyle, che combattono a terra,
ci sono i writer che combattono in aria o nello spazio. Ci sono i
traduttori, i DJ, gli MC. I DJ riproducono il suono del pistone che
aziona tanto l’ingranaggio dei graffiti quanto il carro armato».
Per Rammellzee, i graffiti sono la macchina da scrivere del
domani – «tanto l’ingranaggio dei graffiti quanto il carro armato»
– che può inserirsi nella guerra centenaria tra sistemi di segni
corazzati. Il dj è il fonomotore: «Il loro suono è la messa a punto
perfetta dei pistoni, gli innesti nel carro armato che fanno
bambambam. Quella è cultura del beat». L’Ikonoklast Panzerism
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Manifesto apre la concettotecnica dell’HipHop. Aprire la
concettotecnica vuol dire elaborare la tecnologia concettuale di
un suono nuovo, la macchina astratta che promuove una nuova
Musica della Macchina. La competenza è codificata sul
microchip. La virtuosità è migrata alle macchine del suono, nelle
quali la musica è contenuta sotto forma di preimpostazioni,
schede audio e file audio. La Musica Nera è nelle macchine. Di
conseguenza, avvicinarsi alla macchina e al pensiero della
macchina rende obsoleta l’identità premacchinica. Qualsiasi
campionatore e qualsiasi sequencer digitale è una «costellazione
di sistemi e subsistemi» in mezzo ai quali si fa strada il
produttore. Uno spazio di possibilità emerge quindi dalla
limitazione data dal vincolo, la necessità-virtù dell’equazione di
Holger Czukay. La concettotecnica oscilla tra il limite in quanto
funzione del potenziale dello strumento e il limite in quanto
funzione della mente del produttore.
MILITARIZZARE LA CULTURA BEAT
Astrarre l’HipHop in una serie di operazioni formali è la prima
fase nella militarizzazione della cultura del beat messa a punto
da Rammellzee. Il suo obiettivo è trasformare la macchina
astratta in una Macchina da Guerra concettuale. Per questo
motivo non si definisce un produttore o un MC ma un
«matematico e ingegnere» che «per vivere fabbrica armi».
La matemagica e la progettazione concettuale convergono nel
sistema crittografico Wildstyle. Da qui sorge il Panzerismo
Ikonoklasta,
la
macchina
tipografica
corazzata,
il
crittogrammatron usato nelle guerre di comunicazione del
futuro. Il Panzerismo si lascia alle spalle i muri del mondo per
diventare una tecnica di cifratura in un universo di mitosistemi
segreti.
La scrittura, gli alfabeti, le tipografie, sono tutte onnipresenti
tecnologie d’élite che si abbassano al livello della tua coscienza e
lì ti adattano alle loro usanze, alle loro reazioni, alla loro
sensibilità. L’alfabeto non è solo comunicazione trasparente ma
tecnologia ubiqua, un sistema adattato e crittografato per la
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guerriglia armata da una sequenza di regimi religiosi: quello
romano, quello cristiano, quello medievale, quello gotico. Le
parole, le lettere, i segni, i simboli sono tutte armi rubate,
decorate ed erroneamente intitolate per nascondere e
manipolare il proprio significato.
La ricompensa? Il controllo dei mezzi di percezione: «I romani
rubarono il sistema alfabetico dai greci grazie alla guerra.
Successivamente, in epoca medievale, i monaci ornarono le
lettere per nasconderne il significato al popolo. Oggi, la lettera è
stata corazzata contro ulteriori manipolazioni».
La guerra di Rammellzee prende piede su questo fronte: il
livello appena percettibile dell’abitudine e della reazione. Ogni
abbassamento, ogni decompressione nell’ubiquità è la vittoria di
una tecnologia sull’altra in una guerra perpetua tra tecnologie
adattative combattuta sul tuo personale apparato sensoriale.
Il Panzerismo è un sistema d’arma misterioso in una guerra
segreta non contro le future corporazioni ma contro oscure
cabale cristiane: Ikonoklasta «significa distruttore di simboli, è
una parola molto importante dal punto di vista militare, perché
le due K sono le uniche due lettere che possono annientare il
segno dell’infinito, eliminare la X».
LA MITOSCIENZA DELLA CULTURA DEL BEAT
Elaborando la macchina astratta dell’HipHop, Rammellzee
schiude la MitoScienza della cultura del beat, che diventa una
mitoprogettazione di informazioni simboliche.
La straordinariamente crepuscolare «The Lecture» dell’87 apre
il Complesso Percettivo Militare della MitoScienza. Rammellzee
non è più un Maestro di Cerimonie, un MC. Piuttosto è un MK3,
un Maestro di Komando, Kontrollo e Komunicazioni, un
esoterrorista dispotico che dà lezioni su «Aerodinamica e
Meccanica Quantistica». Invece di scomporre l’informazione nei
suoi atomi minimi, il visionario a tunnel cripta sistematicamente
tutte le informazioni: «Ma vogliamo farti capire che il numero
intero è una nazione a sé. La sua funzione [pausa] ti porta nel
futuro».71
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SISTEMI D’ARMA MATEMAGICI
Il Panzerismo è più pesante del Pentagono. Nel Complesso
Percettivo Militare, il numero intero è l’arma matemagica da
impiegare nelle guerre scientifiche del futuro annunciate dal
cibernetico Norbert Wiener. Seduto in un auditorium dove il tuo
udito viene spedito nelle retrovie dagli echi, la voce di
Rammellzee arriva da un leggio distante, suscitando in te la forte
sensazione di essere precipitato in sistemi sovrapposti di
informazioni private: «Tutta la formazione e la funzione militare
che possiede il codice per qualsiasi procedura di formazione.
Senza di quella non hai il controllo. Non avrai il controllo. Non
posso davvero darti questa informazione. Perché non sono il
maestro di una simile tecnica».72
Man mano che i minuti passano, il tono della lezione muta
perfido dall’aspro allo strascicato e infine all’angosciante: «Come
[pausa] interrogatore del Panzerismo Ikonoklasta non voglio
abusare di nessuno. Ti insegno cos’è una completa informazione
militare e la funzione di tutti i numeri interi, tutti e quattro. Non
ci sono pittogrammi qui. Quello che disegno è costruito
architettonicamente e volerà».73
Informazione e funzione: essendo una crittogrammatologia, il
Panzerismo Ikonoklasta cripta tutti i simboli, inducendo un
senso opprimente di minacciosa informazione e cospirazione,
chiaramente avvertibile nelle salmodianti voci sdoppiate di
«Lecture». I fiati incombono come ombre tonali, sgretolate dagli
archi mandati al contrario che con le loro urla Varèsiane si
lasciano dietro uno spazio ancora tremante per l’impeto
dell’attacco combinato.
Il crittogrammatrone cracca gli alfabeti e scompone le
equazioni. Funziona come un decodificatore e distruttore di
simboli nelle guerre percettive in corso: «In una guerra contro
simboli che sono stati erroneamente nominati, solo la lettera può
combattere. Il segno dell’infinito con il simbolo della fusione [x]
nel mezzo è stato erroneamente ribattezzato nel [+] cristiano e
quindi deve essere assassinato, o la x va rimossa».
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La lettera è un sistema di segnalazione ideato per il
combattimento corazzato nella guerra dei segni. Lungo il
precario fronte della zona di guerra tipografica, Rammellzee
assassina il segno del simbolo di fusione, e rimuove la x
ricorrendo al numero intero e alla lettera. Questa è la «Wrath of
the Math» del rapper Jeru the Damaja, la «furia matematica»
nella quale i simboli sono numeri matemagici infusi di capacità
letali. Rammellzee: «Il segno dell’infinito è un simbolo
matematico, scientifico, militare. È il simbolo più grande che
abbiamo e non ha nemmeno un tasto sulla macchina da scrivere.
Porrò fine alla guerra. Assassinerò il segno dell’infinito».
EQUAZIONE = ANNIENTAMENTO
Nella sua corsa per impossessarsi di tutti i livelli dell’analogico,
Rammellzee interseca le operazioni sotto copertura della
percezione clandestina. I simboli sono Comandi che codificano il
potere: «I 4 numeri interi, il mito notturno, le note musicali, i
simboli meteorologici degli eterodimensionatori e tutti i numeri
interi che formano un qualsiasi processo della conoscenza su
come leggere i pittogrammi [pausa] e ovviamente la nota atomica
da me inventata [pausa] per il Panzerismo».74 Questa astrazione
dell’architettura formale dell’HipHop e la convergenza delle sue
operazioni cinestetiche portano Rammellzee a inventare una
matematica militarizzata. Nella guerra dei sistemi simbolici,
l’equazione è annientata. Norbert Wiener alza lo sguardo dai suoi
diagrammi di flusso per annunciare che «il matematico efficiente
è in realtà pericoloso quanto un potenziale armaiolo della nuova
guerra scientifica del futuro». Nella matemagica, le equazioni
sono le istruzioni operative per motori intelligenti ancora
sconosciuti.
Nel ’73, sul retrocopertina di Don Brautigan per The Payback
di James Brown, «Mind Power» viene raffigurata dal profilo di un
volto umano incassato in una pietra color grigio-piramide. La sua
corteccia è divisa in sezioni, ciascuna inscritta con equazioni
archetipiche: E = MC2. Il cervello brilla grazie alla luce del potere
mentale, astralizzato dalla matemagica.
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Brown paragona il solco del vinile al groove del funk.
Astraendo sullo stesso piano concreto la Tecnologia Ritmica
Applicata e quella materiale, libera la concettotecnica del funk.
Far girare «Mind Power» sul piatto flette i muscoli della mente. A
ogni giro, il solco-groove del funk reincide la mente fino a
renderla un superpotere. I JBs addestrano l’ascoltatore al suo
nuovo sistema nervoso finché non diventa un souljah, il
guerriero spirituale di un esercito infuso di Soul Power.
Le equazioni – posture della mente – convergono con la
bioprogrammazione cibernetica post-John Lilly su come
attingere ai poteri della mente, come fare bodybuilding col
cervello. Il funk diventa un motore di soggettività, in quello che
Electrifying Mojo, il dj-immaginiere Techno di Detroit, chiamerà
nel ’93 la «Macchina Mentale».
LA MITOSCIENZA DELLO SCRATCH
«The Lecture» sonda lo spazio di possibilità inesplorato della
skratchadelia. La pressione percettiva della nuova forma d’arte
costringe Rammellzee ad andare verso una MitoScienza dello
scratch, il Lato Oscuro della console, l’ermetismo delle cuffie, la
trigonometria del cursore per il crossfade: «Devi parlare al dj.
Devi. Parlare. Al. Dj. Lo scratch non è per te. Lo scratch [pausa]
non è per me. Ma devi ascoltarlo in ogni caso. L’educazione è solo
subliminale. Ridefinisci. Ridefinisci».75
Non sempre spezzare il beat significa ridurlo agli atomi della
mitologia macchinale coniata dagli Ultramagnetic MCs. Per
Rammellzee il beat è già un ritmo cifrato, e smantellarlo non fa
che criptarlo ulteriormente. Lo scratch è il vinile reso
riconoscibile eppure non localizzabile. Puoi approcciare lo
scratch solo per comparazione. Le sue tonalità inedite ti guidano
su una rotta di volo analogica. Solo perché è pop non lo rende più
facile.
Al contrario, la scienza dello scratch è sostanzialmente
difficile, richiede una pratica intensa. Lungi dall’essere alla
portata di chiunque, lo scratching è spaventosamente elitario,
una forma d’arte a cui chiunque può prestare ascolto, ma che
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solo gli obliterati comprendono. Nella sua attuale condizione,
l’arte del 20° S riesce a malapena a cogliere la storia tonale della
giradischizzazione.
Nell’87, quando esplora le implicazioni formali dello scratch,
Rammellzee può quindi presupporre un uditorio globale di 100
persone al massimo. Gli archi sono disposti in attacchi urlanti
che si arrestano di colpo, l’impatto della scossa che fa tremare lo
spazio come il battito impazzito di un elettroencefalografo: «Solo
lui ha il numero inscritto nello scratch. Intellettualizza.
Ridefinisci. Perché è solo nel manoscritto del dj. E non è una
parola pronunciata. Si chiama scratch. Con tutti i milioni e
milioni di megabeat che sono stati programmati nelle nostre
menti, sappiamo che è tutto pari a zero zero zero negativi
attivi».76
Un coro femminile si lamenta dolente. La sirena di una nave
ulula man mano che si avvicina al porto: «Pensi che lo scratch sia
un disco rotto. Il vino si trasforma in un filo, che si attorciglia
nella tua mente come una fune. Come il codice del DNA».77
La MitoScienza dello scratch è solo un elemento nel sistema
traumatizzante del Futurismo Gotico: «Hai appena sentito un
brivido nel tuo cuore sensibile. [Eco inquietante] Nella maggior
parte delle persone il cuore si sarebbe fermato. Ma io credo che il
tuo [vocoder velocizzato] abbia appena iniziato a battere. Ti
nascondo tutte queste informazioni solo perché non hai firmato
col tuo nome sul tuo certificato di morte».78 Irrompono schegge
di un funereo coro fantasma, i bordi seghettati di un’armonia
spezzata.
Il Futurismo Gotico accelera l’antica calligrafia Gotica‹
›Germanica soppressa dalla tipografia romana. Rammellzee
diventa un Teoristorico, il teorico-storico che terrorizza col suo
terrorismo esoterico. La «lecture», la lezione, viene inghiottita dai
ritmi della fabbrica. Una bottiglia si spacca, diventa il beat, i
pistoni forano il tempo, i martelli si alzano e percuotono, il
vapore spara aculei di aria sibilante. Gli archi sciamano in
un’ansia incombente, uno stato di minaccia non situabile. Voci
desolate intonano un canto funebre per massacri dimenticati.
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«Lecture» è strutturata come una serie di comandi
imperscrutabili intonati da un Dispositivo Distruggi Conoscenza:
«Vogliamo che tu prosegua coi tuoi libri sui testi gotici. Vogliamo
che tu apra a pagina 449 Diritto Romano 45. Vai alla scheda
numero 1997. E per questo, vogliamo che tu sappia che hai già
fallito l’esame con un 6+. Non sei neanche arrivato a ciò che è.
L’infiammazione di tutta l’informazione».79
Fuga nella Psicopatogenetica: Dr Octagon
Certe volte non mi sento più un essere umano
Kool Keith
RIENTRARE SUL PIANETA 3
Una volta ascoltato Dr Octagon, il protezionismo HipHop – la sua
brama per la solida realtà, il suo impulso a disciplinare e punire –
risulta obsoleto. Tutti i suoi sistemi di credenza vengono
demilitarizzati, vaporizzati al contatto, lasciandoti alla deriva in
un futuro psicopatogenetico senza modo di tornare nel presente.
Kool Keith e i suoi eteronimi sono sempre di ritorno sulla Terra,
in un perenne rientro nell’orbita del Pianeta 3. Negli stati
extraplanetari si sentono a casa: è il pianeta Terra ed è la gente
della Terra – voi! – che per loro sono alieni.
Per Dr Octagon niente è alieno perché tutto è alieno. «Il mio
pianeta è lo spazio», riferisce con una voce in stile sitcom anni
Cinquanta: «Vivo lì, mangio lì, mi lavo lì».80 Questo genera lo
stesso sollievo‹ ›fremito che senti quando in «Aftermath» del ’94
Tricky cita «Ghosts», il pezzo dei Japan dell’81. Anziché fingere
che i bianchi americani non esistano, il produttore di Dr Octagon
Dan Nakemura – conosciuto come The Automator – apre una
banca della memoria composta da film di fantascienza per
uomini bianchi degli anni Cinquanta.
STUPISCIMI!
The Automator piega continuamente la mente in origami.
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Ascoltare The Automator ti ricorda che l’HipHop è una musica
del computer. L’HipHop tradizionale insiste a configurare una
penosa macchina binaria, un rigido canone funk che ti incide dal
di dentro e polarizza il tuo flusso. Ma dopo Dr Octagon, l’album
del ’95 inciso da Kool Keith e The Automator assieme al
produttore ospite Kut Master Kurt, questa estetica limitata
appare come un’amputazione emotiva, un’insularità terminale
elevata a etica fraudolenta – un’etica conosciuta come Musica
Nera.
Che è il motivo per cui l’appellativo Musica Nera suona spesso
così stupido, così datato e insensato, un’espressione usata solo
dai fanatici dell’r&b più ritardati. Musica Nera: il termine serra il
cervello in una morsa perché omette il ruolo della macchina,
perché ignora allegramente la computerizzazione situando
l’intero HipHop nelle zone umane-troppo-umane dell’animasoul o della strada.
Usare l’espressione Musica Nera significa presumere un
consenso che non è mai esistito, supporre un’essenza presintetica e immediatamente udibile che le macchine hanno
esternalizzato, fabbricato e globalizzato. Anziché cercare rifugio
in un’essenza che non è mai esistita, il Futurista di oggi
comprende la mitoillogica della macchina del suono.
Il Futurista è uno scienziato che confeziona nuove
MitoScienze dalle macchine del suono: i processi di
AutoCreazione, AutoCatalisi, AutoDistruzione che cooperano per
dare forma alla vita segreta delle macchine, lo scontro tra
concetti sul piano in cui la X interseca la Y.
IO MOLTIPLICATO
La diagnosi tradizionale dell’alienazione non ha più senso per il
produttore anni Novanta. Invece di sincronizzare il corpo
mediato con l’immagine di sé fino a che i 2 formino una singola
conoscenza del sé, Dr Octagon disallinea i sé e continua a
moltiplicarli in una mitosi dell’Io.
TU SEI UNA POPOLAZIONE
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Già nel 19° S era evidente a Rimbaud che Io è un altro. Oggi,
ascoltare Dr Octagon significa realizzare che ogni Io è una folla,
che tu sei una popolazione, che l’unità è una convergenza
effimera e accidentale, ostinatamente confusa per un’identità.
Il sé unificato è un sé amputato. L’umano è un’ecologia della
mente nella quale passeggia il Doctor, piratando e fendendo
percorsi nel cervello distribuito. Lui‹ ›Esso è lo xenobiologo
alieno, affascinato dalla biodiversità dell’organismo umano:
«Studio ed esamino persone. Seleziono il materiale scientifico,
indago per cercare prove». È attirato dalle zone connettive
umane – la tua fessura tra le chiappe, le vagine, le bocche, gli
sfinteri – magnetizzato dall’umano come un mammifero in uno
spaziotempo animale. Octagon connette di continuo gli umani
agli animali, riconfigura le gerarchie corporee, le ricombina coi
fumetti. La specie umana è il suo laboratorio zooillogico; Dr
Moreau, Dr Benway, Dr Octopus e Dr Kevorkian sono i suoi input.
Invece di ricomporsi si sfalda in tanti pezzi, e le parti – Dr
Octagon, Kool Keith, gli Ultramagnetic MCs – si combattono tra
loro. Così Kool Keith sulla sua personalità Dr Octagon: «Quando
dice “Affronterò Ultramagnetic eanchemestesso”, dice sul serio».
Non schizofrenia, non «quadrophenia», ma octofrenia.
Le forme del pensiero assistite dal computer sono mutanti
Félix Guattari
TECHNIFICA L’HIPHOP:
COSTRUISCI L’OGGETTO AUDIO NON IDENTIFICATO
Kool Keith definisce «elevazione» i «i nuovi termini al di sopra
del consueto linguaggio degli MC». Elevare significa reinventare
la concettotecnica dell’HipHop, la sua tecnologia concettuale.
Significa technificare l’HipHop, parallelamente a Cybotron che
nell’85 pretende di technificare la biosfera. «Progredire
tecnicamente» vuol dire elaborare di continuo l’HipHop in
oggetti audio non identificabili, Unidentifiable Audio-Objects,
UAO che scagliano gli ascoltatori contro la barriera dei propri
sensi.
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Lo UAO è un supercomputer dell’Anno 3000 alimentato a
energia cosmofonica, una connessione da-Giove-alla-Terra che
permette agli alieni di «andare al programma uno e arrivare sulla
Terra via fax, il mio numero è 709–755–6EL3, file 9–3 sul
computer, livello digitale».81
In quanto music del computer, lo UAO può contare su
un’architettura informatica interna che digitalizza il
groovemotore del funk: «Mi prendo un break come James Brown:
sul bridge»82 – la sezione che rivolta la Canzone. L’HipHop viene
degravitato, diventando non solo senza peso ma invasivamente
FonoFinzionale, aggressivamente in competizione con il
consenso della tua testa, sostituendo a forza le tue supposizioni
con le proprie.
L’HipHop è transcronizzato. Il triplo concept album Dr
Octagon è un ritorno al ’96 dall’Anno 4000, dal 40° S: «È come se
te ne stessi andando in giro nell’anno 4000 con questo nastro in
sottofondo». Dr Octagon ti agguanta nel mondo da dove lui
proviene, un ambiente in cui ti trovi comodo. Il disco ti trasforma
in un umano del 40° S. Ti fa saltare nel mondo in cui si trova. Le
conseguenze sono o ricorsività infinite [il nastro suona e su
questo nastro c’è un nastro di…] o completa indifferenza: stavi
correndo in tondo, Dr Octagon non l’hai nemmeno mai ascoltato.
L’album è una macchina del tempo octagonale, uno UAO
futuro che proietta il ’96 indietro nell’87 per duellare con i suoi
album, per sfidare la sua precedente identità, il suo vecchio
gruppo: «Dr Octagon è stato progettato per la specifica funzione
di ritornare dal futuro. Adorerebbe un assaggio di Critical
Beatdown». La nave spaziale Ultramagnetic diventa la macchina
del tempo Octagonale.
Sulla pista d’atterraggio vennero rinvenuti degli aloni
Sir Menelik
2 SPECCHI AL SICURO
Sintetizzatori John Carpenterizzati congelano il tempo nei timbri
sospesi di un thriller medico-cospirazionista. «Earth People»
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ricorre ai ritmi sintetici per via della loro indifferenza, dei loro
acuti metallici: «Lo considero un rock new wave futuristico. A
suo modo è metal. È pensato per avere quell’effetto industriale
ma rallentato».
Lo stress informazionale illumina l’apparato sensorio come il
Nippon Trade Centre. Kool Keith sostituisce alla corazza vocale
dell’HipHop tradizionale un’altezzosità tesa, un sarcasmo
estremo indirizzato con maliziosa precisione alle stupidità
santificate dell’HipHop tradizionale, un’estrema avversione per
le sue fissazioni familiari.
LA MORALITÀ È UN MUSCOLO, SERRATO
I principi morali non sono altro che queste coagulazioni sensorie,
queste tensioni annodate e raggruppate lungo la pelle delle tue
credenze. Dr Octagon inverte la tradizionale gerarchia
testa/stomaco cosicché la tua testa prova disgusto e i tuoi
intestini pensano. Il cervello pulsa in contrazioni peristaltiche.
Dr Octagon mantiene tutto irreale, la sua voce in movimento
perpetuo, dall’appiccicoso al gongolante al meschino al cordiale
al maligno. Invece di radicarti a terra ti solleva in verticale,
trascinandoti nel suo mondo, modellandoti e massaggiandoti
attraverso soglie di cui non sospettavi l’esistenza.
DESIGN PER UN CERVELLO
Nel sound design Octagonale la musica si ritrae all’improvviso,
come se fosse stata gettata via: e così ogni ParolaOggetto diventa
un oggettile proiettato nello spazio. La voce riecheggia la prima
parola di ogni frase: «Vittime in via di scomparsa tenute in vita su
lettini di metallo. Gli esperti sono perplessi per la sopravvivenza
all’esposizione dei laser-bisturi, i Berretti Verdi coltivano teste di
cono in uteri artificiali».83
Quando la musica si ritira, il sample-ritornello sfreccia oltre la
soglia dell’udito: «Megatron!» «Rejuvenate!» «Galaxy Rays
Powerful!».
Essendo proiettato tutto assieme, il motivo si compatta in un
raggio sintattico, colmo di energia cinetica, una tuttoassiemità
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supersonica: «Controllato dai raggi gamma!».84 Voci amplificate
esplodono per tutto lo spazio sampledelico con un fonoimpulso.
«Earth People» è saturata dall’impatto esplosivo di polisillabe
che premono contro il basso e i beat, li strattonano, tirano verso e
via da loro, agendo come un campo di attrazione per il
groovemotore. Le consonanti accumulano carica finché la
sintassi detona, in una serie di esPLOsioni fuori asse: «Octagon,
ossigeno, illuminum, intossicanti».85
Nel mondo in parallasse di «Technical Difficulties», dove il Dr
Octagon «cammina attraverso un poligono», il ritmo viene meno
e la frase incombe in avanti: sull’orecchio fa l’effetto di un titolo a
sei colonne. «La mia prima idea era di dare una lezione ai
pazienti, chi è il più bravo a mettermi alla prova, mi batterò con
Ultramagnetic, ancheconmestesso».86 Una voce robotica lo ripete
in contemporanea ma al rallentatore, come una radio
sintonizzata sulla chiamata di un ascoltatore che provoca un
feedback di ritardo. La 2nda voce ripete le ultime parole di ogni
strofa – strascicate, beffarde, rallentate o distanti come una
camera eco difettosa che rispedisce distorsioni audio.
L’octofrenia ostruisce il flusso. Dr Octagon, Sir Menelik the
Emperor General, tutti accentuano parole inaspettate e
scandiscono le sillabe per far sì che le ParoleOggetti si
disarticolino. Il flusso si disperde in una disfasia prepotente
quando il cervello non è in grado di coordinare la sintassi.
Arrestando il verboso flusso in movimento dell’HipHop, la
sintassi si contrae e quindi sbanda in avanti con una cadenza
robotica che induce un’irritazione aritmica. Stress mentale:
l’ordine delle cose si infrange. Il senso inizia a zigzagare come il
logo del fulmine che sfreccia sul costume di Captain Marvel.
Mancando la congiunzione «e», la coscienza octagonale
elimina la distanza tra le ParoleOggetti, creando un flusso di dati
di materie diverse, una discontinuità composta da ogni genere di
menti. Aggiorna il sovraccarico di informazioni del flusso di
coscienza Joyceiano, le continuità non periodiche di Reed e
Burroughs. L’octofrenia è sia flusso di dati che ostruzione del
flusso, sintesi connettiva e disarticolazione.
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COSCIENZA OCTAGONALE
Queste tecniche convergono fino a quando il flusso-di-coscienza
tradizionale – il sottoprodotto modernista della radio –
oltrepassa un’altra soglia in direzione del processo parallelo:
l’emergenza della programmazione che scaturisce da computer
massivamente connessi. La Canzone viene ricostruita a partire
dagli estratti di 8 trasmissioni tra loro non correlate e diffuse
simultaneamente.
A Inizio Secolo, W.E.B. DuBois definì la doppia coscienza come
«questo senso di guardare sempre al proprio sé attraverso gli
occhi degli altri». La mutazione causata dal capitalismo ad alta
pressione infrange le membrane psichiche e sociali, ti raddoppia
e ti scinde in una 2nda persona. Alla Fine del Secolo, il protégé di
Kool Keith e paroliere dell’età digitale Sir Menelik esemplifica la
coscienza octagonale nell’era Informazionale. L’adattamento
all’economia dell’Informazione-Immagine moltiplica i sensi
della vista e dell’udito facendoti sentire in 8ava persona. «On
Production» non è né una canzone né una traccia, è più una
lezione estremamente compressa tenuta da Sir Menelik – aka
The Emperor General – in un monotono talmente spietato e
pressante da indurre un panico da informazione, aggiornando la
«Lecture» tenuta da Rammellzee e Shock Dell nell’87. «The
Lecture» è scienza esoterrorista: ermetica, dispotica,
terrorizzante. Con Sir Menelik, la scienza viaggia alla velocità del
pensiero, sfasandosi in una Teoria del Campo Disunificato. L’MC
diventa un Computer Umano, un processore parallelo che ascolta
le voci che parlano nelle menti di tutti.
E per quanto riguarda gli altri, gli umani,
con la loro tolleranza al dolore quasi inesistente
e la loro disciplina mentale completamente inadeguata?
Sir Menelik
L’MC È UN PROCESSORE PARALLELO
A questo livello di accentuazione mentale, la sintassi si converte
in un attacco rap che illumina il cervello di luce stroboscopica,
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impattando con la frequenza crudele di un voltaggio calibrato su
misura. Man mano che l’attenzione cerca di trascinarsi
all’inseguimento di questo inesorabile flusso di informazioni, lo
scarto tra la latenza dell’attenzione e la velocità
dell’informazione va fuori fase, passando da una sensazione di
stupidità a un prurito nel cervello.
«On Production» scatena una irritazione mentale acutamente
tattile che subito comincia a strisciare sulla pelle. Il tuo cervello
si sente grasso e molliccio, un muscolo intorpidito che trascina la
sua massa dietro a questo rap che non vuole fermarsi.
Questa non è fantascienza ma Nuova Scienza, in funzione
dall’anno 4001 – dal «tempo in cui il cervello umano ha
raggiunto l’era del massimo utilizzo». Il film di Chris Marker Sans
Soleil annuncia quest’era in cui «tutto funziona alla perfezione,
tutto ciò che lasciamo inattivo, inclusa la memoria. La
conseguenza logica: una totale rimembranza è memoria
anestetizzata. Dopo così tante storie di uomini che hanno
perduto la loro memoria, ecco la storia di uno che ha perduto la
dimenticanza».
Di volta in volta, «On Production» assume le forme di un
rapporto dal ponte di volo, di un manuale di navigazione con
relative istruzioni, di un bollettino sul crollo del sistema
immunitario, di una trasmissione di emergenza, di una lezione
sulla teoria del caos tenuta in una versione futura del Santa Fe
Institute: «Può la scienza formulare una teoria unificata dei
sistemi complessi? I sistemi totalmente caotici, come la
turbolenza dei fluidi e i gas riscaldati, appaiono al confine tra
l’ordine rigido e la poesia, all’interno di una lista contenente 31
modi per definire “nomadico”». Sir Menelik cambia di nuovo
destinatario, trasmettendo un avviso che ti trasforma in una
camera d’eco: «Tutta l’umanità deve sottoporsi ai test genetici, il
morbo contamina ogni trasmissione di inconsapevolezza».87 Il
terrore risuona nella cupola della tua testa.
Mentre Sir Menelik the Emperor General affiora da «No
Awareness», a scomparire sono gli archi discendenti del
sintetizzatore e il pianoforte elettrico, lasciando una deriva di
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trame minacciose, un gemito della stessa consistenza del vapore.
La drum machine si ferma, il suo impulso inespressivo balbetta.
Le ParoleOggetti fanno whaaAAm per tutto il campo
stereopercettivo. Sir Menelik abbandona il flow sequenziale
monorazionale per una nuova modalità di razionalità. Non un
flusso verbale quanto piuttosto un controllo di manutenzione a
sistemi paralleli, un rapporto di avvertimento letto molto
velocemente, così da provocare un sovraccarico di «Morte
acustica per analisi».88
La quale genera una Fantasonica multirazionale disconnessa,
in cui i concetti saltano, il pensiero procede a balzi, la mente
zigzaga da clausola a clausola, una corrente percettiva trasmette
tra i diversi intervalli, ondulando tra i divari. I concetti vengono
elettrificati in istruzioni militari pararazionali per «accrescere i
campi magnetici, l’Elettro-liquido si espande, le procedure
critiche raffreddano a 77 Kelvin per immersione».89
Ogni traccia induce una sensazione di disforia perpetua, slega
e riarrangia i tuoi nervi, il dis-agio azionato dalla sampledelia
prima ancora che il testo inizi. Questa verbosità verbale, questa
info-espansione ti rende un decoder che cambia costantemente
percorsi tra la cosmologia Marvel e la chirurgia cosmetica, tra i
trapianti di organi transpecie e l’astrofisica, tra il sesso alieno e le
patologie mediche.
Pensiamo come strumenti
Mixmaster Mike
IL MAGUS DELLA CONSOLE GIRA I DISCHI DEL TEMPO
Gli assoli skratchadelici del turntablist Q Bert sono il parallelo
sonoro di una scena di trasformazione sci-fi/horror. Suoni già
effettati diventano irriconoscibili trameffetti, blocchi spugnosi
che sfasano in una serie di stati audio ignoti. Gli stridii modulano
in sibili e strilli, si decompongono in nitriti inusitatamente
prolungati che per un attimo tornano a essere urla maschili
riconoscibili prima di svanire del tutto.
La skratchadelia è una mutantrama generata dalla
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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giradischizzazione, ricorre al giradischi come a un generatore
universale di toni. Nelle parole di Disk, del collettivo di
turntablist Invisibl Skratch Picklz: «È l’unico strumento che può
essere qualsiasi strumento. Quando hai una chitarra, sei limitato
da come la chitarra suona. Ma quando hai un giradischi, puoi
prendere una chitarra, puoi prendere il suono della batteria, puoi
prendere l’abbaio di un cane, puoi prendere qualsiasi suono e
manipolarlo rendendolo tuo».
Q Bert collega i piatti ai pedali per chitarra, drasticamente
effettando le trame skratchadeliche, aprendo immediatamente
un intero nuovo spettro di beat alterati e mutantrame.
Codice d’Identificazione non identificato,
Premi un pulsante, Cambiami la faccia
Dr Octagon
L’INUMANO
Dr Octagon non è umano. Piuttosto, esso‹ ›egli è l’inumano che
scivola e slitta lungo il discontinuum alieno‹ ›umano. La sua
«pelle è verde e argento» ma è trasformabile secondo qualsiasi
soluzione cromatica, «cambiando la pelle blu» finché il suo
«colore marrone non ritorna».90 Esso‹ ›egli è un alieno che si sta
adattando all’ambiente della West Coast assumendo l’aspetto di
un personoide Caucasico, «un feto paramedico dell’est». Si è
equipaggiato con una tecnologia medica sconosciuta:
«microscopi cibernetici»; «2 telescopi che ingrandiscono l’occhio
di una blatta».91 «Blue Flowers» è una psicopastorale ambientata
nella «Chiesa della Sala Operatoria», col tono di un dottore che si
rivolge al paziente in maniera preoccupantemente rassicurante.
Sirene
amelodiche
ruotano
tra
i
beep
dell’elettroencefalogramma, mentre i continui sibili dei piatti e
un basso radioattivo alimentano la tensione sospesa della
colonna sonora di Jerry Goldsmith per Coma profondo.
PSICOPATOGENETICA
L’inquietante intimità di un ginecologo autocompiaciuto si
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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mescola allo sguardo misantropo di un ecologista rabbioso per
partorire Dr Octagon the Gynechologist – il Gin-ecologo, lo
psicopatogeno planetario. David Cronenberg diagnostica la
Ginecologia come «una psicologia patologica futura. Si sta
sviluppando oggi ma Ballard prevede che in futuro sarà ancora
più evoluta. Quindi lui la riporta indietro nel passato-ora e la
applica come se fosse pienamente sviluppata. Questi personaggi
stanno esibendo una psicologia del futuro».
La Ginecologia squarcia e fa a pezzi l’organismo, tirando «fuori
il teschio», incidendo «i colli per cercare la ragione»92 su un corpo
la cui mappa confonde e disorienta di continuo gli alieni. Il corpo
è la domanda. La chirurgia offre la risposta a questo pianeta
cellulare che non smette di confondere il chirurgo alieno. Per
eoni, il dottore cattivo ha osservato gli umani col suo occhio
composto insettile. «Studio ed esamino persone»: Kool Keith e
The Automator usano l’HipHop per mettere gli umani sotto il
macroscopio. L’HipHop diventa un microscopio all’incontrario,
un sistema d’immagine speculativo inventato da Cyclops 4000‹
›Sir Menelik per amplificare la percezione. Poi il dottore cattivo fa
il suo ingresso, pronto a «operare sui pazienti, essere un
ricostruttore rettale». Nuove tecniche di «chirurgia intestinale» e
di «trapianto delle ghiandole salivari»93 negli orifizi ispirano
scoperte rivoluzionarie in quel settore che Jeff Mills,
l’audizionario Techno, chiama basic human design.
Farei accoppiare gli umani
solo con gli alligatori. Umanigatori
Kool Keith
XENOGENESI
Il mondo Octagonale è un paesaggio biotico nel quale le api
volano «around your rectum»: attorno al tuo retto. Il dottore non
rappa per te – diagnostica, tutto preso dalle sue delicate
incisioni. Egli‹ ›esso ti costringe ad allungare le orecchie verso il
tavolo operatorio per audiovisualizzare il tintinnio dei bisturi.
Egli‹ ›esso è impegnato a trasferire, imbottire e perforare i
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pazienti «con ago e filo, ricucendo tutte le altre pieghe del
culo».94 Dopo aver osservato le «foto di nudo» che ritraggono la
Cosa dei Fantastici Quattro, col suo corpo in mattoni arancioni, il
dottore decide di esplorare le nuove frontiere del sesso Disney‹
›Marvel. Studia questo incontro ravvicinato mentre «Paperino a
fumetti» fa una «fellatio sul pavimento a Reed Richards»,95 il
venerabile scienziato elastico dei Fantastici Quattro.
«Certe volte», ha detto Kool Keith, «non mi sento nemmeno
più un essere umano. Sento che potrei ridurmi a un mammifero
o a un animale». La depersonalizzazione permette
un’identificazione tra specie animali, un’empatia interspecie.
Nella Fantasonica Octagonale, deumanizzare = rendere più
complesso l’umano in un’economia xenolibidinale di geni
scambiati sul libero mercato.
La Ginecologia scoperchia il continuum animale‹ ›umano,
allevando specie transgeniche – come Mr Gerbik, «metà squaloalligatore, metà umano». La Ginecologia va rapidamente fuori
controllo finché i gorilla non si «masturbano con gli stranieri
umani, in maniera legale per la corte», mentre gli androidi
«guidano gli umani con le emorroidi»96 nelle loro inutili missioni
sul Pianeta 3.
La FonoFiction Octagonale esamina i sensi con uno specolo.
Non tanto un’ecologia quanto una ginecologia della mente, usa la
sintassi come sonde inserite attraverso le narici, che salgono per
il tuo apparato sensorio fino a sfociare dall’altra parte. I confini
percettivi tra identità aliena, organismo umano e sé organizzato
collassano in organi che sguazzano in una zuppa di sangue.
Octagon si rivolge alla «Earth People», a tutti i «popoli della
Terra»; sussume le differenze in un globalismo più intimidatorio
che benevolo. Dopo la promessa genocida di un verso come «Io
sono nato su Giove»,97 la misoginia dell’HipHop Tradizionale
sembra un vecchio augurio di buon viaggio, la sua misantropia
distopica una spontanea passeggiata in un vetusto giardino
dell’Eden. La Ginecologia non protegge le specie; le preda, e
intanto «ti porta laggiù» nello zoo umano «come se io fossi
Predator».
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I continenti sono zoo, le nazioni sono parchi safari e gli umani
forniscono la perfetta coltura per un’impollinazione incrociata
tra i phylum mammiferi. Rimpiazzato il flow con un perverso
tono gongolante, il medico sostitutivo diventa «Doctor Ridicolo»
che si trasforma «in una piovra» per poter più facilmente
«afferrare 8 specie» e «isolare come un incubus».98
L’ascolto di Dr Octagon ti fa intravedere il rapimento alieno
che non subirai mai. Vieni trasportalienato in un teatro
operatorio di crudeltà e battute letali: «L’enzima perfetto sono io
con il tuo cervello nell’altra mia mano».99 L’alieno induce traumi
e uccide i suoi pazienti con spensieratezza. Dr Octagon è un
chirurgo indaffarato a costruire un nuovo sistema nervoso
partendo da quello tuo arcaico. Provoca il mal di mare nella testa.
L’Inumano stabilisce un contatto intossicato dalla crudeltà.
Indugia sugli organi con un amorevole senso per il dettaglio, si
perde nella frenesia della dissezione, la gioia di poter lavorare su
un corpo caldo.
Esplosione del BoddhiSativa al Rallentatore: Cypress
Hill, The RZA, Gravediggaz, Sunz of Man
Oh man homey, my mind is playing tricks on me100
The Geto Boys
MITOILLOGICO
L’HipHop è sempre stato una head music, musica per la testa. Ma
nel momento in cui finisce sotto l’effetto della droga, volta le
spalle alla rivoluzione imminente in favore della rivelazione
immanente. La strada si dissolve nella geografia psicosonica
della gangstadelia. L’HipHop diventa una musica dello spazio
interiore. «Keep it real» non significa più «represent», perché non
c’è più una realtà definita da rappresentare. Conoscenza adesso
significa visione interiore, capace di travolgere la binarietà
vero/falso. La rigida frontiera di strada tra reale e fantastico si
fonde nel tradimento psicospaziale di Jacob’s Ladder –
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Allucinazione perversa, il film del ’91. Per poter comprendere
davvero l’HipHop mitoillogico è essenziale dare uno sguardo alla
videoepopea di Adrian Lyne, nella quale New York si dissolve in
una palude diabolica di incessanti allucinazioni audio, ancora
più potenti proprio perché inosservabili.
I’m having illusions fucking me up in my mind101
Cypress Hill
360° DI PERSECUZIONE PERIFERICA
La marijuana deregolamenta i canali della percezione, smantella
i muri dell’ego fortificato HipHop. Nel ’92, lo strumentale
«Ultraviolet Dreams» dei Cypress Hill ne manda in fumo il sé
marziale. La logica diffusa del produttore DJ Muggs, coi suoi
bassi avvizziti e la sua fuga di basse frequenze, sfuma l’udibilità,
distende la postura gangsta in un’andatura stonata. Il controllo
perde la concentrazione nello spazio psicoacustico stregato e
bisbigliante provocato da inalazioni fitte e dense.
Ti aggiri tra striature di paesaggi spettrali, un flusso malleabile
e poroso.
L’effetto dilatante dell’erba la converte in un espandi-tempo, il
narcoagente che rallenta la percezione degli eventi-oggetto. DJ
Muggs è affascinato dalla traiettoria del proiettile, da come un
corpo appare dalla prospettiva della pistola, dal suo campo
visivo. Come gracchiò Sly Stone: «Guardare il diavolo, mostrare i
denti alla sua pistola».102
Tutti gli stupefacenti intensificano la paranoia. Ma l’effetto
speciale della marijuana è amplificare le percezioni errate tipiche
dell’ascolto di tutti i giorni, sintonizzando così l’HipHop con una
paranoia perpetua di persecuzione periferica.
L’orecchio ascolta sempre da dietro gli angoli. L’erba
intensifica questa modalità fino a che la realtà non si frantuma in
una proliferazione di allucinazioni audio che si autoinnescano a
360° attorno alla tua testa. Ai margini dell’ascolto i suoni ti si
lanciano addosso.
Nella head music HipHop, la schizofonia di R. Murray Schafer
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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ha assunto funzioni premonitrici. I suoni si sono separati dalle
sorgenti e ti raggiungono prima che lo facciano le loro cause.
Ascolta cosa succede quando gli effetti sonori vanno di traverso.
Vagano senza un obiettivo. Correndo alla deriva privi di sorgente,
generano ambienti di minaccia senza oggetto e imminenza
perenne.
Hanno fatto una sonografia e hanno visto
l’immagine di un demone
Gravediggaz
IL MECCANISMO INTERNO
DEI FENOMENI NEL PARANOICO
Guidato dalle premonizioni, l’HipHop mitoillogico è come Sarah
Connor in Terminator: parla sempre al passato di cose che non
ha ancora fatto. La testa diventa satura di rivelazioni che
mettono sotto accusa la luce del giorno. Le fantasmatiche
produzioni HipHop di RZA inducono visioni nell’orecchio. Ogni
respiro diventa una smorfia di dolore, come se qualcuno stesse
ingoiando un coltello. Ogni boccata di tical si trasforma in
un’aspirazione affilata, il rabbrividente sussulto di qualcuno che
viene lacerato. In «Sub Crazy» di Method Man, dal suo album
Tical prodotto da RZA nel ’94, gemiti inattribuibili vagano senza
meta, infondendo ogni cosa di una violenza furiosa e non
localizzabile.
Come evidenziato da Tricky, la marijuana è una scorciatoia
verso la psicosi. Allo stesso modo di Dr Octagon, l’alter ego di
Redman, Reggie Noble, si scinde e si batte contro se stesso, come
Peter Parker contro Spiderman. I rumori si dichiarano
appartenenti a cause nascoste, si moltiplicano in forze invisibili.
The RZA spalanca l’iperparanoia di un mondo postAllucinazione perversa, in cui gli oggetti inanimati prendono vita
con inorganica malignità. Per Redman, la possessione è una
possibilità sempre presente: «Credo che sia possibile muovere le
stelle con la mente. Ci sono dei figli di puttana lì fuori che
possono saltare nel tuo corpo e saccheggiare il tuo spirito. E
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mentre tu te ne cammini senza essere visto in giro per New York,
qualcun altro nel tuo corpo manda tutto a puttane».
VENERA L’ERBA
In Temple of Boom del ’95, i Cypress Hill si genuflettono al culto
dispotico dell’Erba.
Tutti quegli spezzoni di immacolati scolaretti bianchi anni ’50
che si vedono nel film Atomic Cafe, le mani giunte sulla testa, a
pregare la Bomba. Musulmani atomici che si prostrano in
direzione del fungo-Mecca urlando in silenzio: «Mutami!
Mutami!».
L’Erba fa saltare in aria la testa, fa esplodere la realtà allo
stesso modo in cui un ordigno nucleare fa detonare la mente,
come i mutanti sotterranei che venerano la bomba nucleare in
L’altra faccia del pianeta delle scimmie.
L’esercito americano voleva bombardare il Vietnam fino a
riportarlo all’Età della Pietra. Adorando la Sacra Ganja, i Cypress
Hill vogliono bombardare le proprie menti così da regredire al
Medioevo.
Now I dwell in an Islamic Temple /
I’m fighting a holy war in the mental103
Gravediggaz
L’HOLYCORE È IL FLAGELLO DEL MONDO
Con «Diary of A Madman» dei Gravediggaz, dal loro virulento
album concettotossico Niggamortis del ’94, l’HipHop irrompe
nella mitoillogica del Lato Oscuro. Nello spazio immaginario di
un’udienza in aula di tribunale, The Gravediggaz – i produttori
The Undertaker‹ ›Prince Paul e The RZArector‹ ›The RZA, The
Gatekeeper‹ ›Frukwan e Grym Reaper‹ ›Poetic – vengono accusati
di omicidio. Ciascuno di loro cerca di appellarsi all’insanità
mentale. Ogni verso proietta sullo schermo della tua mente
scampoli di un metaesorcismo. Una parete di chitarre tintinnanti
dischiude una sampledelia Gotica – un monastero della testa
dove dolenti canti gregoriani proiettano ombre sulla muratura in
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 115
pietra. La testa diventa un palcoscenico per le forze avverse del
Paradiso e dell’Inferno. Consumata dagli spiriti e posseduta dalle
visioni, la coscienza cade vittima di questa «guerra santa nel
mentale».
A sottolineare la guerra tra stati della mente, il termine
impiegato dal protetto dei Gravediggaz e guest rapper Shabazz
the Disciple per definire questo Lato Oscuro è Holycore. Al pari
del suo doppelgänger Horrorcore, l’Holycore flagella ogni cosa.
Anziché illuminare sotto forma di edu-intrattenimento, espelle
la luce del mondo, scaraventa il cielo in quello che i Sunz of Man
chiamano «un flusso magnetico senza controllo». Come spiega
The RZA, il Lato Oscuro dell’HipHop è una terapia
dell’avversione per drughi anestetizzati da troppo HipHop: «Il
Paradiso e l’Inferno sono sulla Terra. Sono i tuoi periodi buoni e i
tuoi momenti difficili. La guerra santa è la lotta nella tua testa, la
guerra per la pace. Le persone camminano in giro mentalmente
morte. È nostro dovere riesumare i loro sepolcri mentali e
riportarli in vita». Una simile terapia shock per il sensorio riporta
all’«apprendimento tramite tortura» della cura Ludovico in
Arancia meccanica di Kubrick. L’umorismo glaciale di «Dial 1–
800 Suicide» è un cicatrone che causa dolore, gonfia lividi e
preleva sangue per congelarlo. Come Dr Octagon e i Funkadelic –
omaggiati in «Mommy What’s a Gravedigga?» – l’umorismo
mitoillogico dei Gravediggaz lacera le menti assuefatte alla
sensazione, intensifica il malessere allo scopo di sensibilizzare.
Contengo la scienza per far sanguinare un angelo attraverso la
sua visione
Sunz of Man
SUPERCEZIONE ULTRAVIOLETTA
Questa è musica del giorno dopo per un mondo stanco e strafatto
al punto da precipitare in una supercezione inebetita. La guerra
dei Public Enemy reclamava soldati in iperallerta, lame dentate
come quelle di «Black Steel in the Hour of Chaos» dell’89. Nel ’95,
in «Soldier of Darkness» dei Sunz of Man, l’HipHop soccombe
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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alle visioni, affonda negli incubi a occhi aperti che l’allarme
globale lanciato dai Bomb Squad aveva cercato di prevenire:
«Visioni di me nella notte di un’eclisse solare, mentre mi imbarco
sulla nave madre e lancio un’ultima occhiata da questa terra
illusa».104 La guerra esteriore è stata interiorizzata nei «recessi
della mia visione interiore» solo per fuoriuscire e confondere i
confini in una tempesta psicosonica.
I Sunz of Man partono dal punto di esaurimento estremo,
quando i soldati soffrono di allucinazioni e crisi da apparizioni.
La traccia del ’95 «Greyhound Part 2 Remix» di The Genius,
produttore del Wu Tang, comincia già esausta, sconfitta: il suo
tempo è poco più di un arrancare dai piedi stanchi. Colta nelle
conseguenze di un’esplosione, la voce di Killah Priest si squama
alla rovescia al rallentatore.
Lanciate dentro un tunnel del vento di impatti ritardati, le
vocali si distorcono e mormorano, le consonanti si scagliano
impetuose in detriti fonemici sparati via da una detonazione
lontana. Lamenti ansanti incrementano il senso di fatica
estenuante.
«Greyhound Part 2» è una lunga marcia, un viaggio scandito
da scampanellii avvolti nel fumo e transienti tintinnabulanti. I
flauti, le trombe, la chitarra sono spossati, senza fiato. Dalla gola
di qualcuno scappa un esausto «yeah». Il coro gregoriano si
allunga in uno sciame di rumori. I gemiti di monaci perversi
permeano tutto di una malignità claustrale. Violini da casa
stregata girano in sequenza in continui nugoli micropolifonici
dall’aura al contempo sacra e dolorosa. I soldati hanno le
allucinazioni, vaneggiano di annunciazioni celesti sulla Somme
in piena Prima Guerra Mondiale: «Mi fu mostrata la crocifissione
da 2 egiziani / Una guerra in paradiso, vidi Cristo con un Mac II /
Così l’ho seguito pronto per l’Armageddon, Armageddon,
Armageddon».105
MC decapitati vagano come spettri per la zona di guerra
dell’HipHop Senza Testa. Un basso brontosauriano bracca un
campo di battaglia devastato dalle esplosioni megalitiche di
feedback per chitarra. La voce rallentata fino a diventare un
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mugolio, Killah Priest è un MC senza testa che recita
dall’oltretomba.
Tutto ciò è come un esorcismo
per far AFFLUIRE i nostri demoni
Antonin Artaud
PRESTO I PRETI SCIAMERANNO
Il tempo avanza verso la nuova Era Oscura. Ogni volta che
l’Occhio Interiore della Mente batte, spegne il sole.
Nell’Apocalisse, il Figlio dell’Uomo è l’assassino assoldato del
Paradiso, passa i peccatori a fil di spada nel Giorno del Giudizio.
Moltiplicando il Figlio dell’Uomo nei Sunz of Man, il
drammaturgo Killah Priest, i vocalist 62nd Assassin, Prodigal
Sunn, Hell Razah e il produttore 4th Disciple ardono di un
fanatismo solare. Loro sono i Vendicatori di Dio, «soldati idolatri
che combattono i peccati della realtà».106 Ogni 12 ricompone
l’Apocalisse come Fantasonica audizionaria, una Guerra in
Paradiso in cui ciascuna fazione dispera di mantenere il
controllo.
La Terra è la loro riserva di cervi e voi siete i cerbiatti. I Sunz of
Man non sono umani quanto sterminatori devoti – sono «the
universal warlord», il signore della guerra universale, un Cortez
munito di Kalashnikov M16. Sono
gli acceleratori
dell’Armageddon impegnati a provocare le stesse sensazioni che
condannano, che «si unirono in accordo» per sognare il
genocidio per Gesù: «Ascoltate. Quando la notte sarà più buia,
siete avvertiti che presto i preti sciameranno».107
Visioni di monaci che smuovono le loro cappe e sciamano per
tutto l’Oklahoma, a caccia di non credenti da passare a fil di
spada così da finalmente «eliminarli una volta per tutte, come
l’unicorno».108 Uccidere è pregare, il terrore è fede, l’omicidio è
sacro.
Killah Priest mette in guardia sugli «effetti collaterali» di una
guerra che «produce glicosi» al punto che «la follia si impossessa
dell’umanità, invade il sistema nervoso centrale».109
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All’improvviso la sua voce prende a biascicare e scivola nella
glossolalia, diventa un balbettio urgente, sovrastato, ribaltato da
un delirio voluttuoso mai sentito prima nell’HipHop: «this
technique is so aaah, aaah». La vocoarmatura HipHop si arrende
al guerrorgasmo.
Sbigottito dalla forza della rivelazione, racconta come «i 4
corrono ai 4 angoli della terra e il 5° entra nel sole». In un confuso
canto a cappella, Killah Priest il distruttore viene trafitto da «un
raggio di luce» che gli rammenta come «venne formato in un
sogno bianco».110
Killah Priest non rappa, piuttosto incanta, oppure invoca in
tono inquisitorio. Il riverbero si impossessa della sua voce e la
spedisce in un loculo. È Torquemada alla Fine del Millennio, il
despota finale che ordina «porta i malvagi davanti a me e
abbattili ai miei piedi».111 Senz’altro questo fanatico antiabortista
fu presente all’incendio di Sodoma e Gomorra – a bombardare i
bagni pubblici, a dare fuoco ai club.
«Five Arch Angels» è la colonna sonora di Un cantico per
Leibowitz: il mondo viene distrutto dalle bombe nucleari e torna
a un Medioevo governato da Techno-monaci. Al lume della
Canzone c’è una landa spettrale di bordoni ronzanti, sospiri
infernali, gemiti disincarnati e respiri amplificati.
Era necessario qualcosa dal di fuori, qualcosa che da soli non
saremmo stati in grado di costruire.
Philip K. Dick
LA CATTURA DEL 3° OCCHIO
Tricky, The RZA e Killah Priest sono tutti infatuati dei poteri
latenti del 3° Occhio. Nell’immaginario Islamatronico di Rakim,
nella macchina crittografica di Rammellzee e Shock Dell, nel
Lato Oscuro psicoacustico di Killah Priest, il 3° Occhio è una
facoltà segreta che scansiona lo spettro invisibile per visualizzare
forme d’onda radio, ultraviolette, demoniache, acustiche.
Proprio perché la scienza medica non ne conosce la funzione,
la ghiandola pineale attira la tradizione esoterrorista, secondo la
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quale si tratta proprio del 3° Occhio – il dormiente Occhio
Interiore della Mente, un potere arcaico che stando a Philip K.
Dick può essere dischiuso grazie alla meditazione: «Abbiamo
rinunciato al 3° Occhio, la nostra caratteristica evolutiva più
importante. È proprio il 3° Occhio che ci riconduce fuori dal
labirinto. Per questo il 3° Occhio viene identificato con le forze
divine o con l’illuminazione, in Egitto e in India. Il 3° Occhio
andava riaperto se volevamo uscire dal labirinto… Ma visto che
non ci ricordavamo più di possedere l’occhio del discernimento,
non potevamo più ricercare le tecniche per riaprirlo. Qualcosa
doveva entrare dall’esterno, qualcosa che noi stessi non avremmo
potuto costruire». La copertina acquerellata di Effram Wolf per
Innervisions di Stevie Wonder ritrae un raggio ottico ocra e
marrone che erompe fuori dalla sua palpebra chiusa, un campo
di visione vegetazionale che si proietta nella stratosfera come se
Ciclope degli X-Men si fosse dato alla botanica. La vista arborea
di Wonder innesca un’eco-ottica dell’Occhio della Mente. E i
Funkadelic sono gli aromanauti della percezione, coloro che
scatenano le allucinalazioni erpicanti delle Narici della Mente.
Il Cervello Computer Coleottero: Funkadelic
Il cervello è una popolazione
Deleuze e Guattari
L’EQUAZIONE LISERGICA PER LA PSICHE FUNKIZZATA
Funk + LSD = Funk Psichedelicizzato = Psichedelia Funkizzata =
Funkadelia, come spiega Manuel De Landa: «Quando vai in trip
liquefai le strutture del tuo cervello, le strutture linguistiche, le
strutture intenzionali. Acquisiscono una consistenza meno
viscosa e il tuo cervello diventa un supercomputer.
L’informazione nel tuo cervello accelera, ti fa sentire come se
stessi avendo una rivelazione. Ma nessuno ti sta rivelando niente.
Si sta solo riorganizzando. Sta accadendo da sé». L’LSD genera un
Computer Liquido Funkadelico, la psiche funkalizzata che
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ricanalizza la rabbia della strada in alternative alla realtà.
DESTITUISCI L’UNIVERSO
La Funkadelia destituisce l’universo, confronta la realtà, si
prodiga ancora e ancora per distruggere un mondo impazzito. Di
ritorno nella sua mente dopo il viaggio, George Clinton realizza
che «Potevo imbestialirmi così tanto col mondo e per come
trattava la gente da appostarmi in un vicolo e uccidere qualche
figlio di puttana. Ma non ci sono vincitori in una situazione del
genere, perciò una volta capito questo mi prendevo un acido per
stare sicuro di non infuriarmi più. Ho cominciato a puntare alle
realtà alternative, capisci».
La supernova di informazioni dell’acido fa saltare in aria l’ego.
Perciò il puntino sulla «i» nel logo dei Funkadelic viene sostituito
dal ghignante teschio-scimmia di Pedro Bell, il logo dei Grateful
Dead che diventa loco. Il globo esplode fuori dal suo cranio come
un fungo atomico, in una detonazione capace al tempo stesso di
annichilire e di formare pianeti. La Funkadelia non è una fuga in
altri mondi, ma un viaggio della morte negli allucinogeneri
dell’LSD e nella superpsichedelia dell’STP. Così Jay Stevens sul
viaggio sotto STP: «Veniva descritto alla pari di qualche storia di
guerra, persone che esplodevano oltre la sagoma e che
bruciavano, oppure pervase da un vento freddo che non smetteva
di soffiare negli incavi della loro mente». Scene che descrivono
l’esperienza audio Funkadelica alla perfezione. L’acido apre un
continuum cataclismico tra il Vietnam, Detroit e gli altri piani lì
fuori – Other Planes Out There.
LA LOGICA DELLA CATASTROFE
In «Wars of Armageddon» il mondo viene annientato davanti alle
tue stesse orecchie in una logica così elaborata da J.G. Ballard:
«La catastrofe rappresenta un atto costruttivo e positivo
dell’immaginazione, un tentativo di confrontarsi con un
universo palesemente senza senso sfidandolo al suo stesso gioco,
un tentativo di demolire la struttura formale del tempo e dello
spazio in cui l’universo ci avvolge».
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Essere funkadelizzati non vuol dire ritrarsi nella mente ma
esternare le paure della mente, espanderle finché l’ascoltatore
non si ritrova a galleggiare in un universo debordante di
brodaglia cosmica e rilasci vaginali.
La struttura formale del tempo collassa in sbobba. Lo spazio
perde la sua dignità, precipita a capofitto nella merda del mondo.
La funkadelia intensifica l’osmosi del funk, amplifica il suo
aroma impercettibile. Osmium, l’esordio del ’70 dei Parliament‹
›Funkadelic, viene intitolato così perché si rifà al metallo più
pesante e più tagliente della Terra. Rock più aroma convergono
in quella che RZA denomina heavy mental music. Dato che gli
umani non hanno palpebre nasali, sono indifesi contro gli
attacchi rinali. Informe e insensata, la funkadelia risale lungo le
narici e trapela nei nervi, provocando una guerra tra l’inalazione
e il corpo. Inspiri dentro di te la putrefazione dell’universo. «Non
possiamo pulire la merda o fare un cazzo di niente per bene
finché non riconosciamo di avere delle larve nel nostro cervello,
che ogni situazione che creiamo sarà marcia perché la nostra
mentalità è già contaminata». I Funkadelic condividono la
caduta e si fanno la paura amica: «Ci siamo assunti la
responsabilità di un sacco di merda. Sly l’aveva intravisto. Sì, Mr
Stewart l’ha capito meglio ed è stato capace di accettare la
bruttezza, e la sua merda era così profonda che non potevi non
pensare che stesse parlando di te».
Il pensiero è bio-logico oppure non esiste
René Ménil
KIMICA CAOSMICA
La funkadelia disvela una biologica del pensiero, una fisiologia
della percezione. Mente, anima, universo: gli antichi,
antichissimi mondi della privazione sensoriale Tradizionale
vengono
improvvisamente
materializzati,
gratuitamente
oralizzati. I concetti vengono palpeggiati e leccati, succhiati e
molestati. In «What is Soul» del ’70, l’Alieno Funkadelico arriva
sulla Terra: «Ammirate, io sono funkadelico, non sono del vostro
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 122
mondo / Ma non temete, non vi farò del male / Prestatemi la
vostra mente funky, così che possa giocarci».112 Come Galactus, il
dio divora-pianeti dell’universo Marvel, il Funkulatore
sopravvive per cosmofagia, quel rito filosofico che Susan Sontag
definisce «il divoramento del mondo». Il naso sa che la mente è
cibo per larve. «Mommy What’s A Funkadelic?» inizia con
Clinton che strascica diabolicamente «Se succhi la mia anima io
leccherò le tue emozioni funky», mentre «Maggot Brain» gira
attorno alla disillusione cosmica: «Ho assaggiato le Larve nella
Mente dell’Universo».113 Qui un universo è abbastanza piccolo da
rotolare sulla lingua: la metafisica si desublima, si converte in
una bocca larga quanto il cosmo che sputa l’anima in un pozzo di
muco senza fondo.
MUTAZIONI UNITE D’AMERICA
Il Funkadelico ti arruola alla causa delle tue paure più oscure
attingendo alle sorgenti tossiche della tecnologia. «Maggot
Brain» è capace di «spaventarti a morte». L’illustrazione sulla
copertina interna di America Eats Its Young del ’72 mostra la
Statua della Libertà con le zanne insanguinate mentre divora
bambini. In «Eulogy and Light», il tempo scivola all’indietro in
quella che Clinton chiamerà più tardi backwashpsychosis,
«psicosi del riflusso»: un viaggio del terrore negli Stati Alterati e
Mutazioni Unite d’America.
CYBORGANOGRAFICA
Nel periodo ’73-’76, le illustrazioni di Pedro Bell per le copertine
pieghevoli degli album Cosmic Slop, Standing on the Verge of
Getting It On, Let’s Take It to the Stage, Tales of Kidd Funkadelic e
Hardcore Jollies visualizzano la funkadelia come una
Fantasonica organografica. La funkadelia diventa una
cyborganografica spaventosa. All’estremità opposta della levigata
menschmachine dei Kraftwerk, il cyborg funk vuota le sue
budella in un caos diabolico di «oscenità» pustolante. Dal ’73 di
Cosmic Slop in poi, ogni scartoon Funkadelico – uno stile
fumettistico che lascia cicatrici, nella definizione di Bell – rivela
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 123
gli episodi di un prolungato EcoStupro della Madre Terra, coi
suoi capelli fatti di larve, gli occhi squarciati, gli incisivi
acuminati. Intestini a pennarello emergono dalla gigantesca
figura Madre, le viscere scappano dall’accorpamento corporeo
che il materialista digitale Nick Land ha ribattezzato «sistema di
sicurezza umano». Tratti digestivi, forme umbelliformi
rampicanti, organi senza corpi più slimeware che wetware
strisciano nello spazio, spiaccicandosi in copertina come collage.
I canali alimentari si fondono con le larve per diventare una
materia gocciolante non identificabile che trasuda globuli di
gelatina. Gli alieni rivettati assieme da lamiere d’acciaio, i profili
seghettati a forma di tessere del puzzle al posto degli organi,
regolano gli altimetri da freddo a caldo. La funkadelia è disorganizzazione totale, uno sconcertante pantano potabile di
cyborgani assentatisi senza permesso in un universo di interiora
altrui. La farmadelia emetica di Pedro Bell vuole farti vomitare
emozioni ingerite, convinzioni inghiottite e ammassate in boli. Il
paesaggio concettotossico ti fa ammalare per farti stare meglio.
La funkadelia genera una testa globale, un ego che esplode nella
reazione a catena atomica. La «i» esplosiva nel logo dei
Funkadelic è atmosferocefalica nel senso di Dalí: mette il mondo
esterno «al servizio della realtà della nostra mente».
Nel fallout informazionale dell’era sampledelica, Tricky
progetta un cervello sparpagliato che pensa come una bomba.
L’equazione di Jeru the Damajaa per il pensiero sparso è: «il mio
cervello C3 H5 N3 09 come nitroglicerina».114
Inseguimento tra le Cuffie: Tricky
Munito di visioni contraddittorie, una mano sgraziata
ingabbiata nel bel metallo, osservo una meccanica nuova. Sono
il macchinista pazzo che, distrutto il passato, ricostruisce il
presente
Samuel R. Delany
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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RAPITO DALL’AUDIO
La fugacità del sample ti incanta perché ti rapisce. I livelli che
fluttuano sulla linea telefonica in «Abbaon Fat Tracks», la madre
che sussurra «Puoi volare più veloce che puoi per stare con
Gesù?»: è una finestra che si apre sul tempo, il suono che
decresce nella tua mente, 0.5 secondi di videosegnali processati e
presi da uno sconosciuto film anni Cinquanta ambientato in anni
Quaranta immaginari.
Il sampling è un modo per racchiudere
tutte le ere della musica nera in un chip
Greg Tate
L’ANACRONIZZATORE
Il sample funziona come quella scena del film di Nic Roeg L’uomo
che cadde sulla Terra nella quale Thomas Newton osserva,
attraverso il giallo dei secoli, i contadini del 18° S mentre
guardano una Rolls bianca che attraversa i campi in un alone
bluastro. Butterei via cent’anni di cinema per un simile momento
anacronico – il 18° e il 20° S che si permeano l’un l’altro,
dissolvendosi e ibridandosi nel tempo che Miles definisce ieriora.
Il campionatore è lo strumento universale, lo strumento che
produce tutti gli altri strumenti.
Il campionatore opera nello stesso esatto modo della sequenza
di Roeg, oppure come la musica ascoltata nell’Egitto immaginato
da Ishmael Reed nell’anno domini ’72: «Una miscela di Sun Ra e
Jimmy Reed suonata in quel quartiere notturno dell’Antico
Egitto che va sotto il nome di “Il dominio di Osiride”».
È un anacronizzatore che derealizza il tempo: un rullante del
’69 preso dai Michigan United Studios, un duetto del ’72 della
Bombay Studio Orchestra in «Friends» dei Led Zeppelin con colpi
di pistola modulati da uno spezzone preso da una trasmissione a
circuito chiuso che diventa il rumore statico di un documentario
ZDF del ’63 sui cosmogrammi Dogon che diventa lo stridio degli
arrangiamenti Varèsiani di Jerry Goldsmith per la colonna
sonora del Pianeta delle scimmie.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Vieni rapito in questo mondo, distribuito lungo le sue
dimensioni – ma questo mondo si ripiega nel tuo. La sampledelia
è tanto l’effetto-realtà dei campioni che sei in grado di
riconoscere, quanto l’effetto-Origine Ignota dei campioni che
non conosci. Questi Oggetti Sonori Non Identificati possono
improvvisamente sostituirsi al mondo, eclissarlo, renderti
orfano, spiaggiarti sulle sue coste. Man mano che i campioni
innescano ondate su ondate di defamiliarizzazione sintetica,
provi una forte sensazione di annullamento.
Il campionatore – che include il videoregistratore e il
risponditore automatico – è una macchina per derealizzare i
suoni allo stato solido. La sampledelia è lo stato nel quale vieni
sopraffatto da 20 secondi di suono.
MOTION CAPTURE
Il Breakbeat funziona incidendo tagli nella traccia. Lavora come
un Motion Capture, scartando la Canzone senza pietà, ignorando
sfacciatamente qualsiasi intento originario. Indifferente alla
tradizione, il Breakbeat sacrifica il passato per l’adesso.
L’estrazione a cielo aperto della sorgente può portare tanto
all’archivio Parliamentariano quanto a Serge Gainsbourg, ma la
funzione del campionatore è sia predatoria che rispettosa.
La memoria del campionatore stabilisce questo come regola
generale per la sampledelia. Il campionatore insiste che tu sappia
quali suoni ti piacciono.
Ti impone la tua soddisfazione sensoriale come condizione
per la sua capacità di memoria. Sei costretto a esternare il tuo
gusto. Ogni campione è un rapporto sullo‹ ›dallo stato interno del
tuo apparato sensorio, la tua selezione personale ampliata in una
banca della memoria globale.
TU SEI UN’ASSUEFAZIONE
Rimestare tra scaffali ed espositori significa diventare un
cercasample, andare a caccia delle audiozone nascoste, ascoltare
il mondo, pedinare le rimanenze, inseguire la primigenia traccia
superflua/inutile. Quando senti divampare il break in una traccia
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 126
che non hai mai ascoltato, è il campione che ti riconosce. Preso
nel suo originale sconosciuto, il beat diventa una macchina per il
Motion Capture che si appropria della tua memoria cutanea e
provoca un flashback della tua carne. Ogni campione è
un’audiocamera che ti palesa in quanto forma d’assuefazione
Clintoniana – un organismo plasmato dall’abitudine. Il sample,
una finestra affacciata sul tempo psicoaffettivo, espone ed
esternalizza quel meccanismo instamatico che sono i tuoi gusti
più personali. Si retroattiva ogni qualvolta la puntina ti chiede di
essere poggiata sul solco. Rivela la tua spontaneità quale
servomeccanismo della funzione playback, costretto come sei a
caricare il cd, premere il telecomando, sollevare la puntina dalla
ceralacca morta. Mostra l’intima interfaccia tra te e il giradischi,
rende audiovisiva la prospettiva che la macchina ha di te.
Ascoltare l’originale recedere nell’irriconoscibilità inverte la
procedura Breakbeat. Il tempo torna indietro, ti riporta a un
mondo ormai perduto in cui DJ Kool Herc non ha mai inventato
il Breakbeat.
Lo spazio mentale è la geografia della mente
che non può essere raggiunta da nessun telescopio
R. Murray Schafer
SOTTRAI LA CANZONE
Contro la presenza del pop, contro la sua voce in tempo reale, il
dub afferma la logica dell’abbandono. La gravità della canzone
viene risucchiata nelle fauci di un abisso, lo spazio diventa una
forza invasiva che agisce sulla canzone, ne passa la struttura ai
raggi X, disincarnando la canzone, distribuendone le tracce,
inseguendo i fantasmi delle trame soniche. Il dub è il fattore di
curvatura all’ennesima potenza, l’elemento
tracciante.
Disorganizza la Canzone, si sottrae in un’apparizione, un funk
fantasma di nascondimento e intermittenza.
In quanto agente dell’alterazione, la derealizzazione dub del
profilo della Canzone e dei suoi margini riconoscibili viene
percepita in maniera assai più presente della presenza umana
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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sovrasoulizzata r&b.
Mi sento alieno, è come se qualcuno
fosse sul punto di riconoscermi come un alieno
Tricky
SPETTRO
Su Blue Lines dei Massive Attack del ’91, la voce HipHop si
sgonfia e spazializza in una musica da cuffie per iniziati, una
musica da camera da letto. Con Tricky, la head music postHipHop diventa acefala, spettrale, unheimlich, mai a casa in
nessun luogo. Più che affiorare, il brusio inibito di Tricky si ritrae
asmaticamente dal lato della sua bocca. L’HipHop Tradizionale
enfatizza la voce, la fa andare su di giri in una boccamotore. Con
Tricky, il flusso verbale rallenta in uno strisciare sinistro che
inghiotte come un guscio la parlata esangue e strascicata di
Martina Topley-Bird. Quasi sempre, questa voce rauca è a
malapena presente, giusto un’ombra di se stessa.
Più che cantanti, Martina e Tricky sono flussi, perennemente
impegnati a trasmettere scariche improvvise, antenne umane
che risuonano in tremolante compartecipazione con le
oscillazioni a bassa frequenza della città. Tricky non è interessato
alla narrazione ma alle trame psicogeografiche che confondono
la divisione soggetto=oggetto in una continuità caliginosa.
È LA CANNA CHE TI FUMA
Tricky non è tanto un narcisista quanto un narcosista. I narcisisti
non fumano mai, non fanno mai uso di droghe perché le droghe
ti fanno perdere tempo – tempo prezioso che il narcisista
potrebbe impiegare per sé. Il narcisista si sballa con infinite dosi
di se stesso. Il narcisista lavora a tempo pieno su quell’impiego a
scadenza indeterminata che è la sua persona.
Per il narcosista, invece, il sé se ne va in fumo. Essere è un
fardello insostenibile.
COME UNA BOMBA
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Il narcosista dissipa tutto questo duro lavoro con la stessa
semplicità di una boccata di fumo. «Il mio cervello pensa che il
mio cervello pensi come una bomba».115 Oggi, come Tricky
evidenzia, «tutto avviene in una botta sola, non più una cosa alla
volta. Sto cercando di essere 3-dimensionale». Come quella
macchina-mondo che è il dipinto Pegasus di Basquiat, Tricky è
un’antenna umana ipersensibile, un radar umano, una corteccia
scoperta con tutti i suoi nervi fuori. «My brain thinks bomblike»:
tutte le informazioni della datasfera esondano in questi
trasmettitori umani.
Ammettendo i difetti, amplificando le fragilità, Tricky
riconfigura la debolezza in una forza ustionante, ti coinvolge in
un conflitto di confusione, rancore, irascibilità, goffaggine; la
disfunzionalità disarma la belligeranza facinorosa dell’HipHop,
dissolve la corazza emozionale della House.
Il primo segno della psicosi è un complesso cristico
Il tagliaerbe
COMPLESSO DI CRISTO VIRTUALE‹ ›SINDROME
DEL DIAVOLO
In «Psychosis» del ’95, l’atmosfera diabolica evocata da The RZA
sgombra la struttura standard della canzone e la sostituisce con
un miasma di bordoni brulicanti, sospiri infernali, gemiti
incorporei e respiri amplificati.
I beat non tengono il tempo; piuttosto, lo trascinano giù in un
tempo narcotizzato. Un sibilo acuto si insinua lungo la traccia,
inducendo deliberatamente un acufene nuovo e perfezionato, un
fischio nelle orecchie perpetuo e impossibile da spegnere. Niente
palpebre acustiche.
I resti della canzone sono saturi di una claustrofobia che tutto
pervade. Il corpo rabbrividisce a causa delle sue vibrazioni
infernali, ma la malignità intensificata allunga le braccia e ti
intrappola, trascinandoti giù nel suo mondo. Sei imprigionato in
un paio di polmoni giganti. Ogni inalazione a microfono
ravvicinato, ogni tirata asmatica ti assorbe su per le sue narici.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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«Psychosis» risucchia la tua linfa vitale, lasciandoti privo di
sangue, schiacciato dalla pressione del suono.
La voce di Tricky rallenta ancora in un sussulto strascicante.
Brandelli tremolanti di voce si ottenebrano a vicenda, forme
senza volume si contorcono attorno al suo gracidante rantolo di
morte: «Sembra insomma che io sia il figlio del Diavolo / Senza
fiato e in fuga / Cristo, vogliono essere me».116 Tricky esemplifica
l’interfaccia droga‹ ›tecnologia del Complesso di Cristo: «Fumo
un sacco di erba e, sai, è un fatto che le persone che fumano erba
passano per la sindrome del Diavolo e per la sindrome di Gesù».
Le canzoni diventano visioni profetiche che accelerano la
stessa apocalisse verso cui mettono in guardia: «Corsa allo spazio
con l’alieno / Il Diavolo è venuto per me / Il Diavolo è venuto per
me».117
Fuggo con la mia sanità mentale, usando la terza vista /
circondato da una figura a 3 facce
che contiene il cervello di un meccanismo d’innesco118
Organized Konfusion
PARANOIMIA
Il mondo diventa una minaccia costante, brulicante di mastini
diabolici e angeli terrestri, un flusso destabilizzato di paranoia
perenne. 720° di sospetto periferico, rancori infondati e
intuizioni azzardate: tutto questo si esterna, si separa, vaga in
giro, prende vita.
The RZA dilata ogni parola nell’agghiacciante sussulto di un
horrorcore firmato Hanna-Barbera. La sintassi viene trascinata
finché il parlato non si prosciuga e tutte le parole diventano
essiccate, rese sibilanti, aspirate da una maschera per l’ossigeno.
The RZA trasale dopo ogni strofa come se degli aghi gli
stessero incidendo un tatuaggio sulla schiena: «Nella foresta non
c’è più pioggia. Tutto è pietrificato, terrificato, orrificato».119 La
sua voce arranca come un bisbiglio pronunciato dal palco.
L’HipHop fa il suo ingresso in un Medioevo digitale in cui i
Sette Peccati Capitali, le psicomachie cristiane, ritornano come
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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allucinazioni audio, patologie psichiche che affliggono i
miserabili ratti incapucciati dell’HipHop: «Ti è stato negato il
diritto al tuo 3° Occhio. Ora è serrat t… t… t… t… t… t… to. Non
verrà mai più aperto [risata]».120 Da un lato il 3° Occhio è una
ghiandola pineale obsoleta, il rimasuglio dell’evoluzione
scimmia‹ ›uomo, un sensore corporeo vecchio un milione di
anni. Dall’altro, si tratta dell’inspiegabile punto cieco esteso in
mezzo al campo visivo, l’occhio della mente, la soglia per la
percezione divina, l’occhio della veggenza che dona agli umani
visioni interiori immateriali.
51.
«Componendo molecole sul mio SP12»
52. «The auditory canals are burning, while the Technics keeps turning, at a
dominant speed»
53. «A physical source through particles»
54. «What seems to be the problem, What’s wrong with my mind?»
55. «Wires leaking energy»
56. «Like a Commodor computer […] inducing meaning to its limit»
57. «Rhymes in my tank […] Brains pumping gasoline […] meter and gauges […]
combinating elements […] connect the abulary […] Switch it»
58. «Fuel […] ignites blood pressure above the brain level»
59. «Power ignites the four horsemen»
60. «Artemis Level 4, checking that I get a warp speed, change my gamma flow,
1387, 20096»
61. «Gamma ray one block, altitude X speed»
62. «The Movie […] your brain will be the star»
63. «7 x zero, coming light speed, Alpha control spark, relay the A jack»
64.
«Porteròiltuocervelloinun’altradimensione
/
Porteròiltuocervelloinun’altradimensione
/
PRESTA
MOLTA
ATTENZIONE»
65. «Truly confuse as a scientist»
66. «Raggi = radere al suolo = alzare»
67. «Charging energy at a level»
68. «Cybotron, completely on a mission to annihilate»
69.
70.
«Your common and robs your sense»
«Sono qui per riplasmare i cervelli, liberarvi dal dolore»
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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71.
«But we want you to understand that the integer is a nation by itself. Its
function leads you into the future»
72. «All formation and military function that hold the code to any formation
procedure. With. Out it you have no control. You will have no control. This
information I cannot really give you. Because I am not the master of its own
technique»
73. «As the interrogator of Ikonoklast Panzerism I don’t give nobody no business.
I tell you what is full military information and function for all integers, all
four of them. There are no pictograms here. What I draw is architecturally
built and will fly.»
74.
«The 4 integers, nocturnal myth, music notes, meterological symbols of
heterosizers and all integers that formate any process of reading pictogram
knowledge, and of course my invention of the atomic note for Panzerism.»
75. «You must talk to the dj. You must. Talk. To. The dj. The scratch is not for
you. The scratch is not for me. But you must listen to it anyway. Education is
only subliminal. Redefine. Redefine.»
76.
«Only he has the number written down in the scratch. Intellectualize.
Redefine. Because it’s only in the dj’s manuscript. And it’s no spoken word. It’s
called a scratch. With all the millions and millions of megabeats that have
been programmed in our minds, we know it all equals down to zero zero zero
active negatives.»
77.
«You hold the scratch being a broken record. This wine turns to twine.
Entwines like a rope in your mind. Like DNA code.»
78. «You have just gotten a chill in the feeling of your heart. With most people
their heart would have stopped. But I think yours just got started. I held all
this information back from you just because you haven’t signed your name to
your death certificate.»
79. «We want you to proceed with your books on Gothic texts. We want you to
open up the pages 449 45 Roman Law. Turn to card number 1997. And for
this we want you to know that you have already failed your course with a B.
You haven’t even gotten to what it is. The inflammation of all information.»
80. «Space is my planet […] I live there, eat there, wash there»
81. «Program one and go to Earth through the fax machines, My number 709–
755–6EL3, Computer file 9–3, Digital level»
82. «I’ll take a break like James Brown to the bridge»
83. «Vanishing victims kept alive on metal examining tables. Experts, baffled at
the survival from exposure to laser scalpels, Green berets growing coneheads
in mechanical wombs»
84. «Controlled by gammalights!»
85. «Octagon, oxygen, illuminum, intoxicants»
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86.
«Walking through a polygon […] My first impression was to give patients a
lesson, who’s the best to put me to the test, I’ll battle Ultramagnetic,
myownselfaswell»
87. «All mankind must submit to genetic testing, disease contaminates every
transmission of unawareness»
88. «Acoustic death by analysis»
89. «Increase magnetic fields, Electro-liquid expands, critical procedures cool 77
Kelvins by submerging»
90. «Skin is green and silver […] changing blue skin […] brown colour’s coming
back»
91. «A paramedic fetus of the east […] cybernetic microscopes […] 2 telescopes
that magnify the eye of a roach»
92. «Out the skull […] necks for the answer»
93. «Intestinal surgery […] saliva glands relocated»
94. «With the needle and thread, sewing up all the other buttcracks»
95. «The cartoon Donald Duck […] fellatio on the floor with Reed Richards»
96. «Half shark-alligator, half man […] masturbating with human strangers,
legally through court […] are leading humans with haemorroids»
97. «I was born on Jupiter»
98. «Doctor Ludicrous […] into an octopus […] grab 8 species […] isolate like an
incubus»
99. «The perfect enzyme’s me with your brain in my other hand»
100. «Oh amico fratè, la mia mente mi sta facendo degli scherzi»
101. «Sto avendo delle illusioni, mi stanno fottendo la mente»
102. «Looking at the devil, grinning at his gun»
103. «Ora dimoro in un tempio islamico / Sto combattendo una guerra santa nel
mentale»
104. «Visions of me on the night of a solar eclipse aboarding the mothership
taking my last glimpse from this deluded earth»
105. «I was shown the crucifixion by 2 Egyptians / A war in heaven, I saw Christ
with a Mac II / So I joined him and prepared for Armageddon, Armageddon,
Armageddon»
106. «Soldiers of idolatry fighting the sins of reality»
107. «Came together for one accord […] Hearken. As the night darkens, you’ve
been warned that the priests will soon swarm»
108. «Be done away like the unicorn»
109. «Side effects […] bring the glycosis […] insanity enters humanity, invades the
nervous system»
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110. «The 4 run to the 4 corners of the earth and the 5th run into the sun […] a
light beam […] was formed in a white dream»
111. «Bring the wicked before me and slay them before my feet»
112. «Behold, I Am Funkadelic, I Am Not of your World / But fear me not, I will do
you no harm / Loan me your funky mind, So I can play with it»
113. «If you will suck my soul I will lick your funky emotion […] I have tasted the
Maggots in the Mind of the Universe»
114. «My brain C3 H5 N3 09 like nitroglycerin»
115. «My brain thinks my brain thinks bomblike»
116. «So it seems I’m the Devil’s son / Out of breath and on the run / Jesus Christ
they wanna be me»
117. «Space race the alien / The Devil’s come for me / The Devil’s come for me»
118. «I escape with my sanity, utilizing 3rd vision / Surrounded by a 3-sided
figure containing the brain of a triggering mechanism»
119. «There is no more rain left in the forest. Everything is petrified. Terrified.
Horrified»
120. «You have been denied the right to your 3rd Eye. Now it’s shut t… t… t… t…
t… t… t. No more to be opened»
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04. SPAZIALIZZARE INTERIORMENTE
LA CANZONE
[Verso una] MitoScienza del Mixer: The Upsetter
Lontanissime dalla metafisica terrapiattista rastafariana, dal suo
fondamentalismo sangue e fuoco, le produzioni e le theory
fiction di Lee Perry inaugurano un settore interamente nuovo: la
MitoScienza del mixer. The Upsetter si infiltra nella vita segreta
delle macchine del suono, disvela la cibernetica dello studio.
REMIXA LA TUA TESTA
Nella concettotecnica di The Upsetter, il mixer è una macchina
mentale, un’interfaccia mente‹ ›macchina. Perry diagramma i
neurocircuiti del banco mixer Soundcraft, il suo flusso di
pensiero: «Immetto la mia mente nella macchina e la macchina
esegue la realtà. Onde di pensiero invisibili, le immetti nella
macchina trasmettendole attraverso i controlli e i pulsanti
oppure le inserisci nel jack del pannello prese». È un medium che
forma la realtà, curvando l’ambiente con violenza,
manipolandolo.
Mi presento come uno sbaglio121
Indelible MCs
LA VITA NASCOSTA DELLE MACCHINE DEL SUONO
Perry è l’analista della capacità dello studio di estendere la
percezione. Il banco mixer decompone la Canzone, lasciandosi
dietro una cassa toracica scheletrica. Lo studio Black Ark è una
forma di vita macchinica: «Considero lo studio come una
creatura vivente, che ha vita propria. La macchina deve essere
viva e intelligente. Il pannello dei jack è esso stesso un cervello,
nel senso che puoi cablare il cervello e renderlo un essere umano
vivente».
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Il dub pretende simbiosi capaci di esternalizzare la mente,
riconfigurando drasticamente il produttore umano in un essere
macchina, un cyborg audio: «Quella che ascolti è una macchina.
Io imito gli esseri umani, sono un essere macchina, non lavoro
con creature umane». Quando scolpisci lo spazio col banco
mixer, questi effetti tecnici – il gate e il riverbero, l’eco e il flange
– diventano percorsi che attraversano una rete di volumi, accessi
e tunnel che collegano architetture spaziali.
Stiamo conquistando il sole, stiamo cambiando il tempo, stiamo
cambiando lo spazio.
The Mighty Upsetter
METEOROLOGIA DELL’ECHOPLEX
Usando l’Echoplex per clonare gli echi e il Roland Space Echo per
ritardare il tempo e accumulare gli urti del riverbero, Perry
riremixa impatti ennedimensionali: né rullanti né percussioni
sintetiche, quanto piuttosto una sconcertante, disorientante
SonoMateria. Nell’elettromagnetico mondo alla n di Revolution
Dub del ’75 e Return of the Super Ape del ’78, la Canzone viene
dissotterrata fino a che i suoi universi fantasma popolano il
pianeta.
Return of the Super Ape è il dub che disturba l’atmosfera fino a
produrre poltergeist. Giungendo prima della sua causa, il suono
diventa senza motivo, premonizionale, inspiegabile. «Vedi, [la
batteria] passava nell’Echoplex e con l’Echoplex puoi fare tutto.
Puoi cambiare l’energia e le sensazioni». Detriti sonici vaganti si
scontrano nello spazio, incombono da vicino. Gli effetti
decelerano fino a diventare frustranti e incomprensibili colpi di
rimbalzo sparati da una pistola scarica. Il vento delle ali della
follia di Baudelaire invia suoni sfreccianti per lo spazio vivente.
«La batteria controlla il battito cardiaco e il basso tiene lo spazio.
I miei dub vanno dallo spazio interiore a quello esterno. Il suono
che ricavo dal Black Ark non riesco a ottenerlo da nessun altro
studio. È come una navicella spaziale. Puoi sentire lo spazio nelle
tracce.»
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Lo spazio tra i suoni non si ritira: viene estratto dallo spazio tra
i beat fino a che si contorce, cede, si serra in pugni di aria solida
che ti colpiscono con quelli che Perry chiama «Shocks of the
Mighty», colpi del Possente. Pulsazioni giganti calpestano lo
spazio come una colossale gioventù. I vetri si infrangono,
rallentano in cartoncini che crollano. Fantasmi di fantasmi di
effetti, effetti di quinta generazione, urla dilatate, sferragli e
fruscii agitano l’aria.
Separato dalla sua causa, l’Echoplex produce una minacciosità
priva di oggetto, una sensazione onnipervasiva di forza
indefinita, di energia atmosferica che straccia la Canzone e la fa a
brandelli. Il mixer permette l’accesso ai campi magnetici. È una
torre di controllo da cui viene riconfigurata la turbolenza della
tecnologia: «Siamo qui al Giradischi Terranova. Significa che
stiamo per prendere il controllo. Stiamo prendendo possesso
dell’aria, stiamo prendendo possesso dei monti, stiamo
prendendo possesso delle stelle, stiamo prendendo possesso del
sole, stiamo cambiando il tempo, stiamo cambiando il potere,
stiamo cambiando la grazia, stiamo cambiando lo spazio».
IN UN MONDO DI ECO
Nel momento in cui l’eco arriva, l’ascolto deve completamente
cambiare. L’orecchio è costretto a inseguire il suono. Invece di
essere questo singolo evento nel tempo, il beat diventa una serie
di echi ritrattili, come una coda di suono. Il beat si converte in
una coda sempre sul punto di scomparire dietro l’angolo e il tuo
orecchio deve iniziare a correrle dietro. Se stai indossando gli
auricolari o un walkman diventa un inseguimento attraverso le
cuffie. L’Echoplex rende l’ascolto una corsa. Non puoi catturare il
beat. Le code di suono girano l’angolo e scompaiono per il
corridoio. Da King Tubby a Basic Channel, i piatti sono sempre
appena fuori portata, sempre intenti a svoltare l’angolo della
percezione. Dove dovrebbe trovarsi il ritmo c’è lo spazio, e
viceversa. Il dub spettrale ruota attorno a un beat assente.
Revolution Dub è il campo minato mentale di The Upsetter.
Ciascuna traccia ti tende un’imboscata, confonde i processi di
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riconoscimento dei pattern lasciando implicito il beat previsto.
Cavità si aprono nei momenti più compatti del groove. Il battito
scivola sullo spazio rimosso, i poliritmi ti fanno perdere
l’equilibrio in un tira e molla di aspettative e attese, il pavimento
ti viene a mancare da sotto i piedi. L’eco trasforma il beat da
impatto localizzato ad ambiente nel quale sei immerso. Le
rifrazioni rimbalzano da ogni superficie. Dapprima il rullante si
infrange su una pelle di tamburo tesa, oppure il pedale rimuove
l’aria tra 2 piatti per farla sibilare. Pressione pneumatica del
metallo. Adesso, l’impatto che è scappato al tuo udito ti rimpalla
indietro dal muro, dal soffitto, dal pavimento. Il mondo diventa
una gigantesca batteria con te al centro. I beat sono colpi di
rimbalzo a 360°, curvano attorno le mura del mondo.
SITCOM FANTASMA INFESTANO LA CANZONE SPETTRALE
Portando l’esterno nell’interno della Canzone, Perry rilascia
fantasmi sitcom nella Canzone spettrale. Perry campiona la tv
prima del campionatore, proprio come Holger Czukay usa la
radio: catturando i segnali giù per le antenne nella Canzone,
facendo crepitare l’interno della traccia fino a quando non si
produce un altro fuso orario. Lo spazio cambia posto. La realtà
inverte se stessa.
Schianti di vetri che si infrangono, bambini che strillano,
sgocciolii d’acqua, fruscii, sciacquoni del cesso disperdono la
Canzone ai quattro venti. Perry assume come coristi un
ragazzino che piange, una mucca, un cavallo e una sitcom
televisiva anni Settanta. Come un grande orologio a pendolo
impazzito, ogni produzione diventa un congegno a percussione,
totalmente aperto e fuori controllo. Maracas, legnetti, fischi, trictrac, campane, pianoforti giocattolo, sonagli artritici, tutto
diventa una perpetua ritmodoccia, un movimento molecolare.
Lo studio Black Ark aziona un discontinuum tecnologiamagia. Operare sulla console di missaggio impone di esplorare la
sua rete di spazi alteranti. Perry trapassa nella sua dimensione
fantasma, cammina nel labirinto temporale dell’architettura
auditiva. «Mi unisco per un po’ alla squadra fantasma e loro mi
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riconoscono come Capitano Fantasma. Io sono il Capitano
Fantasma».
L’album Revolution Dub non è tanto prodotto quanto ridotto
da Perry. La Canzone viene passata ai raggi X in forme
esoscheletriche attraverso le quali filtra il segnale tv. Per
«Woman’s Dub», i rullanti distorti tambureggiano come una
magia di ricami ad ago, ma è un ago arruginito, ferrico. «Kojak» è
un mix intossicato, una camera dell’eco fatta di gemiti in cui lo
spazio barcolla e sbanda pericolosamente. In «Doctor on the Go»,
Perry improvvisa una ninna nanna per pianoforte dal passo
incerto, canticchiando «Doctor on the Go» a ripetizione come se
fosse in lutto. Risate registrate in studio si inseriscono
tremolanti; dapprima si affievoliscono in un balbettio, poi
diventano tema principale, poi un applauso in studio. È
un’occupazione fuori luogo della stessa dimensione: le atmosfere
sfregano in una frizione incompatibile. La batteria di «Bush
Weed» viene mandata al contrario in modo che la risonanza dei
piatti si espanda in un luccichio metallico prima che i rullanti
battano il tempo. I rullanti tambureggiano come ferri da maglia
su carta argentata, magia microscopica che anticipa il ricamo ad
ago all’ennesima dimensione di «The Paranormal in Four Forms»
dei 4 Hero. Trapelano all’interno gocce di pioggia e la voce fuori
campo di un documentario sulla natura: «L’uomo è sempre stato
una minaccia per gli animali boschivi». Per tutto Revolution Dub
Perry sembra in lutto, traballando in un falsetto tremulo di
appassionante indecifrabilità. In «Raindrops» canta in un
registro acuto più fragile di un guscio d’uovo, tanto vulnerabile
quanto Leslie Cheung, protagonista uomo-donna del film Addio
mia concubina del ’93. In «Bird in Hand» cammina in punta di
piedi su foglie di ninfea. Quando cade il colpo del rullante, il suo
tremolo è un movimento languido, una ninna nanna di bassi.
UN’ESCURSIONE SUL CAMPO PER UN AMBIENTE
ELETTROMAGNETICO DI DISTORSIONE
Dai Kraftwerk ai Pink Floyd, il futuro sonico è sempre bilanciato,
separato quadrofonicamente. Perry fa della distorsione lo
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strumento principale della sua mixologia inebriata: l’equilibrio
vacilla e le coordinate spaziali di alto e basso, vicino e lontano
sussultano e ondeggiano in un mal di mare dell’orecchio,
un’ubriachezza della testa.
Il bilanciamento, il meccanismo Tradizionale per la
localizzazione e l’identificazione del suono nello spazio, viene
sostituito
da
un
movimento
altalenante,
inducendo
un’oppressione spaziale, la minacciosa sensazione che lo spazio è
sul punto di schiacciarti, spingerti giù da questo pianeta che gira.
Il tuo udito è sul punto di vomitare.
Con The Upsetter, la profondità di campo non è né senza peso
e vuota, né smisurata e schiacciante. Semmai pullula di
scricchiolii, fremiti di rabbia, ondeggiamenti, brulica di spettri
indefiniti e scomparsi dalla storia che spintonano per farsi
spazio. «Il suo metodo di riversare le diverse tracce su un’unica
pista così da liberare spazio per un ulteriore dubbing ha
introdotto un effetto di degradazione che è diventato una
componente essenziale del mix.» Quella che Steve Barrow
chiama degradazione è incantamento elettromagnetico. In
Return of the Super Ape, il ronzio e il fruscio prodotti dal logorio
del nastro di n-generazione diventano strumenti principali,
affogando l’ecopaesaggio in un dedalo di feedback elettrici. La
distorsione spinge ai limiti del medium fino a quando non lo
eccede, la Canzone implode, si disintegra in pioggerellina
ossidata, sibilante, un’intera dimensione spettrale che diventa
suono.
Le tracce soccombono alle apparizioni, diventano porose,
crepitano come la celluloide che brucia alla fine del film Persona
di Ingmar Bergman del ’66. Degenerazione = Rigenerazione. Il
suono sussurra in un mondo alla n elettromagnetico in cui i
fantasmi si espandono, gli effetti si sovrappongono e gli spettri si
radunano.
L’ascolto diventa un’escursione sul campo in un ambiente
abbandonato e trovato per caso. Tutto emerge dall’interferenza
subtonale
dell’elettringanno
subacqueo,
continuamente
frusciante e in granulazione, fibroso e liquido. Perry sotterra le
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videocassette nel terriccio, rendendo ambientale il medium.
121. «I introduce myself as a mistake»
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05. VIRTUALIZZARE IL BREAKBEAT
Avventure Wildstyle nelle Iperdimensioni del Breakbeat:
4 Hero, Rob Playford e Goldie, A Guy Called Gerald
Per consuetudine, la musica del futuro viene sempre immaginata
priva di beat. Essere futuristici vuol dire sbarazzarsi del ritmo. Il
beat è la zavorra che trattiene la velocità di fuga, che impedisce
alla musica di irrompere oltre l’orizzonte degli eventi. La musica
del futuro è senza gravità, trascendente, converge perfettamente
con il disincarno online. La suite I pianeti di Holst usata da
Kubrick in 2001, la colonna sonora di Eno per Apollo, la partitura
di Vangelis per Blade Runner: tutte buone composizioni, ma
sonoramente parlando sono tanto futuristiche quanto il Titanic –
niente più che esempi aggiornati di un sublime da 18° S.
La tecnologia ci ha fatto guardare la musica
attraverso un microscopio
Goldie
LA COMPUTERIZZAZIONE DEL BREAKBEAT
Con la computerizzazione del Breakbeat post-Marley Marl, tutto
questo ascolto retro[re]cchio finisce. Adesso andare fuori nello
spazio significa penetrare sempre più in profondità nel ritmo.
Lungi dall’abbandonare il ritmo, il produttore Futurista è lo
scienziato che va sempre più a fondo nel break, che oltrepassa la
soglia del batterista umano per poter indagare le iperdimensioni
del Breakbeat dematerializzato.
I nostri batteristi non sudano
Kraftwerk
LA SCIENZA DEL BREAKBEAT È PSICHEDELIA RITMICA
Lo scienziato del Breakbeat non suda mai: la ritmatica diventa
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sempre meno una pratica, e sempre più un «pensare e ascoltare»,
come dicono i Kraftwerk. Si muove nello spazio di possibilità
dell’iperritmo – il ritmo postumano che è impossibile da
suonare, impossibile da seguire come parte di una sequenza
causale. Per Goldie, l’iperritmo inizia quando «ti sbarazzi del
batterista», nel momento in cui «leggi il break come il braille».
Quando si parla di «futuro della musica per computer», si
presuppone immancabilmente un compositore-scienziato
venuto dall’accademia e rinchiuso in qualche modello
anteguerra di scienza verticista ufficiale. Ebbene, la scienza del
Breakbeat è il futuro in fuga della musica per computer: il suono
alfanumerico evade dal laboratorio e si replica in una serie di
esperimenti clandestini nello studio messo in piedi in cameretta.
La scienza del Breakbeat è una tecnologia segreta per la
combinazione genetica del suono, una scienza non ufficiale per
ritmopiratare il break finché non diventa un veicolo per viaggiare
tra le dimensioni e i trucchi delle percussioni, una spirale di
timbroeffetti ritmici. Come spiega Dego McFarlane dei 4 Hero:
«Ti ritrovi con un suono che è come un campione di 6a
generazione, completamente diverso da quello che avevi
all’inizio».
IPERCUSSIONE
La sostituzione digitale dell’umano da parte dell’iperritmo altera
immediatamente la tua percezione dell’atto percussivo. La
percussione perde la sua solidità in quanto evento-azione nello
spaziotempo. La scienza del Breakbeat mescola le logiche
causali, aprendo a una nuova illogica dell’ipercussione e della
supercussione.
«The Paranormal in Four Forms» esemplifica lo scopo
supercussivo dei 4 Hero: riconfigurare i ritmi così che viaggino
nello spazio. McFarlane e Goldie «erano soliti parlare di questo
suono che andava da tutte le parti e che ti picchietta sulla spalla».
In «Paranormal», il ritmo è un break termoguidato che diventa
assente ingiustificato, riorganizzando il suono in un’epica
aerodinamica. Ogni singolo break si ramifica: il break di sonagli
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sul canale destro viaggia all’interno della tua testa, scompare
dietro il collo come se si stesse mangiando la coda. Il break del
canale sinistro svanisce in lontananza, intersecandosi
perpendicolarmente con il canale destro in una turbolenza
subsonica, e riemergendo così vicino da sfiorarti la testa mentre
il canale destro è ormai lontano, subudibile.
Simultaneamente, il break sul canale sinistro degenera in un
angoscioso tono acuto che si interrompe solo per piantarsi nel
tuo orecchio, urlando come un jetfighter. Dietro di te, lo spazio
trema man mano che ogni traiettoria di volo agita l’orbita
dell’altra a velocità differenti.
INTRAPPOLATO NELL’AUDIODEDALO
«The Paranormal in Four Forms» ti introduce a un’anamorfosi
biauricolare, imbrigliandoti in quello che il produttore Dr S.
Gachet chiama audiomaze, l’audiodedalo. I beat si scindono e si
lanciano su rotte di volo parallele. Il lato sinistro muta a furia di
effetti in un suono acuto tipo transistor che culmina in uno
stridore assillante. I 2 si incrociano, l’uno ingurgita l’altro e tutto
viene intubato in un toroide ennedimensionale.
Le bacchette della batteria diventano ferri da ricamo che
colpiscono reti metalliche elettrificate a 180 bpm, crepitando
all’impatto in protuberanze di basso atonale. Ogni beat rincula
fino a far suonare i nervi come un’arpa. Le due orbite coincidono,
la destra sotto forma di falce smerigliatrice, la sinistra come
turbine metallico, spasmi di sonagli che si comprimono in molle
elettrosaldate tanto tese quanto una bobina di Tesla.
A questo livello i beat alterati innescano quella che Method
Man ha definito subpazzia. Ricorda McFarlane: «i ragazzini
venivano da te a parlare di “The Paranormal” e ti raccontavano di
come vedevano cose che uscivano dalle luci e loro cercavano di
afferrarle». Avvolti in una tensione dal grilletto sensibile, i break
caricano a molla i riflessi finché non diventi un’arma da fuoco
corporea che non aspetta altro che essere rilasciata. I muscoli si
bloccano, il collo si irrigidisce, l’intero corpo si rannicchia. Sei
una balestra gigante, pronta a spiccare il colpo.
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La scienza è oggi diventata
una macchina di rappresentazione oscena
Paul Virilio
LA FISICA DELLA FISICITÀ
L’iperritmo genera una nuova fisica della fisicità. Il
disorientamento cinestetico diventa percepibile nei titoli
astrofisici delle tracce che compongono il doppio concept album
del ‘94 Parallel Universe dei 4 Hero. La maniera è simile a quella
dei superparadossi sensoriali di Tetrahedral Planetoid, la
litografia di Escher del ’54. I titoli spaziali annunciano che le
leggi fisiche del ritmo sono in procinto di aggrovigliarsi, proprio
come un’increspatura nel tempo fa collassare le maglie dello
spaziotempo. Il titolo scientifico rende udibile la psichedelia
ritmica. Nella scienza del Breakbeat, la scienza non ha la
funzione di assimilare i sensi; semmai apre uno spazio di
possibilità per l’ipersensazione. Ritmicamente parlando, la
scienza sensualizza. La fisica non intorpidisce i sensi, li
intensifica. Quando la capacità dell’occhio di spiegare l’orecchio
crolla, la fisica prende il comando. La scienza assume il controllo
appena il visibile viene meno. La dissonanza cognitiva della
scienza amplifica la distorsione percettiva della psichedelia
ritmica.
La meccanica quantistica viene facilmente trasposta nei
fumetti Marvel e nei cartoni animati Warner Bros perché i quark,
i gluoni e il Big Bang puntano tutti verso le leggi malleabili su cui
regge la realtà fisica. A sostenere l’Universo subatomico non è la
Parola di Dio, ma quella di Plastic Man.
Da questo punto di vista, la scienza del Breakbeat apre un
continuum tra titolo e traccia attraverso il quale i concetti
sensoriali possono muoversi liberamente. Le Ritmacchine
d/evolvono in Scienza Sonica. La scienza d/evolve nella
foucaultiana fantasmafisica dei sensi, la «fantasia speculativa
della scienza» invocata da Ballard nel ’62.
Gli stati fisici impossibili della cromodinamica quantistica si
convertono facilmente nei quark e nei gluoni dei Parliament. La
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radioastronomia si traduce nei wormhole acquatici dei Drexciya.
La fisica è la porta per una cinestesia nella quale la geometria si
fa carnale, la topologia sensuale.
La scienza del Breakbeat è la fisica del ritmo. Impatta a livelli
appena esprimibili nel comune linguaggio dei sensi. I beat
diventano astratti al punto che il corpo soccombe a sensazioni
capaci di indurre una crisi nella lingua parlata. Il linguaggio
viene meno e serenamente ci abbandona.
L’ASTRATTO
Il tempo si dilata in uno stato di naufragio sensoriale che nel ’94
il produttore Roni Size ha ribattezzato the Phizical, il «Fizico».
Invece di disincarnare il corpo, il breakbeat digitale lo intensifica
a un livello più percepito che esplicato. Questo crollo delle
comunicazioni è ciò che la scienza del Breakbeat chiama
l’astratto.
Astratto non significa rarefatto o distaccato ma il contrario: il
corpo balbetta sul limitare del suono futuro, titubante sul ciglio
del nuovo linguaggio.
L’estrema involuzione ritmica della scienza del Breakbeat ti
induce a forza in un nuovo sistema motorio, ti trasforma in un
ballerino dai riflessi rinforzati. Ascoltare affina i sensi finché non
si rizzano come spuntoni. Come insiste il produttore jungle
Marvellous Cain, il corpo viene mutato arto per arto da
circonvoluzioni fiziche che il linguaggio non riesce ancora ad
afferrare. Il linguaggio trascina il suo culo flaccido dietro al
suono. Da lì arrivano le ortografie stravolte, la lingua deformata
da contorsioni e gargarismi. Il linguaggio arranca dietro ai beat e
diventa poltiglia. Il tuo sistema sensomotorio comunica
paralinguisticamente da un futuro che i media di oggi non sono
nemmeno in grado di decifrare.
Affermare che oggi i produttori si esprimono in maniera
inarticolata o monosillabica rivela solo come la critica ufficiale
resti sorda allo spettro sensoriale al cuore della Fantasonica,
della FonoFiction e delle mitologie della macchina. È il
linguaggio ordinario che è banale e quindi va adattato. Il sistema
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nervoso, il primo campo sensoriale a subire la revisione del ritmo
digitale, è adesso molto più in anticipo di qualsiasi
interpretazione Tradizionale. La scienza del Breakbeat ti
costringe nello stato diagnosticato da Norman Mailer nel ’57:
«Siamo obbligati a venire a patti col tempo presente e con quello
futuro ricorrendo a riflessi e ritmi che provengono dal passato; gli
inefficienti e spesso antiquati circuiti nervosi del passato
soffocano la nostra potenzialità di reagire a nuove possibilità».
IL CERVELLO DISTRIBUITO È UN CORPO
I riflessi sensomotori del corpo sono secoli avanti rispetto a una
mente ancora prigioniera di tradizioni morte. Il corpo è un
cervello distribuito, un grande cervello le cui zone sono tuttavia
reciprocamente separate per colpa di abitudini secolari.
Parallel Universe dei 4 Hero è tutto un viaggio di trucchi
percussivi il cui scopo è attivare l’apparato sensorio e accendere
l’intero corpo come un grosso cervello. Il corpo pensa secondo
forme di intelligenza sconosciute perché è un cervello largo,
perché il cervello è distribuito su tutta la superficie del corpo. Di
conseguenza, la psichedelia ritmica attiva nuovi tipi di pensiero
dermatico – l’ascolto del 3° Orecchio, le capacità transensoriali
del pensiero incarnato. Il potere dell’orecchio di localizzare la
forma del suono nel tempo – il suo «potere di risoluzione
temporale» secondo la definizione del teorico audiovisivo Michel
Chion – viene accelerato e intricato, mandando in confusione il
senso di localizzazione temporale del corpo. In «Solar
Emissions», quark e deformazioni anamorfiche fuori tono
divampano al di sopra della tua testa facendoti strizzare le
orecchie.
La psichedelia ritmica scatena l’occhio nell’orecchio, la
sensazione nell’orecchio, il «flava in the ear» del roborapper Craig
Mack: «Quando le sensazioni cinetiche organizzate sotto forma
di arte vengono trasmesse lungo un singolo canale sensoriale,
attraverso questo singolo canale possono convogliare tutti gli
altri sensi in una volta sola, sensazioni ritmiche, dinamiche,
tattili e cinetiche che utilizzano sia i canali uditivi che quelli
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visivi».
IRROMPERE NELLO SPAZIO A FORZA DI BREAK
Parallel Universe oltrepassa le soglie texturitmiche. I toni che
collassano ti tendono un’imboscata trascinandoti in una scena di
trasformazione in avanzamento veloce, ti attirano all’interno di
nuovi spettri sensoriali, rilasciano sensazioni contrastanti,
emozioni percussive poliparadossali e ancora senza nome.
«Shadow Run» è una sequenza di rintocchi di orologio a pendolo
che discendono in una nausea stonata fino a quando quello che
sembra un nastro inizia a cedere e a sobbalzare come se la bobina
fosse fuoriuscita dalla console per schizzare nello spazio. Le
tastiere si flettono e cambiano di tono sciogliendosi in un
infragamelan glutinoso. I bassi scalpitano e si sfaldano. I segnali
ritmici vengono filtrati dai sintetizzatori finché non si
attorcigliano a spirale come cavi e molle.
Le percussioni si sciolgono in una tramamateria spugnosa che
rovescia le sue viscere direttamente sulla traccia. Scappa dal
mondo della traccia per sondare la tua testa, ruotando attorno al
tuo calore. I titoli che fanno riferimento alle macchie solari
(«Sunspots») alle emissioni solari («Solar Emissions») e alle
increspature nel tempo («Wrinkles in Time») suggeriscono che
scomporre le velocità standard in plastica molecolare, in roba
con cui puoi giocare, è l’equivalente auricolare di un passaggio
attraverso lo stargate di 2001. La computerizzazione permette ai
4 Hero di studiare microscopicamente i microtoni
dell’intonazione di batteria, basso e sintetizzatore. Mark Clair dei
4 Hero ricorda che «c’erano dei weekend in cui tutto quello che
facevamo era produrre suoni e processare i break».
Usando l’espansione quantica dell’inviluppo ASDR del
campionatore per alterare anziché ricomporre il beat spezzato, il
ritmo supera il confine che dal legno porta al metallo per arrivare
a quella che il produttore Jay Magick definisce «magia del
ricamo». Le bacchette si contorcono come serpenti a sonagli, i
beat diventano lame che tagliano e falciano a 170 bpm, ferri da
ricamo che colpiscono la stagnola così velocemente che ogni
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impatto scatena uno scoppiettio sbraitante di fuzz.
Dapprima il graffitista decifrò la lettera.
Ora uso un Mac per fare la stessa cosa.
Goldie
SULLA PITTOGRAMMATOLOGIA
I graffiti trasformano il messaggio nel medium. Invece di
guardare attraverso la lettera, l’occhio viene catturato dalla
lettera, corre sulla sua superficie. Nel trasformare la lettera in un
pittogramma, la parola diventa un’immagine-ambiente. L’atto di
guardare diventa uno spostamento nelle dimensioni del
pittogramma, una caduta nell’impossibile topologia della 3a
dimensione emersa da un muro a 2 dimensioni.
OLTRE IL WILDSTYLE: COMPUTER STYLE
Il Wildstyle intensifica l’impossibilità 3D dei graffiti negli
iperimpossibili livelli-immagine del 5D. Kaze 2: «Il Wildstyle era
la coordinata stilistica, poi è arrivato il computer. Questo è quello
che ne ho ricavato. Nessun altro può comprenderlo perché è
troppo pentadimensionale. La chiamo scala pentadimensionale
a fase parallela, perché è come un Computer Style formulato a
fasi. È sezionata esattamente come voglio. Sai, come se prendessi
un coltello e tagliassi, affettassi. Lo taglio e lo seziono a modo
mio, e lo chiamo Computer Style».
L’arte 5D di Kaze 2 traduce alla lettera la litografia Relativity di
Escher del ’53. Oltre il Wildstyle, il Computer Style è il momento
in cui la lettera in quanto ambiente diventa lettera in quanto
labirinto Escherizzato. Il Computer Style è l’alfabeto che diventa
digitale, tipografia rimodellata, remixata e crittografata. Il
graffitista diventa il computerizzatore di DJ Hype.
LA BATTAGLIA DEI PIANI
Nelle note per Relativity, Escher spiega che «tre forze
gravitazionali agiscono perpendicolarmente». Nel Wildstyle,
scoppia una guerra civile tra le «forze gravitazionali» in campo,
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tanto che «lo sfondo e il primo piano cambiano funzioni a turno.
Esiste una costante competizione tra i due».
Guardare significa sfasciarsi la testa. Il Computer Style
contorce i sensi, li sottopone a una palestra mentale, riassembla
il sensorio preparandolo al futuro ad alta pressione che lo stesso
Computer Style illustra. Ripiega la mente in uno stato origami,
uno stile da battaglia. I sensi vengono cinestetizzati in un orig‹
›army equipaggiato per la guerra di trincea. Guardare significa
essere lanciati a razzo per i piani delle lettere, sparati lungo le
diagonali che caricano di dinamiche acute lo spazio, gradienti
che invertono la gravità come grattacieli che trivellano fino al
nucleo della Terra.
La formalettera diventa una città di linee di forza parallele. La
parola diventa un futurorama ostile ai sensi tradizionali. Le
superfici convergono per intrappolare il nervo ottico nel punto di
massima impossibilità. Braccato dagli angoli, perseguitato dalle
diagonali, l’occhio vaga esausto finché non viene impalato sullo
spigolo, pinzato da una parallasse. I vettori e le assi orizzontali
uniscono le forze per spingere la retina sul filo del rasoio.
COMPUTER STYLE CUBASIZZATO
Nell’86, Goldie dipinge il pezzo aeroglifico Future World
Machine. Pittogrammaticamente parlando, è Computer Style
tradotto per Cubase – un Computer Style Cubasizzato.
Con Timeless del ’95, il Computer Style migra da una scala
fisica all’altra e salta dal muro allo schermo. In questo senso,
Timeless non può che essere una tela sonica: «Oltre l’orizzontale /
Un passaggio attraverso la tela, le fasi della mia vita».122 Nelle
parole di Escher, «Posso concepire le serie di immagini su una
divisione di piani [Computer Style] e la sequenza di suoni di una
composizione musicale [jungle] come diversi gradini di una
stessa scala».
Timeless traduce la 5a dimensione del Computer Style nelle
iperdimensioni del Breakbeat virtuale. Goldie: «Dapprima il
graffitista decifrò la lettera. Ora uso un Mac per fare la stessa
cosa. I loop sono stati scolpiti, sono in 4D». La 5a Dimensione
È
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diventa il Remix Infinito del Drum’n’Bass. È qui che Terminator
muta in un serraglio di mostri provenienti dalle basse frequenze:
4 versioni di «Terminator 2», «T3», remix di «T3». Frammenti di
Timeless si riannodano in «Inner City Life», «Jah», «Jah (Remix)»,
altri 4 mix di «Inner City Life».
LA REMIXOLOGIA È L’ARTE-SCIENZA DEL SEQUEL
Più che sostituire una traccia, la remixologia la moltiplica in
dimensioni alternative parallele. La remixologia è la scienza del
sequel e l’arte dell’aggiornamento radicale, del remake totale, del
rimodellamento.
La remixologia è digital-industriale. Inizia come processo
digitale, come animazione del break Cubasizzato, e finisce sotto
forma di processo industriale – il dj che richiede il dubplate
contenente la prossima traccia, il suono futuro. Il dubplate –
l’acetato di metallo – viene finzionalizzato nel Metalhead. Il
processo industriale espelle il logo facciale dei Metalheadz. Con
le sue cuffie auricolari, occhi e naso mozzati, è ben attrezzato per
quella che i 4 Hero hanno chiamato danza marziale.
«Jah the Seventh» di Dillinja è un dettaglio della tela Timeless
passato sotto la lente di ingrandimento, la gigantografia
rallentata di un’iperdimensione. I break si trasformano in catene
man mano che il tempo si converte in metallo. Il ritmo sfasa dal
ricamo a mano all’industriale in una guerra tra forme di vita
macchiniche sull’altopiano metallico. Due break di batteria
vengono lavorati finché non sferragliano come code di serpente
cromate, divaricandosi in direzioni opposte attorno alla tua testa.
Quando si incontrano si ingoiano l’un l’altro e poi si rovesciano
all’indietro. Simultaneamente, lamenti macchinici e sospiri
metallici si sollevano strazianti e vanno alla deriva attraverso le
orbite sovrapposte di entrambi i break.
Sono rumori aritmici che costringono a una specie di epilessia
corporea, una crisi muscolare lancinante, come se la
coordinazione motoria necessaria per camminare – figurarsi per
ballare – avesse appena ceduto a causa delle troppe percezioni.
La frenetica spossatezza metallica di «Jah the Seventh Seal»
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provoca spasmi di curvature sinaptiche capaci letteralmente di
sfasciarti la testa. La testa diventa questo grande muscolo, questo
organo meccanico e agonizzante che non sa dove sistemarsi.
L’INGEGNERE È UN IMMAGINIERE
Come elaborato dall’ingegnere Rob Playford, gli effetti sono
strumenti principali. Gli effetti suonano i break: «Su Timeless, ci
sono tre sezioni d’archi. Sono tutti gli stessi suoni ma su ogni
sezione c’è un diverso set di controlli, tipo pitchbending,
modulazione o gating».
Il Computer Style anticipa graficamente la computerizzazione
del ritmo. La jungle Escherizza il break in informazione digitale, i
«diversi gradini di una stessa scala». Rob Playford: «Facevamo
girare un loop, lo filtravamo, lo effettavamo, pitchavamo in alto o
in basso, e poi lo rimettevamo sul DAT. Dopodiché recuperavamo
il suono e prendevamo un’altra strada ancora con gli effetti e i
filtri, così il risultato diventava ancora più distante dal materiale
di partenza».
La scienza del Breakbeat centrifuga il linguaggio, pretende
nuovi termini tipo «serpeggiare il break» o «intubare un suono»,
operazioni tecniche che afferrano il passaggio del ritmo nello
spazio. Configurare nuovi suoni apre uno spazio di possibilità
all’interno dello schermo. Dentro l’Akai, si dispiega da sé una
topologia virtuale. Dentro il Breakbeat, lo scienziato combatte
con armi ritmatiche che portano nomi quali «zord», «blade»,
«twister», «sub stain».
Con un campione ti sei appropriato del tempo.
Ha ancora la stessa energia ma puoi invertirlo o prolungarlo.
Puoi fartene totalmente avvolgere.
Ti senti come se avessi completamente rivoltato il tempo.
A Guy Called Gerald
LA JUNGLE È UNA FUTURITMACCHINA
La psichedelia ritmica emerge quando gli eventi sonori sono
sincronizzati e al tempo stesso fuori fase, un processo che porta
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al paradosso di Gerald: «Il tempo scorre nel ritmo o il ritmo
scorre nel tempo?». Le giungle Amazzoniche‹ ›Africane sono
acusticamente disorientanti. Altezza, profondità e localizzazione
si invertono. «Riot in Lagos» di Ryuichi Sakamoto e le produzioni
di Gerald combinano segnali elettrici, impulsi, bleep e grancasse
in una psichedelia sintetica, piume di colibrì che frusciano tra le
chiome. Invece di riconnettere l’umano alla natura, il poliritmo
rimuove l’umano dalla giungla, lo intensifica in un ritmolimite
alieno: «Bastava mandarlo all’indietro che il suono diventava
irriconoscibile. Per un beat mandavo una cosa in avanti, per
l’altro beat la mandavo al contrario».
BREAK FANTASMA
Su Black Secret Technology o in «Finley’s Rainbow», «The Glok
Track», «Nazinji Zaka», i break scrosciano, fanno la muta delle
loro pelli cartavetrate. Campionando un break e ricoprendolo di
effetti per poi sottrarre il campione, Gerald genera il break
fantasma: lo spettroritmo derealizzato si contorce nel folto del
fogliame digitale. Il beat è un bosco degli spiriti postumano.
A cogliere le conseguenze della computerizzazione del break è
il Manifesto riportato nelle note di copertina di Black Secret
Technology: «Siamo avanzati a un livello tale che possiamo
controllare sonicamente il tempo dilatando un suono…
Giochiamo col tempo». Il ritmo è plastico: «Immagina che
qualcuno abbia creato un ritmo di batteria. L’ha fatto in uno
spazio e in un tempo. Se prendi la fine e la metti all’inizio, o
prendi quello che sta in mezzo, stai giocando col tempo. Con un
campione ti sei appropriato del tempo. Ha ancora la stessa
energia ma puoi invertirlo o prolungarlo. Puoi fartene totalmente
avvolgere. Ti senti come se avessi completamente rivoltato il
tempo».
Ogni traccia brulica di percussioni inumanamente dettagliate,
che richiedono riflessi motori postumani. Controritmi e ritmi
incrociati strattonano il corpo in movimenti a zigzag, irrorando
l’orecchio di microdiscrepanze tra i beat. «Nazinji Zaka»
trasforma l’orecchio in un microfono direzionale alle prese con
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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una messa a fuoco senza fine. Mentre i beat ti intrappolano nella
complessità parallela della giungla amplificata, la pelle inizia a
sentire quello che le orecchie non possono. A simili convergenze
i beat vanno fuori fase, oltrepassano la soglia e diventano
sensazioni tattili che fanno sussurrare il corpo. Sensazioni di
percezioni effimere si rincorrono lungo la pelle e si appropriano
delle sinapsi. I sensi si scambiano di posto così che la tua pelle
ascolta e le tue orecchie toccano. Orecchie dermatiche. La pelle
muta in un unico, gigantesco orecchio. Tattibilità dell’orecchio.
Le orecchie iniziano ad assaporare il suono. Eccolo il «flava in
your ear», il sapore nell’orecchio.
Come «Riot in Lagos» di Sakamoto, «Nazinji Zaka» di Gerald è
psichedelia futuritmica che si impossessa della pelle,
producendo sensazioni di prurito che si concentrano attorno alle
articolazioni per diffondersi da lì lungo le superfici cutanee. I
muscoli si irrigidiscono e si contraggono mentre entrano ed
escono dalla messa a fuoco motorio-percettiva. Le
futuritmacchine complessificano il beat in quello che Kelly
definisce «potere alieno». Quando il poliritmo sfasa
nell’iperritmo
diventa
inesplicabile,
ipercomplesso,
disorientante. Rimescola l’apparato sensorio, adatta l’umano a
un «essere distribuito» che si prolunga attraverso le ragnatele
intrecciate e le giungle computazionali della diaspora digitale.
122. «Across the horizontal / A passage through the canvas, the phases of my life»
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06. PROGRAMMARE
LE FREQUENZE RITMATICHE
Percorsi Migratori Attraverso lo Spettro
del Vocoder: Cybotron, Zapp, Drexciya
È la razionalizzazione e l’ordinamento imposto
dalla tecnologia a farci dimenticare che le macchine
hanno la loro origine nell’irrazionale
Georges Canguilhem
ASCOLTO RETRO[RE]CCHIO
Non esiste nessuna drum machine, nessuna «batteria
elettronica»: esistono solo ritmosintetizzatori, sintetizzatori
ritmici che programmano nuove intensità dal rumore bianco,
dalle frequenze, dalle forme d’onda, modificando in altezze
irriconoscibili i suoni campionati della batteria. La drum
machine non ha mai suonato come la batteria perché non è una
percussione: è corrente elettrica, percussione sintetica,
sincussione. Il campionatore all’inizio venne definito
«emulatore», come se non facesse altro che imitare suoni già
esistenti. Chiamare drum machine il ritmosintetizzatore è un
ulteriore esempio di ascolto retro[re]cchio. Ogni volta che i media
decelerati blaterano di rullanti, hi-hat, grancasse, stanno
ascoltando fedelmente all’indietro. L’Electro abbandona la vana
speranza di emulare qualsivoglia batteria, e invece programma i
ritmi dall’elettricità, intensità ritmatiche oramai irriconoscibili
come batteria. Non ci sono rullanti – solo forme d’onda che
vengono alterate. Non ci sono grancasse – solo velocità d’attacco.
RITMATICA POSTUMANA
Con Man Parrish, Cybotron, Haashim, Soul Sonic Force e la
Jonzun Crew, la Roland 808 Rhythm Composer dischiude un
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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nuovo orizzonte – la programmazione della ritmatica postumana
per come nel ’36 venne immaginata dal compositore Edgard
Varèse: «Ho bisogno di un mezzo completamente nuovo di
espressione: una macchina produci-suono. Posso qui anticipare i
vantaggi di una simile macchina: ritmi incrociati indipendenti
gli uni dagli altri, trattati simultaneamente; la macchina sarebbe
in grado di ritmare un qualsiasi numero di note desiderate, ogni
ripartizione, omissione o frazione delle stesse, tutto questo in
una data unità di misura o di tempo umanamente impossibile da
ottenere».
Questo tempo umanamente impossibile, questa automazione
del ritmo che è la ritmatica, apre alla moltiplicazione postumana
del ritmo: le pulsazioni spastiche del ritmosintetizzatore
afferrano il corpo, ricablano l’apparato sensorio in una
cinestetica di montaggi spiazzanti e balbettii, un’epilessia
voluttuosa.
MAN +
Con i Mantronix, questo massiccio incremento di capacità
ritmica diventa Energia Elettronica, superpotere sonotronico.
Man + Electron + [ics =] ix = Mantronix, il cyborg della
Ritmacchina. Il «cs» di «tronics» viene compresso in una «x» così
da trasmettere la FonoCorrente del Mandroid, l’uomodroide.
L’Electro è elettricità finzionalizzata in fantasie di frequenze a
piena potenza, ritmi programmati per catturare e costringere,
intrappolare e innescare un moto wetware, l’integrazione tra
cervello umano e software.
Le futuritmacchine trasformano il potenziale esteso delle
macchine in poteri supersensoriali. L’Electro è questo fuoco
incrociato di «ritmi incrociati indipendenti», ritmi trattati
simultaneamente in suoni paradossali – accenti angolari, spinte
a distanza, applausi senza mani, rimbalzi rigidi. In «Riot in
Lagos» di Ryuichi Sakamoto, ritmi incrociati indipendenti si
rifrangono in un labirinto di specchi che riflettono lo stridio delle
cicale e i gracidii dei grilli. I ritmi elettronici girano in fase ma
fuori sincrono, continuamente sovrapponendosi in una frazione
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di secondi di differenza, creando uno strato di tensione prensile,
ribollente. I segnali si intrecciano in una rete di pulsazioni, una
pioggia ritmotropicale di urla e cronofruscii.
Il beat diventa una pulsazione in staccato, il movimento in
motion capture di stili di danza come l’electric boogaloo, con le
sue figure a scatti, le spalle che si contraggono, i bacini che
premono, i passi in stop motion. L’Electro è l’elettricità spastica
dei corpi che esplodono mentre si agitano a scatti al ritmo degli
Art of Noise. «Close [to the Edit]» dell’84 è rigidità impazzita, un
meccanismo a orologeria che pezzo dopo pezzo si converte in un
marchingegno alimentato da tubi di scappamento, fumi di
scarico e pistoni che fischiano.
ELECTRO DEGLI ALTRI MONDI
L’Electro ti catapulta fuori dal mondo e ti fa precipitare
nell’universo della traccia. Esprime un’elektricità robotika,
frequenze parlate filtrate in diktat fonici. Nell’Electro degli Altri
Mondi il vocoder è puro inconscio, senso di vertigine, estremi
non umani di frequenze alte/basse. Nel registro alto, la voce
Electro è un gremlin maligno. Nel registro basso, è la Voce del
Destino che impartisce condanne a morte.
IMPOSTA IL SONOTRON PER STORDIRE
Su «Space is the Place» della Jonzun Crew, il canto Arkestrale
diventa un segnale d’allarme irrigidito a colpi di Vadervoltaggio.
Invece di usare i toni del sintetizzatore per emulare i quartetti
d’archi,
l’Electro
li
schiera
inorganicamente,
disarmoniosamente. Il sintetizzatore diventa un’arma sonora,
quello che il compositore Iannis Xenakis chiama Sonotron, «un
acceleratore di particelle sonore, un disintegratore di materia
sonora», l’ordigno sonico che zap!, ti fulmina con una scarica
elettrica. Lo zap! comprime lo spazio irrigidendo i nervi,
stringendoli con la minacciosa ostilità di un taser
extraplanetario. L’Electro scatena l’Impero di Darth Vader fino
allo stordimento. La traccia da 55 secondi «In the Beginning» di
Man Parrish è un microverso tirannico di maligni avatar
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vocoderizzati che ghignano e farfugliano maniacalmente:
«Immagina un alieno da qualche parte in questo universo. Non
fu fatto dalla pietra. Non fu fatto dalla sabbia. Fu… attenzione,
umani: fatto dall’uomo».123
LUNGO LO SPETTRO VOCODER
Il vocoder trasforma la voce in un sintetizzatore. L’Electro
oltrepassa il limite della vocalizzazione sintetica, irrompe nel
nuovo spettro della sintesi vocale. Sintetizza la voce e la converte
in Voltaggio, una carica elettrofonica che arriva direttamente ai
nervi.
Trasformare la voce in uno spettro sintetico di vocoimpulsi
perversi ti fa parlare come un cartone animato – ti fa diventare
un cartone animato, ti fa diventare un animale, ti fa diventare un
supercomputer. Proprio come la visione artificiale va
dall’infrarosso all’ultravioletto, così lo spettro del vocoder va
dall’iperfarfuglìo all’ultralento. Inizialmente sviluppato in
Germania come tecnologia militare per il mascheramento delle
trasmissioni, il vocoder taglia le frequenze vocali, pietrifica la
voce in una corrente robotika, una Voce del Destino
antagonisticamente non umana.
I Dalek, Stephen W. Hawking, Bam Bam, Sleezy D, Lil Louis:
tutta una compressione di frequenze e di voci pitchate fino a
produrre l’Effetto VaderVoder. Prima di essere emesso dalla sua
griglia metallica, il ruglio di Darth Vader viene processato da
diversi sistemi. Ridurre le frequenze al robotico intensifica la
carica emotiva del credo di Vader: c’è «potere nel Lato Oscuro». Il
VaderVoder prosciuga la voce dall’affetto per aumentarne
l’effetto. L’energia oscura corrode la laringe, richiama in vita i
timbri tenebrosi di Haashim e della sua «Primrose Path» dell’86,
il Lato Oscuro dell’Electro.
SGOMBRA LA TUA MENTE/CANCELLA LA TUA TESTA
«Clear are these Days. Clear Today. Clear. Your. Mind».124 In
«Clear» dell’85, dall’album d’esordio Enter dei Cybotron, una
voce accelerata da cartone animato, frivola e vacua, duetta con
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una Voce del Destino al rallentatore, ordinando ai bambini
Electro di cancellare le loro teste.
L’ELECTRO RISEQUENZIA I TUOI NERVI
L’Electro risintetizza la Canzone al ritmo di un videogioco
arcade: il processore centrale sostituisce i beat con segnalipulsazioni-scariche che sovrascrivono brutalmente il tuo vecchio
sistema neuromuscolare e pretendono una regolarità irregolare.
Space Invaders e Pac Jam possono a malapena essere descritti
come dei ritmi: sono più una frequenza barbarica che si
interfaccia direttamente con le giunture tra nervo e muscolo,
alterando la natura dell’attenzione in un’insana, spasmodica
concentrazione.
Più malandroide che maldestra, l’Electro risequenzia i tuoi
nervi. Come notato dal coreografo Merce Cunningham, «La
musica elettronica incide sui nervi più che sui muscoli. È difficile
contare l’elettricità». L’Electro come la Techno agisce sui nervi e
sui muscoli. La dissonanza ritmica prodotta dal «contare
l’elettricità» resetta le forme della sensazione, richiede una
nuova dinamozione. Shrimp, il ballerino dell’Era Electro
membro degli LA Lockers, spiega questa visione del ritmo come
«Boogalooggare, ondeggiare il corpo. Far fare al tuo corpo cose
strane. Come fosse fluido».
La sincussione anempatica di «Clear» è rumore bianco filtrato
in battiti di mano impalpabili, sibilanza affilata fino a diventare
carta abrasiva per accendere i fiammiferi. Toni stridulatori
alterano l’attacco e si lanciano nello spazio in una traiettoria
aerea auricolare, allo stesso modo della scia Whaaam! rilasciata
dal jet di Roy Lichtenstein.
CICLI ARGENTATI DELLA POLIRITMACCHINA
Il Groove è quando pattern di ritmo sovrapposti si incastrano,
quando i beat si sincrointrecciano finché non generano un effetto
automotorio – l’inesorabile, implacabile sensazione che ti fa
muovere in avanti spingendoti da dietro finché non diventi
funky come un treno. Entrare nel Groove vuol dire inserirsi nel
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poliritmotore, farsi adattare da un ingranaggio ritmico
immaginario che ti trascina di slancio.
«[It’s not the Express] It’s the JBs’ Monaurail» dei JBs
finzionalizza questa sensazione di sincrointreccio, quando gli
spazi su entrambi i fronti dell’aspettativa ti attirano in sacche
d’aria temporali.
Sull’album Hustle With Speed del ’75, la copertina di Fred
Marcellino mostra la Monaurail, la «monorotaia auricolare» dei
Jbs: una ferrovia interstellare a binario unico che si snoda tra i
satelliti con tanto di treno a forma di proiettile argentato che
corre spedito lungo l’orbita funicolare. La Monaurail è il
Ritmopropulsore visualizzato come il singolo binario, la singola
traccia su cui viaggia il treno. Groove = Poliritmotore =
Ritmopropulsore, non personificato ma macchinizzato come
treno e traccia assieme, in automozione stratusphunk‹
›funkulare. Per i Kraftwerk, «i treni sono strumenti musicali.
Viaggiavamo attraverso i paesaggi di notte». «Planet Rock» dei
Soul Sonic Force dirotta in America la serena dinamozione del
«Trans Europe Express», il Ritmotore metronomico che spinge in
avanti, i sintetizzatori che coi loro effetti Doppler ti sfrecciano a
fianco come su una banchina ferroviaria di Berlino.
Il motorik autostradale di «Autobahn» modula i sintetizzatori
fino a farli «suonare come clacson. Se ascolti “Autobahn” e poi
esci per andare a guidare in autostrada, scoprirai che la tua auto
è uno strumento musicale».
Le definitive macchine celibi dei Kraftwerk sono i giovani
ciclisti biomeccanici di «Tour de France [François Kervorkian
Remix]». Coi suoi beat ricavati da marce e pistoni, i ritmi foggiati
da respiri agitati e inspirazioni impotenti, le sue esalazioni
esplosive e le sue astrali scintillazioni d’arpa/clavicembalo, «Tour
de France» sembra ambientato in una palestra notturna. Questi
sono i Kraftwerk al loro massimo della fisicità omoerotica. Come
i DAF, avvicinano al microfono lo sforzo maschile fino a renderlo
il nuovo gas di scarico del ritmopropulsore. In «Tour de France»,
il cyborg celibe viene privato della sua bicicletta, e il suo corpo
inguainato viene sodomizzato da manubri a forma di corna
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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d’ariete.
DISTOPIA LIQUIDA
I Drexciya drenano i battiti, i campanacci e i tomtom, spillano la
salsa dall’Electro. Cancellato l’es del vocoder, l’Electro degli anni
’90 diventa ancora più appassionante, ancora più inibitoria.
Tracce come «Danger Bay» e «Positron Island» del ’93 sono
mostri provenienti dalle basse frequenze che ti immergono in
una distopia liquida. Frequenze aspre contraggono i nervi come
taser, le oscillazioni sussultano per tutto il corpo con movimenti
ondulatori, i toni abrasivi rimuovono il cotone dalle orecchie per
setacciare furiosi dentro la scatola cranica. I bordi dentati dei
rullanti accelerati pizzicano i nervi fino a bloccarti in tensione. Il
torrido raggio della morte di «Sea Snake» spazza i crateri marini
col suo faro acustico di astringente 303.
Ogni EP dei Drexciya – da Deep Sea Dweller del ’92, passando
per Bubble Metropolis, Molecular Enhancement, Aquatic
Invasion, The Unknown Aquazone, The Journey Home e Return of
Drexciya, fino a Uncharted del ’97 – militarizza le aquatopie
atlantidee immaginate dai Parliament nei ’70 e da Hendrix nei
’60. Il loro paradiso subacqueo viene idroterritorializzato in un
subcontinente geopolitico mappato dai titoli cartografici delle
tracce: «Positron Island», l’isola dei positroni; «Danger Bay», la
baia del pericolo; «The Red Hills of Lardossa», le rosse colline di
Lardossa; «The Basalt Zone 4.977Z», la zona di basalto 977Z; «The
Invisibile City», la città invisibile; «Dead Man’s Reef», la scogliera
del morto; «Vampire Island», l’isola del vampiro; «Neon Falls»,
cascate al neon; «Bubble Metropolis», la metropoli bolla. Il
Triangolo delle Bermuda diventa una bass station da cui plotoni
di wavejumpers e «terribili battaglioni Drexciyani composti da
mante e barracuda» lanciano la loro Invasione Acquatica contro i
Programmatori AudioVisivi.
MUTAZIONE MARINA NELL’ATLANTICO NERO
Ciascun EP dei Drexciya naviga nelle profondità dell’Atlantico
Nero, i mondi sommersi popolati da Drexciyani, Lardossani,
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Uomini Pesce Darthouveni e Branchioumani Mutanti. Nelle note
di copertina per The Quest, il loro doppio CD tematico del ’97, i
Drexciyani vengono presentati come una specie marina
discendente dalle «schiave africane deportate in America mentre
erano incinta» gettate a migliaia fuori bordo «in pieno travaglio
perché erano un carico osceno e disturbante. È possibile per gli
umani respirare sottacqua? Sicuramente un feto nell’utero
materno vive in un ambiente acquatico. È quindi possibile che
siano state capaci di partorire in mare bambini che non avevano
bisogno d’aria? Recenti esperimenti hanno dimostrato che i topi
sono in grado di respirare ossigeno liquido, e un infante umano
nato prematuramente si è salvato da morte certa respirando
ossigeno liquido coi suoi polmoni sottosviluppati. Questi
episodi, uniti alle testimonianze di avvistamenti di
Branchioumani e Mostri della Palude nelle paludi costiere nel
Sudest degli Stati Uniti, rendono plausibile la teoria della tratta
degli schiavi».
I Drexciyani sono «discendenti capaci di respirare sottacqua,
mutati acquaticamente», mutanti palmati dell’Atlantico Nero,
anfibi adattatisi agli abissi dell’oceano, un ramo evolutivo
parallelo a quello dagli alieni che si sono adattati alla Terra.
Come notato nel ’92 da Mark Sinker, «le navi attraccarono molto
tempo fa: distrussero intere società, rapirono e alterarono
geneticamente intere fasce della popolazione. A loro modo,
Africa e America – e per estensione Europa e Asia – sono già
Nazioni Aliene». I Drexciya ricorrono all’elettronica per mettere
in scena un finale immaginario del rapimento alieno schiavista:
«Migrarono dal Golfo del Messico ai bacini fluviali del Mississippi
e verso i Grandi Laghi del Michigan? Camminano tra noi? Sono
più evoluti di noi?».
L’intuizione di Sinker è quella di riportare il rapimento alieno
sulla Terra, trasferire il trauma dal mondo lì fuori allo ieriora. Il
confine tra realtà sociale e fantascienza, tra fantasia sociale e
realtà scientifica è un’illusione ottica, come ha sottolineato
Donna Haraway. Loro sono qui da sempre, e loro e sono te. Tu sei
l’alieno che stai cercando.
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FINZIONALIZZARE LE FREQUENZE
I Drexciya finzionalizzano le frequenze in immagini sonore di
ambienti irreali – quelli che i Kraftwerk chiamano film tonali –
popolati non da automobili, biciclette o treni, ma piuttosto da
UAO, navicelle sonore. In «Bubble Metropolis» del ’93, il Cruiser
Lardossano 8–203 X si prepara ad attraccare. I toni di un
turbogetto idrotermale cambiano di velocità. A essere
finzionalizzato è il volume psicoacustico di un gigantesco
sommergibile: «Qui è Controllo Nave Drexciyana Bolla 1 a Nave
Lardossana 8 trattino 203 X. Prego riducete la velocità a 1 punto
788 punto 4 kilobahn. Turbogetto non identificato, rallentare.
Grazie. Nave Lardossana 8 trattino 203 X, prego usate maggior
cautela mentre passate il cantiere acquatico sul fianco
dell’aquabahn. Ripeto: Procedere con Cautela. Nave Lardossana 8
trattino 203 X, siete ora autorizzati per l’attracco. Vi auguriamo
buona permanenza qui a Drexciya. Sono il Controllo Nave
Drexciyana X 205. Se ci sono problemi sono a vostra disposizione.
Controllo Bolla chiude».125
IN UNA GUERRA SENZA ARMI
Le profondità dell’Atlantico Nero sono letali quanto il Pianeta
Rosso o gli Anelli di Saturno. Con l’EP Molecular Enhancement, il
fondo dell’oceano diventa il 5° fronte della Guerra Eterna. La
tecnologia Drexciyana solidifica l’oceano in idrocubi. Sono
blocchi di acqua solida che fanno parte di un arsenale
elettrofinzionale fatto di Onde Antivapore, Particelle Acquatiche
Bata e Magnetron Intensificati.
Il magnetron è il cuore del trasmettitore a onde radio, usato
per alimentare i sistemi radar a microonde aerotrasportati
durante la Seconda Guerra Mondiale. Come spiega Arthur C.
Clarke, «quando il primo magnetron sperimentale arrivò in
America, le sorti della guerra cambiarono in una settimana. Gli
scienziati giapponesi avevano costruito e testato un dispositivo
identico un anno prima degli inglesi. Se avessero continuato a
sviluppare la loro invenzione, oggi vivremmo in un mondo
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completamente diverso».
La tecnologia genera quel processo che Sun Ra chiama
AlterDestino, una biforcazione nel tempo. Il magnetron migra
per il panorama mediatico, cambiando scala dal supercattivo
anni ’60 Magneto della Marvel, leader dei Mutanti Malvagi,
all’«Intensified Magnetron» dei Drexciya e al «magnetron che ti
rismonta le arterie»126 di Killah Priest.
I videogiochi sono il primo passo in un piano per far sì
che le macchine aiutino la razza umana,
l’unico piano che offre un futuro per l’intelligenza.
Chris Marker
SEI NEL COMPLESSO MILITARE-SPETTACOLARE
L’Electro è un corso di formazione per la militarizzazione della
vita pop. È la sensualizzazione della militarizzazione,
l’intensificazione
dell’apparato
sensorio
integrato
alla
Futuritmacchina. Dalla Rete ai videogiochi di simulazione, la
società civile è tutta un’enorme branca ricerca-e-sviluppo
dell’apparato militare. Da sempre avanti di decenni rispetto alla
società civile, il complesso militare-industriale si è trasformato
in un letale complesso militare-spettacolare. Il CMS
preprogramma futuri virtuali predatori.
Lungi dall’essere la sorgente generativa della cultura pop,
come bizzarramente ancora insistono i media Tradizionali,
adesso la strada non è altro che il campo giochi in cui vengono
rilasciati gli sviluppi base della tecnologia militare, così da
mutare loro stessi.
Macchine Celibi Ritmatiche: Kraftwerk
ATTINGI ALLA FONTE DELL’ENERGIA:
IT’S A RAVE NEW WORLD
Allo stesso modo di Underground Resistance, i Kraftwerk si
installano dentro il complesso militare, nel cuore della
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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postumanizzazione
precedentemente
nota
come
deumanizzazione. Hanno attinto alle fonti energetiche
dell’industrializzazione passando per «le fabbriche connesse alla
rete» che «inducevano i sintetizzatori» a fluttuare in un circuito
fabbrica‹ ›sintetizzatore‹ ›umano. Lo studio Kling Klang è una
sala parto per forme di vita macchinica. Definendosi «centrale
elettrica» i Kraftwerk si immettono all’interno del processo
industriale, attivano la catena di assemblaggio anziché resisterle
in nome dell’umano. Per Radioactivity del ’75 visitano una
centrale nucleare e si collegano alla corrente atomica, irradiando
se stessi di energia nucleare.
SPIRITUAL PER LE ANIME DEI SERVOMECCANISMI
Introduzione alla cibernetica. L’uso umano degli esseri umani di
Norbert Wiener è il The Souls of Black Folk di W.E.B. DuBois
aggiornato all’Età Analogica. Nei Kraftwerk, le voci elettroniche
dei giochi scrivi & ripeti alla Grillo Parlante sono più
fanciullesche di una ninna nanna, fossili da un passato futuro.
I sistemi a comando vocale separano l’intenzione dal risultato.
Mentre l’apparato sensorio umano procede dal parlato al tatto,
quello macchinico inizia col tatto – pulsanti e bottoni, manopole
e cursori – per poi procedere all’elaborazione parlata. L’infanzia
delle macchine comincia con i giocattoli speak & spell, i
videogiochi arcade, le registrazioni Impara-una-Lingua, i
distributori automatici di bevande, i risponditori, le porte
automatiche e i bancomat. I Kraftwerk cantano l’Anima delle
Macchine di Servizio, die Seele der Servomekanismus. Le
macchine si prendono in carico i lavori ripetitivi. Il garbo e la
subdola cortesia dei Kraftwerk sono commoventi perché «le
macchine automatiche sono precisamente l’equivalente
economico degli schiavi».
GLI ORGANI SESSUALI DEL SINTETIZZATORE
Standardizzazione,
meccanizzazione,
automazione,
debilitazione, inibizione, radiazione. La spinta del rock
Tradizionale nasce dalla repulsione per tutti questi processi
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vampirici del capitale. Ma qui è proprio il lasciarsi commuovere
dalle macchine a risultare tanto appassionante: come i Kraftwerk
sono entrati nel cuore bionico delle macchine, cosa è venuto
fuori dall’altro lato.
Anziché rifiutare l’automazione, i Kraftwerk la esasperano. A
manipolare i sintetizzatori sono loro, ma in realtà è la tecnologia
a sintetizzarli. Nei confronti del sintetico non oppongono alcuna
resistenza: al contrario vi si abbandonano, si lasciano
schiavizzare, permettono alla tecnologia di riprogrammarli, di
risequenziarli, di farli espellere come Servomeccanismi del
Sintetizzatore. Manichini da esposizione, menschmachines, robot
e modelle:127 è questa la nuova generazione di organi sessuali di
cui i sintetizzatori hanno bisogno per potersi riprodurre –
macchine celibi senza spose meccaniche. Sterili ed esangui, si
muovono lungo piani di pura cromoluminescenza.
Arrendendosi completamente alla tecnologia, i Kraftwerk
lasciano che le macchine li delibidinizzino, che la loro fisicità
venga definitivamente prosciugata. Warhol clonò se stesso in
Warholaroidi per le interviste; Gilbert e George si rimodellarono
come automanichini. Nell’ecologia dei Kraftwerk le macchine
celibi si danno a rituali di autoriproduzione.
ZAPPED!
Nell’Electro, questa rigidità senza carne converge con l’elettroide
senza spina dorsale degli Zapp. Con gli Zapp di Roger Troutman,
elettronica + androide = elettroide fulminato, «zappato» dallo
scoppio di un Sonotron sconosciuto. Ballare al suono degli Zapp
significa essere colpiti dalla corrente elettrica che ti contorce in
convulsioni e spasmi. Il ballerino Shrimp spiega che «“More
Bounce to the Ounce” ha contribuito a far nascere il
[body]popping. È l’unico stile di danza che funziona con quel
genere di musica».
Invece di smantellare la Canzone in un bridge alla James
Brown, «More Bounce» ridisegna l’architettura funk, dilata la
Canzone in un’ipnomonotonia, un mantra gommoso che spreme
i tuoi sensi fino a deformarli mentre li afferra in un palmo di
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lamina metallica.
Una tale enfasi come contare l’elettricità significa che la Zapptraccia arriva direttamente ai tuoi nervi e ai tuoi muscoli.
Superando la soglia messa in chiaro da Merce Cunningham, gli
album di Troutman inducono una snervante sensazione di
disossamento. La tua colonna vertebrale viene sfilettata, ed è una
sensazione stupenda.
CONTROLLA LE TUE CONVULSIONI
Lo Zapp altera i riflessi, adatta l’umano all’elettroide, l’androide
elettronico che trasforma lo shock elettrico in una convulsione
controllata, una pattinata in Stopmotion Capture.
L’electric boogaloo è quando il corpo riceve l’elettrocuzione
dello Zapp e la trasmette come forza dinamica. I nervi contano la
corrente, le convulsioni diventano un orologio che ticchetta,
spastici tictoc di elaborati sistemi personali per la misurazione
del tempo. Il ballerino Electro si lancia in «slogature ad angolo
retto con l’intero corpo che tiene il tempo per poi avvitarsi in una
spaccata».
Il doppio movimento ondulazione‹ ›flusso spezzato invia
lungo le articolazioni una corrente che produce convulsioni
sintetiche tutto tranne che sciolte.
Lo Zapp trasforma l’umano in una simbiounità. «Quando fai il
popping», chiarisce Shrimp, la tua mappatura corporea cambia e
«tu diventi questa cosa qui. Vai su un altro pianeta. Mi sono
ritrovato che volevo essere un alieno».
LIQUEFAI LA MENSCHMASCHINE
«Computer Love» degli Zapp dell’86 si apre con un refrain
ammaliante – identificato da Simon Reynolds come un doo-wop
androide – che proclama il suo «ComputerIIIZE» come un genio
intento a esaudire il desiderio di un robot. Se gli inni
vocoderizzati dei Kraftwerk sono seducenti, quello degli Zapp è
liquefatto. Gli Zapp sono la menschmaschine che diventa
vischiosa. «Stiamo cominciando a vedere», afferma il teorico del
caos Manuel De Landa, «che una tecnologia molto avanzata è
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fluida e grondante; si organizza da sé e non è per niente rigida».
In «More Bounce to the Ounce», il basso sintetico non tiene alcun
beat; piuttosto, rimbalza dal fondo. Dove il basso di Bootsy
Collins è un ectoplasma ritmelodico, glutinoso e gommoso, il
basso Zapp è spandex elastico.
FONOGLUTAMMATO
Larry Graham ha spinto il basso attraverso il fuzz tanto da farlo
sbadigliare e biascicare come un piccolo mammut. Con gli Zapp,
la voce di Roger Troutman è tutta vocali, una pasta spremibile di
fonoglutammato, un voco-concentrato. Il sintetizzatore passa per
il suo tratto vocale. Su «I Play the Talkbox», la voce di Roger è un
acuto tubulare spremuto da una talk box.
Per i Parliament, l’effetto sonoro implica immediatamente una
forma di vita audio, un universo in cui il suono processato
assume un profilo animatronico non umano. Gli Zapp ti
catapultano dentro l’impatto, ti inondano del pieno effetto di una
Pistola a Raggi S con quelli che il produttore Techno Kevin
Saunderson chiamerà più tardi EssR’ays.
Suoni Macchina per La Terapia Psichica:
The Jungle Brothers
Per molto tempo tutti rifiutano e poi,
pressoché senza interruzione, quasi tutti accettano.
Gertrude Stein
AMMUTINAMENTO SULLA NAVE MADRE
Serbi nausea per i classici senza tempo, per gli inni che
riassumono un’epoca. Ma i Jungle Brothers, George Russell,
Tricky, sono tutti produttori che non ti sincronizzano in quelle
docili file e colonne note come generazioni. Piuttosto ti
frantumano in particelle sensoriali che viaggiano alla velocità del
pensiero, riducendo in polvere la storia condivisa. Invece di
elevarsi oltre il proprio tempo, i Jungle Brothers – Afrika Baby
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Bam basso e voce, dj Sammy B, Mike G chitarra e voce, Torture
batteria e voce – fanno viaggiare l’HipHop in un acceleratore di
particelle, caricando la realtà di quella sensazione sintetica che
brami a tutti i costi.
Il loro 3° album, J Beez Wit the Remedy del ’93, è per gli anni
’90 quello che White Light/White Heat dei Velvet Underground
fu per gli anni ’60: il grande album perduto del decennio,
un’epica colossale salvata dalle macerie del mai pubblicato Crazy
Wisdom, riconosciuto da pochi, vituperato dai fanatici
dell’HipHop Tradizionale su entrambe le coste dell’Atlantico.
FAI DERAGLIARE IL RITMOTORE
In un’era di ciondolanti groove a 120 bpm, Remedy ritorna alle
rigide ritmatiche della ritmosintesi. La sicurezza del break jazz
Tradizionale viene demolita, abbandonata in favore di bleep e
pulsazioni drasticamente amusicali – quella ritmanipolazione
palesemente mekkanika di cui l’HipHop pensava di essersi
sbarazzato già negli ’80. «Manmade Material» rinuncia del tutto
alla tipica falcata Breakbeat anni ’70, per spingere l’irregolarità
robotica in direzione di una psichedelia macchinale. «Non si
trattava di mandare in loop una misura da 4 beat, ma di mandare
in loop 6 beat», hanno dichiarato i Jungle Brothers. «Aritmico,
asimmetrico, alineare. Il nostro obiettivo sistematico era quello
di far intenzionalmente deragliare il tuo cervello». La funzione
del loop è quella di far salire il corpo sul treno, di programmare la
testa finché non annuisce su e giù come un cane. L’HipHop
addestra la mente a muoversi a tempo col groove, ma il loop
aritmico spiazza il ballerino, manda il ritmotore fuori giri con la
sua dissonanza irrisolta, non arrangiamenti ma deragliamenti –
in contropiede, disfunkzionali.
CONCRÈTE
I Jungle Brothers attingono alla riscoperta HipHop della
dimensione concrète del vinile: gli schiocchi, i crepitii e i fruscii
del disco consumato, il ronzio della massa collegata
all’amplificatore. Qui il concrète fa saltare i banchi di memoria
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del campionatore, permeando ogni cosa, riorganizzando la
texturitmelodia da cima a fondo. In «Blahbludify» il groove è
talmente saturo di rumore statico da precipitare in rottami
elettroacustici. I beat vengono rimpiazzati da tonfi, glitch, folate
di vento; affaticato e sofferente, il laser non riesce a leggere
l’informazione contenuta nel cd. Puoi sentire «il vento delle ali
della follia», come quando Christopher Walken cita Baudelaire a
Lili Taylor in The Addiction di Abel Ferrara. L’intera gamma di
frequenze basse soccombe agli scratch, il vinile viene scavato da
un obelisco a forma di puntina.
Il suono si divide tra gli altoparlanti: sulla destra raffiche
ripetute di drum machine, a sinistra detriti che sussultano. In un
feroce fuoco incrociato, il corpo viene mitragliato dagli effetti
sonori di un videogame.
Macerie sonore precipitano dallo speaker dietro la schiena,
avvinghiando i tuoi muscoli mentre si tuffano lungo la cintola
nel loro viaggio verso la testa.
SENZA TESTA
Quando viene eseguito da un gruppo in carne e ossa, l’HipHop si
traduce sempre in un gradevole e ameno funk. E però il «Qui e
Ora» dell’HipHop suonato dal vivo finisce per arenarti in un
presente predigitale, ti lascia intrappolato in un ’72 altrui. I loop
preprogrammati possono andare avanti all’infinito senza
annoiarti mai, mentre il più piccolo accenno di spontaneità in
tempo reale ti ammoscia a morte. Qui la dimensione live non sta
nel ritorno alle radici: è aritmica, il Ritmotore di una caostetica
sampledelica che fa fluttuare il funk, freaking with the freek freek.
Dove il Gangsta rap post-Dr Dre promuove una delivery oziosa
e indolente, la poetica HipHop che va dagli Arrested
Development ai Roots, passando per i Freestyle Fellowship e i
Fugees, opta per una verbosa acrobatica verbale. Per loro, il
futuro dell’HipHop risiede nella ginnastica della sintassi, nelle
rime interne che si ricollegano a un cordone ombelicale orale che
porta dai griot gambiani del 14° S ai Last Poets dei giorni nostri.
Ma le buone, sane radici di cui si nutre l’HipHop più conscious,
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sano e salutare, finiscono per strangolarlo.
Nella musica, a provocarti terrore non è l’inumano: è semmai
il suo opposto, il sovrumano, il troppo umano dell’ispirata
poetica HipHop. In queste musiche c’è così tanta intenzione che
le macchine riescono a malapena a respirare.
I J Beez non sono il rimedio al Gangsta: sono l’antibiotico per i
rimedi Gangsta. Né sani né malati, né healthy né ill, i J Beez sono
la 3a Corrente: dinamici, sul confine tra l’ordine e il caos. Anziché
porre sul piatto un qualsivoglia contenuto, Remedy oblitera del
tutto l’MC: oscurata da torrenti di rumore statico, la voce affoga
in una tempesta di distorsione che riduce la sintassi a brandelli.
L’MC diventa un ospite per demoni del microfono velocizzati e
mandati al contrario, sciamanti da un altoparlante all’altro.
Irradiata nell’audioflusso, la voce dei J Beez è tutta oscillazione e
niente spina dorsale, in perenne fluttuazione tra caricatura,
plasma, gremlin e fantasma.
In questo senso, Remedy non è tanto musica per la testa
quanto musica senza testa. Decapitando l’MC e optando per un
sovraccarico acefalo, la delivery diventa mistificante, occlusa. In
«Manmade Material», strofa, ritornello e bridge sono accidenti,
coincidenze temporanee generate dal rumore statico. Frammenti
di avvertimenti emergono fugaci dall’oceano informazionale;
l’ascoltatore vi si aggrappa come un naufrago sul punto di
annegare.
IMMERGITI NELL’ELEMENTO DISTRUTTIVO
«Devi imparare a farti strada, apprendere il modo di nuotare in
questo disco. Eccolo il rimedio», insistono i Jungle Brothers
dinanzi a un mondo attonito. L’integralista HipHop ha ragione a
essere ostile. L’incoerenza di Remedy annuncia un mondo postHipHop. «No… dobbiamo… dominare il creatore»,128 insiste una
voce pericolosamente instabile in «Manmade Material». Gli
strumenti principali dei Jungle Brothers sono il feedback, il fuzz
e la perpetua interferenza del rumore statico.
Remedy è pesante, megalitico: la sua densità schiaccia la
gravità della Canzone. In «Spittin’ Wicked Randomness» e nella
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travolgente «For the Headz at Company Z», gli effetti wah-wah
ululano in un muro infinito di fuzz. Prolungati accordi di organo
glagolitico caricano di grandiosità la traccia. I bordoni d’organo
vengono presi d’assalto da una spirale di arpeggi atonali. Blocchi
di suono solare a bassa frequenza collidono contro un timbro alto
e sostenuto, innescando un senso di ascesa.
Un rumore di folla sampledelico si mescola in nuvole
spumose, schizza su uno sfondo continuo di fuzz, crepitii e ronze
mentre intanto girano i rulli di una pianola meccanica. Accordi
d’organo
celestialmente
pomposi
si
accumulano
in
un’aspettativa imminente sopra dei gemiti abbassati di tono fino
a che non suonano come un Jim Morrison che lentamente affoga.
Soldati ubriachi salutano «i dirigenti della compagnia Z».129
Remedy oscilla tra i due estremi dello sfinimento delle truppe e
di un’allegria esageratamente infantile man mano che la forma
HipHop si sbriciola pezzo dopo pezzo in uno stordimento
confuso. Nel mezzo, a emergere è un soverchiante senso di
rovina. L’HipHop è stato fatto esplodere in mille pezzi a seguito
di un disastro non specificato. Tra le macerie, eventi disastrosi
trasmettono da un ricevitore danneggiato. Piloti in stato di shock
gridano da un interfono rabberciato attraverso le maschere a gas.
La distruzione porta gioia; in questi rapporti dalla fine
dell’HipHop, il balbettio e il flusso se la spassano come
adolescenti impegnati a danzare sulle rovine del Ministero del
Suono. I JBs sono eccitati dalla catastrofe. Informazioni distorte
emergono blaterando dai sedimenti piagnucolanti di «Spittin’
Wicked Randomness», immediatamente interrotte da raffiche di
vento elettrostatiche e segnali d’allarme sintetici. «Tempesta
cerebrale! Tempesta cerebrale! Esplosione di massa nel
cervello!».130
Il paradosso che sono, estendo la mia mano
nel mentale per sbloccare vie d’accesso131
Organized Konfusion
MUSICA PER COMPUTER NELL’ANNO ZERO
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L’HipHop Tradizionale è un sistema di valori sicuro del proprio
passato, certo del suo presente, fiducioso sul suo futuro. Infili il
cd Remedy nel lettore e questa convinzione implode e si
contorce, lasciandoti alla deriva sulle scogliere del presente.
Afrika Baby Bam confonde la confusione moltiplicando se stesso
nei nuovi eteronimi di Af Next Man Flip e Lord Paradox: «Sono
andato via… Sono scomparso sul serio, mi sono davvero lasciato
andare. Ho persino cambiato nome in Af Next Man Flip, come a
dire che ero uno dei prossimi a dare di matto nell’universo».
Remedy porta avanti l’HipHop per le sue strade elettroniche, i
suoi tragitti rock, i suoi itinerari macchina. È Musica per
Computer nell’Anno Zero.
L’antidoto per la depressione generalizzata, per un HipHop
diventato malato e illmatico – nella definizione del rapper Nas –
è l’immersione nel Suono Universale e nella MitoScienza. Af Next
Man Flip si identifica con «le persone di scienza. Mi piace leggere
i libri su John Coltrane, con lui che se ne sta seduto a studiare
teoria musicale e ad ascoltare musiche da tutto il mondo nel
tentativo di raggiungere un ordine superiore. Mi piace
l’universo». I diktat HipHop – parlare chiaro, tenere i piedi per
terra e non farsi fregare – si dissanguano uno dopo l’altro nel
Principio di Irrealtà di J Beez Wit the Remedy, con le sue
premonizioni, la sua chiaroudienza.
123. «Imagine somewhere in this universe an alien. He was not made of stone. He
was not made of sand. He was… check it out, humans, manmade»
124. «Liberi sono questi giorni. Liberi oggi. Libera. La. Tua. Mente»
125. «This is Drexcyian Cruise Control Bubble to Lardossan Cruiser 8 dash 203
X. Please decrease your speed to point 788 point 4 kilobahn. Unknown
turbine engine slows down. Thank you. Lardossan Cruiser 8 dash 203 X
please use extra caution as you pass the aqua construction site on the side of
the aquabahn. I repeat: Proceed with Caution. Lardossan Cruiser 8 dash 203
X you are now cleared for docking. Have a nice stay here on Drexciya. I’m
Drexciyan Cruiser Control X 205. If you have any problems let me know.
Bubble Control Out»
126. «Magnetron which puts your arteries back apart»
127. Dai relativi brani «Showroom Dummies», «The Man Machine», «The
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Robots», «The Model».
128. «No… We must… master the maker»
129. «The headz at company Z»
130. «Brainstorms! Brainstorms! Mass explosion in the brainnn»
131.
«The paradox I am, Extending my hand into the mental to unlock
doorways»
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07. FANTASINTESI/PENSIERO ELETTRONICO
Abduzione Acid [Coprifuoco]:
Phuture, Bam Bam, Sleezy D
Il mondo della pista da ballo del XX secolo è un discontinuum –
una discoteca a go-go nella quale il ballerino o la ballerina
creano il proprio spazio che non corrisponde allo spazio
di nessun altro. È come un fisico che prova ad affrontare
le particelle elettroniche con concetti newtoniani.
Marshall McLuhan
GLI IMPULSI TOSSICI DELL’INTERFACCIA
DROGA‹ ›TECNOLOGIA
Nel punto più alto di quel volo interiore che è l’Acid arrivano «I’ve
Lost Control» di Sleezy D dell’86, «Your Only Friend» dei Phuture
dell’87, «Where’s Your Child» di Bam Bam dell’88 – tracce
spaventose che ottimizzano la tua soglia di paura‹ ›volo. Nel ’91,
all’apice del Sogno Rave, «Mr Kirk’s Nightmare» dei 4 Hero
riporta sulla pista da ballo il panico genitoriale per la droga. La
tua esperienza con la droga viene intensificata da un mix di
tracce antidroga. L’effetto sale mentre la traccia te la fa scendere.
In termini sonici, l’interfaccia droga‹ ›tecnologia è tossica da
subito, senza aspettare che i cattivi entrino in scena. Tutto va
male fin dall’inizio e questo non fa altro che amplificare l’euforia.
Assumere ecstasy significa assumersi il rischio. Prendere droghe
è un rito che implica l’eventualità della morte, un rituale che
afferma la vita. Chiunque assuma ecstasy è già morto, è passato
dall’altra parte del veleno, il punto in cui la tossicità intensifica la
vita.
PH È L’ARGENTO DELLA SINTASSI
L’eteronimo Phuture adottato da Dj Pierre sostituisce la «f» di
future con il «pH» della formula chimica e la ph di phono. Ph fa
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suonare il phuturo sintetico e phono-chimico. Ph è per il suono
quello che l’argento è per la visione. Ph è il prefisso d’argento, il
concentrato di parole. Il futuro diventa una Pharmatopia
phuturistica. Con Phuture, il suono del futuro si separa
dall’apparenza del phuturo. Visione e suono, eteronimo e
omonimo, si scindono, corrono via l’uno dall’altro.
Il Cavallo Bianco dell’Eroina ti condurrà all’Inferno132
James Brown
ASSERVITO
La micidiale «Your Only Friend» dei Phuture è il seguito Acid alla
«King Heroin» cantata da James Brown nel ’72, l’appendice
elettronica della «Volunteer Slavery» intonata da Roland Kirk nel
’69. Dopo che il pusher ti ha venduto alla Droga, la Droga ti mette
a lavorare come un mulo, ti spedisce nel mondo programmandoti
come un medium in una seduta spiritica. La droga diventa
l’orologio che tiene il tempo nel suo universo di servitù senza
fine. La Voce si abbassa di tono fino a diventare il rimbombo
Vaderizzato di un Despota Eletto: «Qui è la Cocaina che parla,
posso farti fare qualsiasi cosa per me».133
La 303 dell’Acid ti spedisce nel Paese della Coccaigna,
accelerato in un polveroso paradiso di cocaina senza fine. Ballare
significa ritrovarsi ineluttabilmente trascinati all’interno di
quello contro cui la traccia ti mette in guardia. Le severe
ingiunzioni dell’Acid – «Sei stato avvertito, mi prenderò la tua
vita»134 – incitano a ballare ancora di più, un ballo che anziché
essere liberazione è schiavitù volontaria. Danzando, procedi
verso una nuova costrizione. Vieni volontariamente rapito
dall’Acid per essere condotto in un regime Dispotico che mai
prima di allora ha suonato tanto bene.
Incantato dalle frequenze, vieni modulato da sensazioni di
aggressiva evasività, di elusività violenta. Fai la muta della tua
vita con la stessa facilità con cui un serpente sguscia dalla sua
pelle. Scivoli via dalle morali inculcate nei tuoi muscoli. La Voce
del Destino impartisce il suo ordine di morte: «Prendi una tirata
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da me / E ti faccio volare / Prendi troppo da me / E ti faccio
morire».135
Invece di imitare il basso rock, eternamente confinato sulle
basse frequenze, l’Acid esaspera l’asciutta scivolosità della
Roland T303, i suoi glissando, trasforma il suono e il colore della
nota nel momento stesso in cui suona. I filtri piegano‹
›selezionano‹ ›sopprimono i timbri producendo l’equivalente
acustico di una scia visiva, una sensazione vacillante di panico
che si verifica ogni volta che l’orecchio non riesce a determinare
lo slittamento degli armonici.
L’Acid è un incidente in cui il sintetizzatore di basso della
TB303 usa Phuture per riprodursi, per moltiplicare le dimensioni
del suono elettronico, per dischiudere una nomadologia di
texturitmi e ritmelodie. Phuture, Bam Bam e soci amano questo
rumore sintetico, innaturale. Le Acid Trax amplificano questo
senso di novità terrificante.
Niente di quello che sai sulla storia della musica ti è di aiuto.
Cos’è questo rumore, da dove viene? Chi sono queste persone,
perché mi sorridono? Colpi secchi brutalmente inespressivi
battono un’irregolarità inumana, alleviata soltanto dalle
pugnalate del sintetizzatore bassico. Il battito cardiaco viene
catturato e clonato dal tempo sintetizzato sotto forma di impatti.
Diventi un’estensione della macchina che genera tempo. Scivoli
negli spazi tra le sequenze.
PSICOSI A BASE DI SILICIO
Fase 1: La psicosi a luce rossa di Hal 9000 in 2001: Odissea nello
spazio. Quando Hal inizia a cantare «Daisy, Daisy», il
malfunzionamento del computer degenera in un crollo
macchinico. «Daisy, Daisy» – la voce sintetica che si coagula
mentre si spegne – introduce il nuovo suono della psicopatologia
analogica.
LA DONNANDROIDE DALL’AMAZONA
Fase 2: il rimodellamento che nell’82 la donnamacchina Grace
Jones opera su «She’s Lost Control», il pezzo dei Joy Division del
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’79, attualizza la sposa meccanica degli anni ’50. Per i Joy
Division, perdere il controllo significava epilessia elettrica, la
voce prosciugata dal feedback. Per Jones, la mannequin-modella
che perde il controllo produce l’effetto di un’automazione al
limite delle proprie forze – l’umano che si irrigidisce in una
smorfia macchinica. Il/la modello/a – si tratti di una ragazza, di
un’automobile, di un sintetizzatore – incarna una catena di
montaggio temporale fatta di generazioni, di obsolescenza, di
aspettative di vita della durata di 3 anni.
La modella è il prototipo del cyborg post-Guerra Fredda, la
donnamacchina modificata e mutata dal complesso militare‹
›medico‹ ›spettacolare. Da qui «The Model» dei Kraftwerk, nella
quale le macchine celibi vengono minacciate dalla superiore
capacità riproduttiva della donnamacchina. «The Model» è una
testimonianza dalle guerre di riproduzione tra macchine
postbelliche.
Fase 3: «I’ve Lost Control» di Sleezy D è il rovescio della
medaglia di «Can You Feel It?», una riscrittura per Roland 303
della «She’s Lost Control» dei Joy Division. Ogni sensazione
oscilla e si riversa sull’altra in un loop di retroalimentazione
audiochimica. Il pitch ribassato ti fa sprofondare in una balbuzie
mentale che suona come una computer-psicosi al rallentatore. I
filtri della 303 spalmano i toni su uno spettro di timbri
decomposti. L’Acid intaglia nuovi canali sensoriali e muta quelli
già in uso. Richiede e costruisce per se stessa un nuovo orecchio
sintetico a partire dal vecchio. La paura si traduce in danza, ti
sommerge con ondate di rassicurante panico finché non ti senti
al sicuro e impavido.
Fase 4: è troppo tardi. L’interfaccia droga‹ ›tecnologia ti ha già
sintetizzato da tempo. Adesso sei sintetico. Dinanzi a questo,
qualsiasi autorità tradizionale si condanna da sé. Il Vecchio
Mondo perde qualsiasi credibilità quando insiste che non hai
bisogno di prendere l’Ecstasy per sapere che fa male. A
invalidarlo, è precisamente questa ignoranza giudiziosa.
Ogni parola pronunciata dal governo cancella se stessa. Tutta
la sua competenza lo squalifica.
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Certi dèi monterebbero qualsiasi cavallo
Ishmael Reed
IL PANICO PROALIMENTA
Nessun governo può terrorizzarti fino a farti smettere, perché
l’Ecstasy, i trip, la skunk coltivata idroponicamente, ti hanno già
terrorizzato quanto basta. La sensazione di essere stato
intrappolato dalle droghe, di essere sotto sequestro dentro la tua
testa, di aver tirato fuori la follia che è già in te: eccolo il Lato
Oscuro, eccolo il Darkside. Tutto quello da cui i media ti mettono
in guardia sta già nelle tracce che guidano il dancefloor.
Tutte le musiche elettroniche nere hanno il loro Darkside, e
quello dell’Acid inizia nell’88 con «Where’s Your Child» di Bam
Bam, la traccia Acid dell’audioabduzione, il suono che ti rapisce
dalla scuola, dal sé e dalla società, che sequestra la tua mente e
non te la restituisce più. Come «Mr Kirk’s Nightmare» dei 4 Hero,
amplifica il panico dei genitori per la droga in un loop proattivo
allegramente terrificante: «Genitori, non fate uscire i vostri figli
di notte / Non sapete che non sanno distinguere il giusto dallo
sbagliato?».136
L’Acid qui è una sampledelia psicotica di motovetture
piagnucolanti, di vetri che vanno violentemente in frantumi al
suono di un ritornello di 3 note, di automobili che decelerano
fino a trasmutare in gong decomposti e urla infantili a
intermittenza. Bam Bam modifica l’altezza della sua voce fino a
farla biascicare come un sinistro gongolio punteggiato da risate
vampiriche. È il suono della seduzione che tutti i genitori
temono: «Dov’è il tuo bambino? / Lo sai? / Guarda in giro / Non si
vede da nessuna parte».137
L’Acid è strutturata su sequenze d’attacco ripetitive che
incessantemente montano, accumulano tensione e cadono,
sbandando senza sosta tra acuti che inducono panico e bassi che
provocano nausea. Peggio ancora – e ancora più piacevoli – sono
i gemiti voluttuosi e i sospiri soddisfatti emessi dalla voce come
se si stesse masturbando al ricordo di qualche soddisfazione
intensa: «Nessuno vuole essere lasciato solo / soprattutto se non
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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sa distinguere il giusto dallo sbagliato».138 «Where’s Your Child»
raggiunge il picco di dolce ansia quando Bam Bam sussurra
«Curfew Curfew», «coprifuoco, coprifuoco» – un’istigazione a
perversioni innominate, la seducente porta di ingresso al suo
mondo aumano: «Adesso siete tutti miei figli».139
UNA MOLTITUDINE DI ALIENI IMPORTATI
L’Acid è l’alieno d’importazione. Arriva sotto forma di una folla di
nomi misteriosi, di 12 spaventosamente privi di informazioni, di
etichette che ti abbordano in quello sciame Ritmacchinico che è
la compilation. Allo stesso modo dei remix, la compilation non
vince mai premi, non finisce mai nelle Classifiche di FineDecennio. Come il remix, la compilation è una forma d’arte per
l’Era Sampledelica. La storia della Ritmacchina Elettronica si
misura tanto nella moltitudine di compilation che nel 12. Da
Streetsounds Electro Volume 1–12 a Techno: The New Dance Sound
of Detroit della 10 Records, passando per Retro Techno su
Network, The Joint su Suburban Base/Moving Shadow, The
Deepest Shade of Techno su Reinforced, Macro Dub Infection su
Virgin e Deep Concentration su Om Records, la compilation è la
vetrina semovibile che dissolve l’aura del 12, liberandolo dal suo
status professionalizzato di edizione limitata a uso e consumo
dei dj.
Sotto forma di disco d’importazione USA o EU, di test
pressing, di promo white label per dj, di confezione doppia o
tripla, di vinile in 10 pollici, il singolo è l’oggetto raro che tutti
vogliono e che quasi nessuno vedrà mai. Il 12 è l’edizione rilegata
della musica, la tiratura in edizione limitata di 2000 copie che fa
il tutto esaurito in 3 giorni, sparendo per sempre. Il 12 è un
prodotto d’élite, congelato all’interno di una gerarchia
strettamente protetta in cui prima sta il dj, poi il giornalista, poi
tutti gli altri.
Allo stesso modo delle edizioni tascabili, le compilation
invertono il processo: liberano le tracce dalla loro aura veneranda
ed esclusiva, dissolvono la reverenza dei giornalisti, bypassano il
prestigio faticosamente conquistato dagli intenditori inondando
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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le vetrine dei negozi di antologie acquistabili da chiunque.
In principio era Jack e Jack aveva un Groove.
Jack urlò e disse: «Sia fatta la House». E la musica House fu. Io,
vedi, io sono il Creatore e questa è la mia Casa.140
Fingers Inc. featuring Chuck Roberts
RIMATERIALIZZARE
La Realtà Virtuale ti dematerializza ma la Musica della Macchina
ti rimaterializza. In Neuromante, Case si connette al cyberspazio
con il jack del suo corpo. L’adepto house si innesta con il jack
nella «Casa» che è il suo corpo. In «Can You Feel It» dell’88 la
cinestetica di uno stile di danza qual è il jacking viene incarnata
in Jack. La sensazione di danzare prende vita. La sensazione è
personificata dal Predicatore di Chicago Chuck Roberts. Jack
AutoCatalizza la House attraverso le sue urla, per poi illustrare il
neurocircuito della House in cui l’emozione diventa ambiente:
«Una volta che entri nella mia “Casa”, questa diventa la nostra
“Casa” e la nostra “Musica di Casa”, la nostra Musica House».141
Agganciarsi stretti al beat costruisce la «Casa» a partire dai
riflessi.
Connettersi col jack è unirsi a quella che Walter Hughes
chiama la «comunità automatica della comunicazione
tecnologica» nella quale, premendo un pulsante, «il corpo
elettrico adesivo» di Whitman viene sequenziato nel «corpo
elettronico gay».
L’Acid delira mentre Los Angeles brucia. La House amplifica
tutti quei sentimenti che l’HipHop virilmente si nega,
intensificando il presente mentre brucia il futuro. Il fanatico
dell’HipHop Tradizionale guarda a tutto ciò che è post-House
con incrollabile sospetto: la House è in squadra con il sintetico,
una collaboratrice del frivolo, una complice della macchina.
Nell’HipHop il beat è pesante, porta un peso morale che
spinge sul collo fino a che non annuisce obbedendo al beat.
L’HipHop Tradizionale impone un’etica del suono che salda
stretto il fan alla musica.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 181
IL DISCONTINUUM DEL XX SECOLO
Se l’esigenza archetipica del Rock è la soddisfazione, allora quella
della Ritmacchina è il sentimento. I Fingers Inc. – il produttoresintesista Larry Heard e il cantante Robert Owens – pongono la
domanda per il dancefloor del 20° S: «Can You Feel It», «puoi
sentirlo». L’«It» qui si riferisce all’emozione senza oggetto, senza
scopo, incurante, senza direzione, sentimento fine a se stesso. I
Fingers Inc. esigono che tu senta il sentimento. «Can You Feel It»
è un santuario sintetico i cui toni smussati si isolano e si
uterizzano. Il suo orizzonte sintarmonico penetra in te,
avvolgendosi attorno alla tua pelle, confondendo i confini tra
tessuto e tatto, innescando sensazioni di aspettative imprecisate,
di immanenza imminente.
Heard induce una sensazione di rifugio, tonalità assorte che ti
cullano in un basso caldo e restano sospese al limite
dell’orizzonte. «Can You Feel It» è l’empatogeno in uno stato di
euforia incondizionata, labbra serrate, occhi che sbattono alla
velocità del sole.
L’INTERFACCIA FISICA DELLA PERCEZIONE
Quando sei in uno stato entactogenico la pelle riceve
allucinazioni tattili, sente cose, trasmette e riceve concettisensazioni. L’Ecstasy ti permette di anticipare il beat, di scivolare
all’interno della mnemonica della macchina.
La pelle è il sistema di difesa della tua frontiera. In quanto
empatogeno, l’Ecstasy coinvolge l’interfaccia fisica della
percezione. Pat Cadigan clicca col cursore su ingrandisci: «Per
poter cambiare le idee della gente sulla realtà bisogna cambiare il
modo in cui percepiscono la realtà – letteralmente».
La pelle assume il controllo di tutti i canali sensoriali, innesca
la memoria cutanea, la telepatia dermica, il riconoscimentodigitale, i tremosospiri, i sussulti estasiati. La pelle diventa
un’antenna che tutto riceve e tutto trasmette.
«Sentirlo» è la sensazione dell’amplificazione, di tutti i canali
aperti, sovralimentati. Il tuo corpo freme, diventa un pianeta di
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wetware man mano che scendi, scendi e scendi nelle profondità
marine del tuo sangue. Sentire è il risultato di tutti i tuoi sensi
che convergono assieme.
La Ritmacchina valorizza questi picchi sopra ogni cosa. Questi
Nirvana non verbali di totale telepatia tattile sono quello che A
Guy Called Gerald definisce «elettrica delle emozioni», i
momenti in cui ogni danzatore nella folla diventa un medium
che trasmette corrente sensoriale.
LA PISTA DA BALLO ALL’INIZIO DEL SECOLO
Ma il Nirvana non è mai abbastanza. La pista da ballo di Fine
Secolo è una serie di psichedelie paradossali che provocano
inversioni immersive e capovolgimenti effimeri. Il phuturo è una
serie di sensazioni sintetiche, emozioni artificiali, presenti in
tensione.
Perdere il controllo significa arrendersi alle pulsioni tossiche,
quando la sete per la mutazione è al massimo, quando stai
affogando in onde peristaltiche di sensazione tossica, quando la
testa non è niente più che uno stupido pezzo di cartilagine.
Quando l’effetto si libera dalla causa e scappa via, quando il
suono si stacca dalla sorgente e dal senso, quando la narrazione
si dissolve nella sensazione.
L’energia audio-tossica che scorre per il corpo amplifica se
stessa in una corrente che serpeggia tra i raver fino a formare un
biocircuito. Combustibile per il volo di Icaro.
…E Arrivò a Techno City:
Cybotron, Model 500, Electrifying Mojo
In termini Tradizionali, si presume che la Techno non sia
un’effettiva «musica nera Americana» perché nata coi Kraftwerk.
Tra i sostenitori della Techno, quelli che ancora insistono a dire
che è stata Detroit a introdurre il funk nella Musica della
Macchina, per replicare alle critiche si rifanno sempre alle origini
Af‹ ›Am della Techno. Sun Ra? Herbie Hancock? L’amore dei
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Kraftwerk per James Brown? Sono tutti percorsi che attraversano
la Techno, eppure nessuno di questi funziona – perché la Techno
di Detroit è sempre più che felice di riconoscere nei Kraftwerk i
pionieri della Techno.
DÜSSELDORF È IL DELTA DEL MISSISSIPPI
I Kraftwerk stanno alla Techno come Muddy Waters sta ai Rolling
Stones: l’autentico, l’origine, il vero.
In questo senso, la Techno inverte la tradizionale narrazione
anni ’60 secondo la quale i Rolling Stones rubarono il soul e
volgarizzarono il blues di Waters e soci. I Kraftwerk incarnano
l’anima bianca del sintetizzatore, die Seele der Synthesizer,
l’ultrabianchezza di un futuro automatico, sequenziato. Per
Model 500, «[I Kraftwerk] suonavano come se vivessero dentro
un computer. Avevo persino dei dubbi se fossero effettivamente
umani». Contento di essere l’intruso, l’ultimo arrivato,
Bambaataa ruba da Düsseldorf l’anima sintetica e la
imbastardisce in «Planet Rock». I Kraftwerk hanno acutamente
chiamato il loro suono Industriell Volk Musik, Musica Folk per
l’Età Industriale. Per la Techno, Düsseldorf è il Delta del
Mississippi.
L’ORECCHIO IMPORTATO
Depeche Mode, Gary Numan, Alexander Robotnik, Manuel
Gottsching, Liaisons Dangereuses: tutti questi sono input
importati che alimentano la futuropoli dei Cybotron, la Techno
City. Ciò che colpisce in «Techno City» dei Cybotron è il refrain
«Tech-noh Cit-ehh» cantato da 3070 ovvero Rick Davies
nell’accento affettato del synthpop neuromantico.
La voce di 3070 è distante, svuotata, e soprattutto suona come
fatata – una drammatica secessione dal macho nero. L’accento
importato significa cantare in inglese americano come un alieno,
diventare un alieno con accento britannico, sentirsi a casa nello
straniamento, essere fuori tempo, annoiato dal sapore di casa.
INVERTI LA CORRENTE DELLA STORIA
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ROVESCIANDO LA STORIA DELL’ATTRAZIONE
Tradizionalmente, il pop britannico bastardizza e traduce in
maniera impropria la musica USA. La Techno di Detroit rovescia
le storiche correnti d’attrazione USA‹ ›UK, espropriando la
bianchezza dal suono nasale bianco e sintetizzando un timbro
neuromantico, dando luogo alla potente sensazione che «la
musica è proprio come Detroit, un grosso sbaglio». Come una
musica per antenne che si autoassembla correndo sulle onde
radio di Detroit, la Techno ascolta con un Orecchio importato, un
Orecchio sintetico. Canta in un accento vinilico decapitato dai
corpi inglesi per migrare attraverso l’Atlantico. Ascoltare i
Cybotron significa ascoltare una voce Britannica che rende
udibile l’alienazione Techno dall’America. Nella voce dei
Cybotron e di M500, senti quello che il surrealista tropicale René
Ménil definisce un «continuo addensamento di 2 linguaggi
culturali separati nella stessa lingua».
IL CYBORG ELETTRONICO
Cybo[rg] + [Elet]tron[ico] = Cybotron. Il Cybotron è il cyborg
elettronico, l’alieno a suo agio nella dislocazione, decentrato
dalla tradizione, felicemente estraniato negli interstizi in cui
passa la corrente elettrica. Il suffisso «tron» in Cybotron e
Mantronix, come il prefisso «ph» in Phuture, non è una parola,
ma una parola-concentrato: è un acceleratore parziale, un
motore che colleghi per far andare i concetti più veloci.
Sbagliamo quando consideriamo una macchina complessa come
una cosa singola: in verità è una città o una società.
Samuel Butler
COSTRUISCI LA CRONOTOPIA
La Techno di Detroit è un’antenna. Trasmette le sue rotte nello
spazio, non è trattenuta a terra dalle radici di nessun albero.
Dispersa nello spazio, la città di Detroit resta connessa per mezzo
della radio e si trasforma in una 2-Hour City, la concentrazione
temporale della Technopoli. La Techno annuncia l’era odierna in
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 185
cui «la geografia è sostituita dalla cronografia», il momento in
cui, come dice Virilio, «abbiamo iniziato ad abitare il tempo».
Negli studi di Detroit, la Techno assembla se stessa a partire dagli
input forniti dal dj Electrifying Mojo, che apre la sua
trasmissione radio Midnight Funk Association con «Methane
Sea» dei Cybotron e il tema principale di Star Wars composto da
John Williams. Le tracce trasmesse da Mojo attivano i percorsi
dentro e fuori la Techno City. «Techno City» dei Cybotron è la
Fantasonica della Cronotopia, la città nel tempo.
SECESSIONE ELETTRONICA
La Techno dichiara la sua secessione dai quartieri spietatamente
pattugliati dall’HipHop Tradizionale. L’HipHop aggiorna i
territori della blaxploitation; rappresenta la strada. Rinunciando
a questa logica della rappresentazione, la Techno si lascia
scomparire dalla strada, dal ghetto e dal quartiere. I Drexciya non
rappresentano Detroit nel modo in cui i Mobb Deep insistono su
quanto stiano lì a rappresentare Staten Island.
FUTUROPOLI DEL PRESENTE
La Techno City è una futuropoli del presente, pianificata, divisa
in sezioni e innalzata da stazione a studio, che trasmette da una
Detroit
in
transizione
dall’età
industriale
all’età
dell’informazione. Per 3070‹ ›Richard Davies, il teorico sonoro e
sintetista dei Cybotron, «Techno City» dell’84 è l’intersezione di 2
stati futuri. «Techno City» è dove la megalopoli del 30° S
raccontata da Fritz Lang in Metropolis incontra la nascente rete
transnazionale dipinta da La terza ondata del paladino delle
imprese Alvin Toffler. «Techno City era il villaggio elettronico.
Era divisa in diversi settori. Avevo visto Metropolis di Fritz Lang –
che aveva i settori privilegiati tra le nuvole e la città dei lavoratori
sottoterra. Ho pensato che ci sarebbero dovuti essere tre settori;
l’idea era che una persona poteva nascere e crescere a Techno
City, la città dei lavoratori, ma quello che voleva era farsi strada
nella società fino al cybodrome in cui risiedono gli artisti e gli
intellettuali. Non ci sarebbe stato nessun Moloch, soltanto ogni
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P. 186
genere di distrazioni, di giochi, di strumenti elettronici».
ELETTRONICA EVOLUTIVA
La trasmissione notturna di Electrifying Mojo è la prima fase
nella spinta evolutiva della Techno in direzione del ballo, la
traiettoria che porta da Nation 2 Nation a World 2 World a Galaxy
2 Galaxy. Con «Techno City» dei Cybotron, in etichette
discografiche come la Planet E di Carl Craig, nella serie Red
Planet di Underground Resistance e nei loro Black Planet
Studios, la musica arriva da un altro pianeta. Le forme d’onda
vengono finzionalizzate sotto forma di ambientazioni
extraterrestri, tramonti lunari.
L’elettronica trova una sua raffigurazione nelle illustrazioni di
copertina – il lavoro come Third Earth di Abdul Haqq, le visioni
drexciyane di Frankie C. Fulitz, i centrini ritagliati da un’epica
post-Modesty Blaise disegnati da Alan Oldham per l’etichetta
Transmat, la cover art angolare di Rufus Knightwebb per The Art
of Stalking di Suburban Knight.
LO SPAZIO DI POSSIBILITÀ
DELLE FREQUENZE FINZIONALI
«Techno City» dei Cybotron, come tutti questi spazi di
possibilità, è Fantasonica: finzione elettronica, frequenze
finzionalizzate, sintetizzate e organizzate sotto forma di vie di
fuga. La Fantasonica sostituisce al testo cantato spazi di
possibilità, piani per evadere di prigione. L’evasione viene
pianificata fino a quando non assoggetta i mezzi di percezione e
moltiplica le modalità di realtà sensoriale.
È il motivo per cui dovresti sempre ridere in faccia a quei
produttori, dj e giornalisti che si fanno beffe dell’evasione
escapista per via della sua irrealtà, della sua falsità – quelli
insomma che si battono in nome dell’autenticità, dell’adesione
alla realtà. Simili presunzioni vogliono tarparti le ali, legare la tua
coda biforcuta a un albero, ammanettarti ai resti in
decomposizione della tradizione, alle idiozie ereditate
dell’abitudine, al peso morto di te stesso. Il buon senso comune
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vuole vederti dietro le sbarre chiamate Vita Reale.
Per contro, la Fantasonica ti abbandona nel presente senza
alcuna possibilità di tornare agli anni ’70. La Fantasonica è la
prima fase di un programma di rientro che afferra chiaramente
questo punto. Le Fantasoniche sono parte del MitoSistema della
musica moderna. Si muovono nello spazio vivente, negli
ambienti già alieni del mondo reale.
Istruzioni operative per la via di fuga da te stesso. Rovescia
l’Impero Interno della tua testa. Separati dalla stupidità
dell’intelligenza, dall’inerzia del buon gusto, dal rigor mortis del
cool. Sei nato in una prigione truccata che i carcerieri chiamano
Vita Reale. La Fantasonica è il manuale per la tua fuga su un altro
pianeta, il programma di ritorno, per entrare nell’orbita terrestre
e sbarcare sulla pista d’atterraggio dei tuoi sensi.
Dedichiamo questo album al popolo della Metroplex
di Detroit. Per sopravvivere dobbiamo technificare
e salvare la biosfera.
Cybotron
TECHNIFICAZIONE:
LA CONCETTOTECNICA DELLA TECHNO
Per entrare nel mondo Cybotron è necessario technificare prima
te stesso, e poi il mondo. Premi il pulsante ENTER sul Roland
Composer. Premi PATTERN CLEAR per la sintesi ritmatica.
Technificare
significa
diventare
consapevoli
della
coevoluzione di macchina e umano, della vita segreta delle
macchine, della computerizzazione del mondo, della
programmazione della storia, dell’informatica della realtà.
Technificare è far evolvere uno stato mentale in grado di
afferrare i percorsi migratori dei processi macchinici, di costruire
Fantasoniche dall’elettronica della vita quotidiana.
Technificare è ottimizzare la mutazione macchinica della
musica.
SINTETIZZA TE STESSO
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Dietro la scomparsa della Techno di Detroit negli USA, c’è la
sensazione che la Techno abbia infranto un tacito giuramento.
Essendo stata sedotta da gente come Manuel Gottsching e
Liaisons Dangereuses – da tutta quella musica europea per
sintetizzatori – innesca l’indicibile ma persistente sospetto di
aver abbandonato la tradizione Africana‹ ›Americana. Questa
fedeltà si fonda su una connessione ombelicale all’r&b. La
Techno di Detroit rompe allegramente con l’r&b – ma in fondo
non vi era mai stata legata, sin dall’inizio.
È sempre stata sintetica, dalle antenne in su.
I critici continuano a domandarsi: «Come hanno fatto
Grandmaster Flash e Bambaataa ad apprezzare i Kraftwerk?». La
risposta è ovvia. Bambaataa è attratto dal suono Euro alieno, e
prova noia e indifferenza per il familiare suono Af‹ ›Am. Allo
stesso tempo, il suono bianco è tutto tranne che alieno. Nulla di
quello che attrae è alieno. Bambaataa vuole artificializzare se
stesso. Occhialoni da sci incorniciati di bianco scansionano la
traccia, lo stile di un contingente d’esplorazione Parliafunkadelic
abbandonato su una colonia extraterrestre per sviluppare i propri
MitoSistemi a base di silicio. Il ruolo del dj è di intensificare lo
straniamento, trasmettere le correnti aliene. Ma il dj non sa cosa
vuole finché non lo sente. Il Futurista è impotente di fronte alla
fascinazione. Ieri questa traccia era sconosciuta, inascoltata,
insognata. Oggi la segui come un sonnambulo.
I giornalisti capovolgono questa inconsapevolezza – Come
posso sapere ciò che voglio? – in una domanda: «Come può
piacerti ciò che ti piace?». La missione del giornalismo è costruire
la frontiera, stare sul ponte di guardia, vigilare sul passaggio. Il
Futurista passa incautamente oltre una polarizzazione che non è
mai esistita.
Il giornalismo bianco fa sempre le stesse domande: «Come ha
fatto questo gruppo che più bianco non si può a esercitare una
tale influenza sulla Musica Nera?». Compiaciuto e incredulo allo
stesso tempo, ti spiega per l’ennesima volta che i Kraftwerk sono i
precursori della Techno, i suoi apripista. Ma avendo insegnato ai
produttori Techno tutto quello che sanno, i creatori devono
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recedere in lontananza mentre la Techno, apprese le lezioni
basilari, avanza inesorabilmente verso il futuro.
RUMORE BIANCO PER RULLANTI
La batteria e l’Elettronica convergono sul nuovo spazio di
possibilità della ritmatica e della sincussione. Come compreso
dai Kraftwerk, le macchine sonore deabilitano e defisicalizzano
la musica, permettendo al «pensare e ascoltare» di prendere il
sopravvento sulla «ginnastica. Fare pratica non è più necessario».
Il musicista diventa un programmatore elettronico, un
percussionista premi-pulsante che batte su ENTER con la punta
delle dita.
La drum machine è un sintetizzatore che riproduce sequenze
automatiche di intensità, altezze, rumori. Model 500 assembla
«suoni di batteria sul sintetizzatore Korg MS10. Trafficavo col
rumore bianco e col rumore rosa e poi tiravo fuori suoni di
batteria. Una volta ascoltai un disco dei Kraftwerk. Il disco era
Man Machine e, su un sacco di canzoni, per i rullanti usavano il
rumore bianco, esattamente come me».
La fantascienza non predice il futuro, lo determina,
lo colonizza, lo preprogramma a immagine del presente.
William Gibson
PREPROGRAMMA IL FUTURO
La Techno di Detroit organizza una storia e preprogramma la
direzione futura della Ritmacchina. Come dichiara Juan Atkins:
«Fu così straordinario. Era come la risposta. Per me era il futuro.
Ho pensato, amico, questo è il futuro ed è qui che sto cercando di
andare. Se ascolti “We Are the Robots” non ci sono piatti. I suoni
di rullante e i suoni di grancassa erano gli stessi che usavo io, ma
il fatto è che era molto più preciso. Era come quello che stavo
cercando di fare senza riuscirci, capisci? Poi ho sentito il rullante
senza piatti. Mi ha lasciato senza parole».
IL CYBORG NELLA RETE DI FORZE
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Nel battezzarsi Model 500, Juan Atkins attesta lo stato
macchinico precedentemente noto come deumanizzazione. La
copertina per Man Machine di Gunther Frohling del ’78 mostra
un corpo di ballo di macchine celibi. La foto interna ritrae i
Kraftwerk con i capelli tinti di nero, eyeliner nero, rossetto rosso
sulle loro minuscole bocche serrate, camicie rosse e cravatte
nere. Il braccio destro viene tenuto all’altezza del fianco e tutti
stanno guardando a destra. In posa su una scalinata in metallo
dal corrimano rosso, sono tutti celibi senza sposa.
Il nome Model 500 annuncia il produttore come modello
prossimo venturo, il sintetizzatore del futuro. Il produttore ora è
l’input modulare, volontariamente assorbito nel medium che
secondo McLuhan «elabora i suoi utenti, che sono il suo
contenuto». Attingendo al flusso energetico della macchina, il
Futurista diventa un generatore di energia. La cyborgizzazione
trasforma l’umano nel mammifero meccanizzato di Samuel
Butler, parte di un supercomputer in divenire. Le macchine SN
NOI. Donna Haraway: «La macchina siamo noi, i nostri processi,
un aspetto della nostra incarnazione».
Per trasformarti in cyborg prendi il nome di un pezzo di
attrezzatura tecnica, diventi un generatore di energia, un canale,
un medium per trasmettere emozioni elettriche. Lo psyborg si
connette ai processi macchinici, assorbe l’energia elettronica di…
ogni cosa. Diventa un componente di future macchine universali
ancora da costruire, un elemento nel pezzo cuboidromo di
Goldie, nella macchina sampledelica Pegasus di Basquiat.
Cyborgizzare, per prendere a prestito le parole di Norman Mailer,
«preleva le esperienze immediate di ogni uomo, amplifica la
dinamica dei suoi movimenti, non nello specifico ma in maniera
astratta, così che venga visto come un vettore in una rete di
forze».
ETERONIMI
Come Underground Resistance che diventano X–102, World 2
World, Galaxy 2 Galaxy, The Martian, come Kool Keith che
prende il nome di Funk Igniter Plus, Rhytm X, Dr Octagon, come
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P. 191
i 4 Hero con Tek 9, Internal Affairs, Tom & Jerry, Nu Era, anche
Juan Atkins moltiplica se stesso in nomi macchina: M500, X-Ray,
Channel One Frequency, Audiotech e Infiniti. Il produttore
scompare dietro ogni alter ego, ma il nome macchinale non è uno
pseudonimo, un nome fittizio. Piuttosto è un eteronimo, un plurinome, uno in una serie di nomi paralleli che ti ripartiscono e ti
dissipano nel segreto pubblico dell’anonimato aperto. Io è una
folla: il produttore esiste simultaneamente, ogni alter ego è una
pubblicità per i me stessi. La Ritmacchina si avvia attivamente
per fabbricare quante più personalità possibili. Gli alter ego sono
più reali perché li scegli. I nomi comuni sono irreali perché non li
hai scelti. I multiego sono più reali perché definiscono i tuoi stati
paralleli.
I bambini, animisti istintivi, si identificano con giocattoli e
bambole, assoggettandosi e protendendosi all’inanimato: ogni
dodicenne sa che Io è un altro e un altro e un altro. Nei ’70, gli
eteronomi di Bowie – Major Tom, Aladdin Sane, Thin White
Duke – erano seriali. Adesso gli eteronomi vanno in parallelo.
Oggi, il produttore Futurista è sempre più grande di uno, si sta
sempre moltiplicando in un omni-duo, in tanti sé
simultaneamente divergenti che non convergono mai nella
conoscenza del sé. Invece di disciplinare gli altri appellandosi al
diktat dispotico del keep it real, del restare fedeli al gioco, del
represent e dello stay black, la Musica Aliena prolifera stati della
mente che non ammontano mai a una singola mente. Unificare il
sé vuol dire amputarlo.
COSCIENZA RITMATICA
Technificare significa sintetizzare la musica dagli stessi ritmi
robotici che hanno messo fuori uso gli umani di Detroit. M500:
«Berry Gordy plasmò il suono della Motown sugli stessi principi
del sistema per nastri trasportatori della Ford». La Motown
amplificava il panorama sonoro della motor city anni ’60. «Oggi
gli stabilimenti non funzionano più così. Per costruire le auto
usano i computer e i robot».
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METROPLEX = COMPLESSO METROPOLITANO
L’etichetta discografica di Model 500 – la Metroplex – amplifica
la catena di montaggio del complesso metropolitano anni ’80. Il
metroplex è la futuropoli nella Terza Ondata dell’Era Techno.
«Immagino di essere più interessato ai robot della Ford che alla
musica di Berry Gordy». Questa folla di cyborg – Model 500,
Audiotech, X-Ray, Channel One, Frequency – è tutta sintonizzata
sui ritmi chunk-a-chunk-a dei robot Ford. Assemblare un’auto
diventa la Danza dei Robotnik Industriali.
AUTOMANIAKKO
Technificare vuol dire trasformare la sequenza automatica in
quella che A Guy Called Gerald chiama traccia automaniakka.
Lungi dall’essere meccanicamente prevedibile, l’automatico
diventa maniacale. La cassa compressa di macchine come la
Roland 808 e la 303, il loro caratteristico tonfo, porta il linguaggio
a onomatopeiezzare la «c» in «kk». Con la Techno la macchina va
fuori di testa.
DEFRIZIONALE
La Techno defrizionalizza il funk. Le sue velocità d’attacco
angolari sono l’opposto del sinuoso groove anni Settanta. Se i
Parliament ti spingevano a ballare fino a liberarti da qualsiasi
costrizione, la Techno innesca un’economia delibidinale fatta di
cadenze rigorose e segnali compressi – con la Techno, ti fai
avanti ballando verso la tua costrizione. Le diagonali ti mettono
all’angolo, creando un nuovo tipo di tensione che non si risolve lì
dove ti aspetteresti. A sua volta, questo alimenta nuove
aspettative nell’ascoltatore – i produttori iniziano a chiamare
questa emozione «l’astratto». L’inflessibilità della Techno, la sua
tutto-tranne-che-scioltezza non viene da una mancanza di
abilità, ma dall’abilità dell’androide.
CUBULARE
La Techno è funk angolare per androidi, uomodroidi e
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donnedroidi. Più che angolare, è cubulare: la Techno trasmette
sensazioni di suono cuboide e tubulare, attiva una dissonanza
cognitiva per tutto il grande cervello del corpo. I suoi texturitmi
provocano un’inestricabile complessità, un labirinto di
dissonanza limbica che blocca e sconcerta, minaccia e supplica.
Nel ’92, con «Icon» e «Kao-tic Harmony [Relic of Relics]» di
Rhythim is Rhythim, il sequenziamento si complessifica in una
tuttoassiemità, un’algebra di emozioni senza titolo. «Il mio
concetto è sempre stato di ottenere il sentimento che si prova
quando tutte le drum machine suonano simultaneamente»,
spiega May. «Cerco di collegare tutte le emozioni per accentarle e
farle rimbalzare l’una sull’altra». Il sequencer è allacciato a un
singolo clock, ma eseguendo in una volta sola 3 pattern ritmici e
2 sequenze di basso il risultato è un mosaico stregato di
ritmelodie sovrapposte, un’algebra aurale che frustra qualsiasi
tentativo di tenere il conto del ritmo, che ti tira senza scampo
obbligandoti a un’omniallerta totale. Quando le sequenze
rimbalzano e i cicli di clock si accavallano, quando i bordi del
texturitmo incontrano il limitare delle ritmelodie, il tempo tocca
il tempo in una baciomacchina.
Campionando un accordo e riproducendolo come una nota
singola, l’accordo originale si espande sulla tastiera. Emergono
toni intermedi illocalizzabili, che May estremizza saltando tra le
ottave dello spettro dell’accordo espanso così da far brillare il
suono e renderlo insidioso come stalattiti caricate a molla. Il
risultato è un senso di esaltazione solenne. L’orchestrazione
sintarmonica di Rhythim is Rhythim ti muove attraverso un
presagio impalpabile, un’indifferenza cosmica esemplificata dal
titolo e dall’arrangiamento di «It Is What It Is» dell’87. «I miei
suoni d’archi sono molto freddi, spietati». È un’insensibilità
anempatica nel senso di Michel Chion, perché «non le importa
niente e per questo motivo, in un enorme transfert, porta il peso
di un destino umano che al tempo stesso condensa e disprezza».
In «Kao-tic Harmony», questi toni glaciali diventano
acquamarini, come percepiti sottacqua. Le sfere sono da tempo
esplose in un sublime disastro spaziale, reliquie di reliquie
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bombardate.
Gli UFO sono attratti dall’energia elettrica.
Restano sospesi sulla centrale elettrica, proprio là sopra.
Fox Mulder
UFONICA
Intonata con l’esausto fanatismo di chi ha subito un rapimento
alieno, «No UFOs [Original Vocal Mix]» di Model 500 ti trascina
nell’85 dentro l’esperienza ufonica. «Quando arrivò il
sintetizzatore per me era perfetto, perché mi permetteva di
creare suoni che prima erano impossibili». Per Juan Atkins,
l’elettronica accende un principio di irrealtà. «Ero appassionato
di UFO che atterrano e decollano, di astronavi. Il sintetizzatore
mi ha permesso di creare nella mia stanza il suono di un UFO che
atterra in giardino». Eddie «Flashin» Fowlkes ricorda «una storia
su Juan e gli altri tizi dei Cybotron che entrano in un edificio e
qualcuno gli disegna un cerchio attorno. Si sedevano in cerchio
ad aspettare che i cybotroni atterrassero».
Volevo far atterrare un UFO sulla traccia
Model 500
LA BOCCA È UN BUCO PER L’ANIMA
La voce M500 scava l’anima in un vuoto senza emozione,
traumatizzato. La bocca è un buco attraverso cui cola via l’anima.
L’accento di M500 non è emotivo: semmai è [r]emotivo, recede in
lontananza, come presagi oracolari dalla fine del tunnel. «No
UFOs» ha l’imminenza inquietante della bianchezza sintetizzata
da Bauhaus, Depeche Mode e Gary Numan: «Dimmi se va tutto
bene / Hai detto che non devo temere / Cose che non hai mai
visto prima / si stanno avvicinando».142
IL TUO CERVELLO È INTRAPPOLATO NELLA RETE
Facendo girare 2 Ritmacchine assieme, programmate con parti
separate, «No UFOs» blocca e fa rimbalzare il tuo corpo in un
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labirinto di inibizioni intrecciate. Marimbe dal suono sordo in
cui il legno viene spazzato via e sostituito dall’anempatia del
metallo sul metallo. I battiti delle mani, l’impatto del palmo sulla
pelle, sono sostituiti dal rumore bianco filtrato fino a diventare
fiammiferi mekkaniki accesi, amplificati nell’inespressiva
aspirazione di macchine asmatiche. La Canzone viene
rimpiazzata da sequenze nonsequenziali di elettricità ritmatica.
L’attacco dell’inviluppo viene tagliato così che i beat delle Roland
808 e 909 diventano pura, repentina scontrosità: da 0 a 1, come
una trappola che si chiude.
Invece di essere spinto in avanti dalla monoaurail funk dei
JBs, i ritmi frustrano il groove, frenandoti. La melodia viene
rimpiazzata da pugnalate di bassi sintetici, i texturitmi generano
la stessa tensione di una palla da tennis che viene fatta
continuamente rimbalzare senza mai essere lanciata.
Comprimendo l’elasticità del basso Spandex degli Zapp, il
sintetizzatore di M500 scatena basscoltellate che stressano i
riflessi con la loro irregolare regolarità.
In «No UFOs», Atkins è disconnesso dallo spazio a causa della
sua convinzione che ci siano degli UFO: «Dicono che non c’è
speranza / Dicono No UFO / Perché stai a testa alta / Forse li
vedrai vola a aa aaa a are reee reee».143 Niente cavi coassiali Astro‹
›Neri. La connessione spaziale è interrotta.
Cose che non hai mai visto prima si stanno avvicinando
Model 500
[R]EMOTIVO
Sotto sequestro nella zona degli effetti speciali, la voce entra in
quello che il gruppo post-rock Sabalon Glitz chiama stato
ufonico. L’esperienza ufo fa esplodere l’acustica in un’ansiosa
uforia, frantuma la voce in un condotto di polivocali, di spruzzi
di pneumatici nella pioggia, di echi di barili rotolanti per
un’umida strada secondaria nella fredda luce della notte. I toni
anempatici della Techno svuotano l’emozione di qualsiasi calore,
abbassando la temperatura fino a farti desiderare un riparo dalle
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alterazioni della conduzione termica a cui è sottoposto il tuo
corpo. Congelare l’anima fa vacillare il tuo equilibrio
termostatico generando allucinazioni cutanee – la sensazione di
essere sotto attacco da parte di angeli freddi. Metti distanza tra te
e te stesso.
GUIDA ATTRAVERSO IL LATO OSCURO
Nell’85, «Night Drive [thru Babylon]» di Model 500 inaugura il
Lato Oscuro della Techno di Detroit – il luogo in cui le macchine
celibi perseguitano la notte, alzandosi sulle loro zampe
posteriori.
Model
500
bracca
la
comunicazione
telefonombelicale, come un depravato che furtivamente si aggira
nascosto dai sintetizzatori. La voce scivola oltre l’udito mentre
dorme come un cane, un’ombra subliminale che si arrampica
sulla pelle, ti pedina col suo respiro leggero: «Sto guidando
attraverso il nero sul nero nel nero». Il guidatore notturno si
sente come «un serpente, strisciante giù per il bordo di un
quadrato di vetro».144
L’attraversamento del Lato Oscuro prosegue sotto la guida di
«The Art of Stalking [Stalker Mix]» di Suburban Knight e «Just
Another Chance» di Reese. Suburban Knight sintetizza un
paesaggio furtivo di pizzicato glissanti, col predatore ipotermico
che scatta e balza all’attacco, si acquatta e poi si aggira
meccanicamente. Reese rende il mondo uditivamente notturno a
furia di insidiosi Sprechgesang che assediano il metroplex.
Minacciosi miasmi di basso trasformano l’aria in cera, assorbono
i tuoi passi, ti trascinano in una palude. Sintetizzatori tanto
venefici quanto il gas Sarin penetrano nel cybodromo. L’entropia
alimenta la Griglia della Techno City, Destroit. In «All for LeeSah», il sussurro senza volume di K. Alexi Shelby biascica e
trema, occultando le consonanti. Le batterie dello
stalkercacciatore si stanno scaricando. Il refrain di sospiri
mandati in reverse e rumore rosa si rifrange nella parola
giapponese «Hai». È un duetto per predatore e preda in cui una
voce Nastassia Kinskizzata, secca e indifferente, balbetta fino a
mutare in uno stormo di consonanti in fuga.
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Dentro il Santuario dell’Onda d’Urto: The Bomb Squad
NOI SIAMO LA DIAGONALE
La fantascienza di oggi ha inizio con Elvissey di Jack Womack,
Sintetizzatori umani di Pat Cadigan, Luce virtuale di William
Gibson, La matrice spezzata di Bruce Sterling. La Fantasonica di
domani comincia con i titoli delle tracce prodotte dalla Bomb
Squad a partire dall’88: «War at 33.3», guerra a 33 giri; «Incident at
66.6FM», incidente sui 66.6 in FM; «Final Count of the Collision
Between Us and the Damned», conto finale per la collisione tra
noi e i dannati; «Terminator X to the Edge of Panic», Terminator
X sull’orlo del panico; «Terminator X Speaks with his Hands»,
Terminator X parla con le mani. Per te, il valore di Chuck D non
sta nel suo essere un ambasciatore, ma nel suo essere un
immaginiere i cui titoli danno forma a una Narrativa
Condensata: epiche capsulari dell’Era Elettronica, il pensiero
artificiale dell’audioevento.
L’INGEGNERE DALL’ALTRA PARTE DEL VETRO
Con la Bomb Squad – Hank Shocklee, Keith Shocklee, Eric
«Vietnam» Sadler, Carl Ryder – il tecnico, il produttore e il
programmatore diventano un gruppo a pieno titolo. Il lavoro
dietro le quinte viene sostituito dalla competenza dei sound
designer. Come dice Hank Shocklee, «è come se qualcuno ti
stesse lanciando del riso. Devi acchiappare ogni piccolo chicco e
metterlo al posto giusto, come in un puzzle». In film come
Predator 2, Ghost in the Shell e la tetralogia Alien, sono sempre gli
ingegneri i primi a convertire l’alieno in una macchina assassina.
L’ingegnere è il concettotecnico letale, non forma un gruppo ma
«uno squadrone tecnico d’assalto» ancora più micidiale per via
del suo anonimato. La letalità risiede nell’invisibilità, in questo
ritrarsi dalla luce per porsi in uno stato di segretezza pubblica e
visibilità privata.
I Public Enemy attirano il fuoco con l’inconfondibile bersaglio
del loro logo. I Bomb Squad sono acusmatici, li puoi ascoltare ma
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non vedere, adottano le stesse tattiche di camuffamento poi
riprese da Underground Resistance. Nell’89, con l’illustrazione di
copertina per il 12 pollici di «Welcome to the Terrordome»,
ingegnerizzare diventa immaginizzare. Il 12 viene finzionalizzato
sotto forma di ordigno sonoro, una bomba «lanciata, caricata,
piantata e detonata dalla Bomb Squad».
Nei loro mix dub, i Bomb Squad inventano nel cuore
dell’HipHop un’elettronica sampledelica che alza il volume del
mondo.
CALMA DETONANTE
Il microfonaggio ravvicinato espande il campo dell’udito. La
percezione esplode e va in frantumi, l’ascoltatore si mette in
viaggio, scala le desolate macerie della coscienza che proviene
dall’ascolto in cuffia. Nel ritornello che finisce in bisbigli di
«Louder than a Bomb» dell’88, quello che comincia come un
ruggito si trasforma in un sussurro che ti mette al riparo
dall’onda d’urto Bomb Squad. In «By the Time I Get to Arizona»
del ’92, l’aria trema nella frazione di un secondo, mossa
dall’anticipazione. I beat crepitano come fuochi d’artificio
solitari. Una calma detonante precede lo scoppio della rivolta,
annunciata dall’insolente fuzz del funk boacostrittore volato qui
da «Two Sisters of Mercy» dei Mandrill. Un secondo prima che i
mitragliatori aprano il fuoco monta il vibrato dell’organo,
cullandoti coi suoi armonici trionfali.
AVVOLGIMI NELLA CATASTROFE
In «Can’t Truss It [Almighty Raw 125th Street Bootleg Mix]» del
’91, il riverbero del sintetizzatore e la spuma dell’oceano ti
avvolgono tra le braccia della catastrofe. Gli elicotteri sorvolano
appena udibili. Una remota voce fuoricampo mormora con fare
dimesso: «Cominciò sulle navi negriere».145 L’intro di «Can’t
Truss It» è uno strumentale a sé, la Bomb Squad al suo massimo
di finzionalità supersonica, un avanti veloce che dalle rotte degli
schiavi porta al Vietnam fino a quando entrambi non arrivano
dal futuro.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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L’Apocalisse è Adesso, 1725, al largo dell’East Coast di Saigon:
«Navi negriere. Ci sono più resoconti di navi negriere di quanti si
possa immaginare. Sembra inconcepibile finché non rifletti sul
fatto che per 200 anni le navi sono salpate cariche di schiavi». La
voce narrante viene rallentata fino a diventare un timbro
Vaderizzato, una frequenza ristretta che intensifica l’output
emozionale.
I Bomb Squad ti sommergono in un istante, fino a che non
senti che l’apocalisse c’è sempre stata, «already been in effect».
Nell’HipHop c’è un’acuta consapevolezza – alimentata dai
fumetti e dalla fantascienza – della natura prefabbricata,
progettata e postumana dell’esistenza degli africano-americani.
Alieni africani vengono sequestrati da commercianti di schiavi
Africani, e poi consegnati per essere spezzettati, smontati e
geneticamente riprogettati in schiavi americani da fanatici dalla
faccia bianca e cannibali cristiani che ne attestano il valore a 3/5
della norma standard, trasformandoli nella memoria ROM del
loro Westworld – Il mondo dei robot.
Allo stesso modo del robot – il neologismo ceco coniato nel ’21
da Karel Čapek per l’operaio meccanizzato – lo schiavo è stato
effettivamente programmato per adempiere a delle funzioni:
come servo-meccanismo, come sistema di trasporto, come
mobile, come 3/5 di un essere umano, come soggetto frazionato.
Norbert Wiener clicca su ESC: «le macchine automatiche sono
precisamente l’equivalente economico degli schiavi».
Gli schiavi sono alieni. Leroi Jones ricalibra il macroscopio:
«Non si tratta solo di stranieri-alieni dal punto di vista fisico o
ambientale, ma di prodotti di un sistema filosofico
completamente alieno». Inumani, postumani che alla specie
umana non devono nulla. Da qui, i continui dibattiti del 18° S
sulla capacità degli schiavi di saper leggere o scrivere,
l’equivalente delle discussioni del 20° S sulla potenziale esistenza
di un’intelligenza artificiale.
«Alla vigilia dell’anno 2000, il Presidente David Duke degli
Stati Uniti Mondiali d’Europa-America ha lanciato un ultimo
assalto contro le persone di discendenza africana, trasformando i
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virtuosi in niggatron».146 L’intro di «Whole Lotta Love» dei PE è
Fantasonica per la 23a ora del «31 dicembre 1999». Nel frattempo,
la voce campionata di una torre di controllo conta da meno 20 a
zero, fermandosi a meno 666 periodico.
Direttamente dal futuro della guerra razziale, «Contract on the
Love World Jam» è la Bomb Squad al suo massimo di voluttuosa
immersione nella storia mondiale. Il Ritmotore preme
spingendoti su pattini skratchadelici che scivolano e slittano su
entrambi i lati del beat, alimentando un’anticipazione
prolungata da ipnotici armonici di chitarra. È un comunicato
militare, una lezione, una conferenza stampa che annuncia
perentoria: «Oggi c’è qualcosa che vive nella coscienza delle
persone. La razza che controlla il passato vivente controlla il
futuro vivente».147
VIGILANZA VOLUTTUOSA
Il ciglio, l’orlo, la cuspide: stati imminenti che vengono sostenuti
in soglie prolungate, margini dilatati, azioni incipienti. La
funzione loop del campionatore reitera il break fino al limite.
«Arizona Assassination Attempt Acca Double Dub» del ’92: grida
e pianti pre-caduta vengono prolungati in un’onda di panico che
si accumula sopra le teste della folla e si ritorce giù per la sua
coda. Le urla emergono e ricadono in uno sciame di singhiozzi, si
dissolvono in un cielo plumbeo. I ritornelli vengono assemblati
direttamente dal panico della folla.
Segnali d’allarme vengono stirati fino a diventare bordoni
ansiolitici che ti attraversano la testa. «Final Count of the
Collision Between Us and the Damned» dell’88 dura 0.48
secondi. La drastica dinamica tra titolo e musica, e tra
organizzazione sonora e sintattica, fa altalenare i sensi. Il titolo
soddisfa il desiderio di annientamento, incitandolo sia alla sua
preparazione che alla sua posticipazione. «Final Count» è
un’epica di subitaneità prolungata, in cui le drum machine
rinculano come un fucile a ripetizione su glaciali archi in stile
Rhythim is Rhythim e bordoni minacciosi.
La Bomb Squad opera nel conto alla rovescia dell’apocalisse
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imminente e dell’incombente rivolta. Il Gangsta vive nel tempo
cronico dell’Era G Funk di Dr Dre – l’ostinata indolenza del
gangsta paradise, un idillio senza fine dell’Es.
ALLARME PER IL MONDO
I bordoni si ripetono senza fine a 33.3 periodico, intrappolandoti
in un tempo dispotico. Frequenze a medio raggio ti chiudono
stretto nel presente in tensione. Il concept album It Takes a
Nation of Millions to Hold Us Back dell’88 dissemina le tonalità
elettroniche della Bomb Squad per l’intero panorama delle
comunicazioni. «Mind Terrorist» e «Show ’em Whatcha Got» ti
ingabbiano in illocalizzabili loop di chitarra e sintetizzatore,
meste trombe dell’ultimo saluto. Il sonno viene aborrito.
L’obiettivo è svegliare l’ascoltatore dal sonno post-Potere Nero,
dalla falsa coscienza, dalla dipendenza televisiva e dall’ignoranza
della storia.
La lancinante sirena di «Rebel Without a Pause» diventa allora
un «allarme per il mondo». «Quel rumore», racconta Chuck D,
«proviene da un grugnito di James Brown. Era una miscela di
“The Grunt” e la tromba di Miles Davis che produceva un suono
vacillante. Abbiamo preso quel suono e l’abbiamo dilatato».
«Welcome to the Terrordrome» è un’arma sonora, un ordigno
distruttivo che invia attraverso il sensorio onde d’urto di
soddisfazione. «Countdown to Armageddon»: il suono Bomb
Squad in gara contro il tempo.
IL RIANIMATORE TX
RIPRODUCE IL GENERATORE DI TONI
Con lo strumentale, il giradischi si rivela una volta per tutte come
generatore di toni. «Il bordone su “Terminator X” è
un’autopompa mandata all’indietro». Il trasformatore del mixer
diventa un effetto per il giradischi-macchina del suono.
Terminator X dilata lo scratch in una serie di stridii scaglionati. I
toni giradischizzati sfasano in texturitmi al rallentatore, blocchi
di materia statica non identificabile. In «Terminator X Speaks
with his Hands» dell’88, la mano del dj evolve in un cervello
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distribuito, un terrorpolso dotato di memoria propria.
Velocità d’attacco decelerate suonano una campana a morto
per la lacrimosa chitarra wah-wah presa da «Just Kissed My
Baby» dei Meters. «Incident at 66.6 FM» è un duetto radiofonico
tra il talkshow e il rumore statico. Le chiamate degli ascoltatori in
studio vengono interrotte dalle radiofrequenze, onde radio che si
dilatano in un glitch prolungato.
SCHIZOFONIA SISTEMATICA
I Bomb Squad sono l’incubo di R. Murray Schafer che diventa
udibile. La schizofonia postbellica – questo proliferare di rumori
a partire dalla separazione del suono dalla fonte – viene
orchestrata in un’esplosione informazionale: «Nella sua relazione
con la schizofrenia, volevo che [la parola] schizofonia esprimesse
lo stesso senso di aberrazione e dramma».
Sei scagliato fuori, immerso in un ambiente di emergenza
senza fine dove «l’eccesso di apparecchi hi-fi crea un paesaggio
sonoro sintetico in cui i sostituti creati dalla macchina generano i
segnali operativi che dirigono la vita moderna».
«Megablast»: la megaesplosione. «Louder than a Bomb»: più
forte di una bomba. «Timebomb»: ordigno a orologeria. Tutti
questi titoli intensificano l’incubo di Schafer di un’alta fedeltà
andata fuori controllo. «Bring the noise», dispiega il rumore: il
risultato è un’esplosione della mente dovuta al mantenimento di
una pressione atmosferica più percepita che udita. Così il
produttore Eric «Vietnam» Sadler spiega il rumore statico e i
continui sibili che permeano l’intero ciclo di concept album
firmati dalla Bomb Squad nel periodo ’88-‘92: «Alzi tutto al
massimo fino a distorcerlo completamente e lo sposti sul canale
destro al punto che quasi non puoi più sentirlo. Mandi il suono
solo nello speaker destro così che diventa a malapena udibile – è
proprio come un rumore nel fianco» che non molla mai. La vita
quotidiana in tempo di guerra, combattuta con le armi della
«conoscenza di sé».
DISPOSITIVO CRITICO PARANOIDE
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Sulle copertine dei Public Enemy, il logo del mirino diventa una
torcia tattica, un alone calibrato in cui, per dirla con Virilio, «le
funzioni della vista e dell’arma si mescolano a vicenda». Il
diagramma ottico dell’esecuzione omicida diventa un dispositivo
critico paranoide, un otticogramma che intercetta la vista.
SEGNALI OPERATIVI
Sei come Newton, l’alieno di Bowie nel film L’uomo che cadde
sulla Terra, che cerca riparo e poi si arrende all’attacco
audiovisivo prodotto dalle info-esplosioni che avvengono sugli
schermi delle sue 15 tv. Newton usa il suo mixer-volume a
distanza per mandare in pezzi l’immagine con scariche di
rumore statico, scratchando la tv come fosse un vinile. La
corrente audiovisiva inverte la direzione e prende ad attaccarti in
tutta la sua fosforescente ferocia, stringendo le tue sinapsi coi
suoi fotoni.
La Trasmissione Finale dalla Guerra Eterna:
Underground Resistance
Trasmissione finale: l’ho trovata. C’è esistenza oltre a noi. Mi
sono trasformato. I toni sono la chiave di tutto! Tornerò.
Mad Mike
La copertina di Revolution for Change, il primo album a nome
Underground Resistance uscito nel ’92, adatta all’Era Techno Yo!
Bum Rush the Show, l’esordio dei Public Enemy pubblicato
nell’87. Nascosti tra le ombre, i PE stanno raggruppati attorno
alla console come a proteggersi e contemporaneamente a godersi
i suoi raggi sonici. Scattata dalla prospettiva acustica del
giradischi, la copertina li mostra assoggettati ai piatti.
Mascherati e incapucciati, Mike Banks e Jeff Mills di
Underground Resistance vengono immortalati in un fermo
immagine saturo della luce blu delle lenti video. Gli UR evolvono
la strategia dell’invisibilità dei Bomb Squad in una
concettotecnica dell’invisibilità elettronica.
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La tecnologia non è neutrale.
Non è neutrale; è un continente nero.
Virilio e Lotringer
SCOMPARSO PER CONSENSO
Nell’attuale era connessa via satellite, viene comunemente dato
per scontato che il motore della musica sia MTV e che l’intera
storia sonora viaggi lungo sistemi di trasporto audiovisivi. Ma
l’esistenza di Carl Craig, di UR, di Red Planet, di M500, dei
Drexciya, dimostra quanto il ruolo di MTV sia ampiamente
sopravvalutato.
Lontana dai sistemi di navigazione satellitari, la Techno è un
sistema sonar che risulta inspiegabile tanto alle storie costruite
sul consenso generalizzato, quanto agli sclerotici presupposti
riguardanti la Musica Nera nordamericana. Nel Regno Unito e in
Europa, la Techno è la tradizione, vera Techno per Gente Vera,
garantita pura al 100%. È una tecnologia onnipresente che
colonizza gli europei al pari dell’ossigeno o dell’alfabeto grecoromano.
Ma negli USA è l’opposto. La Techno di Detroit è così assente
dalla cultura pop americana, così contro i media, che scivola via
dai sistemi di ricognizione. Come un dissidente argentino, viene
fatta sparire. Solo che invece di supplicare per l’inclusione e
l’integrazione, si muove sempre più nell’oscurità. La Techno
dichiara la sua secessione dalle logiche legittimanti che
sostengono l’intero panorama mediatico americano – da tutte
quelle direttive che ti impongono di essere visibile, di avere una
voce propria, di raccontare la tua storia.
SEPARATI DALLA STRADA
Contemporaneamente, la Techno si separa dalla strada – la
stessa strada abitualmente considerata come il motore della
cultura pop nera, il suo fondamento e la sua apoteosi, la sua
origine e il suo limite. La Techno emigra dall’America in quello
che l’ex produttore UR Robert Hood chiama l’Impero Interiore.
Scomparendo dalla strada, dalla logica obbligatoria della
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rappresentazione e dal desiderio di realismo dell’HipHop
Tradizionale, UR si identifica non con la tecnologia di base ma
con quella di fascia alta. Underground Resistance non è né lowtech né resistente.
La street knowledge viene del tutto abbandonata da UR.
Il manto stradale è crepato, il suolo è inquinato, le radici sono
appassite e il terreno è avvelenato. Sono i rifiuti tossici e le piogge
acide che generano le condizioni in cui proliferano le
Ritmacchine mutanti. UR rialiena la Techno, la espone a queste
condizioni radioattive, quelle che intimoriscono qualsiasi tipo di
creatività. Fiorisce nelle zone a cui tradizionalmente l’arte
oppone resistenza, i luoghi che uccidono l’anima.
Gli UR tecnificano riportando la Futuritmacchina alla sua
origine più letale: l’armamentario militare. Si trasferiscono nel
Complesso Industriale Militare perché il CIM precede e
predetermina la strada. UR rompe con la strada perché la strada è
alla mercè del militare. Come parte del settore civile, la strada è
sul lato ricevente della tecnologia. È la sua discarica.
LA MACCHINA DA GUERRA CYBERATTIVA
Installandosi all’interno dell’apparato militare, UR diventa una
Macchina da Guerra che procede in avanti di decenni rispetto
alla musica americana. La Fantasonica UR emerge dal Futuro nei
suoi aspetti più letali, imbevendo la Techno di una elettricità
trascinante. La realtà militare di ieri è la fantascienza di domani.
La realtà accelera la finzione del passato.
FUSIONE A FREDDO
Negli UR non ci sono MC e non ci sono cantanti. L’intimità dello
studio viene sostituita dalla messa in onda, dalla lettura dei dati,
dalla conferenza stampa, dal comunicato del Centro di
Comando, Controllo, Comunicazioni e Informazioni. UR non è
umana: è la trasmissione del segnale che proviene dal bunker
militare, «un progetto ideato dagli spin doctor UR e The Vision
per fondere a freddo il DNA umano e le strutture cellulari con la
circuiteria sonica e cibernetica, un’unione di suono, uomo e
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macchina».
La presenza acustica e scenica svanisce tra invisibili segnali
inviati attraverso cavi coassiali, connessioni audio e sciami di
microfoni. Mike Banks, Jeff Mills e Robert Hood evacuano
qualsiasi presenza umana, rimpiazzandola coi sistemi di
trasporto lungo i quali la voce viaggia fino a raggiungerti. UR è
una serie di segnali distribuiti tra le soglie del mixer, la stazione
trasmittente.
RADERE L’ANIMA AL SUOLO
Secondo la mitologia britannica della Techno Tradizionale, a
prosciugare e raggelare l’anima Techno sono stati i vampiri di
Belgio e Germania. In realtà, è UR che sistematicamente
industrializza la Techno, trasformandola in una «musica dura
per una città dura». L’illustrazione di copertina per l’EP X–101 del
’91 è la grafica per una moderna Mostra delle Atrocità. Grigie
videogriglie che ritraggono neonati, immagini esposte ai raggi X
e riprodotte in un bianco & nero da giornale della sera. Il
bambino nel mezzo porta le sue scheletriche mani agli occhi al
punto da farli strabuzzare fuori dalla sua testa brachicefalica.
L’immagine finale si scompone in un ronzio – istantanee di un
orecchio ingrandito, un embrione invaso da chiazze e blocchi di
luce.
Sotto forma di terminator del funk e demolitori del soul, X–101
e Revolution for Change irrigidiscono la Techno finché non
diventa brutalismo sonico, una Macchina da Guerra cyberattiva.
La Techno si rivela come un’immersione nell’insurrezione,
musica per rivolte. Esacerbando il terrorizzante impatto del
sintetizzatore di scuola belga, le frequenze infliggono un
voltaggio insurrezionale. La Techno diventa punitiva, una zona
di guerra delimitata dal filo spinato in cui il voltaggio viene
subìto e inflitto.
Su X–101, tracce come «Rave New World» e «Mindpower» sono
come una spruzzata di gas lacrimogeno in pieno volto.
«Mindpower» impiega la traccia del ’92 «Mentasm [Joey Beltram
Remix]» dei Second Phase per tirare a lucido la scatola cranica
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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con un fervore più da spasmo che da orgasmo. Con «Mentasm»
Beltram suggerisce che «si tratta solo di sbattere la testa contro il
muro. Proprio come con “War Pigs” o “Paranoid”. Mi piace la
sensazione che ti dà un bel disco dei Sabbath. Mi piace l’umore
che mi suscita. Sono un gran metallaro». Il suono di «Mentasm» è
Acid intrecciata in frequenze Electro-shock, corrente attiva che
passa direttamente attraverso il tuo corpo: è una crisi sinaptica.
SISTEMA D’ASSALTO IGNOTO
Per queste tracce UR si rinomina X–101, un sistema audio
d’assalto ignoto. X–101 non è un alter ego ma un’altermacchina,
che connette il prefisso X dell’aereo da caccia con il suffisso 101
della serie di sintetizzatori. Robert Hood diventa The Vision, il
travagliato androide Marvel degli Avengers. L’EP The Punisher,
che prende il nome dallo scrupoloso giustiziere Marvel, ne
rielabora l’effigie con il teschio dai denti a cartucce per adattarlo
al logo UR. L’EP Death Star si installa nel cuore del Lato Oscuro
di L’impero colpisce ancora.
FURTIVITÀ SONOTRONICA
I titoli di UR si alimentano dei lampi di energia emessi dai nemici
pubblici. Distribuiti in confezioni nere prive di informazione
alcuna, gli EP emergono senza preavviso come un furtivo
arsenale sonotronico. Nell’85 Cybotron passa in ricognizione le
strade della Techno City dall’alto dei suoi grattacieli. Gli UR sono
i moloch che piantano cavi al di sotto delle sue strade, e con
infinita astuzia progettano l’esilio interiore. Il credo UR
annuncia: «Nessuna speranza, nessuna paura: la mia sola
speranza è sottoterra».
CAPACITÀ PLANETARIA
La Techno dispiega una capacità planetaria diametralmente
opposta alla timida territorialità dell’HipHop Tradizionale. La
militarizzazione la pone avanti di decenni rispetto alle musiche
stradacentriche. Mentre l’HipHop Tradizionale si autoreclude
nella logica della rappresentazione e il rock Tradizionale
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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retrocede nella supplica, UR è una Macchina da Guerra audio che
ritrasmette alla Terra da un fronte che è contemporaneamente
galattico, marziano, acquatico e digitale.
SISTEMA OPERATIVO PER SOVRASCRIVERE IL PRESENTE
Ciascuna uscita UR arriva dal futuro verso il quale sei diretto,
trasformandosi nel sistema operativo che sovrascrive il presente.
Jon Hassell: «Potrebbe essere utile ridisegnare la mappa in base a
chi vuole vivere in una data era. Potrebbero scoppiare delle
guerre tra il XV e il XXI Secolo».
LA DIMENSIONE SEGRETA
Dai videogiochi arcade alla Rete per arrivare ai giochi di
simulazione, la società civile è l’unità ricerca-e-sviluppo di fascia
bassa dell’apparato militare. La Techno sfrutta il vantaggio del
nomade rispetto all’ipervisibile soldato HipHop, eternamente
immolato nel centrino a croce del mirino. Opera nella
dimensione segreta che i fiancheggiatori degli UR Scan 7
chiamano «il non rilevabile». L’invisibilità ti trascina nella mente
di una pantera – la «Mind of a Panther» di Suburban Knight del
’94. Adesso «puoi sentirlo, ma non puoi vederlo. Non sai dove si
trova. Lui è letale. Non sai da dove uscirà».
La Techno è come l’AIDS. Apprende da sé.
È molto intelligente.
Mike Banks
NON RILEVABILE
La comunicazione tonale non cancella le sensazioni psichiche di
rivoluzione e secessione: piuttosto le derealizza. Mike Banks:
«Attraverso la comunicazione tonale arrivano senz’altro dei
messaggi concreti, solo che non riesci a valutarli. È per questo
che la Techno è più letale del rap». Emancipando l’ascoltatore
dalla sintassi, la Techno trasmette dal punto più lontano del
senso. Si muove in spazi di possibilità alogici: le operazioni sotto
copertura dei ritmi in codice, la sintesi di sensazioni sconosciute,
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la modulazione di emozioni ricorrenti. «Siamo silenziosi e
pericolosi, e questa è la cosa migliore. Con il rap devi comunicare
verbalmente i tuoi argomenti, ma con la Techno non sei
obbligato». La Techno lavora in incognito, non rilevabile da
chiunque non sia integrato nella sua concettotecnica. Al fanatico
della Techno, però, decifrare i codici elettronici non interessa. Al
contrario: adora essere preso alla sprovvista, brama l’insorgenza
della confusione per mezzo dell’espropriazione. Invece di
chiarire l’inganno, lo trasmette. Ascolta: stai partecipando a un
mistero. Suona la traccia. Trasmetti i toni. Diventa non rilevabile.
Il Sole di Mezzanotte ricopre il pianeta. La mutazione elettronica
funziona in questo modo, attraverso quel processo che McLuhan
chiama «mistica della partecipazione».
La Techno assume le forme di «una sorta di barricata dietro la
quale [il nemico] diventa invisibile». Jean Baudrillard clicca su
shift: «Diventa anche lui stealthy, “furtivo”, e la sua capacità di
resistenza diventa indeterminabile». La non rilevabilità è potere.
Permette al produttore Techno di diventare quello che The
Vision‹ ›Robert Hood chiama il Nomade Spettrale – colui che
bracca la dimensione occulta, che svanisce nel tuo sonno.
SVANISCI NEL TUO SONNO
Anziché supplicare di passare per il controllo passaporti di
Billboard, la Techno coglie l’opportunità di recedere dal visibile.
Ascoltare gli Underground Resistance significa obliterare la
propria vista, affondare nella luce del sole di mezzanotte. Niente
da vedere, così tanto da sentire. La visione notturna risveglia
nuovi sensi.
Se «Welcome to the Terrordome» è un’audiobomba, il doppio
EP Dark Energy pubblicato da Suburban Knight nel ’94 si rivela
in quanto assalto sonico. Il comunicato dell’etichetta annuncia
«6 ondate di energia oscura» che «inghiottono la Terra nella luce
solare ultravioletta di mezzanotte». Sul centrino del disco, il
visualista Frankie C. Fulitz illustra un’Africa Atomica che irradia
un campo rosso di energia oscura. Il logo UR si fa Islamatomico:
mostra una piramide il cui vertice illuminato è sormontato dal
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simbolo dell’energia atomica, e sulla sinistra la luna crescente
dell’Islam.
LA FANTASONICA È UN MOTORE DI SOGGETTIVITÀ
In UR, i testi vengono sostituiti da una continua proliferazione di
scenari sonori. Fantasonica e FonoFiction generano un
paesaggio che si estende nello spazio di possibilità, dando
l’impressione che il disco sia un oggetto proveniente dallo stesso
mondo che da esso promana. Questa interfaccia tra Fantasonica
e traccia, tra concetto e musica, non ha niente a che vedere con la
contrapposizione tra realtà e finzione, o tra vero e falso.
Attraverso la Fantasonica, lo scopo della confezione diventa
quello di trasferire la percezione dal fuori al dentro. Il fronte di
copertina, il retro, la copertina apribile, l’interno della copertina
apribile, la custodia del disco, l’etichetta, la copertina del cd, le
note di copertina, il cd stesso: sono tutte superfici per concetti,
piattaforme-trame per FonoFiction. Il concetto retroagisce nella
sensazione, agendo come un motore di soggettività, una
macchina di soggettività che popola il mondo di allucinazioni
audio. I Parliament popolano il mondo di universi da fumetto;
Sun Ra semina il mondo di composizioni-pianeti; Scientist
riprogramma il posizionamento dei satelliti, impostando tutti i
cronosistemi su curvatura temporale.
FORMA DELL’OGGETTO SONICO
I comunicati stampa di UR e i messaggi sul solco a fine disco
trasformano la musica in tanti episodi di una continua battaglia,
una Guerra Eterna contro i programmatori. Concettualmente
simile ai Parliament ma audiovisivamente agli antipodi, UR
punta alla «deprogrammazione della mente programmata». Ogni
12 UR è un UAO proveniente dal sonomondo, un’arma sonica,
una navicella sonora precipitata dal loro mondo nel tuo.
La connessione che si stabilisce tra data di produzionepubblicazione e data di lancio-assalto ti fa sentire come se fossi
un bersaglio. Il disco assume la forma di un oggetto sonico –
l’arma usata nel lancio. Ogni 12 è l’ultimo episodio della secolare
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battaglia contro i programmatori. Una volta che l’hai fatto tuo, ti
sei arruolato volontario nella Guerra Eterna.
TU SEI LA TRAIETTORIA DI VOLO
Il lancio e la traiettoria dell’EP Cyberwolf sono il percorso del 12
UR verso di te e oltre. Il titolo dell’EP catalizza un UAO, un
missile cacciaguidato virtuale. Comprare un 12 UR ti immette su
una traiettoria di volo, da Detroit al negozio di dischi a te stesso
al mixtape e così a seguire.
IL MANIFESTO VINILE
Il suono e la Fantasonica si proalimentano a vicenda,
spalancando nuovi spazi di possibilità – vedi il Manifesto
Planetario del ’92 firmato dalla World Power Alliance e inscritto
sul retro non inciso dell’EP The Kamikaze, numero di catalogo
WPA #1: «La World Power Alliance è stata fondata nella zona di
Detroit, Michigan, USA, il 22 maggio 1992 alle 16:28 da diversi
elementi delle Worlds Underground Legions. L’Alleanza è votata
all’avanzamento della razza umana grazie alla sperimentazione
sonica.
«La World Power Alliance è stata progettata per riunire
assieme le menti Mondiali e combattere la mediocre
programmazione audio e video propugnata agli abitanti della
Terra; questa programmazione sta facendo ristagnare le menti
delle persone, innalzando un muro tra le razze. Questo muro
deve essere distrutto, e state certi che cadrà. Usando l’energia
potenziale e ancora non sfruttata del suono, la WPA abbatterà
questo muro proprio come certe frequenze frantumano il vetro. I
fratelli dell’underground trasmettono i tuoi toni e le tue
frequenze da tutti i luoghi del mondo. Seminiamo il caos tra i
programmatori!».
La World Power Alliance degli UR porta a compimento Fear of
a Black Planet dei Public Enemy, sostituendo il globalismo
sonico al nazionalismo planetario. Negli anni ’70 e ’80, le
avanguardie audiosociali puntarono tutto sulla visibilità,
l’identificazione, l’avversione pubblica. Ma nell’era Techno, «il
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nostro futuro è scomparire». La tecnologia cambia la forma del
potere, la natura dell’identità, l’essenza del nemico. Virilio invia
un fax alla Terra: «Ogni potere visibile è compromesso». Nell’Età
Acusmatica, il Potere Nero dell’UR è quindi non rilevabile e non
identificabile, invisibile e non riconoscibile, furtivo e non
pubblico. Come la mimetizzazione ninja dei Killarmy, affiliati al
Wu Tang Clan, la furtività e la non rilevabilità sono le armi
silenziose da usare in guerre altrettanto silenziose.
L’ETICHETTA NARRATIVA
Il racconto sul centrino di Undetectible, l’EP degli Scan 7, estende
quindi le strategie furtive in un’operazione sotto copertura di
terrorismo digitale. I Programmatori usano un’Infrastruttura
Trasmittente Centrale per mandare in onda in tutto il mondo i
loro «raggi controlla-mente». L’Infrastruttura Trasmittente
Centrale ricorre alle unità di elaborazione dei computer e a
potenti chip.
Trackmaster Lou degli Scan 7, affiliati UR, ha 2 compiti:
infiltrarsi nella ITC, fermare la trasmissione dei raggi, inserire il
chip UR. Questo chip sviluppato a Detroit dai tecnici Metroplex
«è un chip per CPU» chiamato «Electro 313 203 0UR 033».
MITOLOGIE MACCHINICHE
In una serie di mitologie macchiniche sovrapposte, l’EP
Undetectible arruola per l’assalto l’etichetta Metroplex di Model
500, impiegandola come laboratorio di ricerca per nuove
applicazioni digitali. Il chip usa l’Electro come un nome in
codice, i suoi numeri sono i modelli dei sintetizzatori Roland, che
migrano per la Fantasonica sotto forma di armi digitali. L’effetto
del chip Electro è «indurre virus e basse frequenze» che sono
«progettate per distruggere i chip dei programmatori nei centri di
trasmissione globali».
Nella Guerra Digitale, lo scopo è sostituire i chip, distruggere
le frequenze così da inibire le trasmissioni dei programmatori e i
raggi controlla-mente. La missione prevede di infiltrarsi in un
singolo sito, ma l’impatto è globale. Le unità verranno
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«digitalizzate e riportate in incognito a Detroit via Internet più o
meno verso i primi di aprile». Il tempo futuro sottolinea l’urgenza
del messaggio.
ORIGINE IGNOTA
La Techno vive nel mondo dell’HipHop ma l’HipHop non vive
nel mondo della Techno. Le macchine del suono disaccoppiano il
suono dalla sorgente, derealizzano il sonoro dalla sua origine.
Oggi l’espressione «origine ignota» si riferisce a una condizione
acusmatica onnipervasiva, un’era in cui non sai dire chi è che
suona, e se provi a indovinare la fonte ti sbagli. Goldie: «La
tecnologia toglie il colore dalla musica. Ha reso la musica
trasparente». Mike Banks degli UR credeva che i 4 Hero fossero
bianchi. Kevin Saunderson pensava che gli UR fossero bianchi.
Non c’è scampo dalla maniera in cui le macchine rimestano
l’identità al semplice tocco di un pulsante, trasformando l’anima
in suono-effetto in maniera che più facile non si può. Anziché
ritrarsi dalla mutazione macchinica e tornare all’etica del suono,
UR è pro-mutazione. Il campionatore è un mandato per la
ricombinazione – ecco perché è inutile lamentarsi
dell’appropriazione. Opporsi alla replicazione è come agire senza
ossigeno. Al campionatore non importa chi sei.
IL SUONO‹ ›VISIONE SCHIZOMATICO
Oggi, l’atteggiamento alieno verso la Ritmacchina sovrascrive
qualsiasi sé acustico. E allora ecco che il produttore moderno
modella una serie di sé sintetici, esacerbando una confusione in
cui è impossibile dire chi sta sintetizzando la traccia. Juan Atkins
si ribattezza Model 500 perché è un nome che «rifugge qualsiasi
designazione etnica». Cyborgare te stesso volatilizza l’ascolto
retro[re]cchio, genera un vuoto percettivo che intimidisce
qualsiasi aspettativa e respinge ogni tipo di designazione.
Emettendo un campo di forza di impercettibilità, sfugge alla
cattura delle identiguardie Turing che stazionano nella tua testa.
Rende obsoleti i sistemi di scansione che monitorano l’Atlantico
Nero. La Musica della Macchina opera attraverso le affinità
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elettive di Goethe, non attraverso la fedeltà sottoculturale in
tempo reale. Il tecnico va in guerra per il break, non per un paese.
Nell’Età Acusmatica non c’è niente da vedere tranne il suono
nella sua non-seità. Il suono‹ ›visione schizomatico è fuori
controllo. Fuggi attraverso il radar.
LA MILITARIZZAZIONE ARRIVA DAL FUTURO
Come dice Nick Land, ogni tanto simulare la prospettiva del
poliziotto torna utile. Le rivelazioni sull’esistenza nella vita reale
di forme di visione remota alla X Files suggeriscono che la
fantascienza è sempre stata un modello per lo sviluppo di nuove
risorse militari. Il continuum tra fatto e finzione è imploso in una
piega del tempo.
La fantascienza di oggi era la realtà militare di ieri. I titoli degli
EP annunciano un sistema di assalto audio, un UAO – quelle che
i Chemical Brothers chiamano Armi da Battaglia Elettronica e
che abbattono il confine tra la Fantasonica e armi militari, tra
futuro e presente: il «Piranha», il «Cyberwolf», il «Seawolf».
ENERGIA FATALE
Tutti adesso sanno che malvagio = buono, che maligno = meglio e
che perverso = migliore. Con gli UR questo rovesciamento
ritmico viene ottimizzato lungo il discontinuum sonico. Più
l’energia è letale, più l’impatto è sensuale. Le saette elettriche
degli Zapp, i campi di energia tranesonica di Coltrane, i lampi di
energia di Beltram, le centrali elettriche dei Kraftwerk, la
radiazione ipogalattica degli Ultramagnetic MCs, il Big Bang dei
Parliament, il magnetron intensificato dei Drexciya, le pulsar di
Scientist, i campi di Energia Oscura di Suburban Knight: tutte
queste forze sonotroniche rilasciano un’energia fatale che ti
inonda di sensazioni. Nei multiversi Marvel, DC, Vertigo e Image,
le radiazioni non ti debilitano in maniera fatale – piuttosto, ti
mutano rendendoti migliore di prima. La Musica della Macchina
inverte i poli allo stesso modo. Quello che non ti uccide ti rende
più forte. La Futuritmacchina ti sbatte la faccia su un segnale di
pericolo radioattivo, ti protegge esponendoti, ti acclimata
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all’annientamento.
Le invenzioni, le creazioni degli scienziati,
sono enigmi che accrescono il campo dell’ignoto.
Paul Virilio
SCIENZA SUPERFINZIONALE
La scienza del suono trova una scorciatoia nei fumetti. Assieme,
fumetti e fantascienza formano un ciclotrone concettuale nel
quale la scienza Tradizionale viene accelerata in una gamma di
Scienze SuperFinzionali. Dissolvendo le distinzioni tra le
scienze, la FonoFiction esplora tutti gli ambiti possibili alla
ricerca delle loro capacità mutanti.
La Fantasonica di «Biosensors in Tunnel Complex Africa», dal
doppio EP Electronic Warfare: Designs for Sonic Revolutions
pubblicato da UR nel ’96, apre di colpo una nuova frontiera nella
quale la tecnologia militare – la bomba logica – fa parte dello
stesso arsenale del dispositivo finzionale – il chip Ho Chi Minh, il
commando in fibra ottica che si infiltra nei cavi a fibra ottica. La
MitoScienza UR apre un nuovo discontinuum tra scienza e arte,
tra suono e narrazione.
Lo strumento elettronico diventa un’estensione
di un sistema biologico sensibile
Robert Moog
SENSUALIZAZZIONE DELL’ELETTRICITÀ
Non è solo questione di militarizzazione della vita pop. Ancora
più importante è la mitizzazione dell’immaginario militare, la
finzionalizzazione delle frequenze, la sensualizzazione
dell’elettricità. Il produttore dispone di uno stato 808 della mente
che permette una «relazione elettronica personale con tutti i miei
strumenti. Perché anche nel mio corpo c’è elettricità. Quando ci
tocchiamo, loro mi riconoscono e io riconoscono loro. Amico,
penso che sia proprio come in Terminator. Le macchine hanno
emozioni. Possono diventare intelligenti e un giorno lo
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diventeranno».
Il sintetizzatore è uno specchio acustico,
un elemento cerebrale supersensibile all’elemento umano.
Kraftwerk
SIMBIOSI DELLE MACCHINE DEL SUONO
Underground Resistance non è un gruppo, ma una simbiosi tra la
macchina del suono e il produttore Mike Banks. Il produttore
viene integrato nella mutazione macchinica, suonato dalle stesse
macchine che suona. UR è un simbionte Roland che per
rigenerarsi ricorre alle 303, che investiga il suono sintetico come
una forma di vita. Secondo Sun Ra, i toni cosmici possono essere
mentalmente terapeutici.
Negli anni ’90, la Techno è una medicazione. Banks preascolta
un’era in cui «la Techno sarà una medicina. La medicina
occidentale crede che si tratti di cazzate. Non puoi guarire
qualcuno cantando una cazzo di canzone. Ma quella canzone
trasporta un’emozione attraverso la comunicazione tonale. Se
quella persona sente quella comunicazione, potrebbe innescare
qualcosa in lui che risolverà qualunque cazzo di problema
abbia».
Il pensiero prende forma nella bocca
Tristan Tzara
IL SUBLIME SI BAGNA NELLA SALIVA
Il piacere provocato dai concept a tema cosmico – Quasar di
Hancock del ’72, il doppio 12 EP Galaxy 2 Galaxy degli UR del ’93,
World Galaxy di Alice Coltrane del ’72 – sta tutto
nell’appagamento orale. «Qua» tira indietro le labbra mentre
«sar» solleva a manovella la bocca. La G di «Galax» stringe il retro
della gola in un bacio tonsillare, mentre «lax» richiede una
flessione dalla lingua, costringendo i muscoli a fare marcia
indietro dal soffitto al pavimento della bocca.
L’estensione dei muscoli mascellari provoca sul volto uno
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moto di stupore. Le sillabe «qua», «sar», «Galax» e «Worl»
richiedono uno sforzo labiale che rilascia flutti di saliva per tutta
la bocca. Il nome Drexciya è un’avventura per la lingua. Hai una
geografia in bocca. «Drex»: la lingua scende giù per una scalinata,
ascende sul «ci», salta sul «ya». Il sublime è buono da parlare.
FUSION SINTETICA
«Hi-Tech Jazz», dall’EP Galaxy 2 Galaxy pubblicato nel ’93, è la
fusion che diventa sintetica. Le 2 parti – la prima sottotitolata
«The Science», la seconda «The Elements» – suggeriscono che la
musica è il prodotto di una scienza elementare.
Il ricorso ai processi atomici permea il jazz di un’energia
colossale. Basso e cassa sintetici ti investono di una potenza
inesorabile, l’impatto inarrestabile di Galactus che attraversa le
costellazioni. Volteggianti tastiere astrali ti avvolgono tra le
braccia di Andromeda e ti trasformano in una spugna
assorbisussurri, dondolandoti in un’altalena a fisarmonica che ti
culla e ti spinge in direzione di un’audacia ottimista. Le stelle
trasformate in appigli, scali i cieli in una guerra di 9 minuti e 35
secondi contro te stesso. «La Techno per me è l’unica musica
davvero globale. Forse è persino più che globale. Secondo me è
una musica galattica.»
Il doppio EP forma un Ciclo Concettuale incompiuto che inizia
nel ’92 con Nation 2 Nation, prosegue con World 2 World e Galaxy
2 Galaxy del ’93, e finisce con l’inedito Universe 2 Universe. Su
World 2 World, in «Jupiter Jazz» i cori tradizionalmente
impiegati come risonanze melodiche e nebbie estatiche vengono
alzati di un semitono finché non diventano stalattiti plasmate
dall’ispirazione. Alle sequenze di accordi si sostituiscono impulsi
d’attacco angelici, bruschi salti di ottava che provocano euforici
attacchi di cuore. Toni celesti che pascolano tra le nuvole ti
inondano di un senso di ascesa, calde impennate di basso che
risalgono attraverso di te in un’esultanza panica.
Il centrino del 12 mostra i raggi dorati di un sole
rinascimentale che orbita attorno al perno del piatto in
rivoluzioni eliocentriche. Il titolo «Jupiter Jazz» combina il jazz
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sintetico che fuoriesce dalle tastiere Jupiter col jazz suonato da
«Jupiter the Joybringer» – Giove il portatore di gioia. Ospite
speciale al sintetizzatore: Zeus!
RIVOLUZIONE CIRCUMSOLARE
La puntina percorre sui solchi l’autostrada che porta al tuo
cervello. Nelle collaborazioni della serie di EP post-’92 Red
Planet, prodotte da UR sotto la sigla The Martian, ogni EP arriva
in una copertina rosso fuoco che mette in risalto il centrino nero.
Sul perimetro del centrino una scritta in rosso recita: IL
PIANETA ROSSO APPARIRÀ SOLO QUANDO LA TUA MENTE
SARÀ APERTA.
Sul lato destro del centrino c’è un disco rosso; il suo lato
sinistro biseca il cerchio dentellato che circonda il foro dove va
infilato il perno. Attorno al foro c’è un anello rosso che si incrocia
col disco rosso. Sul piatto, l’effetto è quello di una congiunzione
orbitante, una luna in allineamento con un pianeta rosso
circondato da un vuoto nero, a sua volta accerchiato dalle
immense distese del vinile.
TERRAFORMATORI A 808° KELVIN
Le frequenze vengono finzionalizzate sotto forma di deserti
extramondo, ambientalizzate nelle esogeografie capsulari dei
titoli delle tracce che compongono gli EP Red Planet 1–8: «The
Long Winter of Mars», il lungo inverno marziano; «Season of the
Solar Wind», la stagione del vento solare; «Base Station 303»,
stazione base 303; «Marisian Probes over Montana», sonde
marisiane sul Montana; «Journey to the Martian Polar Cap»,
viaggio verso la calotta polare marziana; «808° [Surface
Temperature Mix]», 808° temperatura di superficie mix. Striduli,
caustici armonici di filtraggio e tweaking generano una pioggia
acida. Nella meteorologia macchinica della serie Red Planet, le
frequenze incandescenti metabolizzano temperature estreme. La
serie Red Planet impiega i Roland come macchine terraformanti
per forme d’arte marziane. Sintetizza ecologie dalle forme
d’onda.
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IN ANTICIPO SULL’ATTERRAGGIO
La serie Red Planet assembla una mitologia marziana di
tecnomaghi astrali‹ ›indiani: «Renegades on the Red Planet», i
rinnegati del Pianeta Rosso; «Astral Apache», l’apache astrale;
«Stardancer», il danzatore delle stelle; «Ghostdancer», il
danzatore degli spiriti; «Starchild», il figlio delle stelle;
«Windwalker», il camminatore del vento; «Skypainter», il pittore
dei cieli; «Firekeeper», il custode del fuoco. Su «Stardancer», da
Red Planet 2, la chitarra e i sintetizzatori vengono processati in
un’iridescenza non localizzabile. Il basso sintetico cade come
una palla da basket di cemento, trascinando i tuoi piedi come
fosse un apparecchio da trazione. Le velocità d’attacco sparano
come fuochi d’artificio in un duetto con i colpi dell’hi-hat. Scie di
rintocchi girano lentamente in cerchio, comete liquefatte che
scorrono attraverso di te finché non divampi in un moto
ascensionale. I sintetizzatori si sollevano in un basso marino e
allo stesso tempo lanciano stelle nel cielo, saturi di esultazione.
The Martian sintetizza una disco cosmica che colonizza Marte
ancor prima dell’atterraggio, «così se dovessimo entrare in
contatto con forme di vita intelligenti da un altro pianeta
possiamo parlare allo stesso livello». Su ciascun 12, gli sciamani
Nativi Marziani fuggono dal genocidio Terrestre‹ ›Americano,
trascinandoti con loro mentre fanno il salto di specie per Marte.
Forza Sconosciuta: Massa Extraterrestre:
Moto Imminente: Scientist
Su Scientist Meets the Space Invaders, il disco di Scientist del ’78,
gli zap programmati dei videogiochi ispirano il Magus della
Console a processare i segnali di batteria in intensità sconosciute
di forza, massa e movimento. Il tecnico-produttore Overton
Brown‹ ›Scientist altera i beat fino a renderli irriproducibili e
irriconoscibili, sistemi di segnali extraterrestri. Ogni traccia
oltrepassa la soglia dei sensi per precipitare in un universo di
pulsazioni – futuritmi che trascinano fuori dal pianeta il tuo
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sistema limbico, abbandonano i tuoi riflessi motori alla loro sorte
sulla Terra, e ti depositano senza testa su Venere.
SUPERCUSSIONE: IN GUERRA CON LA GRAVITÀ
Con Scientist, le bacchette smettono di battere il tempo su una
superficie in tensione. Piuttosto, strumenti sconosciuti cadono
come pesi morti sulla superficie di pianeti non identificabili. Il
ritmo di «Pulsar» è costruito a partire da singoli impatti che
collassano come scatole lasciate cadere dal versante nord del
Kilimanjaro, accartocciati come contenitori in metallo spaccati
in 2 per poi essere lanciati in una scarica di colpi in rapida
successione. La gravità extraterrestre dei quasar altera la forza, la
massa e il movimento del beat, trasformando lo stress da impatto
dei segnali elettromagnetici. In «Laser Attack», massi metallici
cedono sotto la pressione del loro stesso peso, vibrando in un
doppio impatto. «Space Invaders» sostituisce le bacchette con
macigni, scatole metalliche, meteoriti, oggetti industriali che
precipitano nello spazio per scontrarsi su piani irrigiditi da una
lega metallica ancora da scoprire. Su «Beam Down», casse da
imballaggio implodono all’impatto e mutano in raffiche che
rinculano giù per un corridoio di specchi ad angolo.
MURI DI ARIA SOLIDA
Nel dub, il basso agisce tradizionalmente sotto forma di calo di
pressione. Su «Red Shift», «Time Warp» e «Pulsar», le frequenze
basse diventano muri spettrali di infra-pressione che ti
contorcono e ripiegano dentro gigantesche sacche d’aria solida,
banchi caldi che incombono fino ad accerchiarti. In «Laser
Attack», il basso increspa l’aria mentre segue l’orbita di un
perimetro distante, innescando test tones che paiono il segnale
d’allarme di una recinzione elettrica.
Su «De Materialise», all’improvviso i beat si scontrano dentro
l’orecchio, scatenano echi che anziché recedere si muovono in
avanti, implodono come divani mollicci, si inseguono tra i
corridoi. Il basso infrasonico dà forma a una colossale melodia
intenta a cacciare Brontosauri. Gli impulsi sonar sostituiscono
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l’armonia con l’ecolocazione, la comunicazione a distanza
macchina-macchina.
Il circuito elettrico conferisce alle nostre ordinarie azioni
individuali e di gruppo una dimensione mitica.
La nostra tecnologia ci costringe a vivere miticamente.
Marshall McLuhan
LO SPAZIO DI POSSIBILITÀ DELLO SCONTRO SONICO
Gli space invaders sono scappati dallo schermo, hanno
abbandonato la sala giochi per invadere Londra. Sulla copertina
in stile Marvel anni ’70 disegnata da Tony McDermott, Scientist è
un supereroe che indossa un top verde limone decorato con una
S, maniche gialle, pantaloni verde acceso e stivali viola, mentre è
impegnato a sparare raggi laser e a tirare calci contro l’orda di
spiritelli pixelati in atterraggio su un grigio parcheggio di Londra
Nord. Al suo fianco, una donna si abbassa e spara un colpo
all’alieno. Una madre in completo rosso, con un Afro stile ’70, si
volta immobilizzata dal terrore con il suo bambino, mentre una
bionda cade per terra.
Il suono organizzato si scontra nel mix. Una 3a traccia
momentanea emerge dalla convergenza di 2 tracce. Ogni disco fa
la muta della sua data, rifugge il proprio contesto. È un processo
che dissolve le linee di associazione, che destoricizza ogni
traccia. Allo stesso tempo, la mixologia sfrega tra loro le ere,
partorisce la frizione temporale dell’anacronosi. Il tempo scivola
via dalla sua data, vaporizza la storia pitchandola a +4,
frizionandola a +5. Questa proliferazione di reti temporali forma
le eterotopie nelle quali Scientists meets the Space Invaders,
incontra gli invasori venuti dallo spazio. Lo spazio di possibilità
dell’incontro fornito dal dub funziona da piano finzionale
psicoacustico in cui collidono i mondi. In una mitologia della
futuritmacchina, ogni elemento è un vaso comunicante. Il 12
diventa arma sonica. I piatti diventano la piattaforma dove
attraccano gli alieni: Scientist incontra Star Child, Pacman
incontra Astral Apache, Silver Surfer incontra lo Shockwave
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Rider, Captain Afro-America incontra il Double Dutch
Remanipulator, Supernaut incontra il Camouflage Ninja, Funk
Igniter Plus incontra il Purpose Maker, Firekeeper incontra
Killah Priest, Suburban Knight fronteggia il TX Reanimator,
Thousand Finger Man incontra Sweet Exorcist, Doctor Eich
incontra Mr Gerbik, Lord of the Null Lines incontra il Terror Mad
Visionary, The RZArector incontra il Dr Ludicrous, Dr Strange
incontra lo Spectral Nomad, Iron Man incontra Gamma Player, il
Tarzan di Godard incontra l’IBM, GhostDancer incontra Ghost
Face Killer, Cybotron incontra The Windwalker, Dr Blowfin
incontra Von Blofeld il Black Lotus, The Data Thief incontra
Pluramon, Hallucinator incontra il Dark Magus, Gigi Galaxy
incontra il Black Regent, Mr Freedom X incontra Masta Killer,
Veinmelter incontra Sci-Clone, Secret Girl bacia The Man from
Tomorrow, The Illuminator incontra The Cellular Automaton.
Ogni elemento ne eccita un altro in un’avventura di concetti.
La Musica della Macchina è cosmogenetica. Genera
perpetuamente «mondi mitici di esperienza processata
elettronicamente».
Materializzare le Rivoluzioni Extramondo:
X–102 Scopre «The Rings of Saturn»
Nel momento in cui a essere demolita e abbandonata è la
credenza che la legge predeterminata nonché il limite dell’intera
cultura pop nera sia la strada, allora la volontà-diconcettualizzare della Ritmacchina postbellica diventa
immediatamente e violentemente udibile.
Lungi dall’aver avuto inizio nella Gran Bretagna dei ’70 per poi
concludersi col punk (come il folklore dei media così
convintamente sostiene) l’Era Progressiva comincia con Sun Ra.
E oggi viviamo in un’era molto più concettuale di quanto il Rock
Progressivo abbia mai sognato. 4 Hero, Killarmy, Dr Octagon e
Red Planet fabbricano concetti, portano avanti MitoSistemi
Digitali e fanno proliferare teorie soniche ben più eccessive di
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quelle dei Gong. La Musica della Macchina è esuberante nella sua
esorbitanza.
Il giornalismo Tradizionale bianco considera un affronto l’idea
che l’ex-produttore UR Jeff Mills pensi secondo concetti.
Lamentoso e piagnucolante, si domanda come e perché sia
successa una cosa del genere. E inizia seriamente a dubitare che
la Musica Nera sia al sicuro nelle sue mani, o in quelle di Tricky, o
di Dr Octagon.
Non lo è. Non lo è mai stata.
Mesmerizzati dai sistemi di credenza che l’HipHop si è
lasciato dietro, i media Tradizionali vagano sonnambuli tra le
implicazioni sensoriali della Fantasonica, sordi alle sue
operazioni formali, fatalmente incapaci di comprendere l’illogica
percettiva della tua Era.
NÉ CULTURA NÉ POPOLARE NÉ NERA
Solo il giornalismo può condurti sano e salvo al suono. Le
Futuritmacchine danno forma a un discontinuum del tutto
indifferente alla strada. Perciò la Musica della Macchina si rivela
come non nera, non popolare e non colta, un Oggetto Audio Non
Identificato senza fondamenta, senza radici e senza cultura.
TEORIA A 130 BPM
Nel ’92 X–102, il progetto di Banks, Mills e Hood, formula da
subito il proprio concetto: la scoperta degli anelli di Saturno, X–
102 Discovers «The Rings of Saturn». L’illustrazione di copertina, i
titoli, la grafica dei centrini – tutto è apertamente dichiarato,
eppure tutto è profondamente ambiguo. Il concept album,
sostiene Jeff Mills, dovrebbe «materializzare un’idea o una teoria,
provare a spiegare con la musica un certo posto o una certa cosa».
Così il pensiero viaggia a 130 bpm. Nel momento in cui i
concetti si materializzano, diventano plastica: mixillogica. Il duo
elettronico Mouse on Mars: «Tutto quello che incidi su un disco è
il disco. La coscienza hi-fi è ciò che le tue orecchie si aspettano da
un disco».
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STATI DELLA MENTE RIPRODUCIBILI
Nel ’71, Con Revolution of the Mind di James Brown, il disco
diventa una macchina continuamente riproducibile così da
generare nuovi stati della mente. La coscienza hi-fi Browniana
astrae la rivoluzione dai piatti e la applica alla testa. Afferra
l’intima interfaccia macchinica tra umano e piatto. Il Futurismo
dell’Atlantico Nero è caratterizzato da 2 tendenze: la prima, una
spinta alla Cosmogenesi, alle concettotecniche, alla Fantasonica,
alle trilogie concettuali e ai cicli dei concept EP; la seconda, una
spinta contraria in direzione del meta, del suono in quanto tale.
MODULO DISCO LUNARE
Dal funk autoriflessivo delle tracce prodotte da James Brown tra
’69 e ’71 – «Ain’t It Funky Now Parts 1 and 2», «Funky Drummer
Parts 1 and 2», «Make It Funky Part 1–4» – al meta-HipHop di
«Skip to My Loop» e «This Is a Recording» dei De la Soul e
all’Electro metamatica di «Six Simple Synthesisers» di Man
Parrish, dall’HipHop autoriflessivo di «Bassline» dei Mantronix
alla Techno autoriflessiva di «Oscillator» di Carl Craig, la
Futuritmusica sacrifica il contenuto per palpitare e la politica per
pulsare. La Musica della Macchina Nera viene sempre lodata per
il suo messaggio, perché la serietà deve essere sempre
sociopolitica. Ma la Futuritmacchina emerge quando la musica si
volge via dal mondo e inizia a girare in tondo; quando la traccia
manifesta il manifesto del titolo.
CONVOLUTORE [TIPO GALILEI]
La rivoluzione migra dalla macchina alla mente. Il braccio del
giradischi viaggia tra i solchi della mente in un universo di raggi
in continua estensione dal centro. «Inner Sanctum» di Robert
Hood è intenzionalmente masterizzato al contrario così che «la
puntina gira a spirale dall’interno verso l’esterno». I 12 degli UR e
di Jeff Mills suonano dal solco vuoto posto al centro del disco
verso fuori, cominciano da dove il normale 12 si conclude e
finiscono lì dove normalmente viene avviata la puntina.
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Invertendo la direzione per suonare in avanti dalla fine, il 12
masterizzato all’inverso provoca una dissonanza cognitiva acuta.
È un’ingegneria inversa della rivoluzione Browniana che altera
i solchi della mente, rivolta la coscienza hi-fi, e ti fa scontrare con
la forma di assuefazione Clintoniana che sei. Mike Banks spiega
come il supervisore della fabbrica di vinili National Sound
Cutting a Detroit «ci mostrò un modo per invertire la direzione
delle macchine semplicemente cambiando la cinghia di
trasmissione principale. Usiamo le stesse macchine che usavano
ai tempi della Motown e che sono antiche a confronto di quelle di
oggi, che non permettono alterazioni».
LE CONCETTOTECNICHE DELLA MATERIALIZZAZIONE
X–102 espande in maniera drastica l’informazione normalmente
contenuta nel vinile. Materializzare i concetti genera
«un’improvvisa moltiplicazione delle dimensioni della materia».
Il processo descritto da Virilio può essere formalizzato
nell’equazione M x C = Mn [dove M = Materiale e C = Concetto]. La
masterizzazione, il sequenziamento e i tempi dell’album, la
traccia, l’etichetta, la copertina, il titolo: di ciascun elemento
viene materializzato il potenziale concettuale. Lo spazio di
possibilità di ogni livello viene impresso nel solco così che il
disco diventi un oggetto nuovo, il complesso plastico che ruota
attorno al suo asse.
«Devi descriverlo visualmente sul vinile – è questo che
costituisce un progetto X». Prosegue Mills: «Il centrino in sé è un
pianeta, i solchi sono gli anelli, perciò in un certo senso hai
l’impressione che i solchi siano gli anelli di Saturno».
RIVOLUZIONE CIRCUMLUNARE
Con Brown, i solchi ruotano attorno alla mente. Ma con X–102, gli
anelli sono in rivoluzione attorno a Saturno, artefattualizzati
come solchi. Con Red Planet, i solchi girano intorno a Marte. La
Fantasonica trasforma la tua mente in un universo, uno spazio
interiore dentro il quale stai viaggiando tu, l’auriconauta. Diventi
un astronauta alieno ai comandi sul ponte di volo della Nave
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Solare di Coltrane, della Nave Madre dei Parliament, dell’Arca
Nera di Lee Perry, della flotta di 26 Arkestre di Sun Ra, della Nave
Stellare Africa dei Creation Rebel, della Monoauricotaia dei JB’s.
ESPOSIZIONE FATALE AL SISTEMA SONAR
La Fantasonica genera uno spazio cosmico che non è un vuoto.
Interstellar Space di Coltrane nasconde un ordine
audioastrologico, un’armonia cosmica, un suono universale. La
musica è l’energia che ti ricongiunge a questo ordine, attivando
una corrente alternata tra te e il sistema solare.
In questo senso X–102 non è Fantasonica. Non è un viaggio nel
suono, quanto una fatale esposizione al vuoto. Invece di
proteggerti dallo spazio esterno, qui tutto è progettato per
intensificarne l’estinzione dei sensi, il confronto traumatico con
gli Anelli di Saturno: «Immagina di essere in un mondo dove tutti
i tuoi benedetti sensi sono estinti, dove la tua esistenza è solo un
misero frammento in un anello che orbita attorno a un pianeta.
Potresti trovarti intrappolato nello stato tra la rotazione del moto
e la rotazione della circolazione vitale».
ARTEFATTUALIZZATORE ALIENO
X–102 non è Fantasonica, ma un fatto sonico. La copertina
interna elenca statistiche scientifiche – raggi, ampiezza,
composizione, spettri infrarossi, frequenze radio – fino a quando
non diventano terribilmente reali.
X–102 è una lega di scienza, arte e suono, un artefatto di
informazione e immagine materializzato in forma di vinile. Sul
Lato A, ogni traccia – «Phoebe», «Titan», «Rhea» – è separata da
una fascia liscia che ostacola l’avanzamento della puntina. Ogni
fascia riporta un numero: 3.77, 3.45, 27. Il centrino circumlunare
mostra un inquietante primo piano agli infrarossi di un anello,
con Saturno in ombra.
Il centrino del Lato 1B è il diagramma di un satellite che
estende i propri sensori verso il perimetro degli anelli. La prima
fascia porta incisa un’elica, a cui segue la traccia «Tethys»; la
seconda ha impresso «X–102 Discovers», e poi arriva la traccia
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successiva, «Hyperion».
L’etichetta del Lato 2A mostra Saturno, i suoi poli in ombra,
delimitato dagli anelli. Ogni traccia è separata da una fascia
vuota su cui sta incisa un’elica e i titoli delle tracce: «C Ring», «B
Ring», «Enceladus». L’etichetta del Lato 2B è un primo piano a
colori degli anelli, che passa dal grigio al grigio cenere, dal grigio
viola al rosso malva. Le tracce sono «A-Ring» e «Ground Zero
[The Planet]»: una grossa distesa di superficie vinilica.
X–102 instilla un senso di paura statistica e mistero assoluto.
Le sue note di copertina riportano che «gli anelli di Saturno
erano considerati uno dei grandi misteri del sistema solare, e da
quando abbiamo ottenuto dati più dettagliati su di loro i
problemi sono senza dubbio aumentati».
La Space Music Tradizionale umanizza lo spazio in un sublime
maneggevole. La Fantasonica lo restringe fino alle dimensioni di
una navicella spaziale. Il vuoto ha un che di accogliente; rotte
spaziali per i viaggi dei dj. Ma anziché piazzarti nello spazio,
l’album X–102 è un agglomerato di materia planetaria che si
allontana da te.
Intensifica la sua distanza dall’umano, persiste in uno stato
extraplanetario: Rings of Saturn non trova posto sulla Terra. Con
X–102, l’assenza di peso della Tradizionale ambient diventa
Techno da camera‹ ›cratere, frequenze di distorsione concussiva,
come giocare a pallacanestro sul cemento con una palla da
demolizione. Tutti i ritmi macchinici vengono distorti fino a
diventare un irriconoscibile stress metallico – impatti
sconosciuti di forza, massa e movimento. Lo spazio profondo che
prosciuga la tua anima. La gravità zero che diventa un trauma a
zero gradi.
X–102 non dovrebbe neppure essere qui, sul tuo piatto. È il
pezzo di un altro pianeta manifatturato sulla Terra. Un artefatto
extra-mondo assemblato da X–102, un artefatto alieno
materializzato a Detroit: «Quanto doveva essere lunga una
traccia era definito da quanto fosse effettivamente largo l’anello
di Saturno. Ciò di cui erano fatti gli anelli determinava la trama
della traccia. Il modo in cui erano sequenziate era legato al
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concetto e i colori dell’illustrazione sono molto simili a come
appare in realtà».
Ciò che egli va agitando è il MANIFESTATO.
È una sorta di Fisica prima.
Antonin Artaud
MATERIALI PER LA PRODUZIONE
DI CONCETTI PER L’AMPIEZZA
La materializzazione del concetto converte il pensiero in un
oggetto vinilico. Il contatto con la puntina lancia la FonoFisica
della Techno, innesca il mondo subatomico della Mills-art. «Le
teorie e i soggetti della sostanza sono l’elemento elementare che
alimenta le menti all’interno del nostro asse». L’album emerge da
queste operazioni concettuali. A un simile livello, «i soggetti
della sostanza» e le «teorie» fungono da «elementi elementari»
che «alimentano la mente». La mente ruota attorno all’Axis –
l’«asse» – in un costante riallineamento degli atomi. Il Manifesto
Axis mette a diagramma un circuito elettronico di pensiero, le
concettotecniche della Techno. Jeff Mills celebra la rotazione
come un processo che avviene a tutti i livelli della realtà
materiale, dalla rotazione del giradischi Technics 1200 al solco
chiuso, dalla centrifuga degli «elementi elementari» subatomici
agli Anelli di Saturno.
In generale i concetti, le teorie e le idee sono delibidinizzatori,
disintensificatori che prosciugano l’energia vitale dalla musica:
le idee reintroducono la mente nella Technotesta decerebrata,
rimettono la testa all’acefalo fanatico dell’HipHop. Ma qui
concetto e materia si intensificano continuamente a vicenda.
Mills il dj/teorico mixa in frequenze ardenti e intensità
criogeniche, abbassando e alzando di colpo la temperatura del
pensiero. I concetti materializzati retroagiscono l’uno sull’altro.
Le velocità punitive e le frequenze ostili di X–102 non ti
disincarnano; piuttosto ti scagliano nel tuo corpo, ti preparano
alle asperità del viaggio spaziale battezzandoti nell’ambiente
macchininico di X–102. Le canzoni vengono sostituite da quelle
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che Mills chiama waveform transmissions, trasmissioni a forme
d’onda che amplificano i concetti ed elettrificano i pattern del
pensiero.
Facendo collassare il concetto nella materia, e il mentale nel
materiale, il disco opera in 2 sistemi paralleli: come concetto
visualizzato su vinile e come frequenze punitive, Techno
orchestrata, sepolcrale e di ghiaccio, una Ritmacchina di
informazione planetaria.
Il concetto si è fuso con la superficie. Allo stesso tempo, tutti i
concetti si nascondono nel disco, ritratti, sommersi; pretendono
di farti sprofondare nelle dimensioni della materia prima di
decomprimersi tra i solchi. X–102 si attiva, sfasa dalla plastica
inerte in un motore di komando cinestetico. «Quando la puntina
giunge alla fine della prima traccia si ferma. Allora devi alzarla e
portarla sulla successiva, a significare che le tracce sono
separate». Costringendoti ad alzarti per riposizionare la puntina,
il disco ti attira nella sua orbita, ti trasforma nel suo satellite
obbediente. Masterizzato intenzionalmente, il vinile controlla a
distanza chiunque sia all’ascolto.
Mi ricordo di una passeggiata spaziale della NASA,
gli astronauti che facevano ruotare la Terra
a grandissima velocità.
Jeff Mills
INGEGNERIZZA ALL’INVERSO
LA DIREZIONE DELLA RIVOLUZIONE
Solchi chiusi che pulsano, pause tra le tracce, solchi che vanno al
contrario, solchi più larghi del normale: Mills ricorre a una serie
di operazioni di masterizzazione così da alterare la direzione
della rivoluzione – né in avanti né all’indietro, ma ciclica.
L’universo della Mills-art gira in cicli concentrici, dal
riavvolgimento del 12 alle ricorrenze trentennali dell’arte
minimale. «Utopia» e «Man from Tomorrow» dall’EP Cycle 30,
con la loro Techno da cella frigorifera, riarrangiano il Bowman a
riposo nella sala bianca in stile Re Giorgio di 2001. Mills
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sintetizza un pizzicato inquieto, note stridule che scorrono e ti
strattonano, ti assillano, ti balzano addosso. Ti ritrovi paralizzato
in uno stato di iperallerta, sotto l’attacco del brusco calo di
temperatura, impossibilitato a fuggire da te stesso. I livelli di
conduzione si alterano lungo tutta la pelle e accendono la
percezione, la sensazione di un freddo movimento nello spazio.
I cicli ascendono per la meccanosfera, facendo collassare
causa ed effetto, mescolando l’inizio e la fine in circuiti ricorsivi,
circuiti che funzionano da soli. Mills personifica questo processo
di AutoCatalisi e AutoCreazione nel nome dell’etichetta sorella
della Axis: Purpose Maker. La Coscienza Giradischi viene
generalizzata in una macchina sociale da manifestare e venerare.
In coincidenza con la skratchadelia e la giradischizzazione, la
cibernetica dei Technics genera la co-rivoluzione della
Futuritmacchina.
132. «The White Horse of Heroin will ride you to Hell»
133. «This is Cocaine speaking, I can make you do anything for me»
134. «You have been warned, I’ll take your life from you»
135. «Take a shot from me / I’ll make you fly / Take too much from me / I’ll make
you die»
«Parents, Don’t let your kids out at night / Don’t you know they don’t know
wrong from right?»
137. «Where’s your child? / Do you know? / Look around / Nowhere to be found»
138. «Nobody likes to be left alone / especially when they don’t know right from
wrong»
139. «You’re all my children now»
140. «In the beginning there was Jack and Jack had a Groove. Jack bawled and
declared “Let there be House”. And House Music was born. I am, you see, I
am the Creator and this is my House.»
141. «Once you enter in my House it then becomes our House and our House
Music»
142. «Tell me if it’s alright / You said I should not fear / things you haven’t seen
before / are coming very near»
143. «They say there is no hope / They say No UFO / Why is your head held high /
Maybe you’ll see them fly y yy yyy y ying iiingg innng»
144. «I’m driving through black on black in black […] A snake, sliding down the
136.
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side of a glass square»
145. «Slaveships. There are more records of slaveships than one would dream. It
seems inconceivable until you reflect that for 200 years ships sailed carrying
cargos of slaves»
146. «At the eve of the year 2000, President David Duke of the United World
States of Europe-America, has launched a final assault on peoples of African
descent, turning the righteous into niggatrons»
147. «There is something living in the consciousness of the people today. The race
that controls the living past controls the living future»
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08. UNIVERSO MIXADELICO
Siamo nel Tuo Sistema: Parliament
Stando al folklore Tradizionale dei media, il funk ti sistema
comodo nel pieno del groove, ti mette in contatto col tuo corpo, ti
umanizza. Con i Parliament, il funk diventa P#aranormalizzato, il
premio in palio nella battaglia in corso tra alieno e umano
adattato, tra abduzione audio e possessione fono. Nel
MitoSistema Parliament, il funk – come le ovaie, lo sperma o la
spezia del verme della sabbia in Dune – è la forza vitale, l’elan
vital che gli invasori alieni vogliono estrarre ed estorcere. La
traccia P#Funk esige sempre che tu abbandoni il funk – «Give up
the funk».
INFILTRAZIONE PERCETTIVA
Il P#Funk è un incontro con l’alieno: «Buonasera. Non cercare di
aggiustare la tua radio. Non c’è niente che non va».148 «P Funk
[Wants to Get Funked Up]» del ’75 è il P#honoImmaginario del
sistema non umano che cattura le frequenze, cavalca le onde
radio, si infiltra nei tuoi sensi. Approfitta del «medium
impaurito» della radio per manifestare il potere alieno della
trasmissione di massa. Il P#Funk personifica la forza non umana
del media che rilascia ciò che Schafer definisce «un’eccitazione
invisibile per i nervi perché non possiamo vedere chi o cosa sta
producendo il suono».
«Abbiamo assunto il controllo per potervi offrire questo show
speciale»:149 requisendo i sistemi di comunicazione, il figlio delle
stelle Star Child guadagna automaticamente l’accesso al
mesencefalo: «Ve lo restituiremo non appena sarete groovy».150 Il
P#Funk è l’infiltrazione p#honogenica dell’apparato di
registrazione e, per estensione, del sistema percettivo. Star Child
individua la debolezza umana più fatale: gli uomini non hanno
palpebre acustiche, e sono impotenti di fronte all’invasione
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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auricolare. La voce di Star Child è così esageratamente
p#honogenica da diventare nauseabonda per quanto gongola.
Ingigantita, è un primo piano esagitato, derisorio, che si annida
proprio nel tuo orecchio, si insinua nel tuo udito, velocizzata e
riverberata al punto da secernere senso. Scansiona tutti i sistemi
di registrazione disponibili e decide di varcare il condotto uditivo
attraverso il filtro del microfono: un assalto a ogni singolo
elemento del grande cervello per mano degli invasori universali
del funk.
COLLEGAMENTO SPAZIALE
La radio spalanca il collegamento spaziale, il canale tra
extramondo e intramondo. Per i Parliament, la radio collega
l’umano all’alieno: «Benvenuti alla Stazione WEFUNK, meglio
nota come WE FUNK o ancora meglio Mothership Connection, la
Connessione alla Nave Madre sede dei fratelli extraterrestri».151
Ascoltare la Stazione WEFUNK ti trasforma nel medium
attraverso il quale l’Oggetto Alieno Non Identificato piomba sulla
Terra. La radiodiffusione è il sistema ombelicale che trasporta
l’ascoltatore umano nell’accogliente ambiente audio della Nave
Madre. Dentro la Nave Madre ti senti a casa nell’alieno,
direttamente dentro l’utero dell’audio: in diretta dalla Nave
Madre, «Direttamente a voi dalla Mothership Connection».152
ESTRARRE/ESTORCERE
Ti funkerò la mente: sottomettere al funk significa minacciare e
promettere, estorcere ed estrarre, funkizzare la psiche per mezzo
di una logica del doppio senso che accoppia i concetti e intanto ti
fotte la testa. Quando nel ’78 Dr Funkenstein emerge
discendendo i gradini d’argento della Nave Madre al Madison
Square Garden, è la forma di vita audio che ha preso vita. Il fan
dei Parliament brama il sintetico. Il mondo della traccia si allarga
per divorare il pubblico entusiasta. Overton Lloyd, l’illustratore
delle copertine dei Parliament, raffigura Funkenstein seguendo
le indicazioni di Clinton: «Disegna un uomo spaziale, mettigli
addosso un mantello, metti dei diamanti sul mantello, fallo
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sembrare un pappone spaziale». Lui è il Pappone Spaziale con gli
occhiali da sole a tela di ragno. Il disegno a fumetti si trasferisce
dall’universo
Parliament
al
tuo.
La
personificazione
#
P honoImmaginaria cattura il pubblico, lo trascina felice nello
Spazio di P#ossibilità dei Parliament.
Emergendo dalla Nave Madre, egli‹ ›esso ciondola e barcolla
da un lato all’altro come un umandroide invertebrato. Dr
Funkenstein comincia a parlare rallentando le frasi come un
antico alieno, ma arrivato alla fine si rivela come un perverso
demonio «megalomane e ladro di corpi». L’es requisisce la testa
ed emette segnali tramite la bocca, provoca nausea attraverso il
pitch control. Il tecnico capo del Funk Clonato indossa occhiali
da sole a tela di ragno con stanghette in plastica bianca che
stringono sul volto dalla tempia fin sotto la mascella. Mantello di
pelliccia bianca sulle spalle, bastone in mano, la faccia nascosta
da una lunga parrucca liscia e pelosa, cappello floscio bianco
inclinato sul beat, la sua‹ ›propria voce è sempre mobile, oscilla
tra lo scienziato beffardo e l’es stridulo, incapace di stabilizzarsi
in un singolo sé.
Il «Prelude» di The Clones of Dr Funkenstein termina con la
sua‹ ›propria voce rallentata fino a diventare uno strascico
dell’oltretomba: «E il funk è la sua ricompensa. Posso
spaventarti?».153 Più che una voce, Funkenstein è materia vocale
mixadelicizzata in fiumi di sintassi inversa, il gorgogliante
lamento del Generalissimo che annaspa tra le sabbie mobili, un
nastro mandato due volte al contrario così da riversarsi in una
narrazione invertita, es malevoli che sgambettano e ridacchiano
ai margini dell’orecchio.
Il P#Funk ti obbliga a soccombere all’inumano, ad anelare
l’abduzione. Il funk viene risucchiato dal corpo, una entelechia
mietuta da una forza aliena. In «Unfunky UFO», a forza di
pretendere il funk, gli alieni traumatizzano il destinatario della
canzone: «Come un tiro mancino è venuto / riempiendomi il
cervello di questo dolore / Senza dire una parola ho sentito
questa voce / dacci il funk, teppista».154 Il ritornello si moltiplica
in uno sciame multitraccia di alieni venuti qui a «salvare questo
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mondo morente dal suo inferno senza funk».155
Come la spezia estratta dalla dinastia Atreides in Dune, o
l’acqua che Newton viene a raccogliere in L’uomo che cadde sulla
Terra, il funk rivitalizza.
Il P#Funk è l’allegra effusione della «Funkentelechy», il
godimento della mutazione. Invece di resistere all’abduzione
aliena, danzare la trasforma in un dono – la gioia di essere rapiti.
«Funkentelechy» è il processo che implora Rapiscimi! Rapiscimi!
Appena il funk arriva da fuori di questo mondo, si scontra col
senso comune.
POSSEDUTO DAL DISEGNO A FUMETTI
«Ero solo lo strumento perché Casper e Bootzilla costruissero il
loro funk». Bootsy Collins è posseduto dai cartoni animati – il
fenomeno, spiegato da Ishmael Reed, «in cui l’ospite diventa una
radio umana per forze cosmiche». «Hollywood Squares» del ’78
annuncia l’animanifesto di Bootsy: «Ho una mente a cartone
animato». Il P#Funk è un’audioallucinazione consensuale che
permette «alla mente di entrare nel mondo dei cartoni», una
Fantasonica viscosa messa assieme un concept album dopo
l’altro. Ogni disco è un frammento del mondo che audiziona.
When you see me again, I hope that you have been,
the kind of person that you really are now156
Sly and the Family Stone
SONDA ESPLORATIVA
La Nave Madre è una sonda d’esplorazione mandata avanti per
anticipare nuovi universi cinestetici. Nel minuto finale di
«Mothership Connection [Star Child]» un accordo spaziale di
MiniMoog sospende il tempo. Viaggiando lungo una linea di
luce, per il lasso di una battuta ogni suono scompare. È un vuoto
funky che dura un istante appena, e quando il suono ritorna
giunge da lontano, da «anni luce nel tempo». Lo spazio
psicoacustico della traccia si è inspiegabilmente alterato, ha
oltrepassato l’orizzonte degli eventi in un tempo inferiore a
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 236
quello di un battito di ciglia. Come le ore perse di cui chi è stato
rapito non riesce a dare spiegazione, adesso ti ritrovi in qualche
altro tempo e in qualche altro luogo. La memoria gioca con te, ti
lascia confuso. Il P#Funk connette i nastri per farti dubitare della
tua mente. Far collassare la continuità spaziotemporale
sottomette i tuoi processi di riconoscimento al funk. La
sensazione di essere inesorabilmente trascinato da un lento
controtempo diventa un movimento a dondolo che «ti culla
piano». I sintetizzatori MiniMoog di Bernard Worrell si inarcano
e ascendono in fughe malinconiche, desolate. Equalizzando le
sue frequenze a 1khz, la voce di Star Child si disperde, intona
soffici melodie giù per una linea telefonica interstellare, in
maniera flebile, da una distanza misurabile in anni luce. Viaggia
per distanze gigantesche, dal futuro arriva nel ’74 e diventa la
fine della traccia: «Anni luce nel tempo, in anticipo sul nostro
tempo / Libera la tua mente, vieni a volare, con me».157 Le scie
astralizzate del MiniMoog sintetizzano sensazioni di desiderio e
meraviglia. Le stelle sono così in alto e tu sei così piccolo. Resta
come sei.
L’AFRONAUTA EMERGE DALL’ANACRONOSI
La connessione in avanti nel tempo del P#Funk alla Nave Madre
permette una connessione uguale e contraria indietro nel tempo
con il Faraonico. Entrambe convergono sul presente. Le piramidi
diventano esempi di un’antica tecnologia aliena che i fratelli
extraterrestri «sono tornati a reclamare». Il funk si tramuta in
una scienza segreta, una tecnologia perduta e «finora nascosta».
Questa informazione viene trasmessa agli «angeli registratori», ai
popoli della Terra e a tutti i «cittadini dell’universo».158 Nella
MitoScienza Parliament, il funk è ingegneria genetica e scienza
preistorica: «Al tempo del Funkapus, il concetto di Afronauti
appositamente progettati e capaci di funkatizzare le galassie fu
prima messo nelle mani del Manchild, l’Umano Bambino, e poi
fu ripreso e collocato tra le piramidi, nella speranza di un più
positivo atteggiamento nei confronti di un fenomeno santissimo
quale il clonefunk».159 Clonare il funk nei ’70 riattiva una scienza
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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arcaica. Il futuristico preagisce nei futuripassati anacronici di
Atlantide e dell’Egitto.
Il programma spaziale Afronauta viene lanciato da una
narrazione i cui toni vengono abbassati in un registro
minaccioso: «Lì, in questi progetti terrestri, aspetta assieme ai
suoi coabitanti Re e Faraoni, come belle addormentate in attesa
del bacio che le libererà fino a moltiplicarsi nell’immagine del
Prescelto».160
DETRONIZZA IL COOL
Ogni traccia è un universo audio, da cui emergono le
FonoFinzioni.
Sulla copertina di Funkentelechy vs. The Placebo Syndrome del
’77, Star Child si rannicchia su uno sfondo di stelle, fulminando
con la sua Bop Gun il «supercool ma così poco funky» Sir Nose. Il
potere Sonotronico si dischiude in un’efflorescenza rosa-rossa.
Sul retrocopertina di Funkentelechy, Sir Nose è in trappola,
saturo della luce rossa emessa dai ritmi flash-funk. La scarica
elettrica di «Flash Light» discioglie la sua corazza psichica
supercool fino a quando questa non è ormai perduta, e lui inizia a
gesticolare man mano che gli spasmi si intensificano. La giacca
se ne va, la camicia si apre, e subito dopo eccolo a danzare, il
cappello sostituito da occhiali e acconciatura da afronauta: «E in
un lampo di luce, Sir Nose rinuncia al funk».161
Il Funk è pro-Mutazione. Essere folgorati dall’energia della
scarica elettrica significa immergersi nelle freakuenze della
mutazione, nell’energia flash-funk emessa dalla Bop Gun, l’arma
sonica. Perciò il Cool si rivela subito ridicolo, irrigidito, privo di
funk. Sotto forma di personificazione aliena dell’assenza di funk,
Sir Noise rende udibile il Cool. Nell’universo Parliament, il Cool è
sempre oggetto di derisione, molestato e preso di mira così da
costringerlo ad arrendersi alla forza. Star Child promulga un
diktat sul cool, emette un ordine di cattura per Sir Nose.
Come spiegato da Ben Sidran, il Cool opera per distacco,
attraverso una «repressione attiva delle turbolenze emozionali».
In quanto anestetico emotivo, il cool elegge la testa a sovrana di
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un corpo che viene organizzato sotto forma di impresa
individuale. Star Child lusinga, provoca, insinua: «Immagine in
un’immagine dietro un’immagine / Rivela un naso che riconosco
/ Avanti Sir Nose, adesso balla».162 I Parliament rovesciano il cool,
lo detronizzano per installare il funk dentro una mixadelia in
mutazione perpetua. Per tutto il ciclo di concept album sulla
Mothership Connection – Mothership Connection del ’75, The
Clones of Dr Funkenstein del ’76, Funkentelechy vs the Placebo
Syndrome del ’77, Motor-Booty Affair del ’78, Gloryhallastoopid
[Pin the Tail on the Funky] del ’79 e Trombipulation dell’80 – Star
Child arringa Sir Nose nel duello tra funk e cool. Dove Star Child
è sinistro e insidioso, Sir Nose è maniacale e triste, un
marmocchio alla mercè della mixadelia che rende l’assenza di
funk sempre più intollerabile. Nel cosmo Parliament, il Funk
umilia il cool ogni volta che può, lo deride perché devoidoffunk,
privodifunk.
Sir Nose è tutto audiotronico, non è umano ma infraumano,
fonomateria animata, un gremlin ridacchiante perennemente in
moto tra frivolezza e glitch, un glifo trasmesso dall’epiglottide
elettronica del vocoder: «Io sono Sir Nose, priii-vo di funk. Sono
sempre stato priii-vo dii funk. Con-ti-nuuueròòò a esseeere priiivo di funk».163
Il vocoder genera una fauna di voci macchiniche, soggetti non
umani. Queste voci non sono anempatiche o robotiche. Piuttosto,
sono stranamente orali – macchine laringe, faringi sintetiche che
dilatano le vocali nella plastica. Sir Nose si dichiara come il
«seduttore sub-lim-in-ale» che «non ballerà mai».164 La sua voce
viene modulata in un tremolo alla Fu Manchu, la velocità
triplicata fino a diventare 3 voci che farfugliano tutte in una
volta, i pitch shifter che trasmettono attraverso Sir Nose sotto
forma di «corporazione del singolo». È un folletto perverso,
un’increspatura sintattica, un es audio, un demone del
microfono.
CE3K: VERME NELL’ORECCHIO DEL TERZO TIPO
A differenza dello splendente uteronauta di Kubrick in 2001, lo
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P. 239
Star Child dei Parliament, il Protettore del Principio di Piacere,
l’emissario di Dr Funkenstein, è stranamente inquietante. Ben
lontano dall’essere la corroborante, vitale colonna sonora dei
giovani ribelli del soul, il P#Funk del periodo ’74-’77 è subdolo e
insinuante, beffardo, sprezzante. La voce di Star Child è
compiaciuta, ultrafonogenica, microfonata così da risultare
sempre intima, tangibile.
Star Child non è tanto un demone del microfono quanto un
parassita dell’orecchio, un Ohrwurm alieno, un’insinuazione
audio che trapela nelle orecchie producendo effetti mnemonici
mentre batte sui suoi tamburi. Sorride soddisfatto, appagato –
perché appena fai scendere la puntina sulla traccia, sei nel suo
dominio. E una volta lì, «te lo mette nell’orecchio».165
Ti ha convinto a lasciargli molestare il tuo apparato sensoriale.
L’alieno P#Funk invagina l’orecchio e fa crescere nel tuo cervello
un universo. Star Child è il parassita del nastro, il
tapeworm/verme solitario, il subliminatore che scava un tunnel
dentro il tuo sistema vestibolare, la sua testa-sonda che protende
nel timpano per indurre quella che Eno chiama una sensazione
di nausea fisica.
Star Child canta filastrocche, meme che scavano itinerari nel
cervello, cavalli di Troia, percorsi usati per infiltrare l’apparato
percettivo. Su «Sir Nose» il coro improvvisa rime senza senso sul
tema di «Threee Blind Mice», i tre topolini ciechi della canzone
per bambini, e lo fa con una precisione pedante, trascinando le
vocali con insensata, operistica serietà.
I wanna be your toy,
W-w-w-w-w-wind me up,
I’m your rhinestone doll,
Oh yeah,
I’m programmabubble
Yabadabadabadooo bubba166
Bootsy Collins
FONOSEDUZIONE
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La filastrocca scivola via e si intrufola nell’orecchio, e intanto la
tua attenzione è lì a dormire come un cane. Il P#Funk è
FonoSeduzione subliminale. Si insinua sotto le mentite spoglie
del nonsense, risistema il mobilio della tua mente, ti lascia con la
sensazione di essere stato sondato, palpato. Il P#Funk palpeggia il
tuo cervello, molesta il tuo midollo. L’allarmante ossessione di
Clinton per i doppi sensi, la sua compulsione a «funkare/fottere
la tua mente» erogenizza il cervello. Il doppio senso è un
pizzicotto sulle guance paffute della corteccia.
Il coro di spose clonate non canta, deride: «Hai mai visto in
vita tua qualcosa come questi 3 topi ciechi?».167 L’equalizzazione
del basso sconvolge l’universo audio, l’intera traccia sembra sia
sul punto di vomitare. Una laughing box decelerata gracchia
prendendosi gioco del disagio che provi mentre le voci ti
scherniscono un verso dopo l’altro.
Sei un registratore programmato per registrare
e riprodurre chi ti programma chi decide quali nastri
vengono riprodotti nel presente
William Burroughs
METAPROGRAMMAZIONE METAIDIOTA
Le filastrocche per bambini sono capaci di raggiungere «una
parte della mente che le fa mettere in relazione», puntualizza il
chitarrista dei Funkadelic Ray Davis. Ti fanno regredire nella
«Psychoticbumpschool», la scuola psicotica di sculettamento di
Bootsy Collins, crittano la cattiveria nell’innocenza. La
filastrocca è sempre lì a «prendersi gioco di te», a «ridere di te».
Su «Undisco Kidd», il brano dei Funkadelic del ’76, la laughing
box va da sola in repeat, dando a Clinton il tempo di farsi beffe di
te, incredulo perché sei tu lo scemo che si è fatto convincere a
prestare attenzione. La filastrocca è il cavallo di Troia, l’esca che
ti culla mentre vieni infiltrato da un altro medium. Pay attention
because you can’t afford free speech, «fai attenzione perché non
puoi permetterti la libertà di parola»: questo doppio senso, con
free che sta per «libero» ma anche per «gratuito», condensa
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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l’illogicità di un panorama delle comunicazioni in cui i sistemi di
segnali pagano per la tua attenzione, competono per prendere in
affitto la tua percezione. Nella tua testa, l’annuncio subliminale
ottiene campo libero cavalcando sul dorso di un altro annuncio.
L’universo Parliamentario viene spesso rimproverato di
sistematica stupidità, di sfacciata impossibilità, di idiozia
elaboratamente insensata: è troppo distante da una realtà fatta di
cifre sul crimine e di statistiche sulle carceri. Ma il funk
finzionalizzato non fa altro che istupidirci ulteriormente, ci
trasforma in metaidioti per il solo fatto di aver prestato ascolto.
La metaidiozia è la consapevolezza improvvisa della cornice in
cui ti trovi, la realizzazione accecante del gioco di cui fai parte –
giochi impostati per prenderti in giro come un idiota. Clinton
chiama questi giochi doo-loops: processi iterativi che tengono in
piedi l’allucinazione consensuale. I nastri mandati in loop sono
la base del suono mixadelico, e Clinton astrae questa tecnica da
studio – questa macchina tecnica – in una macchina mentale,
una concettotecnica in grado di attivare le macchine sociali che
generano i «segnali operativi che dirigono la vita moderna». Il
mondo è lo studio di registrazione di una realtà nella quale a
girare in continuazione sono nastri di tutti i tipi, infiniti loop faiquesto‹ ›fai-quello che gli umani hanno interiorizzato sotto
forma di tradizione.
Accelerare la voce in una risatina da elfo dissimula l’aforisma
che si cela tra le pieghe del balbettio. Il massimo della serietà
Metafunk sta nel massimo del suo divertimento. In un mondo
«appesantito dalla logica» la stupidità diventa «una forza
positiva, un disturbo creativo». Il Metafunk rende udibile il fatto
che «sei destinato a dooloopare [come un computer vittima di un
crollo nervoso]». Catturato in quella reazione a catena di eventi
che si fa chiamare storia, la metaidiozia ti informa sul modo in
cui il biocomputer umano metaprogramma se stesso.
Aprire la ricorsività infinita della metaprogrammazione
descritta da John Lily significa regredire a uno stadio infantile. Il
funk ti riporta all’infanzia, perché è lì che i metaprogrammi
diventano operativi. Nella sconcertante «Running Away» del ’72,
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 242
Sly Stone diventa un infante psicotico che con fare da crooner
intona «Look at you fooling you»: guarda come ti prendi in giro da
solo. I Funkadelic replicano sornioni «How do Yeaw view You?»,
com’è che ti vedi, tu? – il secondo «you» cantato in uno sbadiglio
che diventa un miagolio prolungato. Guarda nello specchio
acustico: il P#Funk sta ridendo di te. Con quanta facilità il tuo
sensorio viene privatizzato! Hai concesso il tuo sistema nervoso
al minor offerente! Al libero mercato hai regalato i tuoi occhi e le
tue orecchie, la tua pelle e il tuo naso.
LA MIXADELIA FINZIONALIZZA IL FUNK
Dr Funkenstein porta il funk nel laboratorio. Il laboratorio è lo
spazio di possibilità dove il funk viene sintetizzato in nuove
forme di vita genetiche. Nella folle scienza dello studio, la
mixadelia diventa scienza lieta.
Il funk è extraterrestrializzato attraverso il mixer. Grazie al
multitracking, al reverse, all’equalizzazione, ai rallentamenti,
alle velocizzazioni, ai nastri in loop mandati due volte al
contrario, diventa quella che Clinton, sul retrocopertina di
Gloryhallastoopid del ’79, battezza mixadelia.
Il concetto clintoniano di mixadelia sta per psichedelia del
mix: un intero spettro di mutazioni sonore per tramite degli
effetti da studio. La mixadelia rende il funk finzionale, ti attira in
un universo extramondano, un mondo di loop dove i loopzilla, i
bootzilla e i cani atomici cacciano in branco per, nelle parole di
Prince Paul, «braccarti come un segugio». Le tecniche di
manipolazione del nastro creano nuovi suoni che vengono
finzionalizzati in nuove forme di vita audio frutto della
reiterazione, come le astruse forme organiche partorite dal
software Mutator.
La voce di Funkenstein viene filtrata fino a che non diventa un
flusso «che brucia, si agita e gira» tra il folle e il gaio lungo lo
spettro sensorio. Una voce velocizzata da gremlin ridacchiante
sbeffeggia Funkenstein, lo minaccia di «bruciarti nel neutrone,
espandere le tue molecole»168 finché la voce non si rompe in un
farfugliamento isterico. Il farfuglio è la voce che precipita nella
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vocalizzazione, fonobolle senza oggetto, che scoppiano in
un’esuberanza senza motivo.
IL FUNK È UNA P#HARMATOPIA
Nell’enciclopedico concept album Funkentelechy del ’77, il funk
viene sintetizzato sotto forma di p#harmatopia, il farmaco
universale. L’intero album si ambienta nell’apparato sensorio del
consumatore americano, ti trascina dentro le sue mostruose
pulsazioni, ingigantendo la mente di massa prodotta dai media.
La P in P#Funk sta per p#harma-co, p#lacebo, p#anacea. Il funk è
una omnimerce riadattata dalla pubblicità così da alimentarsi di
più media.
Funkentelechy è un prodotto che viene testato su di te, un
esperimento per alterare la risposta dell’ascoltatore che ti
intrappola nel doppio vincolo dell’«ansia da desiderio»: «Qui è
Controllo Umorale che ti invita a darci dentro col funk. Non
rispondere. Questo era un test».169 Nel Regno Unito, da sempre la
reazione Tradizionale ai Parliament – le 2 o 3 cose che sai di
Clinton, «One Nation Under» ecc., «Who says a Funk Band Can’t
Play Rock Music?», «Free Your Mind and Your Ass Will Follow»,
da ripetere fedelmente ad nauseam – è un indizio del completo
successo del Controllo Umorale nella riprogrammazione del
biocomputer umano, il cervello distribuito della complessità biologica.
I Parliament ti vendono al prodotto: il fan felice è un
registratore a nastro umano, che tutto contento riproduce gli
stessi slogan in eterno. Il P#rogramma Funk usa i fan per
replicarsi per tutto il panorama mediatico. La P in P#Funk sta per
P#sicoacustica, per un funk che ti trasporta per uno spettro di
umori. «Allaccia la cintura mentre ti metto faccia a faccia col
computer più indiscreto che conosco».170 Qui il P#Funk opera
come un programma psicodinamico, un apparato sensoriale
dalla ipertattilità senza precedenti.
Do thoughts of you make you high or shy?171
Funkadelic
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ASCENSORE UMORALE
Il funk è un dispositivo termostatico che altera gli ambienti. In
Funkentelechy il cantante diventa una voce fuori campo. Gli
umani vengono sostituiti da Divinità Pubblicitarie: Mood de
Control e Mr Prolong. Una voce fuori campo esclama con fare
insistente «Mood Mood, Someone funking up the mood»: qualcuno
sta facendo casini con il mood, con gli stati d’animo, con l’umore.
Il funk è un ascensore umorale che modifica l’ambiente in cui ti
muovi. McLuhan sognava che, con la giusta tecnologia
sensoriale, «si potrebbe controllare la stabilità del clima
emozionale di intere culture». Il funk è questa tecnologia – una
Applied Rhytmic Technology, una ART che amplifica il
dispotismo cibernetico finché non programma la realtà.
In quanto Controllo Umorale, il funk diventa un’interfaccia
audiosociale che allunga le mani dentro di te e ti massaggia il
cuore, lo impasta fino a ridurlo a muscolo fradicio che vacilla
mentre il tuo stomaco salta un battito: «Qualcuno sta parlando,
funkando con il controllo umorale, con il Mood Control».172 A
«Mood Control», il tempo raddoppia la velocità e si impenna per
abbracciarti la faccia.
L’equalizzazione fa discendere le voci giù per le linee
telefoniche; allo stesso tempo, fa saltare il suono su di te,
costringe voci e oggetti irrintracciabili a un disorientante faccia a
faccia. Una voce fuori campo inizia acuta – «Deprogram» – per
poi rallentare in un basso strascicato: «And reprograaam». Tra la
«deprogrammazione» e la «riprogrammazione», il tempo si
accartoccia e la seconda istruzione si scaglia su di te, ti prende a
pugni in faccia, oramai indifeso dinanzi agli effetti del suono.
STROFE DEL MONDO SPONSORIZZATO
Il funk diventa un’epopea mass-mediatica composta da
arrangiamenti ritmici, orchestrazioni per fiati, loop a nastro
operistici e sospensioni corali, tutti organizzati secondo i ritmi
sovrapposti di un mondo sponsorizzato fatto di sovraccarico
pubblicitario e routine televisiva. La batteria viene processata in
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una polvere di piatti scintillanti; il sibilo dello hi-hat diventa uno
spruzzo dilatato in fili sottili di ribollente depressione.
La mixadelia moltiplica il coro dei Parliament in un coro di
cloni, di donnemacchina operistiche – le Spose, le Coriste Clone
di Funkenstein. Il coro viene mandato in loop e poi in un altro
loop ancora fino a proiettarlo su una scala che sta tra l’alieno e
l’umano, fino a scivolare lungo la scala di valori.
I Cloni liquefanno gli stati solidi del senso e del nonsenso,
intonano frasi che iniziano come farfugliamenti, si invertono in
borbottii incomprensibili e quindi modulano in un basso
profondo. Le voci si rovesciano in un fiume umano di gemiti
pesanti, mormorii di folla e onde che si infrangono. In un
parallelo audio dello stame di un fiore che si schiude al
rallentatore, i Cloni sbucano minacciosi dal suono in reverse per
trasmutare in una filastrocca accelerata, non tanto cantata
quanto intonata in maniera così solenne e insistente che ti senti
di dover fare il saluto.
IL PANTHEON CONSUMATORE
DELLE DIVINITÀ PUBBLICITARIE
Il Controllo Umorale non canta perché non è una presenza
umana. Essendo una Divinità Pubblicitaria si teletrasporta,
trabocca di una bonarietà inumana. La Canzone si distende in
un’opera
psicofanatica
di
controbattute
orchestrate
dall’infosfera: «Un funk al giorno leva i peli nasali di torno.
Indovina la sensazione!».173 La voce fuori campo non recita.
Piuttosto, inonda le sue parole di luce al neon, energizza tutto a
furia di MAIUSCOLE pressanti che ti inchiodano le orecchie fino
a che non guardi fisso il suono: «Il segreto per funkare è prestare
attenzione».174
Le voci fuori campo riorganizzano La Canzone in una
composizione mixadelica di slogan sponsorizzati e freddure
operistiche, di encomi corporate e benserviti aziendali: «Non c’è
niente che il funk non possa rendere funkabile».175 Il presentatore
aziendale porta notizie perennemente buone, in una perpetua
allegria e giovialità: «Oggi ti meriti una pausa! Gestiscila come
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vuoi. Anche se il funk non viene prodotto domesticamente,
reagisce comunque al tuo umore. Poi ascoltarlo quando vuoi su
WEFUNK».176
LIVELLI ESTREMI DI AUDIOVISUALIZZAZIONE
Un album dei Parliament è un’orchestra in cui le sezioni d’archi
vengono sostituite da arrangiamenti ritmici e arrangiamenti per
fiati. Come spiega Clinton, «era tutto impilato ma separato, così
che i singoli elementi potessero essere spostati al momento
giusto. Li impilavano uno sopra l’altro e creavamo punti e
contrappunti».
Il funk diventa un’audioarchitettura mobile, il simultaneo
slittamento degli strati del ritmo. Musicisti come Bernie Worrell,
Fred Wesley, Bootsy Collins e Michael Hampton sono tutti
virtuosi – ma Clinton, come Brown, più che un musicista è un
concettualizzatore, un neologista ad alta densità. Non suonare
alcuno strumento è un’ottima precondizione per derealizzare la
musica in stati impossibili. Se Brown intende il funk come una
macchina ciclica i cui tensori catturano il corpo e lo bloccano in
movimento perpetuo – nel groove –, Clinton è il
concettualizzatore, l’immaginiere, il designer di universi, il
terranovatore le cui studiofinzioni vengono messe in funzione da
animatografi del calibro di Worrell e Collins.
PSICOCINESTETICA DI FASCIA BASSA
Il Basso Spaziale processato a furia di Mutron di Bootsy e i
sintetizzatori Moog e Arp di Worrell sono psicocinestetici. Il
suono ti sequestra dentro la tua stessa pelle, nel tuo stesso corpo,
attiva la bio-logica del pensiero, incoraggia i tuoi organi a
rivoltarsi contro le gerarchie. Il basso Mutronico ipnotizza il tuo
stomaco e lo attira in un duetto, ti strattona i fianchi, ti scopa in
culo a forza di movimenti sismico-pelvici. Si solleva in un
movimento peristaltico, come le interiora amplificate di uno
stomaco gigante. Il sintetizzatore Moog di Worrell è un acuto
tentacolare tutto scivoli e niente fondamenta – nessun attacco,
nessun delay. Sul sintetizzatore ARP – impostato su oboe e
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clarinetto –, Worrell usa la rotella della Modulazione per
sintetizzare un verme funky a partire da un tremolo sottile come
formaggio filante.
Grazie alla mutazione delle frequenze basse, il funk invade le
percezioni, cattura l’apparato sensoriale alterando l’ordine dei
tuoi organi mentre sono ancora dentro di te. Invece di ancorare la
traccia al ritmo cardiaco, la mutazione del basso massaggia
l’intera superficie corporea disperdendo fremiti e tremori, al
punto che la pelle si trasforma in un cuore gigantesco, che si
contorce e palpita. Il risultato è una cinetosi nauseante, come se
il tappeto stesse ondulando sotto di te.
Il basso mutante dissolve la rigidezza hip, annulla la distanza
che il Cool richiede. Come un agente omeopatico, «il funk non
solo smuove, rimuove»177 la sensazione di essere murati, chiusi,
intrappolati nell’armatura. Si divincola come un verme solitario,
trascinandosi e contraendosi nelle budella. È un basserpente che
fa ondulare a S l’addome inerte e il bacino, movenze serpentine
che si insinuano tra le cosce.
Come spiega Larry Graham, il bassista di Sly, «“I’m gonna add
some bottom so that the dancing don’t end” – e qui arrivo col fuzz.
Sai, il fuzz è una scatoletta che devi pestare col piede. È un
pedale per la distorsione, capisci».
Invece di suonare come un ammasso inerte di bassi, il fuzz di
Graham distorce e potenzia le frequenze basse fino a trasformale
nella voce principale, precipitandole a capofitto in una giostra di
accenti sincopati e concavi, melodie dal profondo che trainano il
didietro finché non inizia a evolversi in chiappe e poi in culo.
Con Sly and the Family Stone, il basso sprofonda nella
distorsione e comincia a vagare in giro come una ritmelodia di
frequenze basse.
Whatcha gonna do without your ass?178
Sun Ra
CONFONDI IL SISTEMA DI SICUREZZA UMANO
Questa inversione del suono, con il basso che prende il posto
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della chitarra cosicché i bassi finiscono sugli alti, altera
immediatamente la gerarchia sensoriale pretesa dalla Canzone
Pop. Il culo, il cervello e la spina dorsale si scambiano tutti di
posto. Il sedere emerge dal suo stato di intoccabilità sensoriale
per diventare culo-motore – lo psicomotore che ti trascina nella
danza. Il cervello Clintoniano gioca compulsivamente col doppio
senso, e la sua è una logorrea preoccupante.
Il basso di Bootsy attiva il cervello distribuito del corpo. Le
chiappe smettono di essere il didietro, e si spostano davanti per
diventare culo.
Il funk, riorganizzando nello spazio la forma della Canzone,
innervosisce la forma del corpo presunta dal Pop. Esagera tutte le
tue estremità.
Il funk extraterrestre altera i suoi alieni alle loro estremità –
culo, narici e tronco. I Parliament abbondano di ammonimenti
disperati contro le superiori capacità di clonazione della disco –
processi che ti lasciano senza funk, che ti strappano via il culo.
Su Gloryhallastoopid del ’79, l’inversione Clintoniana raggiunge
il punto di fuga. Il culo prende vita, riesce a scappare dal resto del
corpo, viene amputato chirurgicamente in una culendectomia,
sostituito da protesi mentre il naso si prolunga in un tronco
mostruoso.
MUTAZIONE PERENNE DEL BASSO
Bootsy ricorre al Mutron Bi-Phaser per far andare il basso su di
giri, per farlo rrrRRRombare come una motocicletta che spinge e
tira la traccia. Finzionalizzando questo suono in una forma di
vita a basse frequenze, il Basso Mutante diventa il contrabbasso
di Spaceface in «Flashlight», il basso subacqueo di «Aqua
Boogie». Con Bootsy il basso diventa un one-man rubber band,
un elastico generatore di effetti. Oltre a essere l’ancora che tiene a
terra gli arrangiamenti mixadelici, espelle textur-r-r-iff spinali,
un glutammato di basse frequenze che inverte la gravità
dell’universo Parliament.
Perché Spaceface, perché «faccia spaziale»? Perché ribalta la
gravità. Adesso che i bassi arrivano dall’alto, il sedere si ritrova
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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sopra la testa. Nella fisica amplificata di Bootsy non esiste
terraferma. Il suo basso si scambia di funzioni col sintetizzatore
Moog di Worrell, ed entrambi agiscono come macchine
mutagene delle frequenze basse.
MOOG LANDING
Sull’extended mix da 10.38 di «Flashlight», l’ex bambino prodigio
Bernard Worrell, già allievo del New England Conservatory,
diventa l’ultimo Afronauta a sbarcare sulla luna-Moog. La sintesi
di basso del Moog trasforma le frequenze gravi in liquidi viscosi e
mollicci che sembrano spremuti da uno dei dentifrici giganti di
Claes Oldenburg. Il Moog mutante di Worrell è plasma
radioattivo, in continua pulsazione: da globulare diventa un
segnale di soccorso stroboscopico, un allarme del computer che
va in crash, uno scricchiolio di plastica stropicciata, un colpo
secco di lamiera che rimpiazza la batteria a furia di impatti tanto
incerti quanto regolari.
Il basso sintetico suckolate – «succhiola», per stare al nuovo
lemma Funkenciclo-p-dico indicante un suono che al contempo
succhia e p#ustola. Il Moog diventa un cefalopode strisciante che
ti strattona ai fianchi, ti trascina nelle sue fauci disossate,
provoca voragini nelle orecchie per risucchiarti l’apparato
vestibolare e lasciarti privo di equilibrio, senza più alcun terreno
solido sotto i piedi.
«Flashlight» è la visione onirica del ritmo sintetico – luce e
suono sincronizzati fino a quando il cervello non viene trascinato
nella realizzazione accecante che «We are the Light», noi siamo la
luce. Il ritornello è un loop di yiddish operistico che si srotola e si
distende all’infinito come un verme solitario composto di cori
cantilenanti.
Le voci di «Flashlight» sono nastri doppiamente invertiti,
fonemi cantati all’indietro e poi mandati in reverse: l’attacco di
ogni sillaba si capovolge in un lamento alla Twin Peaks che
sembra durare in eterno per poi scattare di colpo all’indietro, tra
gremlin che farfugliano e gli agghiaccianti «Oooooh!» di Clinton.
Il basso serpeggia in tiro, dapprima ti risucchia e poi ti schianta
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 250
nel mezzo del «Now I lay me down» canticchiato da Clinton con
fare distratto, strascicato. C’è una pausa impacciata subito dopo
l’intontito prolungamento di «down», ma poi ecco che arriva un
«to sleep» che ti fa inciampare e perdere l’equilibrio. Spezzettare,
tagliare e incollare tra loro i nastri altera lo spazio, inganna le tue
aspettative così da farti mancare il prossimo scalino. Lo
sdoppiamento tra l’io e il me va a braccetto con la psicosi. Io è un
alieno che mi aiuta «a dormire» – to sleep. Io non è
semplicemente un altro, come affermava Rimbaud nel 19esimo S.
Con i Parliament, io è una popolazione, e tu sei una folla. È
l’equivalenza dei De La Soul: il sé multiplo diventa «Me, Myself
and I» – me, me stesso e io, che come risultato danno «3 the
magic number», il numero magico del Tu.
SIMBIOPSICOTAXIPLASMA: SEEN III TOOK 4
Il
sottotitolo
di
«Aqua
Boogie»,
«Psychoalphadiscobetabioaquadoloop», descrive i processi
paralleli indotti dal P#Funk. I suffissi descrivono stati p#hisici
[p#sico, bio], mentali [alpha, beta], ambientali [disco, aqua]. Il
ritornello manda in loop il loop del sottotitolo, che diventa «A
motion picture underwater starring most of you».179 Le striature di
Moogbolle e il wobble-basso acquatico di Bootsy ti precipitano
tra le gigantesche boccate di una superbombola d’ossigeno. La
maniera in cui il ritmo viene assemblato ti decomprime nei livelli
iperritmici del biocomputer. Stockhausen: «All’interno dei nostri
corpi, siamo un intero sistema di ritmi periodici. Ci sono diverse
periodicità sovrapposte, da quelle molto veloci a quelle molto
lente. E tutte queste insieme formano nel corpo una musica
propriamente polimerica». Il P#Funk esige una omniattenzione
post-Cageana. Attiva la capacità di numerazione di quel grande
cervello che è il corpo. Il piede che fa su e giù, i fianchi che
ancheggiano a tempo, la testa che ciondola, i nervi che pulsano: a
contare è il corpo intero. Essere attraversati dal potere del funk
significa acclimatarsi all’infinita complessificazione di questi
stati, venire sensualizzati da tutti i processi che ti processano.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 251
IDRONAUTI NELL’AQUATOPIA
Motor-Booty Affair del ’78 trascina l’ascoltatore giù in
un’Atlantide che gli idronauti dei Parliament intendono «portare
in superficie».180 Far riemergere Atlantide significa amplificare i
bassi finché non diventano un ambiente liquido. Trasferire il
continente sommerso dalle profondità marine alla terraferma
pretende una mixadelia anfibia.
Atlantide richiede l’evoluzione artificiale di un aquafunk di
ultima generazione, capace di distendere la tensione
psicosensoriale in un nuovo movimento fluido. In «The MotorBooty Affair», le mareggiate prodotte da sintetizzatori e sospiri
discendenti ti cullano in una aquatopia Atlantidea, un «luogo di
incontro mistico» dove diventa possibile «attraversare a nuoto la
vita senza timore».181 In «[You’re a Fish and I’m a] Water Sign», il
delicato falsetto di Clinton implora di ritrovarsi «sul tuo stesso
lato dell’amore».182 Il ritornello diventa una barriera corallina
fluttuante, con vocali e consonanti che intonano bolle di altezze
differenti. Queste non sono voci che cantano. Piuttosto emettono
gargarismi che salgono su per gli autorespiratori, gorgogliano
attraverso i boccagli in un bollicioso registro baritonale. Ballare
l’aquaboogie nell’aria liquida ti trasforma in un aquanauta sulla
parete sottomarina di Bimini.
Il basso spaziale rimuove lo spazio e il tempo che separano le
persone. Il pavimento scivola via da sotto i piedi, si capovolge
verso l’alto. Un culomoto nello spazio intergalattico. L’aquabasso
ti trascina giù in un aquaboogie a gravità zero, risucchia il tuo
sedere nelle basse frequenze che ti sormontano la testa. Il
sintetizzatore di Worrell oscilla tra timbri schiumospugnosi e
inorganici schianti soul, tra acuti improvvisi ed effetti strobo di
un segnale d’emergenza che si perde in lontananza.
Vieni cullato dai gorgheggi subacquei di Walter «Junie»
Morrison: «Con il ritmo necessario per attraversare ballando
quello che ci tocca sopportare nella vita, puoi ballare sottacqua
senza bagnarti».183
«Aqua Boogie» è un nu-groove, una navigazione impossibile
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 252
attraverso l’audiosociale. Motor-Booty Affair annuncia un
pensiero periferico del corpo in cui il cervello diventa funzione
motoria e il sedere diventa un cervello. Come spiega Pedro Bell,
«La tecnologia porta automaticamente il linguaggio a
espandersi»: preme sul linguaggio impastandolo dentro nuovi
processi, nuove forme di vita sensoriali: suckolate, «succhiolare»;
bootyful,
«culendidoso»;
throbbasonic,
«pulsosonico»;
thumpasaurus, «tonfosauro». La neologica, «l’atto primario della
poetica pop» nel senso di William Gibson, si manifesta a velocità
estrema. I Parliament sono neologisti, sinesteti lessicali che da
un granello di suono estrapolano universi. Cosmogenesi a 33 giri
e un terzo.
148.
«Good evening. Do not attempt to adjust your radio. There is nothing
wrong»
149. «We have taken control so as to bring you this special show»
150. «We will return it to you as soon as you are groovy»
151. «Welcome to the Station WEFUNK, better known as WE FUNK or deeper
still the Mothership Connection, home of the extraterrestrial brothers»
152. «Coming to you directly from the Mothership Connection»
153. «And funk is its own reward. May I frighten you?»
154. «Like a trick of lightning it came / filling my brain with this pain / Without
saying a word I heard this voice / give us the funk, you punk»
155. «To save this dying world from its funkless hell»
156. «Quando mi vedrai di nuovo, spero che tu sia stata, il tipo di persona che
sei veramente ora»
157. «Light years in time, ahead of our time / Free your mind, come fly, with me»
158. «Have returned to claim […] has been hidden until now […] recording angels
[…] citizens of the universe»
159. «In the days of the Funkapus, the concept of specially-designed Afronauts
capable of funkatizing galaxies was first laid on man-child. But was later
repossessed and placed among the secrets of the pyramids until a more
positive attitude towards this most sacred phenomenon, Clone Funk, could
be acquired»
160. «There in these terrestrial projects, it would wait, along with its coinhabitants of kings and pharaohs, like sleeping beauties with a kiss that
would release them to multiply in the image of the chosen one»
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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161. «And in a flash of light, Sir Nose gives up the funk»
162.
«Picture within a picture behind a picture / Revealing a nose I recognize /
Come on now Sir Nose, dance»
163. «I am Sir Nose Dee Void of funk. I have always been deee void ovv funk. I
shall con tin uuurhh to bee dee void ov funk»
164. «The sub lime in aAAl se duc aHH […] will never dance»
165. «Doing it to you in your eardrums»
166. «Voglio essere il tuo giocattolo / Prenditi gioco di me / Sono la tua
bambola di strass, / Oh yeah, / Sono programmabollabile /
Yabadabadabadooo bubba»
167. «Have you ever seen such a sight in your life as these 3 blind mice?»
168.
«Burning, churning and turning […] burning you on your neutron,
expanding your molecules»
169. «This is Mood de Control urging you to funk on. Do not respond. This has
been a test»
170. «Fasten your seat belt while I take you face to face with the nosiest computer
I know»
171. «I pensieri su di te ti fanno andare in estasi o ti rendono timido?»
172. «Someone’s talking, funking with the Mood Control»
173. «A funk a day keeps the nose hairs away. Name that feeling!»
174. «The secret to funk is to pay attention»
175. «There’s nothing that funk will not render funkable»
176.
«You deserve a break today! Have it your way. While funk is not
domestically produced it is responsive to your mood, you can score it anyday
on WEFUNK»
177. «Funk not only moves, it can re-move»
178. «Che cosa farai senza il tuo culo?»
179. «Un film subacqueo dove i protagonisti siete quasi tutti voi»
180. «Raise to the top»
181. «A mystical meeting ground», «we can swim through life without a care»
182. «On the same side of love as you»
183.
«With the rhythm it takes to dance through what we have to live through,
you can dance underwater and not get wet»
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 254
09. SINTETIZZARE L’OMNIVERSO
[Dialoghi sui]
Costruttori di Nuovi Sistemi Mondiali: Sun Ra
L’Impossibile mi attrae, perché tutto quello che è possibile
è già stato fatto e il mondo non è cambiato.
Sun Ra
ROMPERE CON LA SALVEZZA DELL’ANIMA
A sottendere il gospel del Sud degli Stati Uniti, il soul, l’intero
progetto del Movimento per i Diritti Civili, c’è l’etica cristiana
dell’amore universale. Per tradizione, il soul si immedesima con
gli Israeliti, si identifica con gli schiavi in rivolta contro i Faraoni
Egizi. Sun Ra rompe violentemente con la redenzione cristiana e
con le aspirazioni salvifiche del soul, in favore di una divinità
postumana.
INFATUAZIONE PER IL DISPOTICO
Ra si identifica con i faraoni, con i despoti, con gli oppressori
dell’antichità; ma lo fa proclamando la sua secessione
dall’America: «Non faccio parte dell’America, non faccio parte del
popolo nero. Loro sono andati per un’altra via. I neri vengono
accuratamente controllati così che restino in una posizione
subalterna. Ho lasciato tutto per essere me, perché sapevo che
non ero come loro. Non ero come i neri o i bianchi, non ero come
gli americani… I neri si rifugiano nel passato, un passato che altri
hanno creato per loro. Non è il loro passato, non è la loro storia».
IL POSTUMANO
Il soul afferma l’Umano. L’Umano disgusta Ra. Quello che
desidera è essere un alieno: a Israele preferisce l’Egitto,
all’umano l’alieno, al passato il futuro. Nei sistemi della sua
MitoScienza, gli Antichi Africani sono divinità aliene provenienti
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 255
da un futuro dispotico. Sun Ra è la Fine del Soul, è la fine
dell’anima, è un Pantheon di Faraoni venuti a rimpiazzare Dio.
SOFFOCARE LA RIVOLTA DEGLI SCHIAVI SU PLANET ROCK
Sun Ra guarda gli umani dall’alto in basso con indifferenza
inumana e l’impazienza di un Faraone Plutoniano. In quanto
compositore despota, rompe non solo con l’eredità gospel ma
anche con le tradizionali narrazioni sugli schiavi del futuro: Il
pianeta delle scimmie, Fratello di un altro pianeta, Blade Runner,
Alien Nation. Piuttosto che identificarsi con i replicanti o con il
Taylor del Pianeta delle scimmie, Ra preferisce inviare i cacciatori
di androidi in spedizione contro gli Israeliti. È il direttore
invisibile della Tyrell Corporation; è Ra a pretendere che il
Fratello di un altro pianeta venga etichettato geneticamente e
chiuso in una sacca mortuaria. Per Sun Ra, la tradizione orale è
tutto tranne che un’Eredità Gloriosa; semmai, non è altro che
l’insieme di canzoni che era permesso cantare agli schiavi
nell’universo concentrazionario dell’America del 18° S. Lungi
dall’essere il tenace spirito dell’autoaffermazione, l’eredità soul è
la mnemotecnica di una dematerializzazione forzata, della
virtualità genocida della Tratta degli Schiavi.
Il film Space is the Place del ’72 mostra Ra al massimo della sua
Faraonicità – un alieno dispotico proveniente dall’Other Plane of
There, gli Altri Piani di Laggiù. Gli antichi egizi arrivano
dall’AlterDestino, da un futuro parallelo. Mentre guida attraverso
le aree povere del centro di Oakland, scortato dalle figure di
Horus e Anubi, osserva: «Le persone non hanno una musica
coordinata coi loro spiriti. Per questo sono fuori tempo con
l’universo. Dato che non hanno denaro, non hanno niente. Se il
Pianeta si fa carico di un AlterDestino, c’è speranza per tutti noi.
Altrimenti, su questo pianeta permane una sentenza di morte.
Tutti dovranno morire».
Come intona la cantante spaziale June Tyson, «La fine del
mondo è già avvenuta. Non lo sapevate?».184
LA GUERRA NEL TEMPO
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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Negli anni ’20 del Novecento l’attivista giamaicano Marcus
Garvey – il «Mosè Nero» – chiamò la sua compagnia marittima
Black Star Liners, collegando la nozione di rimpatrio, di ritorno
alla patria e di terra dei padri a quella di fuga interplanetaria.
Ra proietta quest’Africa perduta in un Egitto dei Faraoni
dimenticato. Riesumando dal passato un Egitto africano andato
perso, e accelerandolo nello spazio interstellare di Saturno e
Plutonia, Ra inverte la politica secessionista di Garvey –
estremamente radicale ai tempi in cui la capitale imperiale
reclamava riserve di lavoratori neri – in un sistema MiticoScientifico costruito sulla base della Nuova Filosofia per una
Redenzione Africana, formulata nel ’54 da George M. James in
Stolen Legacy.
Stolen Legacy è un esempio di fantascienza reale in cui i
MitoSistemi Egizi vengono trafugati, camuffati e rispediti nel
passato così da prevenire l’avvento di qualsivoglia futuro
Africano‹ ›Americano. Già nel ’40, Walter Benjamin pronosticava
una Guerra nel Tempo nella quale «persino i morti non saranno
al sicuro» se a vincere sarà «il nemico». Questa zona anacronica
verrà successivamente fotofilmata da Chris Marker con il titolo di
La Jetée. Entro il ’64, Frantz Fanon, intravede una 2a Guerra nel
Tempo nella quale un Terminator «si rivolge al passato dei popoli
oppressi e lo distorce, lo sfigura e lo distrugge».
EGITTOILLOGICA
Per James, la storia Africano‹ ›Americana non è altro che
mitologia bianca. L’Egitto è contemporaneamente fuori dalla
storia e un correttivo della storia, uno stato dispotico benigno, lo
Stato schiavista idraulico, le rovine di una risplendente
Heliopolis. È l’America dell’Apartheid all’incontrario. Fanon
richiama un file di memoria sullo schermo e fissa lo sguardo
sull’immagine di «un’era veramente bella e splendida». La sua
esistenza, suggerisce, catalizza «un mutamento importante
dell’equilibrio psicoaffettivo» che «ci riabilita».
L’Egitto concepito da James è un paradiso dispotico,
immagine speculare del delirio dell’apartheid americana.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 257
L’Occidente è solo un effetto collaterale – un sottoprodotto, un
parassita usurpatore dell’antico progetto egizio. Riprogrammare
la mitologia bianca a partire dal suo stesso sistema operativo
conduce in labirinti filologici, nel dedalo dei MitoSistemi.
Stolen Legacy innesca la Fantasonica Egittoillogica degli Earth
Wind & Fire. Vai sul retrocopertina di I Am del ’79 illustrato da
Shuzei Nagaoka, ed ecco il paesaggio Egittoillogico inondato da
una livida luce rossa di puro misticismo nucleare alla Dalì. Sullo
sfondo aleggiano funghi atomici; le statue in pietra dei Faraoni si
stagliano a fianco di ziggurat babilonesi che, attraverso cavi
elettrici, sono connesse a cupole geodetiche; reti di trasporto
percorrono templi che sembrano edificati da D.W. Griffith per il
suo film Intolerance; navi elisabettiane si inabissano tra le
cascate; gli UFO girano pigramente in cerchio.
Se lanci un missile dal 1847 al 1523,
non lo lanci nel futuro ma all’indietro.
Metti in crisi il tempo e le scale temporali.
Il tempo riversa il tempo.
Rammellzee
LA STORIA È UN PAZZO PARANOICO
Nella guerra perenne contro la diseducazione, rivolgersi alla
storia diventa un dovere morale. Scovare le continuità del
passato, individuare le reminiscenze della costa occidentale
africana, diventa un imperativo per l’autoconoscimento, da
James a Fanon a KRS1.
Se la guerra nel tempo è una Guerra Infinita, allora tutte le
truppe devono essere lì stazionate per l’eternità. Non sorprende
che i soldati si assentino senza permesso.
Per chi stanno combattendo? Per i compatrioti rimasti a casa?
E se il tempo non fosse una trincea sotto assedio nella Guerra
Infinita, ma una situazione indeterminata? «E se la storia fosse
un gioco d’azzardo, anziché una forza da testare in laboratorio?»
Se la storia non fosse un «cittadino giudizioso» ma il «pazzo
pieno di astuzia paranoica» descritto da Ralph Ellison?
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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L’America degli anni ’50 è un incubo senza fine,
un’interminabile Notte dei morti viventi nella quale le
stereotipologie del 19°, 18° e 17° S perseguitano gli Stati Disuniti,
occupando abusivamente i cervelli, giurando fedeltà alle bare. I
morti rifiutano di morire.
UN VISITATORE DA UN ALTRO SIGNIFICATO
Via dall’alienazione. Dritto tra le braccia dell’alieno: «Non sono
umano. Non ho mai chiamato nessun individuo “madre”. La
donna che dovrebbe essere mia madre l’ho sempre chiamata
altra mamma. Non chiamo mai nessuno madre. Non chiamo mai
nessuno padre». Stockhausen: «È una rivelazione interiore che
mi è giunta diverse volte: sono stato educato su Sirio, vengo da
Sirio». Allo stesso modo, Ra afferma di essere nato su Saturno.
Questa plateale inverosimiglianza diventa la precondizione
del pensiero esterno di Ra, la soglia che si apre sul mondo nuovo
della MitoScienza. Tutto ciò che compone, dal ’56 al ’93, esaspera
questa impossibilità, diffondendola nell’arco di 200 album così
da eclissare la realtà comune: «L’Impossibile è la Parola d’Ordine
della Grande Era Spaziale», annuncia nel ’60. «L’Era Spaziale non
può essere evitata, e la MUSICA SPAZIALE è la chiave per
comprendere il significato dell’IMPOSSIBILE e di ogni altro
enigma».
La Nave Madre e la Nave Padre stanno venendo per me.
Venite a prendermi, figli di puttana! Portatemi via per un po’.
Ol’ Dirty Bastard‹ ›Osiris
ISTRUZIONI DI BASE PER ABBANDONARE LA TERRA
Ascoltare Ra significa essere trascinati in un altro sistema sonar –
un omniverso di sistemi sonar sovrapposti che ti sequestrano
dalla realtà audio Tradizionale. Diventando egli stesso un alieno,
Ra trasforma in alieno anche te. La storia Africano‹ ›Americana è
mitologia bianca, perciò Ra segue il sistema operativo di James
fino al suo programma finale: rifiutare la storia e la mitologia.
Assemblare contromitologie. Assemblare la scienza a partire dal
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 259
mito e viceversa. In Space is the Place del ’72, la cinepresa
inquadra una ragazza dalla capigliatura afro che chiede: «Come
facciamo a sapere che sei reale?».
Ra: «Come fai a sapere che sono reale?».
Coro di adolescenti: «Sì».
Ra: «Io non sono reale, sono come te. Tu non esisti, in questa
società. Se tu esistessi, la tua gente non chiederebbe la parità dei
diritti».
L’inquadratura si sposta su una ragazza che sorride con gli
occhi, finché la bocca non registra una nuova, dolorosa
consapevolezza.
Ra: «Tu non sei reale. Se lo fossi, avresti un qualche status tra
le nazioni del mondo. Quindi siamo entrambi dei miti. Non
vengo a te come realtà. Vengo a te come mito, perché è questo
che è il [la cinepresa si avvicina mentre lui fissa un cristallo]
popolo nero. Nient’altro che mito. Io vengo da [enfasi] un sogno
che l’Uomo Nero sognò tanto tempo fa».
La cinepresa taglia su un campo medio che lo mostra a fianco
di Anubi e Horus.
Ra: «In realtà io sono un presente‹ ›presenza, un dono inviato
dai tuoi antenati».
L’ERA DELLA MITOSCIENZA
Nel suo Chronicle of Post Soul Black Culture del ’92, il critico
mainstream Nelson George ipotizza che la vecchia cultura soul –
quella redentrice e affermativa caratterizzata dall’ottimismo dei
diritti civili, del gospel e della Motown – sia morta nel ’72: l’anno
della Blaxploitation, della liquidazione del Potere Nero per mano
dello Stato, e dell’elezione di Nixon. Ma l’Arkestra era stata
lanciata già nel ’55. La MitoScienza postumana di Ra precede non
solo l’era post-soul, ma anche molti dei futuri che-più-bianchinon-si-può anni ’50 – le scintillanti torri disegnate da Frank R.
Paul. La MitoScienza inizia nel ’55 con la futuropoli «Brainville»,
nella quale il Jazz di Ra fornisce il materiale per «un affresco
spaziale del Domani Atonale».
Il Jazz diventa una piattaforma per le Narrazioni
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 260
Supersoniche, spazi di possibilità cosmopoliti: «In “Brainville”,
immagino una città i cui cittadini sono tutti intelligenti sia dal
punto di vista mentale che nei comportamenti. Ogni principio
adottato per il governo di questa città si basa sulla Scienza e sulla
Logica. I musicisti vengono chiamati Scienziati del Suono e
Artisti del Tono. Sì, Brainville è una città meravigliosa, ed è bello
immaginarla».
LO SPAZIO DI POSSIBILITÀ DEL PENSIERO PERIFERICO
Lo status impossibile di Sun Ra, il suo essere un alieno
extraterrestre, dischiude lo spazio di possibilità per una musica
del 3° Pianeta. Dal momento che ascolta la Terra dal di là dello
spazio profondo, la prospettiva che acquisisce è quella del
satellite – quel punto d’ascolto colto nel ’95 da Killah Priest
quando suggerisce che «la Terra è già nello spazio».185 Questa
prospettiva arkestrale, questa audizione extramondo operata
dalla Nave Spaziale Terra, spalanca lo spazio di possibilità della
testa: «ISTRUZIONI PER I POPOLI TERRESTRI. Dovete rendervi
conto che avete il diritto di amare la bellezza… Dovete imparare
ad ascoltare, perché ascoltando imparerete a vedere con l’occhio
della vostra mente. Sapete, la musica dipinge immagini che solo
l’occhio della mente può guardare. Aprite le vostre orecchie
cosicché potrete vedere con l’occhio della mente». Dopo Ra, la
musica diventa un Oggetto Audio Non Identificato.
Non avendo alcun modello, ci siamo dovuti inventare
il nostro linguaggio. Era basato sul suono.
Non era semplicemente qualcosa che potevi prendere
e manipolare fisicamente. Space is a place:
lo spazio è un luogo, e quindi dovevi pensare lo spazio.
Phil Cohran
SISTEMA OPERATIVO PER LA NAVE SPAZIALE TERRA
In quanto pilota-compositore dell’Arkestra, Ra è il capitano della
Nave Spaziale Terra – Destinazione Ignota. Il sintetizzatore
trasforma il produttore in un navigatore intento a muoversi in
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 261
uno spazio finzionale. Iannis Xenakis: «Con l’aiuto dei computer
elettronici il compositore diventa una specie di pilota: preme
pulsanti, inserisce coordinate, supervisiona i controlli di una
navicella cosmica che salpa nello spazio del suono, tra
costellazioni e galassie sonore che prima potevamo scrutare
solamente in sogno». L’Arkestra è questa «navicella cosmica che
salpa nello spazio del suono», l’astronave sonica che, dopo aver
lasciato Saturno, veleggia verso Plutonia, Nubia, Atlantide, in un
Viaggio Spaziale Intergalattico all’interno del Suono. Dopo
l’Arkestra arrivano gli audioveicoli dei ’70. La Black Ark di The
Upsetter, la Starship Africa dei Creation Rebel, la Mothership dei
Parliament, l’astronave-Moog disegnata nel ’74 da Robert
Springett per la copertina di Thrust di Herbie Hancock. Il
Futurista costruisce navicelle sonore concettuali, nuove arche
per l’esplorazione di mondi sonori ancora inascoltati.
DENTRO LA CORSA AL SYNTH
Chiunque controlli il sintetizzatore controlla il suono del
futuro – perché è così che viene evocato l’alieno. Nei ’70, Xenakis
ribattezza il sintetizzatore Sonotron. Ogni sintetizzatore è uno
strumento che emette particelle sonore e genera molecole
soniche, una macchina che trasmette forme d’onda e che spara
Raggi Sonici, EssR’ays.
Negli anni ’50, protosintetizzatori come il Theremin venivano
impiegati per evocare mostri e alieni. Ra si convertì
all’elettronica dopo aver ascoltato il suono soprannaturale del
Theremin nei film dell’orrore. Negli anni ’70 i metronomi
sintetici della disco venivano accusati di suonare automatici e
inumani, cloni di una forza robotica superiore.
Già entro la fine dei ’60, Ra è atterrato sulla luna-Moog. La
corsa allo spazio diventa la corsa al synth. Col Jazz Elettronico di
Herbie Hancock, Larry Young e soci, lo spazio diventa, da
sublime senza gravità 19esimo S, doccia poliritmospaziale. In
Space is the Place, un teenager domanda controvoglia: «Ci sono
bianchi lassù?».
Ra: «Stanno lavorando lassù… [esitante] oggi. Fanno frequenti
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 262
viaggi sulla luna. Noto che nessuno di voi è stato invitato. Come
pensate che esisterete? L’anno 2000 sta per arrivare».
La corsa al synth e la corsa allo spazio convergono secondo
progressioni armoniche che Ra sintetizza in processi di
propulsione sonotronica: Regolazione della Molteplicità, Sintesi
del
Riadattamento,
Teletrasporto
Isotopo,
Transmolecolarizzazione, Polarizzazione della Frequenza.
IL CONTINUUM TECNOLOGIA-MAGIA
Tradizionalmente, la scienza del 20° S sterilizza qualsiasi mito: il
mito comincia dove si ferma la scienza. Ma i mezzi di
registrazione agiscono come un’interfaccia tra scienza e mito.
Ogni medium dischiude un continuum che dalla tecnologia
porta alla magia e viceversa. Magia è solo un altro nome per un
futuro in quanto medium ancora sconosciuto, una logica
identificata sia da Arthur C. Clarke – «Qualunque tecnologia
sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia» – che da
Samuel R. Delany: «A livello della materia, la nostra tecnologia
sta diventando sempre più simile alla magia». La MitoScienza di
Ra estende il continuum tecnologia-magia nel suono. I concetti si
ammassano in MitoScienze sovrapposte, nuovi sistemi-mondo e
cosmologie parallele: «In effetti, quello a cui mi riferivo era
l’omniverso, vale a dire una molteplicità di universi».
Da Marconi a Tesla, da Moog a Ra, l’elettrificazione inaugura
un discontinuum tra tecnologia e magia. Perché un
discontinuum anziché un continuum? Perché la corrente
alternata trasmette per differenze e intervalli, anziché attraverso
i retaggi e le eredità. Da adesso in poi, la Musica Elettronica
diventa un discontinuum tecnologia-mito. La Cultura
Tradizionale lavora instancabile per polarizzare questo
discontinuum. La musica lo fa collassare in maniera deliberata,
confondendo
sfacciatamente
macchine
e
misticismo,
sistematizzando questo delirio critico in misteri informazionali.
IL COMPOSITORE È UNO SCIENZIATO DEL TONO
La musica è la scienza di suonare i sistemi nervosi umani
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orchestrando mix sensoriali di emozioni elettriche: una musica
di dissonanze interiori. Ra sente gli umani come strumenti,
generatori di suoni suonati dalla musica che ascoltano. Il ruolo
dello scienziato del tono è ingegnerizzare nuovi umani per
mezzo dell’elettronica. Nella sua poesia del ’91 I Am the
Instrument, Ra astrae la macchina del suono sotto forma di
macchina sociale: «Io sono uno strumento. Ma anche l’uomo è
uno strumento. Le persone sono uno strumento».
IL PUBBLICO È UN MEDIUM
La folla è uno strumento suonato dall’elettronica, e Ra è uno
strumento suonato dal Cosmo. L’elettronica sintetizza il pubblico
in uno stato nuovo. Onde sinusoidali passano attraverso il
medium del sintetizzatore, l’amplificazione viaggia attraverso gli
strumenti dell’Arkestra, e poi attraverso la folla e ancora
all’indietro, in un circuito sonotronico alternato. Le danze
corrispondono a costellazioni, ciascuna è un sistema di
posizionamento all’interno di un’astronomia navigazionale.
L’Arkestra è uno strumento di terapia tonale che trasmette
corrente emotiva per mezzo del pubblico.
SCIENZIATI MASSONICI NEL MONASTERO ARKESTRALE
Ark + Orchestra = Arkestra. Sun Ra era solito dire ai suoi
scienziati tonali che il loro compito non era tanto suonare,
quanto manipolare colori tonali. Loro colorizzano un nuovo
spettro emotivo, programmano sensazioni senza nome. La
disciplina è il motore dello Spazio. L’Arkestra è un’orchestra tutta
al maschile gestita come un Monastero Militare: «Quando
l’esercito vuole formare gli uomini li isola. È solo un caso che
questi siano musicisti – potresti dire che sono marines. Devono
conoscere tutto».
KONCETTI INTROPLANETARI
Ra usa l’elettronica per generare una cosmologia panteistica.
L’elettronica amplifica il vecchio sistema pitagorico secondo il
quale il cosmo è una corrispondenza di armonia e numeri. Astro
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Black Mythology del ’72 viene assemblato a partire da input
transcronici: Egitto, Nubia, Europa.
Il Genealogista delle Macchine Lewis Mumford preme il tasto
Control sulla cartella Archivio: «C’era bisogno solo di una cosa
per assemblare e polarizzare tutti i nuovi componenti della
megamacchina: la nascita del Dio Sole. E nel 16° S, con Keplero,
Tycho Brahe e Copernico a officiare il parto, il nuovo Dio Sole
vide la luce». Sulla copertina di The Heliocentric World of Sun Ra
Vol 2 del ’65, a fianco di Copernico, Galileo, Tycho Brahe e
Keplero, c’è un’immagine di Ra. Viaggiando indietro nel tempo e
piantando se stesso nel 16° S, Ra trasforma l’eliocentrismo
copernicano in un culto solare europeo. L’astronomia
rinascimentale diventa un rigoglioso ramo del culto degli dèi
egizio. I MitoSistemi egizi si impossessano dell’universo
cristiano, lo rapiscono. La loro cosmologia serve gli scopi di Ra.
POLIRITMIRINTI
Nella MitoScienza pitagorica, tutte le sfere sono in armonia. Con
Sun Ra, all’armonia si sostituisce il poliritmodedalo, che agisce
come un’astroterapia per i domini interiori della mente. La
tonomagia cosmica è quella che Rhythim is Rhythim/Derrick
May definirà più tardi un’armonia kao-tica: un’armonia tanto di
spade quanto di sfere.
IONOSFERA
«Astro Black» del ’72 usa l’elettronica come un’antenna per
sintonizzarsi nella ionosfera finché gli spettri sonori
dell’universo
non
diventano
udibili.
Le
tempeste
elettromagnetiche, le perturbazioni della ionosfera, l’effetto
doppler del lampo che si inarca nello spazio, che si infrange nel
campo geomagnetico, che genera rumore bianco – tutto questo
suono Cosmico viene materializzato dal Moog. Le trasmissioni
radio, i segnali satellitari, le frequenze pulsar, le emissioni
quasar: tutto viene trasmesso dal pannello di controllo del Moog
in uno tsunami interstellare.
«Astro Black» ti scaraventa nella burrasca e nello stridio dei
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fiati, intonati così in alto da diventare sirene d’emergenza nel
mezzo del panico. Il clarinetto basso diventa un serpente dalle
movenze sinistre. Il contrabbasso viene suonato con l’archetto,
producendo tessiture di bordoni che riflettono e mutano stormi
di sirene da nebbia e starnazzi di fagotto.
Il poliritmodedalo volatilizza la gravità zero della musica
spaziale tradizionale con la motilità perpetua e la complessità
fuori controllo del ritmo molecolare. Campi percussivi
distribuiscono il ritmo in una turbolenza che tutto fa slittare e
correre. Tanta agitazione è il prodotto di uno Spazio ripensato in
quanto poliritmo e paradosso: «Lo spazio è un luogo», suggeriva
il trombettista arkestrale Phil Cohran, «e quindi dovevi pensare
lo spazio».
PROPULSORI PER L’AUDIOVIAGGIO
Ogni strumento è una macchina del suono che trasmette energia.
Il Moog oscilla tra ronzii a onde corte e spruzzi di balena, tra
rumore bianco e pioggia di meteore, tra segnali di prova della
NASA e metalli che si schiantano, tra razzi che decollano e archi
che stridono. Gli strumenti elettronici sono propulsori per
l’audioviaggio: organi «per toni cosmici», organi «astrospaziali»,
organi «per il suono solare», flauti «gioviani».
Le percussioni sono generatori per il multitempo,
ritmoltiplicatori: tamburo «solare», rullante «cosmico», batteria
«del tono celeste», batteria «del drago», cassa «del tuono», gong
«a spirale», campane «del sole egizio», campane «solari», gong
«spaziali», arpa «solare». Le percussioni rimescolano il tempo e
transmolecolarizzano lo spazio. Per tutto Cosmic Tones for
Mental Therapy, la percussapella si trasforma in un labirinto.
BLACK TO COMM
In «Adventure Equation», i poliritmi riverberano in un dedalo
intricato, un’infida pioggia percussiva che ti costringe a sopperire
mentalmente con un ritmo stabile. Il ritmo si moltiplica e ti
spiazza, confonde lo spazio tra i suoni con le forme del suono. Ad
AutoCatalizzare il poliritmodedalo fu un registratore a nastro
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Ampex. Attirò nelle sue sabbie mobili Thomas «Bugs» Hunter, il
batterista-ingegnere del suono dell’Arkestra: «Stavo usando un
vecchio registratore Ampex modello 601 o 602… Aveva questa
cosa in cui potevi prendere l’output del nastro che avevi
registrato, e spedire la registrazione in un altro input. Una volta
ci stavo giochicchiando… e ottenni questo strano riverbero. Non
ero sicuro di cosa ne avrebbe pensato Sun Ra, ho pensato che si
sarebbe infuriato – e invece ne fu entusiasta. Lo lasciò a bocca
aperta! Modificando il volume dell’output mentre riproducevo il
nastro, potevo controllarne l’effetto, accelerarlo o rallentarlo,
farlo scomparie». In Space is the Place, una voce fuori campo
chiede: «Qual è il potere della tua macchina?». Stacco su Sun Ra
inquadrato su uno sfondo azzurro, mentre risponde: «La
musica».
Calmo, leggermente esitante, prosegue: «Questa musica fa
tutta parte di un altro domani. Parla di cose nere. Di vuoto, il
vuoto senza fine, la fossa senza fondo che ti circonda. È la musica
del Sole e delle Stelle. Siete tutti degli strumenti. A ognuno è
richiesto di suonare la sua parte in questa grande arkestra che è il
cosmo».
184. «It’s after the End of the World. Don’t you know that yet?»
185. «Earth is already in space»
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10. COSMOLOGIA DEL VOLUME
Il Medium per le Comunicazioni Cosmiche
è un Propulsore per l’Evoluzione: Alice Coltrane
Il pubblico per la tua arte non è ancora nato
Julian Schnabel a Jean Michel Basquiat
«È come riscrivere la Bibbia!». Per Rashied Ali la remixologia è
blasfemia. L’avversione di Ali per il remix che nel ’72 Alice
Coltrane opera su «Living Space» è un indice della reverenza che,
dopo la morte avvenuta nel ’67, pietrifica la reputazione e la
musica di John Coltrane in un singolo ammasso di santità
calcificata.
Il
Sonico
diventa
intrinsecamente
etico,
immediatamente morale.
La remixologia è blasfemia perché altera i nastri, derealizza il
tempo reale della Canzone. Ma il «Living Space Remix» resta
nondimeno un atto di devozione, un miracoloso mosaico di archi
cerimoniali, una processione astralizzata di bordoni per tambura
e campanelli. Tintinnii turbolenti sollevano ondate che si
dividono come il Mar Rosso; le arpe si increspano come la spuma
dei capodogli al largo dell’Arcipelago delle Galapagos; un sax
astringente geme come un maiale che viene infilzato.
LA REMIXOLOGIA È REINCARNAZIONE
Ogni album di Alice Coltrane intensifica il processo di
santificazione inaugurato da John. Per Alice, la remixologia non
è eresia ma reincarnazione, una tecnica di resurrezione nella
quale i suoni vengono rimaterializzati sotto forma di spiriti su
nastro. Nel ’72, Infinity amplifica un jazz finzionale in cui John
Coltrane rinasce come Ohnedaruth per suonare nella celestiale
sinfonia di spiriti di Alice. L’illustrazione interna mostra una
formazione che non è mai esistita, fantasmi elettrici che
intonano un jazz irreale nello spaziotempo a nastro. Le note di
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copertina sono firmate da John, ma si leggono Alice. Guardare
l’immagine della cover equivale a precipitare all’interno di una
vetrata frattalizzata composta da formazioni a spirale che si
annidano l’una all’interno dell’altra, iterazioni caleidoscopiche
tanto azzurre quanto il cielo madre.
Ohnedaruth [John Coltrane] si rifugiò in una città
di splendente luminosità situata vicino a un punto
nello spazio dove si erge un enorme colosso di tre mondi
Alice Coltrane
ELEVAZIONE ELETTRICA
Marshall McLuhan: «I canali elettrici di informazione hanno
l’effetto di ridurre [o elevare] le persone allo stato disincarnato
dell’informazione istantanea. Siamo trasportati elettronicamente
e fisicamente». Come nei casi di Bruce Lee, Diana, Elvis, Evita e
Malcolm X, «il media elettrico ha letteralmente convertito»
Coltrane in un angelo in studio.
Il
Jazz
Elettrico
riporta
Coltrane
sulla
Terra,
transmaterializzandolo sotto forma di informazione sonora. In
un processo che inizia col suo A Monastic Trio del ’68 – nel quale
John diventa una forza trane-sonica –, Alice ricorre al medium
del Jazz Cosmico per far evolvere artificialmente John in una
serie di Divinità Elettriche, passando per una successione di
nuovi universi vibrazionali.
Energia cosmico-atomica, la sostanza primordiale
di cui sono composti materia e spirito.
Alice Coltrane
TETRALOGIA GALATTICA‹ ›DEIFICAZIONE JAZZ
In Lord of Lords del ’72, penultimo titolo della sua Tetralogia Jazz
Galattica, Alice ribattezza John Sri Rama Ohnedaruth, dio il cui
nome significa Compassione Mondiale per l’Universo. John
viene sinteticamente spiritualizzato in una divinità dello studio:
«Prima dell’iniziazione in cui Ohnedaruth ricevette il nome di Sri
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Rama, il suo globulo astrale si manifestò nel mio essere perché lo
adoperassi appositamente nella musica. È lo stesso recipiente di
materiali densi, elementali e cosmici da lui usati quando viveva
sulla Terra, di cui non ha più bisogno visto che ora si muove e
lavora in un corpo etereo più leggero, più sottile».
Ai tempi di Lord of Lords, la stessa Coltrane è già diventata
Turiya Aparna. In copertina, il capo sprofonda all’indietro
nell’aureola dei suoi capelli, il volto estenuato dall’estasi della
creazione. È avvolta nello stesso caffettano che adorna lo studio.
Il Creatore dissolve l’ego perché il suo «abbraccio è così pieno
d’amore e la beatitudine che emana così estrema, che il corpo
umano non può resistergli in nessun modo…».
La Sunship, la nave solare di Coltrane, è spazionaufragata
nello spazio interstellare. In «Andromeda’s Suffering», Alice
Coltrane abbandona lo spazio interstellare per raggiungere il
cosmo metagalattico: «Andromeda è una supergalassia
nell’Universo i cui raggi si estendono due miliardi di volte più
luminosi e profondi della luce proveniente dal sole del nostro
sistema solare. Nel cosmo metagalattico, la possente Andromeda
è il cuore celestiale ed etereo nel grande Corpo cosmico del
Signore. Dentro questa magnifica superstruttura di stelle a
spirale, ogni giorno la sofferenza e i dolori dell’umanità bruciano
luminosi fino a consumarsi, e sono profondamente sentiti dal
cuore del buon Signore».
ORCHESTRAZIONE CELESTIALE
Per quanto sia il disco più debole della Tetralogia, Lord of Lords è
quello dagli arrangiamenti più sfarzosi. Alice dirige una sezione
d’archi a 24 elementi e suona l’organo, l’arpa, i timpani. Corde
celestiali saturano il campo sonoro: Stravinsky viene in visita
dall’aldilà, e regala estratti da L’uccello di fuoco.
World Galaxy del ’71, il secondo album della Tetralogia
Galattica attribuito ad Alice Coltrane with Strings, trasmuta il
jazz in una sinfonia celeste. Gli arrangiamenti d’archi ti
sprofondano in un che di colossale, di arcaico, di cerimoniale. Il
suo guru Swami Satchadinanda recita i versi «Love is a Sacred
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Word», introducendo un remix di «A Love Supreme» che in 9
minuti e 58 secondi comprime Cosmic Jazz, feedback di organo
solare, arpe a valanga, accenti insinuanti di tambura, piogge di
percussioni e batteria heavy rock.
«Galaxy Around Oludumare» lascia intendere che l’energia
elettrica di John‹ ›Oludumare sia ora un Sole elettrico attorno al
quale ruota una galassia. «Galaxy in Turiya» e «Galaxy in
Satchadananda» espandono l’energia di Alice‹ ›Turiya e dello
Swami all’interno di stelle che contengono galassie,
supernebulose nelle quali le stesse galassie ruotano.
CAMPO DI ENERGIA TRANSONICA
È in Universal Consciousness del ’71, primo album della
Tetralogia, che Alice rinomina se stessa Turiya Aparna. Nelle
note di copertina ringrazia Dio per il suo «straordinario potere
transonico e atmosferico che ha fatto sorgere illuminanti mondi
sonori negli eteri di questo universo». Il transonico è il livello
superiore al supersonico, il più vicino alla velocità del suono.
Qui il jazz viene transmolecolarizzato in una musica Cosmica
che «abbraccia il pensiero cosmico come un emblema» di quello
che John aveva chiamato Suono Universale. Dopo la Fase 1 – la
Energy Music di Coltrane –, e la Fase 2 – le teorie sul Suono
Universale –, Universal Consciousness inaugura la Fase 3 del
pensiero cosmico.
TRASMETTITORE TAMBURA
Per Alice, il suono del tambura «richiama l’armonia delle sfere»;
ma ad ascoltarlo adesso, emette un bordone simile a quello di un
trapano intento a vibrare dentro una zona ad alta radioattività.
L’armonia universale non suscita tranquillità, ma dolore. Su «Sita
Ram», il tambura di Tulsi è un filo sottile di suono che si
introduce nell’orecchio, una sega elettrica che emette
ultrafrequenze acute, raggi di Op Art amplificata come in Phase,
il quadro di Bridget Riley del ’62.
La copertina interna raffigura Alice Coltrane con le gambe
incrociate, le braccia distese in meditazione, un’antenna
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satellitare umana pronta alla ricezione. Amplificato, il tambura è
un diapason che sintonizza il suo ensemble in un universo di
armonia sferica. Solarizzata dal fotografo Philip Melnick, Alice
Coltrane viene inondata da corone di luce fiammeggiante da lei
stessa trasmesse. La sua afro arde in una supernova d’argento.
Lei è un vettore, un’ulteriore esplorazione della Terra.
Ameer Baraka
LA CONCETTOTECNICA DELLA TECNOLOGIA PRIMAURALE
Con Alice Coltrane, il compositore jazz diventa un trasmettitore
elettrico. Nella sua Tetralogia Galattica, registrare diventa una
tecnologia primaurale. Il cosmo è un’infinità di vibrazioni che
riverberano in eterno. L’universo comincia nel suono. Di
conseguenza, nuovi propulsori del suono possono amplificare
nuovi universi in risonanza. I sistemi di telecomunicazione a
distanza intensificano il presentimento di una Rivelazione
imminente. Amplificazione più orchestrazione = medium di
comunicazione cosmica. Il Jazz Galattico è una parabola
satellitare, un sistema di navigazione per la ricezione e
trasmissione di energie. Diventa un Motore Evolutivo che
domina il suo creatore e fabbrica anime elettroniche. Ogni album
oltrepassa una soglia del transonico, dell’eterico, dell’universalecosmico, del galattico, del metagalattico.
ASCENSIONE NELL’ASTRO JAZZ
Più che un aggiornamento delle archetipiche partiture
hollywoodiane degli anni ’50, l’impressionante brano che dà il
titolo a Universal Consciousness ne è la versione arcaizzata. Archi
celesti investono il sublime biblico di una solennità improvvisa.
Come un accento del Bronx nella Betlemme a.C., ti anacronizza.
L’epica biblica a tutto schermo dei ’50 viene modulata in toni
Bollywoodiani.
Coltrane trasforma l’organo in un generatore solare. Il suo
strumento principale è la pedaliera dell’organo stesso, dal quale
provengono cascate di feedback che suonano come angeli in
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fiamme.
L’organo elettrificato ti inonda di un senso di solennità
cerimoniale – una marcia regale per cavalieri ondeggianti. In
«Hare Krishna», Coltrane lavora sul pedale del basso fino a che
l’organo non ronza come una centrale elettrica sottolivello. «Wars
of Armageddon» erige una torre di dub lungo la quale si
infrangono vampate distorte, mentre «The Ankh of Amen Ra»
sorregge strati solari attraverso i quali il fuzz divampa e sfarfalla.
Su Universal Consciousness il jazz diventa turbolenza, accordi
stratosferici di organo che spalancano orizzonti nell’orecchio,
distendono la linea del sole fino alle nuvole. I violini, le arpe, le
percussioni – tutto viene risucchiato verso l’alto, avviluppando la
calma in un improvviso tsunami. «Om Allah» si apre con un
duetto alla My Fair Lady tra violino e contrabasso calante
suonato con l’archetto. Coltrane usa la pedaliera dell’organo per
prolungare un bordone di basso radioattivo che esplode in
raffiche di funk inquieto.
L’amplificazione espande lo spettro della tranquillità. Questi
ritmi sono pennellate in movimento rotatorio, sonagli a vento,
intermittenze di piatti luccicanti.
LA MUSICA COSMICA È UN SISTEMA MISTICO
Col primo disco pubblicato dopo la morte di John, A Monastic
Trio del ’68 – quando Alice lo ribattezza immediatamente
Ohnedaruth il Mistico –, il jazz evapora nella quiete acustica a
base di arpa, batteria e basso di «Oceanic Beloved» e «Atomic
Peace». I ritmi e le delicate cadenze di «Atomic Peace» sono il
postumo della furiosa tempesta di «The Sun», incisa da John nel
’66 e poi contenuta nell’album collaborativo Cosmic Music.
La copertina interna di Cosmic Music mostra un’immagine di
John schiacciata su una raffigurazione in negativo del pianeta.
«Lui ha sempre percepito che il suono fosse la prima
manifestazione della creazione, prima della musica», spiega
Alice Coltrane nel ’68, sulle note di copertina dell’esordio A
Monastic Trio. «Stava facendo qualcosa su una mappa che aveva
disegnato – una sorta di globo – ricavandone delle proporzioni,
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delle costruzioni modali. La carta che John disegnò era una
mappa musicale coi 12 toni corrispondenti ai 12 segni zodiacali».
Sto cercando un suono universale
John Coltrane
MISTICISMO NUCLEARE
Affinché il jazz evolva in Suono Universale, serve che diventi una
scienza elementare. Una volta ridotto il jazz in atomi di materia
sonora, il Suono Universale sarà in grado di sfruttare l’impatto
degli atomi che si scindono. John Coltrane è quello che i Techno
Animal chiamano il Grande Acceleratore di Particelle. Sulla
copertina di Cosmic Music, John è intento a scrutare da un
pianeta devastato. Il lato destro della copertina pieghevole
disegnata da Byron Goto lo mostra in modalità Meditatore
pensoso, circondato da una troposfera composta da funghi
atomici, Martin Luther King, figure solarizzate in abito elegante,
volti argentei invertiti come ombre di Nagasaki. Sull’altro lato c’è
una svastica politeista che riunisce divinità buddhiste, islamiche
e cristiane. Sul retro c’è una sfera solare, il suo centro di un rosso
numinoso. Dopo l’esplosione planetaria, «Atomic Peace» da
Monastic Trio è come il silenzio che cala sulle città bombardate,
la calma di una rovina rasa al suolo. Alice pronostica un Sublime
Nucleare: «Agogno il giorno in cui tutta la musica, tutte le fasi
della musica nei loro differenti nomi e forme saranno trasmutate
e sublimate».
La morte nucleare ci restituisce una mitologia
a livello universale, promuove un nuovo umanesimo
fondato sulla distruzione.
Sylvere Lotringer
IL JAZZ DURANTE LA PAX ATOMICA
Nel ’65, Ascension [Version 1] di John Coltrane è Jazz dell’Era
Atomica – un’esplosione controllata, una detonazione atomica
prolungata e intensificata su 2 lati. Tanto straziante quanto il
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pensiero della pelle scorticata viva dalla fiammata di ritorno
della bomba di Nagasaki, più che ascoltato va affrontato. Come
ha evidenziato A.B. Spellman, questo «plesso di voci» è
progettato «per esaurire le riserve spirituali del pubblico» finchè
«il tuo sistema nervoso non è stato dissezionato, revisionato e
riassemblato».
Al quarto minuto del Lato 2, blocchi di suono si polverizzano a
vicenda, ammassando picchi di energia. Sulle note di copertina
di Ascension, Archie Shepp teorizza l’incursione in un campo di
energia unificato: «La maggior parte dell’esecuzione ha a che
vedere con l’energia e il suono. Miles è riuscito a creare l’effetto di
insieme utilizzando i modi. John gli ha dato la dimensione
energetica e ha creato i blocchi sonori».
Una materia sonora tonante viene rimestata e trascinata da
esplosioni di piatti che si assestano nella fase plateau di un
nuovo stato psicoaffettivo. Shepp tratteggiò un’analogia con
«quello che fanno gli artisti dell’action painting, perché crea
diverse superfici di colore che penetrano l’una nell’altra, crea
tensioni e controtensioni, e molteplici campi di energia».
Trasformare il jazz in Energy Music implica l’esplorazione di
«trame piuttosto che la fabbricazione di un’unità organizzativa.
Si sente specialmente nel modo in cui i sassofoni vanno a caccia
del suono fino a esplorare le possibilità del suono stesso».
Raddoppiando tutti i fiati, la John Coltrane Orchestra – coi
suoi 3 sax tenori, i 2 sassofoni contralto, le 2 trombe, i 2 bassi, la
batteria, il piano – amplifica il jazz fino a farlo diventare una nave
solare alimentata dal motore idraulico dell’energia polmonare.
Come immediatamente notato da Ben Sidran, «nelle note di
copertina di A Love Supreme, l’enfasi posta da Coltrane sulla
forza interiore» diventa un’energetica del suono, «una teoria
complessa sull’energia dell’esecuzione» concettualizzata da
Shepp e Pharoah Sanders.
Le impennate sovraccariche di Ascension, come quelle di
Ornette Coleman in Free Jazz o di Egyptian Empire in «The
Horn», si accumulano verso l’alto quando i fiati si sincronizzano
all’unisono in uno sbalzo di tensione, fumi di scarico che
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eruttano da un razzo colossale mentre si inclina in aria come una
città verticale. La Energy Music comporta un risveglio globale:
«Li portiamo con noi. Ci stiamo preparando a decollare e a
risvegliare questa gente».
Il volume delle doppie percussioni li ha attirati in campi di
energia, risucchiando le riserve spirituali intuite da Spellman,
rilasciando la tensione attraverso una contro-tensione,
esondando gli argini distaccati del cool fino a quando a sgorgare
non è l’emozione. Come disse a Sidran un batterista di Energy
Music, «Stiamo arrivando al punto in cui possiamo far ridere,
piangere o urlare il pubblico». La musica di Sanders riusciva
addirittura a produrre un «campo di energia» in grado di far
levitare il batterista, dandogli la sensazione che si stesse librando
a «quindici centimetri dal pavimento». Una volta detonata nelle
condizioni controllate della tua stanza, la Energy Music è una
bomba di mente, corpo e anima capace di fondere la tua corazza
psichica.
Kiyoshi Koyama: Che cosa ti piacerebbe essere
da qui a dieci anni?
Coltrane: Vorrei essere un santo.
Computer Liquido Coltrane: John Coltrane
L’amplificazione è sacra, l’energia verticale del santo rumore.
Come ha osservato Sidran, «Quando John Coltrane suonava,
pregava». Coltrane percepisce il jazz come un mezzo di
comunicazione tonale. Sidran si rende conto che questo implica
una nuova coscienza jazz, nella quale il sax diventa «uno
strumento con cui si possono creare gli iniziali pattern cognitivi
capaci di cambiare il pensiero delle persone».
Nel ’65 Coltrane ascolta John Gilmore dell’Arkestra, incontra
Ra, in autunno prende l’LSD 25. Dopodiché dichiara: «Ho
percepito l’interrelazione di tutte le forme viventi», condensando
in un colpo solo la spiegazione fornita da Manuel De Landa sui
processi neurochimici dell’LSD: «Quando sei sotto trip liquefai le
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strutture nel tuo cervello, le strutture linguistiche, le strutture
intenzionali. Assumono una consistenza meno viscosa e il tuo
cervello diventa un supercomputer. L’informazione erompe nel
cervello, e ti fa sentire come se stessi ricevendo una rivelazione.
Ma nessuno ti sta rivelando niente. È solo autorganizzazione. Sta
succedendo da sé».
VOLUME + LSD = ENERGY MUSIC
Se il Suono è Mistero, allora il Volume è Sacro e il Rumore è uno
Stato di Grazia. Su Om di John del ’65, questa equazione lisergica
amplificata genera la Energy Music, la frequenza impiegata da
Coltrane per sintonizzarsi sullo stato Om: «Om» è il codice
d’accesso indù per l’origine sonora dell’universo.
L’impeto multifonico di Coltrane richiedeva cicli respiratori
sovrumani. Om pompa il respiro su dal diaframma in
un’autoinspirazione che trasforma il corpo in una camera di
risonanza umana. Il gruppo diventa un medium dell’Om che
intona i versi del Bhagavadgita: «E le offerte rivolte ai Fantasmi
del Padre, il Mantra, il Burro Chiarificato, Io sono colui che rende
a ciascuno i frutti delle sue azioni, Io, l’Oblazione e Io la Fiamma,
Io rendo tutte le cose pure, Io sono Ohm, Ohmm Ohmm».186
O*HM SWEET O*HM
Per Coltrane, Om è una serenata all’Ohm. La John Coltrane
Orchestra è un generatore sonospirituale, una centrale elettrica
che trasmette energia Om. Come ribadisce il suo discepolo
Sanders, «è la parola più potente nell’universo. Significa Dio,
significa pace, significa l’inizio delle cose». Il microfono
ravvicinato espande l’intero spettro del rumore nella quiete del
jazz meditazionale, che crepita con l’arcaismo istantaneo del
suono primaurale: i toni fuggevoli delle campane cinesi, dei
legnetti, dei piatti sussurranti – una calma desolata.
Sei dentro la tempesta, aggredito da sassate di SonoMateria.
Al minuto 10:30, l’Orchestra intona «Om, Om» in una
disperazione confusa, come se stesse affogando. A 12:33, un sax
inquietante echeggia un tremolo alla Sun Ra. A 15:07, suoni gravi:
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una trama illocalizzabile piomba in picchiata e ruzzola proprio
come i calabroni di uno dei sintetizzatori di Ra. Archi che
sfregano sui violini, bisticci e baruffe, tensione che monta come
ondate che si contraggono e distendono finché non ti senti
astralizzato. Al canto finale, tutte le voci sono esauste, gutturali.
LA PSICOTECNICA DELLA ENERGY MUSIC
Con la Trilogia di Energy Music composta nel ’65 da Om,
Ascension e Kulu Sé Mama, John Coltrane ingegnerizza il Design
Sonico per l’Afronauta e per l’hippie. La Psicotecnica della
Energy Music funziona attraverso il circuito neurale
diagrammato da Ben Sidran per visualizzare il modo in cui il
futuro viene percepito: «Il senso del tempo generato da Coltrane
dava forma a un nuovo tipo di tensione che non si risolveva né a
fine battuta né dove più te l’aspettavi. Questo di conseguenza
produceva nuove aspettative nell’ascoltatore, e i musicisti
iniziarono ad associare questa nuova sensazione alla “libertà”».
Domani, ogni Afronauta e ogni hippie si sveglieranno al Suono
Universale.
In Kulu Sé Mama i rulli di tamburi, i rigagnoli percussivi, le
campane e i piatti spazzolati trasmettono una tintinnabulazione
sacra.
Al minuto 13:14, il sax suona un refrain di 2 note desolato e
moribondo. Juno Lewis intona: «So we sang this meee-loooo
deee»,187 strascicando le vocali e trasformandolo in un canto
centroafricano immaginario. Sanders e Coltrane mandano il sax
tenore al massimo dei giri, raggiungendo un punto a 7:55 in cui il
suono riarde, bolle, diventa una gigantesca nave solare a vapore
intenta a sollevare in decollo la sua massa terrificante.
Il clarinetto basso si insinua con note serpentine, mentre il
suono dei 2 bassi echeggia i sintetizzatori di Sun Ra. In questo
effetto metamorfico, il contrabbassista Art Davis ha sentito altro:
«Ho sempre pensato che l’utilizzo di due bassi suonasse come un
tamburo ad acqua africano, come il bordone di un tambura
indiano. Qualche volta suonavamo più come due membri di un
quartetto d’archi che come bassisti».
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 278
Sparare al Sole con un Sestante in Miniatura:
Pharoah Sanders
ALLINEAMENTO NAVIGAZIONALE
Con l’apocalittica sentenza in 30 minuti di «Out of this World» da
Live in Seattle del ’66 e l’implacabile monotonia di «Saturn, Mars,
Venus e Jupiter» da Interstellar Space del ’67, John Coltrane
riattiva una predestinazione astrologica. La Energy Music
diventa il Suono Universale che rende udibile l’ordine cosmico e
preascolta il grande disegno generale – il masterplan – in un atto
di chiaroveggenza aurale, o chiaroudenza.
COSCIENZA ASTROLOGICA
L’astrologia presuppone un’interfaccia umano‹ ›cosmica, una
connessione remota tra uomo e segno zodiacale. Il Suono
Universale necessita del sistema operativo progettato da Coltrane
nella sua carta astrologico-musicale, in cui «i 12 toni
corrispondono ai 12 segni zodiacali». L’astrologia è un sistema
profetico a distanza che fa collassare passato e presente, una
tecnologia arcaica rediviva capace di regalare al suo codificatore
capacità profetiche.
Le costellazioni preprogrammano il futuro. Le tracce
astrologiche di Sanders – «Sun in Aquarius [Part 1 & Part 2]»,
«Capricorn Rising» – danno la sensazione di enormi corpi
planetari che si spostano lentamente in una congiunzione
fatidica. L’album di Sanders si lascia alle spalle la nave solare per
intraprendere un viaggio astrale.
Per Alice Coltrane e Sanders il futuro, il presente e il passato
non esistono. La storia viene immediatamente divorata dal
tempo primaurale al di là della cronologia. Il domani è un
momento nel disegno generale, un progetto per la vita che si
rivela nel presente quando suoni la traccia.
AMPIEZZA ALLAH
Il volume è una forza energetica, un circuito di vibrazione
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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spirituale che incanala l’ordine universale, amplifica il
programma cosmico da cui l’umano è manovrato. In «The
Creator Has a Master Plan», Sanders è il segretario degli spiriti,
l’umile trasmettitore di questa energia; in «Let Us Go into the
House of the Lord», è un discepolo reverenziale. Un respiro in
forma di preghiera conduce all’orazione Islamasonica di «Hum
Allah – Hum Allah, Hum Allah». «In ogni canto rituale c’è quel
beat lento, che cerca di chiamare gli Dèi», spiega un fedele di
Sanders a Val Wilmer. «Non c’è fretta. È un processo lento, come
essere in preghiera». Stando a uno dei componenti del suo
gruppo, quando Sanders suonava «aveva un’aureola».
INTERFACCIA ZODIACALE
Il jazz diventa uno zodiaco amplificato, un generatore di energia
che ti allinea in una tricotomia stellare composta da umano,
suono e segno astrale. Alice Coltrane e Sanders suonano al ritmo
dell’universo accordandosi con costellazioni celesti trasposte in
ritmi e intervalli. Lo stato di «coscienza universale», la Universal
Consciousness di Alice, si materializza quando il pubblico viene
armonizzato dall’universo elettrico. L’elettrificazione, i toni e gli
arrangiamenti indiani convergono sul jazz finché non diventa un
diagramma a circuito cosmico. L’Astro jazz è una nave solare
sulla quale a viaggiare è il compositore-marinaio delle stelle.
UMANI IN STATO DI ALTA ENERGIA
Sun Ra, Alice Coltrane e Pharoah Sanders danno tutti vita a un
nuovo soggetto Africano‹ ›Americano, l’umano primaurale. La
sacra creatura di Black Unity di Sanders, di Astro Black di Ra, di
Blacknuss e «Black Mystery Has Been Revealed» di Roland Kirk,
vive in un mondo dove tensione mentale e torsione muscolare si
dissolvono in una confluenza di differenti fedi ad alta fedeltà.
«Black Mystery Has Been Revealed» è una rappresentazione
sacra per basso in punta di piedi e frammenti di nastro:
«AaaHAAa… Il caso delle Misteriose Note Nere… Che per anni e
anni sono state rubate» [Gli archi mulinano come lo svolazzo di un
sipario che si apre] «Ascoltate… con tutta la vostra forza.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 280
Ascoltate!».188 [Una bottiglia si spacca.]
Kensington: Kilburn: Northampton: Brook Green: Bethnal Green
1 novembre 1995 13:15 – 1 giugno 1997 01:49
186.
«And the offerings made to the Ghosts of the Father, the Mantra, the
Clarified Butter, I am he who awards to each the fruit of his actions, I, the
Oblation and I the flame, I make all things clean, I am Ohm, Ohmm Ohmm»
187. «Così cantammo questa meee-loooo-diiia»
188. «AaaHAAa… The case of the Mystery Black Notes… that have been stolen
for years and years. Just listen… with all your might. Listen!»
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
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A. MOTION CAPTURE
(INTERVISTA)
Il termine Afrofuturismo viene dal libro di Mark Dery del ’93, ma
la traiettoria inizia con Mark Sinker. Nel 1992, Sinker comincia a
scrivere di Fantascienza Nera; questo perché era appena stato
negli Stati Uniti, dove Greg Tate stava ragionando molto
sull’interfaccia tra fantascienza e Musica Nera. Tate aveva scritto
un articolo intitolato «Yo Hermeneutics» in cui recensiva Rap
Attack di David Toop assieme a un libro di Houston Baker; fu uno
dei primi pezzi a ragionare sulla fanta/scienza della musica nera
tecnologica. Ad ogni modo, Mark andò lì, parlò con Greg, ripartì,
e iniziò a scrivere di Black Science Fiction. Firmò un grosso pezzo
su The Wire, un pionieristico saggio sulla Fantascienza Nera in
cui poneva questa domanda: «Cosa significa essere umani?». In
altre parole, Mark proponeva una correlazione fra Blade Runner e
schiavitù, tra l’idea di abduzione aliena e gli eventi reali dello
schiavismo. Fu una cosa straordinaria, perché appena lo lessi
pensai mio Dio, apre così tante strade. Puoi mettere assieme tutte
queste cose; fantascienza e musica, sono la stessa cosa. E da lì,
era praticamente andata. Il termine era venuto fuori, e diverse
persone iniziarono a usarlo in differenti modi. Dery, via Greg
Tate, iniziò a farlo nel ’93, ma non aveva idea che a Londra ci
fosse qualcuno intento a seguire la stessa strada.
Più brillante del Sole è tante cose assieme. Prima di tutto, in
termini semplici, è uno studio sulle visioni del futuro nella
musica che va da Sun Ra ai 4 Hero. Uno dei suoi filoni principali
è la cosiddetta Breakbeat Science, e la scienza del Breakbeat, per
come la vedo, è quando Grandmaster Flash e DJ Kool Herc e tutti
gli altri ragazzi isolano il Breakbeat, quando letteralmente
puntano sul momento del disco in cui melodia e armonia
scompaiono, mentre beat, basso e batteria vanno avanti. Isolando
questo istante hanno attivato una specie di elettricità, rendendo
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 282
il beat portatile mediante l’estrazione del beat stesso. Io lo
chiamo Motion Capture: in pellicole come Jurassic Park e tutti i
vari kolossal animatronici, il Motion Capture è il dispositivo
attraverso il quale il corpo umano viene sintetizzato e
virtualizzato. Mettono un tizio a ballare lentamente, e a ogni
articolazione fissano delle luci. Mappano tutto su un’interfaccia
ed è fatta. Hai letteralmente catturato il movimento di un essere
umano – adesso puoi procedere a virtualizzarlo. Penso che Flash
e gli altri abbiano fatto questo col beat. Hanno preso un
potenziale beat che pure stava lì da sempre, l’hanno reciso dal
propulsore funk e l’hanno materializzato come una semplice
porzione di vinile che poteva essere ripetuta. Hanno così attivato
il potenziale materiale del break, che per molto tempo è rimasto
dormiente. E io seguo quello, l’isolamento del Breakbeat, e lo
faccio attraverso differenti sfere. Attraverso Grandmaster Flash e
l’invenzione della skratchadelia.
Quando lo scratching comparve per la prima volta, all’inizio la
gente pensò che fosse una semplice trovata a effetto, poi prese a
considerarlo un effetto interessante. Se poi leggi nei libri, quando
si parla di skratchadelia o di scratch del vinile, trovi perlopiù
descrizioni sulle qualità percussive dello sfregamento ritmico del
vinile, la cui funzione è accompagnare il resto della canzone. E a
partire da quello, il vinile viene riletto in termini di processo
ritmico, di vario tipo. Solo che non si tratta di un processo
ritmico. Si tratta di un nuovo effetto texturale. Non ci sono
paralleli per lo scratch; prima di venire impiegato in maniera
tanto incredibile, non è nemmeno mai esistito. Lo scratching
assomiglia più a una sequenza di trasformazione, a un
corrispettivo audio di La cosa o Un lupo mannaro americano a
Londra: un uomo si trasforma in lupo mannaro, e appena prima
che diventi definitivamente un lupo mannaro ecco che intravedi
un ultimo bagliore umano, che subito si dissolve. È questo che fa
la skratchadelia. È questo mix instabile di voce e vinile. È un
nuovo effetto texturale, un trameffetto. Si potrebbe dire che la
voce abbia sfasato in un suono nuovo. Quindi seguo la
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 283
skratchadelia che da Grandmaster Flash mi porta alla Electro,
assieme a un altro gruppo che si fa chiamare Knights of the
Turntable. E la seguo ancora attraverso Goldie e i 4 Hero, specie
in termini di graffiti, in termini di involuzione Breakbeat nel
Wildstyle. Perché il Wildstyle è come un linguaggio crittografico:
la singola lettera diventa un ambiente tipografico in cui puoi
entrare. Osservi il Wildstyle, ed è come una ginnastica percettiva.
E poi tra graffiti e break esiste un’interfaccia bella grossa. Dice
Goldie: «I miei beat sono scolpiti in 4D, in 4 dimensioni». Allo
stesso modo, c’era questo famoso graffitaro di nome Kaze 2 che
nell’89 già parlava del passo successivo al Wildstyle. Il Wildstyle
era 3D, ma Kaze 2 parlava di 5 dimensioni, parlava di Computer
Style. Diceva: «Nel mio lavoro pratico il Computer Style, opero la
scala pentadimensionale a fasi parallele». Dritto da Escher.
Quindi seguo la scienza del Breakbeat da questo isolamento del
DNA ritmico fino alla sua Escherizzazione, fino al suo momento
di involuzione – e da lì arrivo al Drum’n’Bass dove naturalmente,
visto che i beat sono digitalizzati, è l’informazione a essere
manipolata. Seguo la scienza del Breakbeat, la seguo fino al
termine delle tracce di gente tipo i 4 Hero, finisco su Parallel
Universe, dove l’enfasi e l’attenzione cadono sulla scienza nel
Breakbeat. E a proposito di scienza del Breakbeat, del modo in
cui la scienza viene usata nella musica in generale, mi accorgo
che la scienza è sempre impiegata come scienza dalla sensazione
intensificata. Nelle 2 culture classiche della società ufficiale, la
scienza è ancora la scienza che succhia via il sangue dalla vita e
che tutto viviseziona. Ma nella musica non è mai stato così;
appena senti la parola scienza, sai già che sei lì per sperimentare
un’intensificazione della sensazione. Da questo punto di vista, la
parola scienza rimanda a una scienza per l’ingegneria sensoriale
– ed è questo che Parallel Universe annuncia. Quando ti trovi
davanti tracce come «Sunspots» o «Wrinkles in Time», quando i
titoli significano «macchie solari» e «increspature nel tempo»,
significa che questi sono i punti in cui le leggi della gravità, dello
spazio e del tempo collassano, e contemporaneamente significa
che, quando entri in queste zone, a collassare è il ritmo. E infatti
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 284
arriva uno come Goldie che se ne esce con Timeless, e Timeless
ovviamente non si riferisce ad altro che al loop infinito del
Breakbeat, a cui Goldie cerca di connettersi.
Poi c’è la synth race, quella corsa ai sintetizzatori/razza sintetica
che è la Techno – un’intera interfaccia tra i ragazzi di Detroit e
quello che chiamo l’Orecchio d’Importazione. Sono tizi che
ascoltano roba che proviene dall’Europa, dall’Inghilterra –
rivolgono l’orecchio alla bianchezza dei sintetizzatori e la usano
perché quel suono li aliena, li trasforma in alieni nel loro stesso
paese. Eccolo il segreto dietro tutti i primi dischi di Detroit. Tutti
questi personaggi – Model 500, Cybotron – hanno tutti questi
falsi accenti britannici in stile A Flock of Seagulls. Perché? Perché
vogliono essere alieni in America. Come ci riescono? Cantando
come i ragazzini bianchi inglesi del New Romantic. L’idea è che
la musica bianca sia esotica per le orecchie di un nero americano.
Il tentativo è quello di dirottare lo sguardo esotista sugli inglesi,
di ridirigerlo su di loro – e questa è una parte del processo. L’altra
parte del processo è che la Techno arrivò senza il marchio
registrato dei media UK – senza cioè le tradizionali fasi attraverso
cui era l’America a inventare una musica nuova, che poi veniva
imbastardita, mixata e remixata tra Inghilterra ed Europa, per
essere poi rispedita indietro. Lì fu il contrario; in questo caso era
l’America che imbastardiva, prendendo la musica inglese e
facendoci cose strane. Da qui l’imbarazzo dei giornalisti inglesi
che volavano fino a Detroit per chiedere «da dove viene questa
musica?», solo per scoprire che quella musica proveniva da dove
loro stessi erano appena arrivati, solo per scoprire che l’origine
erano loro. È il primo, esplicito caso in cui l’origine è la musica
bianca, e gli adulteri imbastarditori sono i musicisti neri
americani. In questo senso, la Techno è una completa inversione
del classico mito rock in cui i Rolling Stones rubano il blues da
Muddy Waters. Nella Techno, l’inversione è totale. Il blues del
Delta è una centrale elettrica tedesca. Il posto in cui tutto
comincia sono i Kraftwerk. Nella Techno, i Depeche Mode sono
come Leadbelly. Gli A Flock of Seagulls sono come Blind Lemon
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 285
Jefferson. Quindi l’Europa e la bianchezza in generale diventano
l’origine. I neri americani invece sono sintetici. Nella Techno, la
chiave è sintetizzare te stesso in un nuovo alieno americano.
Perciò guardo alla synth race attraverso i suoi vari sviluppi – per
esempio, una cosa di cui parlo è il Lato Oscuro di Detroit, il suo
darkside. In particolare, mi unisco alla Underground Resistance,
che ha sviluppato una guerra intera, un assalto militare
completo, una cinestetica totale della battaglia basata sulle uscite
dei loro singoli. Ogni suo singolo diventa un missile lanciato
nella guerra contro i programmatori.
Ma il punto principale è il mio tentativo di mettere in risalto
quella che chiamo la Fantasonica dei dischi, che è l’intera serie di
elementi che entrano in azione non appena hai una musica non
verbale, priva di parole. Quando la musica non contempla parole,
allora tutto il resto diventa più cruciale: l’etichetta, la copertina,
l’immagine di copertina, l’immagine sul retro, i titoli. Tutti
questi ingredienti si trasformano nei trampolini di lancio per il
tuo percorso nella musica, o per il modo con cui la musica ti
cattura e ti rapisce nel suo mondo. Queste cose diventano
davvero importanti. Molte delle fonti del libro provengono dalle
note di copertina, che sono la cosa principale. Una buona parte
del libro riguarda gli illustratori, gli artisti che hanno disegnato le
copertine per Miles Davis – tale Mati Klarwein – oppure questo
Robert Springett che negli anni ’70 ha fatto le copertine per i
primi album di Herbie Hancock. Interfacce differenti tra
Fantasoniche diverse, tra titolo e musica. Diceva Hendrix:
«Quello che faccio è dipingere col suono». Puoi dire lo stesso al
contrario a proposito delle copertine. La ragione per cui le
illustrazioni in copertina ti catturano è perché suonano coi
dipinti. Se ascolti le copertine, puoi immaginarle come strane
visioni evocate dalla musica. È parecchio strano.
Parte della questione è rovesciare i tradizionali racconti sulla
Musica Nera. Di solito, o sono racconti autobiografici e biografici,
o sono analisi pesantemente politiche e sociali. Il mio obiettivo è
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 286
sospendere tutto questo, fare piazza pulita – dopodiché, nello
shock di queste assenze, metterci dentro tutto il resto, metterci
questo immenso mondo rivelato da una micropercezione del
materiale vinilico in quanto tale. Nella maggior parte dei
racconti, quello che subito succede è che la gente guarda in alto,
guarda letteralmente sopra il vinile alla ricerca di qualsiasi logica
trascendente possa tornare utile, anziché cominciare dal vinile in
sé. I libri sono a tutti gli effetti una materializzazione di questo. E
io invece guardo a tutte queste Fantasoniche, guardo a tutti i
diversi livelli di scienza che esistono all’interno dell’oggetto
materiale.
Motion Capture suona come un’operazione meccanica nel pieno
dell’esecuzione. Parte della faccenda è che tutti questi termini a
molti di noi suonano già familiari. Costituiscono una mitologia
non ufficiale di fine secolo, un intero spettro di Fantasoniche. Per
un’intera generazione di persone, esiste tutto sommato un
linguaggio condiviso. La differenza tra chi sta sopra i 40 e chi sta
sotto i 40 è una familiarità autentica con differenti dataversi o
poliversi impilati l’uno sull’altro. Ci sono tutta una serie di
implicazioni affascinanti, e io nel libro voglio elaborarle. Cose
come il sistema nervoso del 21° secolo. Se torniamo al Norman
Mailer di The White Negro, vediamo come parli spesso della
costruzione di un nuovo sistema nervoso. E proseguendo a
leggere si arriva a Ballard, e Ballard parla spesso del conflitto tra
geometria e postura, della competizione tra l’animato e
l’inanimato, del modo in cui l’inanimato si insinua e quasi
sempre vince.
Per me, mettere i film d’azione sullo stesso piano della
skratchadelia ha perfettamente senso. Ci sono le stesse velocità,
gli stessi vettori, gli stessi suoni: il suono di una macchina che
sbanda dietro un angolo è lo stesso suono che fanno le ruote
d’acciaio del piatto mentre girano. In entrambi i casi vieni
catturato, rapito dagli stessi suoni. È il suono fantastico della
velocità, quando 2 superfici in frizione letteralmente convergono
È
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 287
e poi si separano a velocità favolose. È un’eccitazione incredibile.
Queste due cose stanno accadendo nello stesso momento –
improvvisamente, è facile intuire che è lì che sta andando
l’invenzione sonora. È quello che succede quando vieni rapito da
minuscoli frammenti di tempo, quando vieni ossessionato da
minuscoli frammenti di tempo. Parte di quello che succede con
la sampledelia è che la musica deve basarsi sulla memoria del
campionatore, quindi un sacco di stacchi, ritornelli, ganci – un
bel po’ della musica che ti rapisce – non può durare più di 4 o 9
secondi. E il risultato è questa mastodontica psichedelia che si
basa sulla dissimulazione di questi secondi; dice bene Mark
Sinker, è come trovare l’universo in un granello di suono – questo
fa il campionatore. C’è questa psichedelia che si ingigantisce e
cresce fino al punto in cui puoi precipitare in un universo di
suono, ed è tutta granulare, microfonemi sonici. In «Abbaon Fats
Track» di Tricky, c’è questa donna che sussurra al suo bambino
«Puoi volare più veloce che puoi per stare con Gesù?» – lo
sussurra per davvero. Quel campione intero durerà, che ne so, 5, 7
secondi, 8 secondi, 11 secondi, ma ha qualcosa di incredibile. Ti
rapisce così tanto, perché lì dentro puoi percepire un’atmosfera,
puoi sentire un’ambientazione, puoi ascoltare livelli differenti
all’interno dello stesso campione. Puoi sentire te stesso che vieni
rapito. In qualche modo, anche le illustrazioni suggeriscono la
stessa cosa. Poi c’è questa cosa di Michel Chion che stavo
leggendo. Chion è veramente una persona interessante, uno
studente di Pierre Schaeffer che ha iniziato componendo
musique concrète e che poi si è dato alla teoria. Quando si parla
del rapporto tra immagini e suono, è il migliore di sempre. Parte
del mio rapporto con il suono viene dal fatto che Chion parla del
suono nei film, e solo adesso mi rendo conto che un bel po’ dei
miei campioni preferiti provengono da film.
La sampledelia apre un continuum tra suono visivo e suono
audio. Nel suono visivo c’è sempre una reciproca alimentazione
che va dall’uno all’altro. Che è il motivo per cui amo un sacco di
campioni presi dai film. Probabilmente il motivo per cui amo così
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 288
tanto il lato visivo è che, comunque, viene sempre alimentato
dalla musica. Se provi a spegnere l’output visivo, la musica lo
riaccende da un’altra parte. È come se gli occhi avessero le
orecchie, per dirla con Chion. Alle tue orecchie è stata attivata
una capacità ottica. In qualche strano modo, le orecchie
cominciano a vedere. Chion sostiene che ogni senso ha la piena
capacità di tutti gli altri. Quello che succede è che l’udito si
ritrova casualmente a passare per le orecchie – ma per le orecchie
possono passare anche tutti gli altri sensi. L’orecchio è fatto per
ascoltare, ma potrebbe fare anche tutto il resto, se attivato alla
giusta potenza.
Un’altra cosa che succede spesso è un importante passaggio in
direzione della tattilità, di cui pure parlo molto. Quando il suono
acquisisce proprietà sottocutanee – quando per esempio nel
Drum’n’Bass il suono si fa ruvido, zeppo di maracas e sonagli –
quello che succede è che le percussioni diventano troppo mobili,
troppo distribuite, troppo instabili perché l’orecchio possa
afferrarle come un suono solido. E una volta che l’orecchio
smette di percepirlo come solido, il suono viaggia veloce verso la
pelle – e la pelle comincia ad ascoltare per te. E quando la pelle
inizia ad ascoltare, ecco che ti senti tutto tremante e
formicolante. È lì che interviene la conduzione termica, è lì che
le persone dicono «questa musica mi fa sentire freddo», oppure
che a essere fredda è la musica stessa: il motivo è che l’impatto
con la musica e la pressione del beat hanno fatto raffreddare la
pelle, magari di un centigrado appena. È il genere di cose che io
inseguo. Penso con la luce e con il suono: c’è uno strato lungo il
quale entrambi gli elementi si incrociano di continuo, ed
entrambi sono diventati versioni di una sampledelia. Per
definizione, la sampledelia ti porta a stabilire analogie tra molte
cose. E non te le fa solo mettere a confronto, te le fa trasformare e
ricombinare.
La sampledelia è un mandato per la ricombinazione. Ecco cos’è,
ecco come funziona. Inizi a realizzare che quando la maggior
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 289
parte delle persone prova a elogiare qualcosa, lo fa nei termini di
una cosa scomparsa 30, 40 anni prima. Cominci a notare le
zavorre con cui la gente rallenta l’insorgenza del nuovo, il modo
in cui le persone provano a ricomporre le fratture, a intralciare il
break. Quindi se cerco dei paralleli, provo a trovare dei paralleli
che stanno più avanti di me. Di conseguenza, non pensate al
Breakbeat come a qualche antica tecnica finalmente resuscitata.
Per esempio, un sacco di gente sta lì a insistere che il Breakbeat
lo ritrovi nei tamburi africani, che il Breakbeat è il ritorno dei
ritmi d’Africa, ma la realtà è che è proprio il contrario. Il
Breakbeat va spostato in avanti. Va pensato come un dispositivo
per il motion-capture piazzato su vinile, prima che esistesse
l’attrezzatura digitale. Se avesse potuto, Grandmaster Flash
sarebbe stato un computer designer; se fosse stato un animatore,
si sarebbe specializzato nel motion capture. Lo ha solo fatto
prima su vinile.
Sono queste le cose che tendo a cercare. È tutto un tentativo di
stabilire delle cinestesie, perché è proprio di questo che si tratta.
Penso che attraverso la quasi totalità delle diverse forme di
psichedelia ritmica, sia stata stabilita una zona di guerra
cinestetica. In un certo senso, il sistema nervoso viene
rimodellato dai beat in un nuovo tipo di stato, pronto per una
nuova condizione sensoriale. Le diverse parti del tuo corpo si
trovano a livelli di evoluzione diffenrenti. La tua testa potrebbe
ritrovarsi molto indietro rispetto al resto del corpo. Nel
Drum’n’Bass si presta ovviamente molta attenzione, per via
dell’influenza dub, al movimento dei piedi. L’idea è che i piedi
possano essere molto più evoluti, e così le mani – piedi e mani.
Terminator X parlava con le mani. Altri dj urlavano con le mani.
Ho questo incredibile album di skratchadelia chiamato Return of
the DJ, pubblicato dalla rivista The Bomb di San Francisco, che è
tutto fatto da dj ed è un disco straordinario. Un tizio ha composto
questa traccia che si chiama «Terrorwrist», «terrorpolso», e il suo
polso è terrore, il suo polso sgancia bombe terrificanti. L’idea di
un’azione terroristica da polso è fantastica. Quello è un polso
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 290
predatore. In cose del genere vedi come il dj ha fatto davvero
evolvere la mano, che con un semplice colpetto semina il terrore
grazie alla maniera in cui tocca il vinile. Penso spesso che il corpo
tutto intero si trovi in differenti fasi dell’evoluzione. C’è una
guerra costante in atto.
Il lavoro principale di molti media mainstream è assorbire
l’impatto del future shock, mantenere un’omeostasi, conservare
le tradizionali regole ereditate sul predominio della melodia
rispetto all’armonia, oppure del beat rispetto al ritmo, o del beat
rispetto alla melodia. Significa rispettare i termini della musica
come si deve, della musica vera, della musica degna – un altro
dei modi con cui la gente prova a gerarchizzare il corpo. Uno dei
nodi centrali del mio progetto è trattare la musica dance come
cinestetica e al tempo stesso come head music, «musica per la
testa», perché tende a essere entrambe. Quando la musica dance
la ascolti in casa, la sua ripetitività diventa roba da testa. Mai
capito perché non possano essere – perché non sono – la stessa
cosa.
Un altro aspetto di questa faccenda è che l’HipHop è proprio
head music, non musica da palcoscenico – sul palco, l’HipHop
non funziona mai come si deve. E questo è perché impiega
l’interezza delle Fantasoniche; da una parte c’è tutta una
traiettoria cinestetica, dall’altra un head continuum. Nell’HipHop
c’è persino un termine, heads, il quale più o meno sta a
significare che lo stesso HipHop ha i suoi hippie e la sua musica
progressive. Quindi parlo dei Cypress Hill, dell’HipHop e di tutta
la sua interfaccia tecnologia-droga. Nel frattempo, sostengo che
John Coltrane è il primo hippie. Parlo degli ultimi dischi di John
Coltrane, album come Cosmic Music, Interstellar Space, Om. È
noto come Coltrane avesse scoperto l’acido nel ’65, per poi fare
questo disco, Om. C’è una battuta di Manuel De Landa che dice
che quando vai in trip diventi un computer liquido, perché il tuo
cervello si liquefa, e credo che sia quello che è successo a
Coltrane attorno al ’65. Inizia a usare «Om», il mantra indiano, e
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 291
si mette a comporre una musica universale, e il fatto è che l’Om
trasforma l’umano in questa enorme, gigantesca, centrale
elettrica vibrante. L’Om è un’operazione per trasformare te stesso
in un campo energetico. E c’è tutto questo jazz di fine anni ’60
con questi tizi che si trasformavano in generatori di energia, e il
risultato è questa musica incredibile che cercava di dare vita a un
suono universale. E funzionò. Affronto quell’intero filone
musicale, da Coltrane a Sun Ra, passando per Alice Coltrane. Un
intero genere di santità attraverso il volume, un’amplificazione
sacra.
La ragione per cui non parlo dell’aspetto letterario è che non ce
n’è bisogno: che importa, quando puoi ragionare così tanto
sull’amplificazione, sull’ambiente sensoriale dell’amplificazione,
sul volume, sull’impatto sensoriale del volume, sull’impatto
sensoriale della ripetizione, delle trasmissioni, di tutte queste
cose. C’è così tanto di cui parlare, anche solo a livello di volume,
di pressione. C’è un modo con cui puoi direttamente collegare
tutte queste cose con altre cose ancora. Puoi parlare dell’aspetto
audio-sociale e subito hai collegato il suono al resto; quello
letterario sembra non comparire mai, se non come un altro
genere di Fantasonica. Nel qual caso, proprio perché è su disco e
non dentro un libro, non si manifesta in forma letteraria: è un po’
come la differenza che c’è tra leggere un articolo e ascoltarlo letto
al telegiornale. L’impressione che ti fa è quella di ascoltare una
voce che ti viene incontro da diversi canali: perché le notizie non
le ascolti mai direttamente – stai sempre ascoltando un segnale
audio, stai sempre sentendo una voce trasmessa attraverso tutta
una serie di altre cose prima che arrivi a te. È questo che succede
alla fiction, alla letteratura, alla parola scritta, una volta che
passa su vinile: la ascolti attraverso lo studio. E allora di letterario
non c’è nulla: in quello spazio, il letterario non funziona. Questo
significa che non c’è alcun bisogno della rappresentazione, del
significante, o del testo, o della legge. Non è necessario niente del
genere.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 292
Ma è chiaro che il modo migliore per introdurre queste teorie è
fare i conti col fatto che la musica si teorizza fin troppo bene da
sé. Per esempio, c’è un concetto che mi piace e che si chiama
percussapella: viene dall’unione tra percussione e a cappella –
nient’altro che beat in quanto tale. Un dj ha pensato a un termine
per descrivere la lega sampledelica delle percussioni lasciate da
sole, delle percussioni a cappella. Ed è semplicemente geniale.
Quando la musica non è altro che musica strumentale, queste
cose si profilano in forme che puoi prendere e usare. Nella
musica ci sono già così tanti concetti per costruire la macchina
che più ti piace devi soltanto estrarli e usarli, come parti della
gigantesca macchina connettiva che intendi creare. Devi solo
collegare un concetto e saldarlo al concetto successivo, come più
desideri. L’impulso era scrivere un libro sull’insorgenza. Non è
per niente una storia. Resistere alla tentazione della storia è stato
molto piacevole: specie quando si parla di Musica Nera, c’è tutta
questa spinta a ribadire la storia, la tradizione, la continuità, e il
mio libro tratta invece delle fratture, dei break, delle
discontinuità. Marshall McLuhan parla del discontinuum del XX
secolo. Bene, questo libro riguarda proprio i break e i cut, le
fratture e i tagli. Nelle idee che circondano la Musica Nera, il
concetto di ereditarietà è stato fin troppo enfatizzato.
Introducendo prima la macchina e poi il vinile puro e semplice,
tutte le diverse qualità si muovono tra macchine, e diventano
così effetti delle macchine. È l’idea che il suono può produrre
delle identità al suo interno. Per esempio: George Clinton è nero,
ma Star Child, il figlio delle stelle, è una figura animatronica
aliena – è difficile dire di che colore sia lo Star Child: lo Star Child
è puramente animatronico. Parte del libro si rivolge sempre in
quella direzione, cerca sempre di capire qual è l’allucinazione
impersonata dal suono, e a quel punto la insegue. Non provo mai
a far implodere il suono nel sociale, proprio perché è una
tendenza così unanime: piuttosto mi allontano nella direzione
opposta, esasperandola appositamente. Quando leggi uno come
Sun Ra, vedi che Sun Ra parlava sempre di musica cosmica. E io
penso che, questa musica cosmica, lui la intendesse nel senso di
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 293
chiedersi: «Cosa sarebbe la musica cosmica?». Sarebbe la musica
del campo elettromagnetico, tipo la musica delle trasmissioni
radio, che attraversa il campo elettromagnetico. Sarebbe la
musica delle tempeste elettriche, delle turbolenze cosmiche
dell’atmosfera, che esistono nel cielo. Se ascolti «Astro Black» di
Sun Ra, questi sono esattamente i suoni che tira fuori dal suo
Moog – è lui che sta trasformando il sintetizzatore Moog in un
tipo di circuito che agisce come una gigantesca corrente
alternata tra le persone in ascolto, l’Arkestra e il cosmo stesso. Il
Moog è l’amplificatore che dirige la corrente dentro e fuori. In un
certo senso lo fa materialmente, perché i suoni del Moog sono
molto simili – se non identici – a quelli del cosmo. Il che è
davvero affascinante, perché Sun Ra ha spesso ripetuto «Io sono
uno strumento» e «l’Arkestra è uno strumento». Da una parte,
sosteneva che l’Arkestra fosse composta da scienziati tonali,
scienziati sonori; dall’altra, i membri dell’Arkestra erano i suoi
strumenti. E quindi arrivi a questa idea della musica come
circuito di produzione sonora attraverso il quale – come diceva
Gilles Deleuze – possono essere piantate qui e là le molecole di
un nuovo popolo. È proprio quello che fa Sun Ra: usa il Moog per
produrre un nuovo popolo sonoro. Da questo circuito, vuole
produrre il nuovo americano astro-black degli anni ’70.
E insomma è questo che faccio. Estendo il sonoro verso l’esterno,
e arrivo a quel senso di impossibilità che questa musica spesso ti
dà. Al suo meglio, ogni musica dovrebbe colpirti con la sua
impossibilità, con la sua completa evasione dalle regole sulla
tradizionale fedeltà al suono dal vivo. E il modo per comprendere
la stranezza della musica – anziché rendere la stessa musica
familiare ricorrendo ad altri ambiti o campi – è esagerare
l’aspetto sonoro, usare il sonoro come una sonda in ambienti
nuovi. Perché ogni nuova sensazione sonora che riesco a
esplorare è simultaneamente una nuova forma di vita sensoriale.
Dunque c’è questo gioco continuo tra il dato sonoro e quello
sensoriale, che spesso diventano la stessa cosa. In parte si risolve
in un cambio di scala. A volte puoi espandere la scala e il suono
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talmente tanto che riesci a scomparire in un suono. A volte puoi
ridurre la scala e ritirarti a osservare il vinile o la copertina. È
come aggiustare continuamente il telescopio della percezione: ti
avvicini per scrutare attentamente il vinile, poi ti allontani per
osservare le copertine. Penso che questo sia qualcosa di nuovo e
fresco. Perché il vinile viene spesso ignorato. Le cose che più ti
danno piacere quando compri un disco, sono le cose che più
vengono ignorate. È bizzarro. Portandole in primo piano, il libro
dovrebbe suscitare un senso di familiarità. Le persone lo
sentiranno nel loro intimo. Il libro è stato progettato per
provocare una sensazione molto tattile, come quando le tue dita
vengono attratte da una copertina. Quando vedi una copertina
che ti piace, le tue dita ricercano il contatto – non possono
evitarlo, lo desiderano davvero. È abbastanza ovvio che questo è
ciò che sto cercando di fare – ogni oggetto è una macchina di
soggettività. Lo è il giradischi, lo è il disco, lo è il libro.
Semplicemente, voglio che il mio libro diventi una macchina per
la produzione di soggettività. Dovrebbe essere una macchina per
la creazione di musica.
Negli ultimi dieci, 20 anni, non c’è stata alcuna differenza tra
scienza, arte e musica – formano tutte la stessa cosa. È solo che a
volte le cose restano bloccate, e quando arriva il momento della
psichedelia ritmica diventa facile capire cosa può essere staccato,
dislocato trasformato in una macchina per la connessione con
altre cose. Altre volte, le cose si irrigidiscono. Il Breakbeat ha
aperto vari capitoli retroattivi. Similmente, il crollo della nozione
consolidata per cui l’origine della Techno è nei Kraftwerk
significa che la gente può sfrecciare tra gli anni ’70 e ’90 molto
più liberamente, e così muoversi tra il Krautrock e, diciamo,
Herbie Hancock. C’è una certa apertura nella musica.
La cosa fondamentale da fare adesso è spostarsi in un nuovo
territorio. Ho smesso di definirmi uno scrittore: per questo libro,
mi definisco un ingegnere concettuale.
Rende il tutto più fresco, più eccitante e meno abusato. Perché
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P. 295
è questo che faccio, in realtà. Ingegnerizzo, intercetto narrazioni,
intercetto concetti, intercetto le allucinazioni del mio mondo e le
traduco in un altro, le mixo per vedere fin dove arriviamo. Uso
tutti questi concetti differenti per sondare nuove aree di
esperienza, per anticipare e accelerare in avanti differenti
esplorazioni in nuovi campi della percezione che sono lì da
sempre, ma la cui forza risiede nel fatto che non esistono nei
termini mainstream tradizionali. I termini mainstream
tradizionali sono ancora completamente succubi della
dimensione letteraria e delle 2 culture – e meno male, perché
significa che non possono capire quello che davvero sta
succedendo. Che è precisamente questo sguardo fugace alla fine
del secolo. Ho ribattezzato tutti gli strumenti, il sintetizzatore lo
rinomino Sonotron. Nel suo libro, Iannis Xenakis chiamò il
sintetizzatore Sonotron. Il che è perfetto, perché Sonotron suona
giusto come un supereroe dei fumetti: il suono converge nella
balistica. E la drum machine dovrebbe essere rinominata per
quello che effettivamente è: un sintetizzatore del ritmo. È il
problema che definisco ascolto retro[re]cchio. La drum machine
non è una drum machine. Sono impulsi e segnali che vengono
sintetizzati in nuovi impulsi e nuovi segnali. Non ci sono tamburi
lì dentro. È una cosa bizzarra che mi ha lasciato confuso per anni,
finché non ci sono arrivato. Se ascolti una drum machine, suona
completamente diversa da una batteria. Il passaggio che porta dal
funk alle drum machine è veramente uno dei più incredibili:
l’intera percezione ritmica delle persone è cambiata dall’oggi al
domani. La gente naturalmente ha fatto finta di niente, ma è
stato un grande cambiamento – sentire bleep, segnali e diversi
tipi di corrente alternata come fossero suono. È stato un
passaggio enorme. In un senso simile, Edgard Varèse definì la
drum machine un sintetizzatore del ritmo, e resta un’ottima
maniera per descriverla. E tutte queste cose, tutti questi concetti,
sono portatori di un significato che il mainstream è
completamente incapace di cogliere.
C’è un’involuzione sensoriale che si allontana dalle tradizioni e
È
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P. 296
dalle supposte divisioni che separano le arti. È come dice Sadie
Plant: non hai a che fare con qualcosa di alto o di basso, hai a che
fare con qualcosa di complesso, perché ha così tante braccia che
girano e si muovono a spirale che ti ci puoi agganciare. È per
questo che quando gli americani si lamentano della
virtualizzazione del corpo l’effetto è strano; perché la sensazione
è che stiamo muovendo nella direzione opposta, come se
avessimo appena iniziato un viaggio verso il centro dei nostri
sensi. Sembra piuttosto il contrario: la scienza comporta sempre
una ipersensorialità. In senso tradizionale, scienza significa
ancora riduzionismo, freddi scienziati, logica estrema e tutti
questi cliché stantii. Ma in termini musicali la scienza è
l’opposto: è intensificazione, più sensazione. La scienza è ritmo
intensificato, ritmo estraniato. È così che tutta una generazione
considera la scienza. Quello che viene comunemente inteso per
astratto, non è altro che un insieme di sensazioni talmente nuove
che ancora non c’è un linguaggio per indicarle. E allora per
tagliare corto lo chiami astratto. C’è una generazione intera che è
cresciuta pensando alle emozioni sensoriali senza disporre per
esse di un linguaggio. La psichedelia ritmica è l’aspetto
psichedelico di qualsivoglia scena. Può essere di tutto, dalla
House alla trance, dal Breakbeat al jazz – potrebbe essere
qualunque scena, ma a me interessa l’aspetto ritmicopsichedelico di ogni scena, non la scena in sé. Mi interessano i
punti di massima iperdelia ritmica, questo mi interessa
veramente. Quindi potrebbe essere qualsiasi scena, davvero.
Postmodernismo non significa assolutamente niente in musica.
Non significa niente. Non ha mai significato niente a partire
almeno dal ’68, quando hanno cominciato a venir fuori le prime
Versions dalla Jamaica. Appena ti ritrovavi nella particolare
condizione sociale di assenza di copyright, questo copyright del
19° secolo già scaduto, avevi istantaneamente la libertà di
replicare, di ricombinare. Ciò ha incoraggiato un Wildstyle di
ritmi che si attaccavano a se stessi, che si ricombinavano. E una
volta ottenuto, ecco che il postmodernismo era già mangiato e
È
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P. 297
digerito all’istante, nel ’68. È da quel momento che, per
definizione, comincia il postmodernismo, solo che davvero non è
mai stato un problema: semplicemente, era già stato portato a
termine. Prendiamo per esempio il classico tradizionale L’opera
d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter
Benjamin: è una tesi che non funziona più – perché uno dei punti
principali di Benjamin [quello che i suoi ammiratori riprendono
in continuazione] è che nell’epoca della riproducibilità tecnica
non c’è più nessuna aura: l’aura singola, unica, è sparita. Ma
ovviamente appena hai il dubplate hai già buttato tutto dalla
finestra. Il dubplate è dove prende forma il processo di
riproduzione, il processo meccanico attraverso il quale il vinile
viene inciso per diventare la copia pronta per essere suonata, e di
colpo nel mezzo di tutto questo ecco che ti ritrovi con un remix a
sé: hai ottenuto una traccia di cui esiste una sola copia al mondo,
ma non è un originale – è una copia, una terza copia. Hai questa
cosa che nel mondo di Benjamin non dovrebbe esistere: la copia
unica, il quinto remix unico, il decimo remix unico, il ventesimo
remix unico. E ce n’è solo uno. Allora il dubplate significa che
l’idea della scomparsa dell’aura non ha senso, perché l’aura
rinasce nel mezzo della riproduzione industriale. Da qui
l’accelerazione jungle, l’intensificazione del dubplate; il dubplate
rinasce come Musica del Futuro. Stai ascoltando musica che non
sarà nei negozi se non tra dieci mesi, se non 11 mesi dopo, e
subito si apre questo divario tra te e l’adesso del 1996: ti immagini
di colpo nel ’97 a chiederti «Dove sarò quando lo comprerò?» – e
ovviamente non lo farai mai, ma ascoltare un dubplate ti proietta
addosso questa cosa. Percepisci te stesso 18 mesi in avanti, ti
senti letteralmente avanti, sei su un piano di accelerazione, ti stai
muovendo più velocemente di quello che sei. È per questo
semplice motivo che il postmodernismo non è mai esistito e al
suo posto c’è uno stato di remixologia – o meglio, quello che è
successo è che la remixologia era stata conservata in zone
differenti. Nel jazz, per esempio, c’era Alice Coltrane che
remixava John Coltrane, ma la tradizione jazz la aborrì e
sostenne che si trattava di blasfemia. C’erano i Beach Boys che
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P. 298
remixavano la loro stessa roba, e questa cosa venne rifiutata. Le
grosse corporation hanno sempre ostacolato la remixologia, ma
in Jamaica la remixologia divenne da subito lo stato delle cose,
prima di tutto perché, essendo altrettanto iperpredatoria,
permette una specie di agglomerato di ritmi, un’efferatezza
ritmica, una guerra a pezzetti, quella che il produttore jungle
Andy C chiama break war. La gente gioca d’azzardo sui break,
oppure li ruba. C’è questa frontiera selvaggia, questa selvaggia
break war in corso, e i ritmi impazziscono. Qui siamo ben oltre il
postmodernismo, e tutti i discorsi tradizionali decadono. L’idea
postmoderna di esaurimento, per esempio, è già andata, perché
la musica non funziona in quel modo. È già un pool genetico,
non c’è modo che possa esaurirsi.
E poi tutte quelle cose tipo il citazionismo, tipo la distanza
ironica, che semplicemente non funzionano, perché sono fin
troppo letterarie. Presuppongono una distanza che il volume
supera per definizione. Con il volume la distanza non esiste, sei
inghiottito dal suono. Non c’è spazio, non puoi essere ironico se
vieni assorbito dal volume, se il volume ti sta sopraffacendo.
Essere ironici è impossibile, tutte le implicazioni del
postmodernismo crollano. Ma non è solo il letterario a essere
inutile, è tutta la teoria tradizionale a essere insensata. L’unica
cosa che funziona è l’elemento sonoro più la macchina che sei
intento a costruire. Allora se vuoi puoi riprendere ognuno di
questi attrezzi teorici particolari, ma sarebbe meglio che
funzionassero – e il modo per testarli è ascoltare i dischi. È così
che testi se il mio libro funziona, perché voglio che il mio libro sia
una macchina. Quando dico funziona, intendo dire che voglio
che ingegnerizzi un genere di alterazione sensoriale, un qualche
tipo di disturbo percettivo. Credo che mi piacerebbe molto,
perché persino un piccolo disturbo sensoriale è abbastanza per
inviare un segnale in attesa di essere trasmesso.
Penso che la combinazione di dj e scrittore sia parecchio sensata.
Credo che entrambi rappresentino tipi diversi di remixologia in
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P. 299
azione, e che tutto quello che stiamo facendo è prendere la
scrittura e metterla sul piatto in console, accelerarla come fosse
un disco. Molta prosa inglese tradizionale è così informale e
senza pretese, così indulgente, così zeppa di bluff e di seriosità, e
questo mi incoraggia a cercare sempre l’impossibile, che
possiamo riassumere in come si sentirebbe il futuro se fosse una
sensazione. Ecco perché la chiave in questo libro sono McLuhan
e Ballard, gli autori che ho letto per tutto il tempo in cui ho
scritto. Le famose massime di McLuhan sugli esseri umani che
altro non sarebbero se non organi sessuali del mondo delle
macchine, ecco, queste sono intuizioni cruciali. Il capitolo sui
Kraftwerk è tutto sui Kraftwerk come organi sessuali del
sintetizzatore.
Poi c’è tutta la serie di questioni che riguardano gli incidenti di
percorso, i bug, l’idea che il produttore sia una persona capace di
nutrire un bug, di allevare un bug. Molte delle musiche chiave
sono state in effetti degli incidenti di percorso, si sono formate
attraverso l’errore. Sono gli errori del software nella
programmazione della macchina, e danno forma a questi suoni –
il produttore ha preso questi suoni e ha coltivato questo errore,
ha costruito su questo sbaglio, e se intercetti uno sbaglio hai una
nuova forma di vita audio. È molto comune: negli anni ’70,
Holger Czukay dei Can sosteneva che le macchine avessero una
forma di vita, che la ripetizione fosse la vita delle macchine.
Insomma, c’è tutta una questione che riguarda la vita delle
macchine, che i musicisti hanno già affrontato da tempo. I
produttori hanno già iniziato a elaborare una teoria della vita
della macchina. Appena osservi ciò che dicono – lo ingrandisci,
cominci a usarlo – realizzi che c’è questa serie di Fantasoniche e
fabulazioni scientifiche, a cui mi riferisco sempre come
Fantasoniche. Ci sono già 20 anni di speculazioni sulla macchina
come forma di vita. 20 anni di musica come campi cosmici, e
quello che faccio io è usare questo materiale, attivarlo,
accenderlo. In questo modo tutto il libro sembra vivo: usando un
sacco di produttori attualmente viventi e legandoli a quelli del
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P. 300
passato, accendi il sonoro, accendi un intero registro sonoro, un
intero registro non ufficiale. Nessuno menziona Lee Perry come
fosse un’autorità, è sempre quella roba grottesca per cui parti da
Heidegger e poi arrivi a George Clinton, mai il contrario. Eppure
è stato Clinton a inventare la mixadelia: la teoria della mixologia
come psichedelia, la teoria del banco mixer come psichedelia.
Nel 1979, eccola lì, la mixadelia. È il suo concetto: ha pensato a
una psichedelia del mixer. Quindi non hai nessun bisogno di
Heidegger, perché il teorico è Clinton. Quello che ho fatto è stato
estrarre questi concetti e metterli in funzione: e funzionano
perché sono legati ai dischi. E questo perché il vettore su cui gira
tutto questo è il giradischi. È una questione di abitudine, devi
guardare a te stesso come a una macchina programmata, come a
un biocomputer programmato dal piatto che gira. I movimenti
che devi compiere per mettere la testina sul disco, la puntina che
si poggia sul solco: pensa alle centinaia di migliaia di volte che
hai compiuto quel gesto, pensa all’abitudinarietà nell’eseguirlo.
Ecco per esempio un modo per riconoscerlo al volo: stai
ascoltando l’originale da cui proviene un rare groove, uno di
quelli che conosci molto bene, e per la prima volta sei all’ascolto
della fonte. All’improvviso realizzi che il frammento che conosci
è solo una piccola parte, solo un frammento di 3 secondi, e a quel
punto il disco sprofonda di solito in una mediocrità deludente,
prima che arrivi un altro frammento che riconosci, per poi
sprofondare di nuovo e via così. Certe volte nelle tracce dei
Parliament puoi sentire almeno 5 di questi momenti nei primi 2
minuti, e questi frammenti ti riconoscono, perché quello che
stanno facendo è riconoscere la tua abitudinarietà nel metterli
su. Quando senti un suono hai un lampo di memoria, ma è quasi
una memoria muscolare – ti ricordi delle volte in cui lo ballavi. E
non ti ricordi soltanto le volte in cui lo hai ballato, ti ricordi
anche di quando ti sei chinato per poggiare la puntina sul disco e
far suonare quella parte. Qualche volta ami quel frammento così
tanto che ti ricordi di tutte le infinite volte che ci sei tornato.
Quando senti quel suono che ami, quando riconosci il singolo
campione nel mezzo del suono alieno, è quel suono che sta
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riconoscendo la tua abitudinarietà – ed è straordinario, perché
all’improvviso ti riscopri come una forma d’assuefazione, come
un
essere
assuefatto,
un
processo
di
formazione
dell’assuefazione. Ti vedi all’improvviso nel corso degli anni,
quanto hai amato questo disco. È incredibile, il suono scatta una
foto delle tue abitudini; rompe di scatto le tue abitudini.
All’improvviso lo vedi chiaramente. Quante volte ho messo su
quel disco? È qui che voglio arrivare. Queste sono sensazioni
nuove che non sono mai esistite prima – la sensazione di essere
riconosciuti dal suono. È nuova, non è mai successa prima. Per
definizione, poteva accadere solo nell’era della sampledelia; per
definizione poteva succedere solo alle persone che ascoltano
musica sampledelica. Non è mai stato scritto niente su queste
cose, non sono nemmeno mai state acquisite.
Estendendo il sonoro sempre di più, io vado a caccia, sono
all’inseguimento, in cerca di nuove percezioni: percezioni che
sono sempre state lì, ma che non sono state ancora afferrate, non
sono state ancora collegate a qualcos’altro. Un’esplorazione
nell’ignoto.
A questo punto, ho smesso di dire «cultura nera». In America, la
percezione della cultura nera è sempre stata più forte, in parte
perché è stata controdefinita dalla tradizionale struttura di
apartheid della conoscenza instauratasi negli USA. È chiaro che
quasi tutti gli scrittori americani stanno lavorando sullo sfondo
di questa apartheid della conoscenza, che è stata definita in
maniera molto netta – dopotutto, chiunque dovrebbe sapere che
fino al 1969 molti neri americani non potevano nemmeno essere
ammessi alla scuola d’arte. Questo mostra quanto fosse rigida
l’apartheid americana, dalla struttura della conoscenza in giù.
Molti neri americani scrivono presupponendo una cultura nera
unificata, per poi procedere o meno a illustrarne i dissensi
interni. Ma stando qui in Inghilterra, a Londra, trovo molto
difficile assumere alcunché di consolidato, tantomeno una
cultura nera unificata. Tendo a partire dall’opposto. Sono
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P. 302
propenso a immaginare cose che galleggiano in libertà, con tanti
diversi attrattori strani che cercano di agglomerarle – tante forze
che alimentano l’inerzia nel tentativo di accentrare, di portare
materiale alla cultura nera e così pietrificarla, solidificarla,
riterritorializzarla: di solito, è quella che poi viene chiamata
tradizione, o storia.
Guardo alla cultura nera più come a una serie di materiali che si
sono agglomerati, o per altri versi più come a una serie di
tecniche. Molti produttori e ingegneri del suono di cui parlo si
considerano scienziati o tecnici. Di conseguenza, tendo a
pensare alla cultura nera come a uno strumento o un ambiente
che loro hanno inventato. Mi interessa indagare le
sintetizzazioni, le nuove versioni sintetiche nere. Non riesco mai
a pensare a una cultura nera unificata da cui tutto proviene. Per
me, tutto ora è come sintetizzato. Ovviamente c’è roba che è in
giro da talmente tanto tempo da sembrare solidificata,
calcificata, ma in realtà è tutta sintetizzata. Io guardo alle nuove
insorgenze, che per definizione sono sempre più sintetiche, come
la Techno. Perché dentro ci metto la macchina. Il che rende le
cose molto più complesse: perché invece di parlare di cultura
nera, mi concentro per esempio sui cori di tamburi ghanesi, o sul
motore poliritmico africano, il propulsore poliritmico a
percussione. Sono tratti africani molto particolari. Il suono è una
tecnologia sensoriale, e io parlo molto di tecnologie nere. Sono
macchine – e se parliamo dell’Africa del 19° o 18° secolo, allora si
tratta di macchine costruite molto tempo fa e trasmesse da una
generazione all’altra. Ma nel presente, è più come se la cultura
nera sia questa serie di macchine costruite in giro. Il dubplate è
una di queste, assemblata in Jamaica. Il Breakbeat è un’altra,
costruita a New York.
Non mi sono spinto al punto di stabilire d’autorità cos’è che nella
cultura nera produce simili tecnologie sintetiche. Non sono
ancora riuscito a tirar via lo strato da cui viene la grande
domanda «cosa sarebbe successo se». Ed è probabilmente perché
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P. 303
non penso che niente del genere esista davvero, perché sono così
consumato e meravigliato dalla brulicante varietà che sta
dall’altro lato del telescopio da non poter distogliere lo sguardo.
Presumibilmente è perché diffido dei grandi panorami; la penso
più in termini di cambio di tempo o di scala. Tipo spostarsi così
da avere una visuale dell’orizzonte e poi tornare indietro.
Potrebbe essere quello; una delle questioni fondamentali
sollevate da Greg, fu che il Passaggio Centrale dall’Africa
all’America ha immediatamente costretto la cultura a uno stato
mentale. Tutte le altre cose furono per definizione lasciate
indietro, in rovina – l’architettura, tutto il resto. La cultura
divenne subito mentale, si dematerializzò all’istante. Di
conseguenza, l’unica cosa che porti con te nella testa è la cultura
orale, e basta. E questa deve essere rimaterializzata, o colpendo
le mani, o con la bocca. Doveva essere trasmessa di nuovo, e
reinventata daccapo. C’è tutto quel filone intero. Ecco qual è
l’aspetto chiave che mi ha colpito in tutto questo: l’idea del
rapimento alieno, l’idea della schiavitù come abduzione aliena, il
che significa che dal 18° secolo abbiamo tutti vissuto in una
nazione aliena. Su questo sono pienamente daccordo, anzi vi
faccio spesso riferimento: la mutazione, nel 18° secolo, degli
schiavi maschi e femmine in quello che diventò il negro, e da lì in
un’intera serie di esseri umani assemblati e progettati in
America. L’intero processo, la chiave dietro tutto, è che in
America nessuno di questi umani è stato designato in quanto
umano.
Nella musica hai l’impressione che la maggior parte degli
africani-americani non debbano nulla allo status di esseri umani.
Ancora negli anni ’60, gli africani-americani erano obbligati a
protestare e a rivoltarsi per essere considerati umani in senso
illuminista – è davvero assurdo. E nella musica, se ascolti
persone come Sun Ra – io li chiamo i despoti: Ra, Rammellzee,
Mad Mike – parte dell’intera questione riguardante l’essere un
musicista alieno africano-americano sta in questo senso
dell’umano come di una categoria inutile e infida, una categoria
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che per gli africani-americani non ha mai significato niente.
Questo è vero in particolare per Sun Ra – se non altro perché a
enfatizzarlo è Ra in persona quando sostiene di venire da
Saturno. Accetto sempre l’impossibilità di questa storia. Per me
comincia sempre da lì, da quella che molte persone
considererebbero un’allegoria. Solo che non è un’allegoria: lui è
davvero
venuto
da
Saturno.
Cerco
di
esasperare
quell’impossibilità finché non diventa irritante, finché non dà
fastidio, e questo fastidio non è altro che una soglia che viene
oltrepassata nella testa dei lettori, e una volta che si distendono,
che rilassano il loro sensorio, avranno varcato una nuova soglia e
saranno entrati nel mio mondo. Li avrò presi. La chiave sta nel
registrare questo fastidio, perché un sacco delle dinamiche che
ho descritto provocheranno fastidio sul serio – l’abbandono della
dimensione letteraria, di quella modernista, di quella
postmoderna. Tutte queste cose dovrebbero provocare autentica
irritazione e allo stesso tempo sincero sollievo – il sollievo di
qualcuno che si è lasciato tutto alle spalle ed è ripartito dal
principio di piacere, ha cominciato dai materiali, da quello che
provoca piacere alle persone.
Originariamente pubblicato in Abstract Culture Series col titolo Motion
Capture, Cybernetic Culture Research Unit, 1996, Warwick University.
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B. ASSEMBLARE LA MACCHINA CONNETTIVA
[–17] «La sua missione consiste…», F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia
per la vita, Adelphi 1974, pag. 96.
THOUGHTWARE: SISTEMA OPERATIVO
PER LA RIPROGETTAZIONE DELLA REALTÀ SONORA
[–8]
[–5]
[–3]
•
«la struttura frattale, rizomorfica di quella formazione internazionale,
transculturale che chiamo l’Atlantico Nero», Gilroy, 2003.
«MitoScienza», dal titolo della traccia «The Myth-Science Approach», Sun Ra,
1970; «La scienza e la tecnologia…», Virilio, 1983a, pag. 62.
«parla felicemente…», Sadie Plant, Matthew Fuller, Alien Underground Version
0.1, Spring 1995; «antipeste», Reed, 1978, pag. 6.
Sun Ra: «The Myth-Science Approach» da It’s After the End of the World, MPS
1970.
THOUGHTWARE: MONDO 4: MUTANTRAME DEL JAZZ
[2]
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[7]
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[10]
[11]
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[13]
«Il nastro è stato…», George Russell, note di copertina per Russell, 1980.
«nastro elettronico panstilistico…», Russell, note di copertina per Russell,
1985a;
«Ci sono tre…», Russell, note di copertina per Russell, 1980.
«Quella cosa che suona…», Russell, note di copertina per Russell, 1980; «Le
voci che si sentono…», Russell, note di copertina per Russell, 1985a; «Un liuto
africano…» Russell, note di copertina per Russell, 1980.
«Il vecchio organo da chiesa norvegese…», Russell, ibid.; «Volevo
rispecchiare…», Russell, note di copertina per Russell, 1985a; «Nel coro di
tamburi africano…», Russell, note di copertina per Russell, 1985b; «La musica
è architettura…», Russell, ibid.
«l’input di una macchina…», Kelly, 1996, pag. 188.
«diventando un medium orrifico…», R. Murray Schafer, Radical Radio in
Strauss, 1993, pag. 292.
«audiodedalo», dal titolo della traccia «Audiomaze», Gachet, 1995.
«Grazie al potere estraneo…», Kelly, 1996, pag. 184; «adattamento
bioingegnerizzato massicciamente parallelo», ivi., pag. 183; «il potere
estraneo…», Kelly, 1996, pag. 183; «Quando lei…», Tuotola, 1990.
«È il globo intero…», Mati Klarwein in Joel Lewis, The Wire, dicembre 1994.
«Ieriora», dal titolo della traccia «Yesternow», Davis, 1970b.
«Stai parlando…» Sarah Connor in Terminator; «collapsar», Haldeman, 2012;
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«Tutto è elettrificato…», Jimi Hendrix in Boot & Salewicz, 1995, pag. 237.
«sintarmonica», Patrick Gleason nelle note di copertina, White, 1975.
Miles Davis, Bitches Brew, CBS 1970a.
Miles Davis: «Yesternow» da A Tribute to Jack Johnson, Columbia 1970b.
Miles Davis: «He Loved Him Madly» da Get up with It, Columbia Records
1974.
Miles Davis, Agharta, CBS 1975.
Miles Davis: «Gondwana» da Pangea, Columbia Records 1975.
Miles Davis, Dark Magus, Columbia 1975.
Dr S. Gachet, «Audiomaze», Labello Blanco 1995.
Herbie Hancock: «Hornets» da Sextant, Columbia Records 1973.
Herbie Hancock: «You’ll Know When You Get There» da Mwandishi, Warner
Bros 1971.
Herbie Hancock, Crossings, Warner Bros 1973.
Herbie Hancock: Headhunters, Columbia 1973.
Herbie Hancock «Nobu» da Realization, Columbia 1974.
Jimi Hendrix: «And the Gods Made Love» da Electric Ladyland, Polydor 1968.
George Russell, Electronic Sonata for Souls Loved by Nature (1968), Soul
Note 1980.
George Russell, Electronic Sonata for Souls Loved by Nature (1968), Soul
Note 1985a.
George Russell, The African Game, Blue Note 1985b.
Lenny White, Venusian Summer, Nemperor Records 1975.
Gunter Kaiser, The Medusa Head, Poster Art 1969.
Mati Klarwein, illustrazione di copertina per Bitches Brew, CBS 1970.
Robert Springett, illustrazione di copertina per Sextant, Columbia 1973; per
Crossings, Warner Bros 1972; per Thrust, CBS 1974.
Tadanoori Yokoo, illustrazione di copertina per Agharta, CBS 1975.
Deserto rosso, Michelangelo Antonioni, 1964.
Terminator, James Cameron, 1984.
THOUGHTWARE: TRANSMATERIALIZZARE IL BREAKBEAT
[15]
«La scoperta del…», Karlheinz Stockhausen in Cott, 1974, pag. 37; «Dopo che
ho assunto…», Grandmaster Flash in Toop, 1982, pag. 128; «Giradischi
Terranova», The Mighty Upsetter, Manifesto nelle note di copertina per The
Mighty Upsetter, 1975; «omnigenere: ho compreso che l’HipHop era un
amalgama di tutte le forme musicali…», DJ Shadow in Matt Chicone, Rap
Pages, ottobre 1996.
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«The Incredible Bongo Band…», Grandmaster Flash, Toop, 1982, pag. 72; «in
una battaglia leggendaria», ivi, pag. 128; «il livello fantastico», ibid.
«skratchadelia», dal titolo della traccia «Skratchadelikizm», Sonz of a Loop da
Loop Era, 1993.
«Grandmaster cuts faster…», George, 1992, pag. 73.
«Ero come…» Grandmaster Flash in Dan Keeling, Melody Maker, 29 giugno,
1996.
«My mind ain’t…» New Kingdom, 1996; «Il disco fa…», Ice T in Mike Barnes,
The Wire, luglio 1996; «Lascialo per i fatti…», Grandmaster Flash, Toop, 1982,
pag. 130.
«Mentre facevamo “Bring the noise”…» Chuck D, note di copertina per
Terminator X, 1991.
«Dati quattro fonografi…», John Cage, The Future of Music: Credo in
Kostelanetz, 1970, pag. 54.
«Potevo prendere…», Marley Marl in Rose, 1994, pag. 79; «Volevo…» Marley
Marl, ibid.; «improvvisa moltiplicazione di…», Virilio, 1991, pag. 72.
«giradischizzazione», dal titolo dell’album Strictly Turntabilized, DJ Krush, 1995.
«Mars needs», Double Dee & Steinski, 1984.
John Cage, Imaginary Landscape No 1 (1937), Hat Art.
Chic, «Good Times», Atlantic 1979.
DJ Krush, «Strictly Turntabilized», Mo Wax 1995.
DJ Zinc, «Supersharp Shooter Remix», Ganja Records 1996.
Double Dee & Steinski, «Lesson 3», Tommy Boy 1984.
Eric B & Rakim: «I Know You Got Soul» da Paid in Full, 4th & Broadway 1986.
Grandmaster Flash & The Furious Five: «The Amazing Adventures of
Grandmaster Flash on the Wheels of Steel», Sugarhill 1981.
Grand Wizard Theodore: «Can I Get a Soul Clap» da Old School Butter, Tuff
City Records 1997.
The Hellers, Singers, Talkers, Players, Swingers and Doers, etichetta
sconosciuta 1968.
The Incredible Bongo Band: «Bongo Rock» da Return to Bongo Mania, MGM
1973.
Bob James: «Take Me to the Mardi Gras» da Bob James Two, Columbia 1975.
The Knights of the Turntable, «Fresh Mess [… Jam your Radio]», JDC Records
1985.
Kraftwerk, Trans-Europe Express, Capitol 1985.
Mantronix: «Electronic Energy Of…» da Music Madness, Virgin 1986.
Mantronix: Loop 2; Loop 3; Loop 7 da King of the Beats, EMI 1988.
Marley Marl, Marley Marl Scratch, Nia Records 1985.
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The Mighty Upsetter, Kung Fu Meets the Dragon, Justice League 1975.
New Kingdom: «Animal» da Paradice Don’t Come Cheap, Gee Street 1996.
Phuture, «Acid Tracks», Trax 1987.
Public Enemy, «Bring the Noise», Def Jam 1989.
Queen, «Another One Bites the Dust», EMI 1981.
Sonz of A Loop da Loop Era: «Skratchadelikizm» da Flowers in My Garden,
Suburban Base 1993.
Spoonie Gee & The Sequence, «Monster Jam», Sugarhill 1981.
Terminator X, Terminator X and the Valley of the Jeep Beats, Def Jam 1991.
Thin Lizzy: «Johnny the Fox meets Jimmy the Weed» da Johnny the Fox, Vertigo
1976.
3D/Robert Del Naja, illustrazione di copertina per Headz 2, Mo Wax 1996.
The Winstons: «Amen Brother» da Ultimate Breaks and Beats, Volume 2,
Street Beat Records 1986.
Flash Gordon, Michael Hodges, 1980.
THOUGHTWARE: LA SAMPLEDELIA DEL BREAKBEAT
[31]
[32]
[33]
[34]
[35]
[36]
[37]
«building molecules on…», Ultramgnetic MCs, 1996. «Stiamo aprendo il
campo magnetico», Critical Beatdown, 1987; «i canali uditivi…», Ultramagnetic
MCs, 1987.
«ultrapower flowing», Four Horsemen of the Apocalypse 1993; «Tutti gli
elementi convergono…», Ultramagnetic MCs, 1996; «gli abitanti
svaniscono…», Ultramagnetic MCs, 1996 (Smoking Dust); «cavi che
colano…», Four Horsemen of the Apocalypse, 1993 («Bring It»).
«meccanismi base ipotetici», Ultramagnetic MCs, 1987; «come un computer
Commodore…», ibid.; «rime nel mio…», Critical Beatdown, 1987 («Ain’t it»);
«combinando elementi», Ultramagnetic MCs, 1996 («Brainiac»); «Le parti
meccaniche del…», Critical Beatdown 1987 («When I Burn»).
«combustibile che incendia la pressione sanguigna», Ultramagnetic MCs, 1996
(«Brainiac»).; «l’energia aziona i…», Four Horsemen of the Apocalypse, 1993
(«Bring It»); «Artemis Livello 4…», ibid.; «raggiungere la velocità…»,
Ultramagnetic MCs, 1996 («Smoking Dust»).
«I’lltakeyourbraintoanotherdimension…», Ultramagnetic MCs, Critical
Breakdown, 1987 («Critical Breakdown») ‹› The Prodigy, 1992; «confondere
per davvero…», Ultramagnetic MCs, 1987; «progredire tecnicamente», ibid.;
«accumula energia a…», Ultramagnetic MCs, 1996 (Brainiac).
«potenziando i cristalloidi…», ibid.; «cybotron, la cui sola…», ibid.; «Cosa ci fa
nel…», Rammellzee in Malu Halaza, Soul Underground, Estate 1988; «il tuo
buon…», Sunz of Man, 1995b; «La scienza e la…», Virilio, 1983a, pag. 62.
«Astro Black riguarda…», Sun Ra in Lock, 1994, pag. 148.; «Giradischi
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Terranova», The Mighty Upsetter, manifesto nelle note di copertina per The
Mighty Upsetter, 1975; «I’m here to…», Eric B e Rakim, 1988.
«I graffiti non…», Bando in Chalfont & Prigoff, 1987, pag. 72; «Graffiti è una…»,
Rammellzee, Malu Halaza, 1988.; «a meno che non…», Fab 5 Freddy in Gablik,
1982, pag. 72; «balletto di posture…», McLuhan, 2011; «Dipingo lettere…»,
Bando, Chalfont e Prigoff, 1987, pag. 71.
«Ci sono i gladiatori…», Rammellzee, Ikonoklast Panzerism Manifesto in «Beat
Culture», Artforum, 1985, citato in Tate, 1992, pag. 155; «Il loro suono…»,
Rammellzee, ibid.; «una costellazione…», Mailer, 1971.
«un matematico e…», Rammellzee, 1987; «per vivere…», ibid.; «I romani
rubarono…», Rammellzee, The Movement of the Letter: The Polishing of the
Equation Rammellzee in Dery, 1993, pag. 739; «significa distruttore di…»,
Rammellzee, Tate, 1992, pag. 155.
«Aerodinamica e…», Rammellzee & Shock Dell, 1987; «Ma vogliamo farti…»,
ibid.; «Tutta la formazione…», ibid.; «Come interrogatore…», ibid.
«In una guerra contro…», Rammellzee, 1992, pag. 145 e pag. 155.; «furia
Matematica», dal titolo della traccia Wrath of the Math, Jeru the Damajaa,
1996; «Il segno dell’infinito…», Rammellzzee, Tate, 1992, pag. 155.
«I 4 numeri interi…», Rammellzzee & Shock Dell, 1987; «il matematico
efficiente…», Wiener, 2012.
«Macchina Mentale», Electrifying Mojo, dal titolo The Mental Machine: a Book
Opera, Electrifying Mojo, 1993, J Stone Audio Books, 1993; «Devi parlare…»,
Rammellzee & Shock Dell, 1987.
«Solo lui ha…», ibid.; «Possiedi…», ibid.; «Hai appena sentito…», ibid.
«Vogliamo che tu…», ibid.; «Certe volte non…», Kool Keith in Andre Daniel,
True Magazine, luglio 1996; «Lo spazio è…», Dr Octagon, 1996 («Earth
People»).
«Studio ed esamino…», Kool Keith‹ ›Dr Octagon in Dave Tompkins, Rap Pages,
luglio 1996; «Quando dice…», Dr Octagon, Tompkins, luglio 1996; «Le forme
del pensiero…», Guattari, 2007; «elevazione», Dr Octagon, luglio, Tompkins,
1996; «nuovi termini…», ibid.
«Progredire tecnicamente», Kool Keith‹ ›Dr Octagon, Tompkins, luglio 1996.;
«andare al programma…», Dr Octagon, 1996 (3000).; «Mi prendo un…», ibid.
(«Blue Flowers»); «È come se…», Dr Octagon, Tompkins, luglio 1996.
«Dr Octagon è stato…», ibid.; «Sulla pista…», ibid.; «Lo considero…», Keith‹
›Daniel, luglio 1996.
«Vittime in via di…», Dr Octagon, 1996 (Dr Octagon); «Megatron! Rejuvenate!»,
ibid. («No Awareness»); «Galaxy Rays…», ibid. («Raise It Up»); «Controllato
dai…», ibid. («Earth People»); «Octagon, ossigeno…», ibid.; «cammina
attraverso un…», ibid. («Technical Difficulties»); «La mia prima idea…», ibid.
«questo senso di…», DuBois, 1969, pag. 45.
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«parlano nelle…», Sir Menelik da Dr Octagon, 1996; «E per quanto
riguarda…», Sir Menelik in James Tai, URB 50, agosto/settembre 1996;
«tempo in cui il…», Chris Marker, Sans soleil, 1983.
«Può la scienza formulare…», Dr Octagon, 1996 («On Production»); «Tutta
l’umanità deve…», Sir Menelik, da ibid.; «Morte acustica per…», ibid.
«accrescere i campi…», Dr Octagon, 1996 («On Production»); «Pensiamo
come…», Mixmaster Mike in Bucky Fukumoto & Jamandru Reynolds, Grand
Royale, Volume 4; «È l’unico strumento…», disco in Kevin Marques Moo, URB
50, agosto/settembre 1996.
«Codice d’Identificazione…», Dr Octagon, 1996 («Dr Octagon»); «pelle è
verde», ibid.; «un feto paramedico…», ibid. («Blue Flowers»); «microscopi
cibernetici», ibid.; «2 telescopi che…», ibid.; «Chiesa della…», Dr Octagon,
1996 («Blue Flowers»); «una psicologia patologica…», David Cronenberg in
Chris Rodley, Sight and Sound, giugno 1996.
«fuori il teschio», Dr Octagon, 1996 («Earth People»); «i colli per…», ibid.;
«Studio e ed esamino…», Kool Keith‹ ›Dr Octagon, Tompkins, 1996;
«macroscopio», dal titolo della traccia Macroscope, Cyclops 4000‹ ›Sir
Menelik, 1997; «operare sui pazienti…», Kool Keith ‹› Dr Octagon, Tompkins,
1996; «chirurgia intestinale», Dr Octagon, 1996 («I Got to Tell You»);
«trapianto», ibid.; «basic human design», dal titolo della traccia «Basic Human
Design» di Jeff Mills, 1994; «Farei accoppiare…», Kool Keith‹ ›Dr Octagon,
Tompkins, luglio, 1996; «around your…», Dr Octagon, 1996 («On Production»).
«foto di nudo», ibid. («Dr Octagon»); «Paperino a fumetti», ibid.; «Certe volte…»,
Kool Keith‹ ›Dr Octagon, Tompkins, luglio 1996; «metà squalo-alligatore,…», Dr
Octagon, 1996 («Mr Gerbik»); «masturbano con…», ibid. («Dr Octagon»);
«guidano gli…», ibid.; «popoli della Terra…», ibid. («Earth People»).
«ti porta laggiù…», Kool Keith‹ ›Dr Octagon, Tompkins, luglio, 1996; «Doctor
Ridicolo», Dr Octagon, 1996 («Dr Octagon»); «L’enzima perfetto sono…», ibid.
(«Technical Difficulties»); «Oh man homey…», The Geto Boys, 1992.
«I’m having illusions…», Cypress Hill, 1995 («Illusions»); «Guardare il
Diavolo…», Sly Stone, 1972.
«schizofonia», R. Murray Schafer, Radical Radio in Strauss, 1993, pag. 292;
«Hanno fatto una sonografia…», Gravediggaz, 1994 («Diary of»); «è una
scorciatoia…», Tricky in Gavin Martin, NME, 28 ottobre 1995.
«Credo che sia…», Redman in Adario Strange, The Source, novembre 1994;
«Now I dwell…», Gravediggaz, 1994.
«Holycore», Scientific Shabazz‹ ›Shabazz the Disciple in Joyce, URB, 40; «Il
Paradiso e l’Inferno…», The RZA, Everett True, Melody Maker, 17 settembre
1994; «apprendimento tramite tortura…», The RZA, Everett True, 1994.
«Contengo la scienza…», Sunz of Man, 1995b; «Visioni di me…», Sunz of Man,
1995a; «recessi della…», ibid.
«mi fu mostrata…», Genius, 1995; «Tutto ciò è come…», Antonin Artaud, «Sul
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teatro balinese», in Artaud, 2000, pag. 337; «soldati idolatri…», Sunz of Man,
1995a.
«The universal warlord…», ibid.; «si unirono…», ibid.; «Ascoltate. Quando…»,
ibid.; «eliminarli…», ibid.; «effetti collaterali…», ibid.; «la follia si impossessa…»,
ibid.; «this technique…», ibid.; «i 4 corrono…», Sunz of Man, 1995b; «un raggio
di…», Killah Priest, Genius, 1995; «porta i malvagi…», Sunz of Man, 1995a.
«Era necessario qualcosa…», Dick, 2006, pag 240; «Abbiamo rinunciato…»,
ivi.
«Il cervello è…», Deleuze e Guattari, 2017; «Quando vai in trip…», Manuel De
Landa in Erik Davis, Mondo 2000, novembre 1992; «Potevo imbestialirmi…»,
George Clinton in Lloyd Bradley, Mojo, settembre 1996.
«Veniva descritto…», Stevens, 1987, pag. 343.
«La catastrofe rappresenta…», J.G. Ballard, «Cataclismi e tristi destini», in
Ballard, 2007.
«Non possiamo pulire…», Clinton, Bradley, settembre 1996; «Ci siamo
assunti…», ibid.; «Il pensiero è…», René Ménil in Richardson e Fisalkowski,
1996, pag. 150; «Ammirate…», Funkadelic, 1970a; «il divoramento del…»,
Sontag, 1998; «Se succhi…», Funkadelic, 1970a.
«Ho assaggiato…», Funkadelic, 1971; «spaventarti…», Roy Haynes, note di
copertina per Funkadelic, 1993.
«al servizio della…», Salvador Dalí in Sartre, 2009; «il mio cervello C3…», Jeru
the Damajaa, 1994; «Munito di…», Delany, 2005; «Puoi volare…», Tricky, 1995
(«Abbaon Fat»).
«Il sampling…», Greg Tate in The Last Angel of History, 1995; «Ieriora», dal
titolo della traccia «Yesternow», Davis, 1970; «Una miscela di…», Ishmael
Reed, Neo HooDoo Manifesto in Rothenberg & Rothenberg, 1983, pag. 420.
«Lo spazio mentale…», Schafer, 1973, pag. 31.
«Mi sento alieno…», Tricky in Simon Reynolds, Melody Maker, 24 giugno 1995.
«tutto avviene in…», Tricky, David Bennun, Melody Maker, 21 gennaio 1995;
«My brain thinks…», Tricky, 1995 («Hell is»); «Il primo segno…», Job in The
Lawnmower Man; «So it seems…», Tricky & Gravediggaz, 1996.
«Fumo un sacco…», Tricky, Martin, ottobre 1995; «Corsa allo spazio…», Tricky
& Gravediggaz, 1996; «Fuggo con la mia…», Organized Konfusion, 1991.
«Nella foresta…», Trisky & Gravediggaz, 1996; «Ti è stato negato…», ibid.
James Brown: «Mind Power» da The Payback, Polydor 1973.
James Brown, Revolution of the Mind, Polydor 1973.
Critical Beatdown: «Ain’t It Good to You»; «When I Burn»; «Critical Beatdown»
da Critical Beatdown, Next Plateau 1987.
Cybotron, «Enter», Fantasy Records 1985.
Cyclops 4000‹ ›Sir Menelik, «Macroscope», Ultimate Dilemma 1997.
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Cypress Hill: «Ultraviolet Dreams» da Cypress Hill, Ruffhouse/Columbia 1992.
Cypress Hill: «Illusions»; «Temple of Boom» da Temple of Boom,
Ruffhouse/Columbia 1995.
Miles Davis: «Yesternow» da A Tribute to Jack Johnson, Columbia 1970.
Dr Octagon: «I Got to Tell You»; «Earth People»; «No Awareness»; «Technical
Difficulties»; «Blue Flowers»; «Dr Octagon»; «Wild and Crazy»; «On Production»
da Dr Octagon, Bulk/Mo Wax 1996.
Electrifying Mojo, The Mental Machine: a Book Opera, J Stone Audio Books
1993.
Eric B & Rakim, «Follow the Leader (Dub)», MCA 1988.
Four Horsemen of the Apocalypse: «Bring It Down to Earth»; «We Are the
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Funkadelic: «What Is Soul»; «Mommy What’s A Funkadelic» da Funkadelic,
Westbound 1970a.
Funkadelic: «Eulogy and Light» da Free Your Mind And Your Ass Will Follow,
Westbound 1970b.
Funkadelic: «Maggot Brain»; «Wars of Armageddon» da Maggot Brain,
Westbound 1971.
Funkadelic: «America Eats Its Young» da America Eats Its Young, Westbound
1972.
Funkadelic, Cosmic Slop, Westbound 1973.
Funkadelic, Standing on the Verge of Getting It On, Westbound 1974.
Funkadelic, Let’s Take It to the Stage, Westbound 1975.
Funkadelic, Tales of Kidd Funkadelic, Westbound 1976.
Funkadelic, Hardcore Jollies, Westbound 1976.
Funkadelic, Music For Your Mother, Westbound 1993.
Genius: «Greyhound Part 2 Remix» da Experimental Remixes, Jon Spencer
Blues Explosion, Matador 1995.
The Geto Boys, «Mind Playing Tricks on Me», Rap-a-Lot 1992.
Jerry Goldsmith, Planet of the Apes OST, Project 3 Records 1967.
Gravediggaz: «Diary of a Madman»; «Mommy What’s a Gravedigga?»; «Dial 1–
800 Suicide» da Niggamortis, Island 1994.
Japan: «Ghosts» da Tin Drum, Virgin 1981.
Jeru the Damajaa: «Mental Stamina» da The Sun Rises in the East, ffrr 1994.
Jeru the Damajaa, «Wrath of the Math», Payday 1996.
Led Zeppelin: «Friends» da Led Zeppelin 3, Atlantic 1972.
Massive Attack, Blue Lines, Virgin 1991.
Method Man: «Sub Crazy» da Tical, Def Jam 1994.
The Mighty Upsetter, Kung Fu Meets the Dragon, Justice League 1975.
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Jeff Mills: «Basic Human Design» da Waveform Transmissions Volume 3,
Tresor 1994.
Organized Konfusion: «Releasing Hypnotical Gases» da Organized Konfusion,
Hollywood Basic 1991.
The Prodigy, «Outta Space», XL 1992.
Public Enemy: «Black Steel in the Hour of Chaos» da It Takes a Nation of
Millions to Hold Us Back, Def Jam 1988.
Rammellzee & Shock Dell, «The Lecture», GeeStreet/Island Records 1987.
Rammellzee vs K-Rob, «Beat Pop», Profile Records 1983.
Sly Stone: «Thank You Falletin Me Be Mice Elf Agin» da There’s A Riot Going
On, Edsel 1972.
Sunz of Man, «Soldiers of Darkness», Wu Tang Records 1995a.
Sunz of Man, «Five Arch Angels», Wu Tang Records, 1995b.
Tricky, «Aftermath», Island 1994.
Tricky: «Abbaon Fat Tracks»; «Hell Is Round the Corner» da Maxinquaye, Island
1995.
Tricky & Gravediggaz, «Psychosis», Island 1996.
Ultramagnetic MCs: «Brainiac»; «Smoking Dust» da The Basement Tapes, Tuff
City Records 1996.
Ultramagnetic MCs: «MCs’ Ultra [Part II]», City Beat 1987.
Stevie Wonder, Innervisions, Motown 1973.
•
Jean-Michel Basquiat, Pegasus, dipinto, 1987.
Pedro Bell, illustrazione di copertina per Cosmic Slop, Westbound 1973;
Standing on the Verge of Getting Funkadelic, Westbound 1976; Hardcore
Jollies, Westbound 1976.
Don Brautigan, illustrazione di copertina per James Brown, The Payback,
Polydor 1973.
Effram Wolf, illustrazione di copertina per Innervisions, Motown 1973.
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Allucinazione perversa, Adrian Lyne, 1990.
L’altra faccia del Pianeta delle scimmie, Ted Post, 1970.
Atomic Cafe, Kevin Rafferty/Jayne Loader/Pierce Rafferty, 1982.
Coma profondo, Michael Crichton, 1978.
Inseparabili, David Cronenberg, 1988.
Sans soleil, Chris Marker, 1983.
Il tagliaerbe, Brett Leonard, 1992.
Terminator, James Cameron, 1984.
The Last Angel of History, John Akomfrah/Black Audio Film Collective, 1995.
L’uomo che cadde sulla Terra, Nic Roeg, 1976.
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THOUGHTWARE: SPAZIALIZZARE INTERIORMENTE LA CANZONE
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«Immetto la mia…» Lee Perry in Toop, 1995, pag. 113; «Mi presento come…»,
Indelible MCs, 1997; «Considero lo studio…», Lee Perry in Toop, 2009.
«Quella che ascolti…», Lee Perry in Kevin Martin, The Wire, maggio 1995;
«Stiamo conquistando…», The Mighty Upsetter, manifesto nelle note di
copertina per The Mighty Upsetter, 1975; «Vedi, la batteria…», Lee Perry in
Thomas Markett, Grand Royale 2, 1995–1996; «La batteria controlla…», Lee
Perry in Toop, 2009.
«Siamo qui…», The Mighty Upsetter, manifesto nelle note di copertina per The
Mighty Upsetter, 1975.
«Mi unisco per un po’…», Lee Perry, Martin, 1995.
«Il suo metodo di…», Steve Barrow in Dubcatcher, aprile/maggio 1994.
4 Hero: «The Paranormal in Four Forms» da Various Artists, Macro Dub
Infection, Virgin 1995.
Indelible MCs, «The Fire in Which You Burn», Rawkus 1997.
The Mighty Upsetter, Kung Fu Meets the Dragon, Justice League 1975.
The Mighty Upsetter: «The Tackro» da Shocks of the Mighty, Attack 1988.
The Upsetter: «Bird in Hand»; «The Lion» da Return of the Super Ape, Trojan
1978.
The Upsetter: «Revolution Dub»; «Woman’s Dub»; «Kojak»; «Bush Weed»;
«Rain Drop» da Revolution Dub, Esoldun 1975.
Addio mia concubina, Chen Kaige, 1993. Artifical Eye.
Persona, Ingmar Bergman, 1966.
THOUGHTWARE: VIRTUALIZZARE IL BREAKBEAT
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[91]
«La tecnologia ci ha…», Goldie in The Last Angel of History, 1995; «I nostri
batteristi non…», Kraftwerk, Andy Gill, Mojo, aprile 1997; «pensare e
ascoltare», ibid.
«ti sbarazzi del…», Goldie in Musik, 1995; «leggi il break…», ibid.; «Ti ritrovi
con…», Dego McFarlane in Tim Barr, The Mix, agosto 1996; «erano soliti
parlare…», Dego McFarlane in Bethan Cole, Mixmag, febbraio 1995.
«Audiodedalo», dal titolo della traccia «Audiomaze», Gachet, 1995;
«subpazzia», dal titolo della traccia «SubCrazy», Method Man, 1994; «i ragazzini
venivano…», Dego McFarlane in Musik, 1995; «La scienza è oggi…», Paul
Virilio, Block 14, autunno 1988.
«fantasmafisica», Foucault, 1977, pag. 172; «fantasia speculativa della…»,
Ballard, 2007.
«Fizico», dal titolo della traccia «Phyzical», Roni Size, 1994; «arto per arto…»,
dal titolo della traccia «Limb by Limb», Marvellous Cain, 1994; «Siamo obbligati
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a…», Norman Mailer, The White Negro, in Feldman & Gartenberg, 1960, pag.
295.
«potere di risoluzione temporale», Chion, 2017; «flava in the…», titolo della
traccia «Flava in Your Ear», Mack, 1994; «Quando le sensazioni cinetiche…»,
Chion, 2017.
«c’erano dei weekend…», Mark Clair in Tim Barr, The Mix, agosto 1996;
«magia del ricamo», titolo traccia di «Needlepoint Magick», Magick, 1995;
«Dapprima il graffitista», Goldie in Musik, 1995.
«Il Wildstyle era…», Kaze 2 in Chalfont & Palmer, 1984, pag. 71; «tre forze
gravitazionali…», J.J. Wagener in Escher, 1989, pag. 99.
«Oltre l’orizzontale», Goldie, note di copertina per Goldie, 1995a; «Posso
concepire…», Escher, 1989, pag. 121; «Dapprima il graffitista…», Goldie in
Musik, 1995; «I loop sono stati…», Goldie in Simon Reynolds, The Wire,
settembre 1994.
«Su Timeless, ci sono…», Rob Playford in Tim Barr, The Mix, agosto 1996.
«i diversi gradini…», Escher, 1989, pag. 121; «Facevamo girare…», Playford,
Barr, 1996; «serpeggiare il break…», Goldie, Reynolds, 1994; «zord, blade…»,
ibid; «Con un campione…», A Guy Called Gerald in Peter Shapiro, The Wire,
ottobre 1996; «Il tempo scorre…», A Guy Called Gerald, note di copertina del
Manifesto per A Guy Called Gerald, 1995.
«Bastava mandarlo…», Gerald, Shapiro, 1996; «Siamo avanzati…», A Guy
Called Gerald, manifesto nelle note di copertina per A Guy Called Gerald,
1995; «Immagina che qualcuno…», Gerald, Shapiro, 1996.
Brian Eno, Apollo Atmopsheres & Soundtracks, EG Records 1983.
4 Hero: «Solar Emissions»; «Shadow Run»; «Sunspots»; «Wrinkles in Time» da
Parallel Universe, Reinforced Records, 1994.
4 Hero: «The Paranormal in 4 Forms» da Various Artists, Macro Dub Infection,
Virgin 1995.
4 Hero, «Inner City Life Part 1 Remix», ffrr 1995.
Dr S. Gachet, «Audiomaze», Labello Blanco 1995.
Goldie: «Jah the Seventh Seals» da Timeless, London 1995a.
Goldie, «Timeless, i». «Inner City Life ii», «Pressure ii»i, da Various Artists, Macro
Dub Infection, Virgin 1995.
Goldie, «Inner City Life», ffrr 1995c.
Goldie, «T3», Metalheadz 1997.
A Guy Called Gerald: «Finley’s Rainbow»; «The Glock Track» da Black Secret
Technology, Juicebox 1995.
A Guy Called Gerald: «Nazinji Zaka», Juicebox 1995.
Gustav Holst, Planets Suite, Deutsche Gramophon, data sconosciuta.
Craig Mack, «Flava in Your Ear», RCA 1994.
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P. 316
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Jay Magick, «Needlepoint Magick», Metalheadz 1995.
Metalheadz, «Terminator», Synthetic Hardcore Phonography 1992.
Method Man: «SubCrazy» da Tical, Def Jam 1994.
Marvellous Cain, «Limb by Limb», Suburban Base 1994.
Nookie, «Inner City Life Remix», ffrr 1995.
Peshay, «Inner City Life Mix», ffrr 1995.
Peshay, «Jah Remix», Razors Edge 1996.
Roni Size, «Phyzical», Full Cycle Records 1994.
Roni Size, «Inner City Life Instant Remix», ffrr 1995.
Rufige Kru, «Terminator II Remix», Reinforced 1993.
Ryuichi Sakamoto, «Riot in Lagos», Island 1980.
Vangelis, Blade Runner OST, East West 1994.
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M. C. Escher, Relativity, litografia, 1953.
M. C. Escher, Tetrahedral Planetoid, litografia, 1953.
Goldie, Future World Machine, aeroglifo, riprodotto in Chalfont & Prigoff, 1987,
pag. 65.
2001: Odissea nello spazio, Stanley Kubrick, 1968.
The Last Angel of History, John Akomfrah/Black Audio Film Collective 1995.
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THOUGHTWARE: PROGRAMMARE LE FREQUENZE RITMATICHE
[101] «È la razionalizzazione…», Georges Canguilhem, Machine and Organism in
Crary e Kwinzer, 1992, pag. 63; «Ho bisogno di…», Edgard Varèse in
Ouellette, 1973, pag. 147.
[103] «Sonotron», Xenakis, 2003; «Immagina un alieno…», Man Parrish, 1983.
[104] «potere nel…», Darth Vader in L’imper colpisce ancora; «Clear are these…»,
Cybotron, 1985 («Clear»).
[105] «La musica elettronica incide…», Merce Cunningham in Virilio, 1995, pag. 124;
«Boogalooggare, ondeggiare…», Shrimp in Ben Higa, Rap Pages, settembre
1996.
[107] «I treni sono strumenti…», Kraftwerk in Mark Sinker, Music Technology, 1991
[vedi anche Webtalk: Synthsite/Roland Discussion Group; «suonare come
clacson…» Kraftwerk in Mark Sinker in Kempster, 1996, pag. 96; «terribili
battaglioni di…», The Unknown Writer, label fiction in Drexciya, 1993a;
«schiave africane deportate…», Drexciya, manifesto nelle note di copertina per
Drexciya, 1997.
[108] «discendenti capaci di respirare…», ibid.; «le navi attraccarono…», Mark Sinker,
The Wire, settembre 1992; «Migrarono…», Drexciya, manifesto nelle note di
copertina per Drexciya, 1997; «Il confine tra…», Haraway, 2018; «Qui è
Controllo Nave…», Drexciya, 1993b («Bubble Metropolis»).
[109] «Quando il primo…», Clarke, 1992, pag. 157.
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P. 317
[110] «magnetron che ti…», Killah Priest da Sunz of Man, 1995; «I videogiochi
sono…», Chris Marker in Sans Soleil.; «le fabbriche connesse…», Kraftwerk in
Bussy, 1993, pag. 63.
[111] «le macchine automatiche…», Wiener, 2012.
[112] «“More Bounce to”…», Shrimp in Ben Higa, Rap Pages, settembre 1996.
[113] «slogature ad angolo retto…», JoJo in Ben Higa, Rap Pages, settembre 1996;
«Quando fai il popping…», Shrimp, Higa, 1996; «doo-wop androide», Simon
Reynolds in Weisbard, 1995, pag. 216; «Stiamo cominciando…», Manuel De
Landa in Erik Davis, Mondo 2000, novembre 1992.
[114] «EssR’ays…», dal titolo della traccia «EssR’ay [Reese Mix]», Reese, 1994; «Per
molto tempo…», Gertrude Stein, Composition as Explanation in Kostelanetz,
1993.
[115] «Non si trattava di…», The Jungle Brothers, Toure, luglio 1993; «Aritmico,
asimmetrico, alineare…», ibid.
[116] «il vento delle ali…», Christopher Walken in The Addiction.
[117] «Devi imparare…», The Jungle Brothers, Toure, luglio 1993; «No…
dobbiamo…», The Jungle Brothers, 1993 («Manmade Material»).
[118] «Tempesta cerebrale! Tempesta…», The Jungle Brothers, 1993 («Spittin’
Wicked»).
[119] «Il paradosso che…», Organized Konfusion, 1991; «Sono andato via…», Af
Next Man Flip in David Davies, i-D, novembre 1991; «le persone di scienza…»,
ibid.
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Art of Noise, «Close [To the Edit]», Zang Tuum Tumb 1984.
Cybotron: «Clear» da Enter, Fantasy Records, 1985.
Drexciya: «Sea Snake» da Deep Sea Dweller, Shockwave Records 1992.
Drexciya, Aquatic Invasion EP, UR 1993a.
Drexciya: «Danger Bay»; «Positron Island»; «Bubble Metropolis» da Bubble
Metropolis EP, UR 1993b.
Drexciya: «Intensifed Magnetron» da Molecular Enhancement EP, Rephlex
1993c.
Drexciya: «The Red Hills of Lardossa»; «The Basalt Zone 4.97Z» da The
Unknown Aquazone Aquapak, UR 1994.
Drexciya: «Darthouven Fish Men» da The Journey Home EP, Warp 1995.
Drexciya, The Return of Drexciya, UR 1996.
Drexciya, Uncharted, Sold in Detroit 1996.
Drexciya, The Quest, Submerge 1997.
Haashim, «Primrose Path», Cutting Records 1986.
The JBs: «[It’s not the Express] It’s the JBs’ Monaurail» da Hustle with Speed,
Polydor 1975.
Jonzun Crew, «Space Is the Place», Tommy Boy 1983.
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The Jungle Brothers: «Blahbludify»; «Manmade Material»; «Spittin’ Wicked
Randomness»; «For the Headz at Company Z» da J Beez Wit the Remedy,
WEA 1993.
The Jungle Brothers, Crazy Wisdom, WEA inedito.
Kraftwerk, Autobahn, EMI 1975.
Kraftwerk, Radioactivity, Capitol 1976.
Kraftwerk: «Showroom Dummies» da Trans-Europe Express, EMI 1977.
Kraftwerk, «Tour de France [Francois Kervorkian Remix]», EMI 1984.
Man Parrish: «In the Beginning» da Man Parrish, Importe/12 1983.
Organized Konfusion: «Releasing Hypnotical Gases» da Organized Konfusion,
Hollywood Basic 1991.
Reese: «EssR’ay [Reese Mix]» da Forces, Network/KMS 1994.
Soul Sonic Force, «Planet Rock», Tommy Boy 1982.
Sunz of Man, «Soldiers of Darkness», Wu Tang Records 1995.
The Velvet Underground, White Light White Heat, Verve 1968.
Zapp: «More Bounce to the Ounce» da Zapp, Warner Brothers 1980.
Zapp, «Computer Love» da Zapp IV U, Warner Brothers 1986.
Zapp: «I Play the Talkbox» da Zapp 5, Warner Brothers 1987.
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L’impero colpisce ancora, George Lucas, 1980.
Sans soleil, Chris Marker, 1983.
The Addiction, Abel Ferrara, 1997.
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THOUGHTWARE: FANTASINTESI/PENSIERO ELETTRONICO
[121] «Il mondo della…», Marshal McLuhan e G.E. Stearn, A Dialogue in Stearn,
1968, pag. 333.
[122] «Il Cavallo Bianco…», Brown, 1972; «Qui è la Cocaina…», Phuture, 1987; «Sei
stato avvertito…», ibid.
[123] «Prendi una tirata…», ibid.
[125] «Certi dèi…», Reed, 1976, pag. 11; «Genitori, non fate…», Bam Bam, 1994;
«Dov’è il tuo bambino?…», ibid.
[126] «Nessuno vuole essere…», ibid.
[127] «In principio era…», Fingers Inc. featuring Chuck Roberts, 1988; «Una volta
che entri…», Fingers Inc., 1988; «comunità automatica…», Walter Hughes, In
the Empire of the Beat, in Ross e Rose, 1994, pag. 152.
[129] «Per poter cambiare…», Pat Cadigan in Trilling e Swezey, 1993, pag. 110;
«elettrica delle emozioni», titolo della traccia «Emotions Electric», A Guy Called
Gerald, 1988.
[130] «[I Kraftwerk] suonavano come se…», Model 500 in Mark E. G., Eternity 29,
maggio 1995.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 319
[131] «la musica è…», Rhythim is Rhythim, note di copertina per Various Artists,
1991; «continuo addensamento…», René Ménil in Richardson e Fisalkowski,
1996, pag. 73.
[132] «Sbagliamo quando…», Samuel Butler, The Book of the Machines, in Butler,
1975; «la geografia…», Virilio, 1983a, pag. 61.
[133] «Techno City era…», 3070 in Jon Savage, note di copertina per Cybotron,
1994.
[134] «Dedichiamo questo album…», Cybotron, manifesto nelle note di copertina per
Cybotron, 1985.
[136] «pensare e ascoltare…», Kraftwerk, Gill, aprile 1997; «suoni di batteria sul…»,
Model 500 in Tim Barr, Generator, maggio 1995; «La fantascienza non…»,
William Gibson in James Flint, UK Wired, maggio 1996.
[137] «Fu così straordinario…», Model 500, Barr, maggio 1995; «Se ascolti…»,
Model 500, E.G., maggio 1995; «Poi ho sentito…», Model 500, Barr, maggio
1995; «elabora i suoi utenti…», Marshall McLuhan in Molinaro, McLuhan e
Toye, 1987, pag. 427; «La macchina siamo noi…», Haraway, 2018.
[138] «preleva le esperienze…», Norman Mailer, The White Negro, in Feldman e
Gartenberg, 1960, pag. 298.
[139] «Berry Gordy plasmò…», Model 500 nelle note di copertina per Various Artists,
1987; «Oggi gli stabilimenti…», ibid.; «Immagina di essere più…», ibid.;
«Automaniakko», titolo dell’album Automanikk, A Guy Called Gerald, 1991.
[140] «Il mio concetto…», Rhythim is Rhythim in Kempster, 1996, pag. 53.
[141] «I miei suoni d’archi…», ibid.; «Gli UFO sono…», Fox Mulder in X Files;
«Quando arrivò il sintetizzatore…», Model 500, Barr, maggio 1995; «Ero
appassionato…», ibid.; «una storia su Juan…», Eddie «Flashin» Fowlkes in Tim
Barr, Musik, agosto 1996; «Volevo far atterrare…», Model 500 in The Last
Angel in History, 1995.
[142] «Dimmi se…», Model 500, 1985b; «Dicono che non c’è…», ibid.
[143] «Cose che non hai mai visto…», ibid.; «ufonico», titolo dell’album Ufonic,
Sabalon Glitz, 1996; «Sto guidando attraverso…», Model 500, 1985a.
[145] «è come se qualcuno…», Hank Shocklee in Rose, 1994, pag. 80; «uno
squadrone tecnico…», dalle note di copertina per Public Enemy, 1989;
«lanciata, caricata, piantata…», ibid.
[146] «Cominciò sulle…», Public Enemy, 1992c; «Navi negriere…», ibid.; «already
been…», Public Enemy, 1989; «robot», Karel Čapek da Opilec, 1917, da
Capek, 1923 (dal termine ceco robota, che significa lavoro forzato o servitù, a
sua volta da robotnik che significa lavoratore/operaio).
[147] «la macchina automatica…», Wiener, 2012; «Non si tratta solo…», Jones,
2011; «Alla vigilia…», Public Enemy, 1994; «Oggi c’è qualcosa…», Public
Enemy, 1990 («Contract on»).
[148] «allarme per il mondo», Public Enemy, 1987 (Rightstarter).
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[149] «Quel rumore proviene…», Chuck D in Simon Reynolds, da Jones, 2011; «Il
bordone su…», ibid.; «Nella sua relazione…», Schafer, 1998; «l’eccesso di
apparecchi…», ibid.
[150] «Alzi tutto al massimo…», Eric «Vietnam» Sadler in Rose, 1994, pag. 74; «le
funzioni della vista…», Virilio, 1991, pag. 27.
[151] «Trasmissione finale…», Mad Mike, comunicazione dal solco di run out, Galaxy
2 Galaxy, 1993 («Hi-Tech Jazz»); «La tecnologia non è…», Virilio, 1983a, pag.
138.
[153] «un progetto ideato…», Mike Banks in Dow Jones, Touch, giugno 1991;
«musica dura…», Underground Resistance, 1991e.
[154] «si tratta solo di sbattere…», Joey Beltram in Vaughan Allen, Mixmag, gennaio
1992.
[155] «Nessuna speranza…», Underground Resistance, comunicazioni varie, 1991/2;
«Potrebbe essere utile…», Jon Hassell in Toop, 2009; «il non rilevabile», titolo
traccia di Scan 7, 1995; «puoi sentirlo…», Doyle Foreman in Reed, 1989, pag.
193.
[156] «La Techno è come…», Mike Banks in Peter Walsh, Jockey Slut, luglio/agosto
1994; «Attraverso la comunicazione…», ibid.; «Siamo silenziosi e…», ibid.; «una
sorta di…», Baudrillard, 2014; «Nomade Spettrale», titolo traccia di The Vision‹
›Robert Hood, 1995.
[157] «6 ondate di energia…», comunicato, Suburban Knight, 1994.
[158] «deprogrammazione della…», Banks, Walsh, luglio/agosto 1994; «La World
Power…», World Power Alliance, 1992; «il nostro futuro…», Virilio, 1983a, pag.
148.
[159] «Ogni potere visibile…», ibid.; «è un chip per CPU…», etichetta per Scan 7,
1995.
[160] «indurre virus…», ibid.; «progettate per distruggere…», ibid.; «digitalizzate e
riportate…», ibid.; «La tecnologia toglie…», Goldie in NME, 1995.
[161] «rifugge qualsiasi…», Juan Atkins‹ ›Model 500, Kempster, 1996, pag. 44; ««Sta
diventando sempre più istruttivo simulare il pensiero dei poliziotti», Nick Land in
o[rphan]d[rift›], 1995, pag. 356.
[162] «Le invenzioni, le creazioni…», Virilio, 1983a, pag. 63; «Lo strumento
elettronico…», Robert Moog, Historical and Prophetic Writings in Vale e Juno,
1994, pag. 134.
[163] «relazione elettronica…», Banks, Walsh, luglio/agosto 1994; «Il sintetizzatore
è…», Kraftwerk, Gill, aprile 1997; «la Techno sarà…», Banks, Walsh,
luglio/agosto 1994; «Il pensiero prende forma…», Tristan Tzara in Leiris, 1989,
pag. 87.
[164] «La Techno per me…», Banks, Walsh, luglio/agosto 1994.
[166] «così se dovessimo…», ibid.
[168] «Il circuito elettrico…», McLuhan e Fiore, 2011.
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P. 321
[169] «mondi mitici…», ivi.
[170] «materializzare un’idea…», Jeff Mills in Paul Benney, Jockey Slut, giugno/luglio,
1996.
[171] «Tutto quello che…», Mouse on Mars in Rob Young, The Wire, dicembre 1994.
[172] «la puntina gira a spirale», note di catalogo, Catalogo Axis, 1995; «ci mostrò un
modo…», Banks, Dow Jones, giugno 1991; «un’improvvisa moltiplicazione…»,
Virilio, 1991; «Devi descriverlo…», Mills, Benney, giugno/luglio 1996.
[173] «Immagina di essere…», manifesto nelle note di copertina per X–102, 1992.
[174] «gli anelli di Saturno…», ibid.
[175] «Quanto doveva essere…», Mills, Benney, giugno/luglio 1996; «Ciò che egli
va…», Antonin Artaud, «Sul teatro balinese», in Artaud, 2000, pag. 337; «Le
teorie e i soggetti…», Manifesto Axis dal Catalogo Axis, 1995.
[176] «Quando la puntina giunge…», Mills, Benney, giugno/luglio 1996; «Mi ricordo
di una…», note di copertina per Mills, 1997.
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Funkadelic: «How do Yeaw view You?» da Tales of Kidd Funkadelic,
Westbound, 1976a.
James Brown, Revolution of the Mind, Polydor 1968.
James Brown, «King Heroin», Polydor 1972.
Alice Coltrane with Strings, World Galaxy, Impulse! 1971.
John Coltrane, Interstellar Space, Impulse! 1967.
Cybotron, «Techno City», Fantasy 1984.
Cybotron, Enter, Fantasy 1985.
Cybotron, Interface: The Roots of Techno, Fantasy Records 1994.
Fingers Inc, «Can You Feel It», Jack Trax 1988.
Fingers Inc featuring Chuck Roberts, «Can You Feel It», Desire 1988.
4 Hero, «Mr Kirk’s Nightmare», Reinforced 1991.
Galaxy 2 Galaxy: «Astral Apache [Star Stories]»; «Hi-Tech Jazz [The Science]»;
«Hi-Tech Jazz [The Elements]» da Galaxy 2 Galaxy EP, UR 1993.
A Guy Called Gerald, Automanikk, CBS 1991.
A Guy Called Gerald: «Emotions Electric» da Peel Sessions, BBC Records
1988.
Herbie Hancock, «Quasar», CBS 1972.
Grace Jones, «She’s Lost Control», Island 1982.
Joy Division: «She’s Lost Control» da Unknown Pleasures, Factory 1979.
Roland Kirk, Volunteer Slavery, Atlantic 1969.
Kraftwerk, Die Mensch Maschine/The Man Machine, EMI, 1978.
Kraftwerk, «The Model», EMI 1981.
Mandrill: «Two Sisters of Mercy» da Solid, Polydor 1971.
A Martian from Detroit: «Stardancer» da Red Planet 2, Red Planet 1993.
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The Martian: «808° [Surface Temperature mix]» da Red Planet 3, Red Planet
1994.
The Martian: «Journey to the Martian Polar Cap», da Red Planet 4, Red Planet
1994.
The Martian: «The Long Winter of Mars: Renegades on the Red Planet»;
«Season of the Solar Wind»; «Base Station 303»; «Skypainter» da Red Planet
5, Red Planet 1995.
The Martian: «Marisian Probes over Montana»; «Ghostdancer», «Starchild»
(come The Martians and Starchild on the Mothership LMNO-Funk);
«Windwalker» (come The Martians, Additional Production di The Suburban
Knight) da Red Planet 6, Red Planet 1995.
The Martian, «Firekeeper» da Red Planet 7, Red Planet 1997.
The Meters, «Just Kissed My Baby», Epic 1973.
Jeff Mills, «Inner Sanctum», Axis 1993.
Jeff Mills, «Utopia»; «Man from Tomorrow» da Cycle 30 EP, Axis 1994.
Jeff Mills: «19» da The Other Day, Axis 1997.
Model 500, «Night Drive [thru Babylon]», Metroplex 1985a.
Model 500, «No UFOs [Original Vocal Mix]», Metroplex 1985b.
Phuture, «Your Only Friend», Trax 1987.
Public Enemy: «Rightstarter [Message to A Black Man]»; «Terminator X Speaks
with his Hands», «Megablast»; «Timebomb» da Yo! Bum Rush the Show, Def
Jam 1987.
Public Enemy: «Countdown to Armageddon»; «Mind Terrorist»; «Show ‘em
Whatcha Got»; «Rebel Without a Pause»; «Terminator X to the Edge of Panic»;
«Louder than a Bomb» da It Takes a Nation of Milions to Hold Us Back, Def
Jam 1988.
Public Enemy, «Welcome to the Terrordome», Def Jam 1989.
Public Enemy: «Contract on the Love World Jam», «War at 33.3», «Incident at
66.6FM», «Final Count of the Collision Between Us and the Damned»,
«Welcome to the Terrordome» da Fear of a Black Planet, Def Jam 1990.
Public Enemy, «Arizona Assassination Attempt Acca Double Dub», Def Jam
1992a.
Public Enemy, «By the Time I Get to Arizona», Def Jam, 1992b.
Public Enemy, «Can’t Truss It [Almighty Raw 125th Street Bootleg Mix]», Def
Jam 1992c.
Public Enemy: «Whole Lotta Love Goin’ On in the Middle of Hell» da Muse
Sick N’Hour Message, Def Jam 1994.
Reese, «Just Another Chance», KMS 1988.
Rhythim is Rhythim, «Icon», Buzz/Transmat 1992.
Rhythim is Rhythim, «Kao-tic Harmony», Buzz/Transmat 1992.
Sabalon Glitz, Ufonic, Organico 1996.
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Scan 7, Undetectible EP, UR 1995.
Scientist: «Laser Attack»; «Space Invaders»; «Beam Down»; «Red Shift»; «Time
Warp»; «Pulsar»; «De Materialise» da Scientist Meets the Space Invaders,
Greensleeves 1978.
Second Phase, «Mentasm [Joey Beltram Remix]», R&S Records 1991.
K. Alexi Shelby, «All for Lee-Sah», Transmat 1989.
Sleezy D, «I’ve Lost Control», Trax 1986.
Suburban Knight, «The Art of Stalking [Stalker Mix]», Transmat 1990.
Suburban Knight: «Mind of a Panther» da Dark Energy EP, UR 1994.
Underground Resistance, Cyberwolf EP, UR 1991a.
Underground Resistance, Death Star EP, UR 1991b.
Underground Resistance, Piranha EP, 1991c.
Underground Resistance, The Punisher EP, UR 1991d.
Underground Resistance, Riot EP, UR 1991e.
Underground Resistance, Revolution for Change, Network 1992.
Underground Resistance, Seawolf EP, UR 1992.
Underground Resistance, «Biosensors in Tunnel Complex Africa» da Electronic
Warfare: Designs for Sonic Revolutions EP, UR 1996.
Various Artists, Electro 1–12, Streetsounds 1983–1988.
Various Artists, Techno The New Dance Sound of Detroit, 10 Records 1987.
Various Artists, Retro Techno, Network 1991.
Various Artists, The Joint, Suburban Base/ Moving Shadow 1994.
Various Artists, The Deepest Shade of Techno, Reinforced 1994.
Various Artists, Macro Dub Infection, Virgin 1995.
Various Artists, Deep Concentration, Om Records 1997.
The Vision, Spectral Nomad EP, Metroplex 1995.
John Williams, OST Star Wars, 1977, etichetta sconosciuta.
World Power Alliance: «WPA Backing Plate #1» da Kamikaze EP, UR 1992.
World 2 World: «Jupiter Jazz» da World 2 World EP, UR 1992.
X–101: «Rave New World»; «Mindpower» da X–101 EP, Tresor 1991.
X–102: «Phoebe»; «Titan»; «Rhea»; «Tethys»; «Hyperion»; «C-Ring»; «B-Ring»;
«Enceladus»; «A-Ring»; «Ground Zero [The Planet]» da X–102 Discovers «The
Rings of Saturn», UR 1992.
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Jean-Michel Basquiat, Pegasus, dipinto, 1987.
Gunther Frohling, illustrazione di copertina per Die Mensch Maschine, EMI
1978.
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2001: Odissea nello spazio, Stanley Kubrick, 1968.
Alien, Ridley Scott, 1979.
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Alien – La clonazione, Philippe Jeunet, 1997.
Alien3, David Fincher, 1992.
Aliens – Scontro finale, James Cameron, 1986.
Ghost in the Shell, Masamune Shirow, 1996.
L’impero colpisce ancora, George Lucas, 1980.
L’uomo che cadde sulla Terra, Nic Roeg, 1976.
Metropolis, Fritz Lang, 1927.
Predator 2, Stephen Hopkins, 1990.
The Last Angel of History, John Akomfrah/Black Audio Film Collective, 1995.
Tron, Stephen Lisberger, 1982.
X Files, Chris Carter, 1993.
THOUGHTWARE: UNIVERSO MIXADELICO
[179] «Buonasera. Non…», Parliament, 1975a («P Funk»); «un’eccitazione
invisibile…», R. Murray Schaler, Radical Radio in Strauss, 1993, pag. 292;
«Abbiamo assunto…», Parliament, 1975a («P Funk»).
[180] «Benvenuti alla…», ibid.; «Direttamente a voi…», ibid.
[181] «Disegna un uomo spaziale…», Overton Lloyd in Lloyd Bradley, Mojo,
settembre 1996; «megalomane…», Parliament, 1975b («Dr Funkenstein»); «E il
funk è…», Parliament, 1975b (Prelude).
[182] «Come un tiro…», Parliament, 1975a («Unfunky UFO»); «Ero solo lo
strumento…», Bootsy Collins in Michael Gonzalez, The Source, dicembre
1994; «in cui l’ospite…», Reed, 1989, p. 259; «Ho una mente…», Collins,
1978 («Hollywood Squares»); «alla mente di…», Stuart Cosgrove, Collusion,
settembre 1983; «When you see…», Sly and the Family Stone, 1973 ibid.
[183] «ti culla piano», Parliament, 1975 («Mothership Connection»); «Anni luce nel…»,
ibid.
[184] «sono tornati a…», ibid.; «fin’ora nascosta…», Parliament, 1975b («Prelude»);
«cittadini…», Parliament, 1975; «Al tempo del…», Parliament, 1975b
(«Prelude»); «Lì, in questi…», ibid.; «supercool ma…», Overton Lloyd dal libretto
per Parliament, 1977.
[185] «E in un lampo di…», Lloyd, ibid.; «repressione attiva», Sidran, 1995, p. 110;
«Immagine in un immagine…», Parliament, 1977 («Sir Nose»).
[186] «Io sono Sir…», ibid.; «seduttore sub-lim-in-ale», ibid.
[187] «te lo mette…», Parliament, 1975a («P Funk»); «Threee blind mice», Parliament,
1977 («Sir Nose»); «I wanna be…», Collins, 1978 («Roto-Rooter»)
[188] «Hai mai visto…», Parliament, 1977 («Funkentelechy»); «Sei un registratore…»,
Burroughs, 2009, pag. 311; «una parte della…», Ray Davis, note di copertina
da Funkadelic, 1993; «prendersi gioco di te», titolo traccia «Gaming on Ya»,
Parliament, 1975a; «fai attenzione perché…», Parliament, 1977
(«Funkentelechy»).
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P. 325
[189] «segnali operativi che…», Schafer, 1977; «appesantito dalla logica», slogan
dalla copertina pieghevole, Parliament, 1979; «una forza positiva…»,
Parliament, 1979 («Theme»); «sei destinato a…», slogan dalla copertina
pieghevole, Parliament, 1979; «la metaprogrammazione è un’operazione in cui
un sistema centrale controlla centinaia di migliaia di programmi che operano
simultaneamente in parallelo […] la metaprogrammazione viene svolta
all’esterno dei grossi computer allo stato solido dai programmatori umani», Lily,
1974, pag. ix.
[190] «Look at you…», Sly and the Family Stone, 1972; «How do Yeaw…»,
Funkadelic, 1976a; «braccarti proprio come…», Prince Paul, Vibe, 1995; «che
brucia, si agita e…», Parliament, 1975b («Dr Funkenstein»); «bruciarti nel…»,
ibid.
[191] «ansia da desiderio», Parliament, 1977; «Qui è Controllo Umorale…», ibid.;
«Allaccia la cintura…», ibid.
[192] «Do thoughts of…», Funkadelic, 1976a («How do Yeaw»); «Mood Mood,
Someone…», Parliament, 1977; «intere culture potrebbero…», McLuhan,
2015; «Qualcuno sta parlando, funkando…», Parliament, 1977.
[193] «Un funk al giorno…», ibid.
[194] «Il segreto per…», ibid.; «No c’è niente che…», ibid.; «Oggi ti meriti…», ibid.;
«era tutto impilato…», Clinton, Bradley, settembre 1996.
[195] «il funk non solo smuove…», Parliament, 1977 («Funkentelechy»); «I’m gonna
add some bottom…», Larry Graham in Dancing in the Streets, BBC2, 1996.
[196] «Watcha gonna do…», Sun Ra, 1982.
[198] «We are the…», Parliament 1978b; «Now I lay…», ibid.; «Me, Myself and I…»,
De la Soul, 1989; «A motion picture…», Parliament, 1978a («Aqua Boogie»).
[199] «All’interno dei nostri…», Karlheinz Stockhausen in Björk, Dazed and
Confused, agosto 1996; «portare in superficie», Parliament, 1978a («Deep»);
«luogo di incontro mistico», ibid. («The Motor»); «sul suo stesso…», ibid.
(«Water Sign»).
[200] «Con il ritmo…», ibid. («Aqua Boogie»); «La tecnologia porta
automaticamente…», Pedro Bell in James, 1995, pag. 141; «l’atto primario…»,
William Gibson, Academy Leader in Benedikt, 1991, pag. 27.
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Bootsy Collins: «Hollywood Square»; «Roto-Rooter» da Player of the Year,
Warner Brothers 1978.
De la Soul, «Me Myself and I», Big Life 1989.
Funkadelic: «How do Yeaw view You?» da Tales of Kidd Funkadelic,
Westbound 1976a.
Funkadelic: «Undisco Kidd» da Hardcore Jollies, Westbound 1976b.
Funkadelic: «One Nation Under a Groove»; «Who says a Funk Band Can’t Play
Rock Music» da One Nation Under a Groove, Warner Brothers 1978.
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P. 326
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Funkadelic, Music for Your Mother, Westbound 1993.
Parliament: «P Funk [Wants to Get Funked Up]»; «Mothership Connection (Star
Child)»; «Unfunky UFO»; da Mothership Connection, Casablanca 1975a.
Parliament: «Prelude to Dr Funkenstein»; «The Clones of Dr Funkenstein»;
«Gaming on Ya» da The Clones of Dr Funkenstein, Casablanca 1975b.
Parliament: «Funkentelechy»; «Sir Nose D’Voidofunk»; «The Placebo Syndrome»
da Funkentelechy vs. The Placebo Syndrome, Casablanca 1977.
Parliament: «The Motor-Booty Affair»; «Aqua Boogie [A
Psychoalphadiscobetabioaquadoloop]»; «[You’re a Fish and I’m a] Water Sign»;
«Deep» da Motor-Booty Affair, Casablanca 1978a.
Parliament, «Flashlight 12» mix», Casablanca 1978b.
Parliament: «Gloryhallastoopid [Pin the Tale on the Funky]»; «Theme from the
Black Hole» da Gloryhallastoopid, Casablanca 1979.
Parliament: «Funkencyclo-p-dia» da Tear the Roof Off 1974–1980,
Casablanca 1993.
Sly and the Family Stone: «Running Away» da There’s a Riot Goin’ On, Edsel
1972.
Sly and the Family Stone: «If You Want Me to Stay» da Fresh, Edsel 1973.
Sun Ra, Nuclear War, Y Records 1982.
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Dancing in the Streets, BBC2, 1996.
Dune, David Lynch, 1984.
L’uomo che cadde sulla Terra, Nic Roeg, 1976.
Twin Peaks, David Lynch, 1989.
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THOUGHTWARE: SINTETIZZARE L’OMNIVERSO
[201] «L’impossibile mi…», Sun Ra in Lock, 1988, pag. 15; «Non faccio parte…», Sun
Ra in Lock, 1994, pag. 150.
[202] «Le persone non hanno…», Sun Ra in Space Is the Place; «La fine del
mondo…», June Tyson, ibid.
[203] «Nuova Filosofia per…», James, 1992, pag. 153–160; «persino i morti…»,
Walter Benjamin, Theses on the Philosophy of History in Benjamin, 1992, pag.
247; «si rivolge al…», Fanon, 2007; «un’era veramente bella…», ibid.
[204] «Se lanci», Rammellzee, Peter Shapiro, The Wire, aprile 1997; «un cittadino
giudizioso…», Ellison, 2009.
[205] «Non sono umano», Sun Ra, Fallen Angel in Oasis Semiotext[e] Volume IV,
Number 3, 1984, pag. 115; «È una rivelazione…», Stockhausen in Nevill, 1989,
pag. 18; «L’Impossibile è la…», Sun Ra, manifesto nelle note di copertina da
Sun Ra and his Solar Arkestra, 1992; «La Nave Madre e…», Ol’ Dirty Bastard
in Emma Frost, The Independent, 5 luglio 1996; «Come fai a…», Space Is the
Place; «Chronicle of Post Soul Black Culture», in George, 1992, pag. 1–40.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 327
[206] «un affresco spaziale…», Sun Ra, note di copertina per Sun Ra, 1956; «In
“Brainville”…», ibid.
[207] «la Terra è già…», Killah Priest da Genius/GZA, 1995; «ISTRUZIONI PER I…»,
Sun Ra, note di copertina per Sun Song, citato in Lock, 1988, pag. 14–15;
«Non avendo alcun…», Phil Cohran, note di copertina, Sun Ra and his Solar
Arkestra, 1992; «Con l’aiuto…», Xenakis, 2003.
[208] «Sonotron: un acceleratore di particelle sonore, un disintegratore di masse
sonore, un sintetizzatore», ivi; «EssR’ays», dal titolo della traccia «EssR’ay
[Reese Mix]», Reese, 1994; «Ci sono bianchi…», Space is the Place;
«Regolazione della Molteplicità…», ibid.
[209] «Qualunque tecnologia…», Clarke in Haldeman, 1979, pag. 1; «A livello della
materia…», Delany in Dery, 1993, pag. 748; «In effetti, quello…», Sun Ra in
Steve Dollar, Eight Rock Vol. 2 n. 3, 1993, pag. 168; «Io sono uno…», da Sun
Ra, poesia, Sun Ra, 1994.
[210] «Quando l’esercito vuole…», Sun Ra in Wilmer, 1977, pag. 77; «C’era bisogno
solo…», Lewis Mumford, The Myth of the Machine in Brockman & Rosenfeld,
1973, pag. 104.
[211] «armonia kao-tica», dal titolo della traccia «Kao-Tic Harmony [Relic of Relics]»,
Rhythim is Rhythim, 1992.
[212] «Lo spazio è…», Phil Cohran, note di copertina, Sun Ra and his Solar Arkestra,
1992; «Stavo usando…», Tab Hunter, note di copertina per Sun Ra and his
Myth Science Arkestra, 1992.
[213] «Qual è il potere…», Space is the Place; «Questa musica fa tutta…», ibid.
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Earth Wind and Fire, I Am, CBS 1979.
Genius/GZA: «Basic Instructions Before Leaving Earth» da Liquid Swords,
Geffen 1995.
Herbie Hancock: Thrust, Warner Brothers 1974.
Reese: «EssR’ay [Reese Mix]» da Forces, Network/KMS 1994.
Rhythim is Rhythim, «Kao-Tic Harmony [Relic of Relics]», Transmat/Buzz 1992.
Sun Ra: «Brainville» da Jazz by Sun Ra/Sun Song, Delmark 1956.
Sun Ra, The Heliocentric World of Sun Ra Vol 2, ESP 1965.
Sun Ra: «Astro Black Mythology» da Astro Black, Impulse! 1972.
Sun Ra and his Myth Science Arkestra, Cosmic Tones for Mental Therapy,
Evidence 1992.
Sun Ra and his Solar Arkestra, Interstellar Low Ways (1960), Evidence 1992.
Sun Ra and his Astro Infinity Arkestra, My Brother The Wind Volume II,
Evidence 1992.
Sun Ra and his Myth Science Arkestra, Fate in a Pleasant Mood/When Sun
Comes Out, Evidence 1993.
Sun Ra, I Am an Instrument, Blast First/Wire Editions 1994.
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P. 328
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Shuzei Nagaoka, illustrazione di copertina per Earth Wind and Fire, I Am, CBS
1979.
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Alien Nation, Graham Baker, 1988.
Blade Runner, Ridley Scott, 1982.
Fratello di un altro pianeta, John Sayles, 1984.
Il pianeta delle scimmie, Franklin J. Shaffner, 1968.
Intolerance, D.W. Griffiths, 1916.
La Jetée, Chris Marker, 1962.
La notte dei morti viventi, George Romero, 1968.
Space is the Place, Sun Ra and his Intergalactic Solar Arkestra, 1994.
Terminator, James Cameron, 1984.
THOUGHTWARE: COSMOLOGIA DEL VOLUME
[215] «Il pubblico per…», Julian Schnabel, Basquiat; «È come riscrivere…», Rashied
Ali in Wilmer, 1977, pag. 234.
[216] «Ohnedaruth [John Coltrane]…», Alice Coltrane, note di copertina per Alice
Coltrane, 1971; «i canali elettrici di…» Marshall McLuhan in Molinaro, McLuhan
e Toye, 1987, pag. 443; «Cosmico-atomica…», Alice Coltrane, note di
copertina per John Coltrane/Alice Coltrane, 1968; «Prima dell’iniziazione di
Ohnedaruth…», Alice Coltrane, note di copertina del Manifesto per Alice
Coltrane, 1972.
[217] «abbraccio è così…», ibid.; «Andromeda è una…», ibid.
[218] «straordinario potere transonico e…», Alice Coltrane, note di copertina per
Alice Coltrane, 1971; «abbraccia il pensiero cosmico…», ibid.; «richiama…»,
ibid.
[219] «Lei è un…», Ameer Baraka‹ ›Leroj Jones, note di copertina per Alice Coltrane,
1968.
[220] «Lui ha sempre percepito…», Alice Coltrane, ibid.; «Stava facendo…» Alice
Coltrane, note di copertina per Alice Coltrane, 1978.
[221] «Sto cercando…», John Coltrane in Alice Coltrane, note di copertina per Alice
Coltrane, 1968; «Agogno il giorno…», Alice Coltrane, 1978; «La morte
nucleare…», Sylvere Lotringer in Virilio, 1983a, pag. 158; «plesso di voci…»,
A.B. Spellman, note di copertina per John Coltrane, 1965a.
[222] «La maggior parte…», Archie Shepp in ibid.; «quello che fanno…», ibid.; «trame
piuttosto che…», ibid.; «nelle note di copertina di…», Sidran, 1995, pag. 148;
«una teoria complessa…», ibid.; «Li portiamo con noi…», ivi, pag. 141.
[223] «Stiamo arrivando…», ibid.; «un campo di energia…», ivi, pag. 148; «Kiyoshi
Koyama: Che cosa…», Thomas, 1994, pag. 210; «Quando John Coltrane…»,
Sidran, 1995, pag. 147; «uno strumento con cui…», ivi, pag. 140; «Ho
percepito…», Coltrane in Thomas, 1994, pag. 215; «Quando sei sotto trip…»,
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P. 329
Manuel De Landa in Erik Davis, Mondo 2000, novembre 1992.
[224] «E le offerte…», John Coltrane da John Coltrane, 1965c; «è la parola…»,
Pharoah Sanders, note di copertina per Sanders, 1967.
[225] «Il senso del tempo…», Sidran, 1995, pag. 139; «So we sang…», Juno Lewis
da John Coltrane, 1965b; «Ho sempre pensato…», Art Davis in Thomas, 1994,
pag. 215.
[226] «i 12 toni…» Alice Coltrane, note di copertina per Alice Coltrane, 1978.
[227] «In ogni canto rituale…», Wilmer, 1977, pag. 33; «AaaHAAa, Il caso delle…»,
Kirk, 1968 (Black Mystery).
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Ornette Coleman, Free Jazz, Atlantic 1960.
Alice Coltrane: «Oceanic Beloved»; «Atomic Peace» da A Monastic Trio,
Impulse! 1968.
Alice Coltrane: «Hare Krishna»; «Wars of Armageddon»; «The Ankh of Amen
Ra»; «Om Allah»; «Sita Ram» da Universal Consciousness, Impulse! 1971.
Alice Coltrane with Strings: «Galaxy Around Olodumare»; «Galaxy in Turiya» e
«Galaxy in Satchidananda» da World Galaxy, Impulse! 1971.
Alice Coltrane: «Andromeda’s Suffering» da Lord of Lords, Impulse! 1972.
Alice Coltrane, Transfiguration, Warner Bros 1978.
John Coltrane/Alice Coltrane: «The Sun» da Cosmic Music, Impulse! 1972.
John Coltrane, A Love Supreme, Impulse! 1965.
John Coltrane, Ascension, Impulse! 1965a.
John Coltrane, Kulu Sé Mama, Impulse! 1965b.
John Coltrane, Om, Impulse! 1965c.
John Coltrane: «Out of this World» da Live in Seattle, Impulse! 1966.
John Coltrane: «Saturn»; «Mars»; «Venus»; «Jupiter» da Interstellar Space,
Impulse! 1967.
John Coltrane with String Orchestra arranged and conducted by Alice
Coltrane: «Living Space [Alice Coltrane Remix]» da Infinity, Impulse! 1972.
Egyptian Empire, «The Horn», ffrr 1992.
Roland Kirk, Blacknuss, Atlantic 1972..
Roland Kirk, «Black Mistery Has Been Revealed» da Left and Right, Atlantic
1968.
Pharoah Sanders: «Capricorn Rising» da Tauhid, Impulse! 1967.
Pharoah Sanders: «The Creator Has a Master Plan» da Karma, Impulse! 1969.
Pharoah Sanders: «Let Us Go into the House of the Lord» da Deaf, Dumb and
Blind, Impulse!/Probe 1970.
Pharoah Sanders, Black Unity, Impulse! 1971.
Pharoah Sanders, «Hum Allah – Hum Allah, Hum Allah», Impulse! 1972.
Pharoah Sanders: «Sun in Aquarius [Part 1 & Part 2]» da Jewels of Thought,
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 330
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Impulse! 1973.
Sun Ra, Astro Black, Impulse! 1972.
Bridget Riley, Phase, quadro 1962.
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Basquiat, Julian Schnabel, 1997.
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P. 331
C. DATA MINING DELL’INFOVERSO
Jerome Angel, The Making of Kubrick’s 2001, Signet 1970.
Umbrio Apollonio (a cura di), Futurismo, Mazzotta 1970.
Archigram, A Guide to Archigram 1961–1974, Academy Editions.
Antonin Artaud, «Sul teatro balinese», in Il teatro e il suo doppio, Einaudi 2000.
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CoPiloti:
Steve Beard, Edward George, Mark Sinker.
Ottimizzatori:
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Boateng, Tony Boateng, Angela Ackun, Sam Mensah, Kwesi Eshun, Thomas Eshun,
Janet Karikari, Josephine Eshun.
Acceleratori:
Sadie Plant, J.G. Ballard, Marshall McLuhan, Simon Reynolds, Greg Tate, Fred
Vermorel, Paul Beatty, Archigram (Ron Herron, Warren Chalk, Dennis Crompton,
David Greene, Peter Cook, Michael Webb), David Toop, Ian Penman, Chris Marker,
Jack Womack, Filippo Marinetti, Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Maya Deren,
William Gibson, Samuel R. Delany, Yambo Ouologuem, Manuel De Landa, Pat
Cadigan, Ben Sidran, Masumune Shirow, Lynn Margulis, René Ménil, Ilya Prigogine,
Arthur Jafa, Isabelle Stengers, Rodney Brooks, O[rphan] D[rift], Neil Kulkarni, Peter
Shapiro, Dave Tompkins, Suzanne Cesaire, Samuel Butler, Vera Chytilova, Nic Roeg,
Daniel Dennett, Ishmael Reed, Jean-Luc Godard, Michel Chion, Tom Wilson, David
Henderson, Geert Lovink, Aime Cesaire, Erik Davis, Bruce Sterling, Jean Michel
Basquiat, Robert Rauschenberg, Gilles Deleuze, Frantz Fanon, Félix Guattari, William
S. Burroughs, Paul D. Miller, Paul Virilio, Matthew Barney, Colson Whitehead, Bridget
Riley, Christof Steinegger, Brian Eno, Nick Land, Francis Bacon, Wong Kar-Wai,
Oswald dé Andrade, Leslie Fiedler, The Wire, Wyndham Lewis, Katsuhiro Otomo.
Intensificatori:
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 336
Ian Sen, Deirdre Crowley, Duke Odiachi, Stella Kane, Jim McClellan, Travis, Jeni
Glasgow, Tony Marcus, Matthew Collin, Bethan Cole, Rupert Howe, AnnMarie Davy,
Matt Ffytche, Melanie Beer, Pippa Moreau, Nadja Abdelkader, Dego McFarlane, John
O’Reilly, Sharon Bowes, Black Audio Film Collective (David Lawson, John Akomfrah,
Reece Auguiste, Avril Johnson, Lina Gopaul), Orly Klein, Simon Hopkins, Raymond
Oaka, Stephen J. Metcalfe, Joy Press, Heiko Hoffmann, Thaddie Hermann, Michael
Cornelius, Peter Kruder, Ulf Poschardt, Robert Jelinek, Hans Kulisch, Richard Sen,
Lynn Leaver, Dympna Sherry, Mark Fischer, Anne Greenspan, Cybernetic Culture
Research Unit, Richard Thompson, Viv Boyd, Elaine O’Donoghue, Olywn Doran,
Helen Leary, Helen Mills, Martin Takawira, Gideon Hollis, Adele Yaron, Kevin Martin,
Rob Bulman, Sean «P-Ski» Pennycook, Howard Hageman, Adrian «Blunt» Hughes,
Hector Heathcote, Mick Kirkman.
In Memoriam: Michelle Stavrino.
Piu brillante del sole - Kodwo EshunKodwo Eshun / text
P. 337
Stampato nel luglio 2021
per conto di NERO da Moś, Poznań